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Sezione a cura di Mario Volpi
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Volontari a pagamento

Una Volta Invece

Cara Redazione
Un tempo la solidarietà, era una cosa scontata specialmente tra vicini, sempre pronti a sostenersi vicendevolmente nelle avversità della vita, scambiandosi giornate di lavoro,o beni materiali, in modo totalmente gratuito. Pensando la situazione di povertà in cui la gente carrarina, e non solo, era costretta a vivere, viene spontaneo stupirsi per la generosità disinteressata, che al tempo era considerata normale. Oggi, con il tenore di vita enormemente più elevato, sono nate moltissime organizzazioni che promettono di fare altrettanto, ma qualcuna, non resiste al scintillio dell'oro e.....

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Volontari… A pagamento!

Non passa giorno, senza che arrivi nelle nostre case, una richiesta telefonica di contribuzione finanziaria, a favore di qualche Associazione benefica o di volontariato, mentre numerose trasmissioni televisive, sempre allo stesso scopo, invitano a donare uno, o più euro, con l’invio di un semplice SMS. E’ anche vero, che l’Italia è uno dei paesi in cui l’attività di volontariato è la più alta d’Europa.
Un esempio evidente, è costituito dalla nostra Protezione Civile, che per la sua efficienza e professionalità, tutto il mondo ci invidia, e che per la maggior parte è formata da volontari.
Da sempre sensibile alla richiesta di solidarietà, ho ceduto alla mia indole curiosa, e ho voluto informarmi un po’ meglio sull’attività, per altro meritoria di queste Associazioni.
Da un censimento fatto in Italia nel 2010, erano attive oltre trentacinquemila Associazioni no profit e di volontariato, con un incremento rispetto al 2008 di circa il 12%. Intanto guardiamo cosa deve ritenersi attività di volontariato, che, come recita la legge “…è quella prestata in modo personale, spontaneo e gratuito, tramite l’organizzazione di cui il volontario fa parte, senza fine di lucro anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidarietà.”
L’Associazione di volontariato sono divise in varie categorie che sarebbe noioso elencare, come sono molteplici i loro campi di competenza, che spaziano dalla Protezione Ambientale, a quella Civile, dalla tutela dell’infanzia, alla lotta all’alcolismo, per citare solo alcune. Molte sono Onlus, un acronimo che vuole significare: Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale.
Mentre la totale buona fede, e l’altruismo dei volontari sono lampanti, qualche perplessità viene se si va a indagare sull’amministrazione finanziaria di alcune Associazioni. Per la quasi totalità di queste, è prassi comune, chiedere al momento dell’iscrizione del nuovo volontario, una cosiddetta “quota associativa”che non si capisce bene a cosa serva, visto, che queste Associazioni percepiscono donazioni, e contributi, più, o meno consistenti, da Enti pubblici e privati. Il lavoro dei volontari oltre a essere completamente gratuito, viene in molti casi retribuito dagli stessi Enti nei confronti dell’Associazione, (vedi ad esempio, le Pubbliche Assistenze.) Altra voce poco chiara sono le missioni, o lavoro all’estero. Alcune Associazioni organizzano viaggi, con spese di trasferimento, vitto alloggio e assicurazione, a totale carico del volontario, mentre alcune corrispondono compensi addirittura più alti che in patria. Da una recente indagine amministrativa, è emerso che ben il 26% delle organizzazioni iscritte all’albo del Volontariato Nazionale, aveva una “zona grigia” per quanto riguarda:
1. Il lavoro remunerato, superiore all’opera gratuita dai volontari.
2. Rimborsi spese erogati agli stessi, contabilizzati come “forfettari, ” senza nessuna pezza  d’appoggio.
3. Onerosità dei servizi, prestati agli utenti, siano questi Comuni, Enti, o semplici cittadini(es. servizi di ambulanza o onoranze funebri di varie Misericordie.)
La pesante crisi finanziaria di questi ultimi anni, assieme alla cresciuta necessità di servizi sociali, ha portato molte Amministrazioni Comunali ad appaltare ad Associazioni di volontariato molti servizi, questa nuova opportunità lavorativa ha visto la nascita esponenziale di organizzazioni che di volontario hanno solo il nome.
Sotto la copertura giuridica di “Associazione di volontariato, o Cooperative sociali”, si nascondono spesso Cooperative che operano in modo abusivo in vari settori, senza obblighi tributari, pagando in nero i loro dipendenti, mascherando il salario sotto la voce “rimborso spese”.
Vi è poi da segnalare come, Associazioni anche molto famose e importanti, destinino all’effettivo aiuto ai bisognosi, solo una minima parte del denaro proveniente dalle donazioni, perché la maggior
parte, serve per pagare le spese per la promozione, e l’organizzazione, spesso elefantiaca, dell’associazione stessa.
Non mancano quelle, il cui unico fine, è quello di fare arricchire il Presidente, e i suoi famigliari, o che hanno un’allegra e spregiudicata gestione delle finanze, come quello che giocava alle Slot con i soldi provenienti dalle donazioni. Anche la malavita si è di recente interessata al fenomeno, è nel ricordo di tutti lo scandalo degli stracci raccolti dalla Caritas, che fruttavano milioni di euro, ma che è stata costretta a interrompere, per pesanti infiltrazioni camorristiche.
Non mancano poi, personaggi dello Spettacolo, più o meno famosi, che non esitano a promuovere raccolte fondi per aiutare questa o quell’Associazione, ma che in realtà servono solo a promuovere la loro immagine, o peggio, ad arricchirsi sfruttando la generosità della gente.
Questi fatti purtroppo alimentano energicamente la sfiducia della gente verso tutte queste organizzazioni, a discapito di quelle che operano in modo onesto e leale.
Senza dubbio, il loro numero è eccessivo, tanto da mettere in pericolo la sopravvivenza di molte di esse, nonostante la continua la richiesta di denaro; è impensabile che una persona, anche molto generosa, possa dare anche solo un euro di donazione, a trentacinquemila soggetti.
Forse sarebbe tempo di riorganizzarle in modo più razionale, dividendole magari per settori di competenze, o consorziandole tra di loro, evidentemente eliminando quelle che non hanno i requisiti necessari.
Così, oltre a razionalizzare le donazioni, si potrebbe destinare loro in parti uguali, una parte, o la totalità del cinque, e dell’otto per mille, garantendogli la sopravvivenza finanziaria, eliminando almeno in parte, quella continua, e asfissiante richiesta di denaro, ma soprattutto, quegli odiosi balzelli, che i volontari devono pagare per soddisfare la loro voglia di fare del bene


Volpi Mario

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