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Sezione a cura di Mario Volpi
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L'affare della guerra

Attualità
Spetta/Le Redazione
 
Negli ultimi tempi, purtroppo l'argomento principale è il conflitto in Ucraina. Nonostante il passare dei millenni, l'umanità non riesce a fare a meno di questa terribile tragedia che è la guerra, forse perché ... spesso è anche un affare!

Da millenni la guerra ha sempre funestato la vita dell’umanità, e nonostante che quando una finiva si dicesse ”questa sarà l’ultima, ” ritornava puntualmente a portare morte e distruzione. Ma perché l’uomo fa la guerra? Le ragioni, per chi la scatena, sono quasi sempre di ordine economico, mentre per chi la subisce, implica la perdita della libertà, degli affetti, della terra natale e dei propri averi. Si pensi che sulla guerra di conquista si sono fondati Imperi immensi come quello di Alessandro Magno, dell’antica Roma, o del condottiero mongolo Gengis Khan. Spesso per giustificare l’orrore della guerra, “s’inventano,” nemici, descritti come miscredenti, barbari e cattivi, quindi degni di essere combattuti e uccisi. E ciò che avvenne nel XI secolo, quando il Clero, per mettere un freno alla bramosia di potere e alle guerricciole scatenate dei troppi feudatari, promosse la Prima Crociata, “per liberare dagli infedeli il Santo Sepolcro in Palestina,” trasferendo così in Madio Oriente i Cavalieri, con la loro sete di conquiste e ricchezze che altrimenti avrebbero insanguinato l’Italia. In tempi assai più recenti esattamente nel 1982, le forze armate Argentine, sbarcarono nelle Isole Falkland, un protettorato della Gran Bretagna, rivendicandone il possesso. Ne scaturì un conflitto che durò poco più di due mesi, finito con la resa dell’Argentina che causò la morte di circa 900 persone. Forse questa è stato l’unico conflitto che non ha portato alcun beneficio ai due contendenti, perché si è combattuto in uno sperduto angolo del pianeta. L’Argentina al tempo era governata da una giunta militare golpista, che sentendo la propria fine vicina, a causa dell’avversione della popolazione, pensò che un conflitto potesse far riavvicinare gli argentini al Governo. Invece avvenne l’esatto contrario, perché questo tragico avvenimento accelerò di molto la fine della dittatura militare nel Paese. Una grossa bugia giustificò invece l’invasione, e la destituzione del dittatore dell’Iraq Saddam Hussein, già costretto a ritirarsi dal Kuwait che aveva invaso. Il presidente degli Stati Uniti George Bush, sosteneva che vi fossero le prove che Saddam detenesse, e fabbricasse, armi di distruzione di massa, e che fosse legato a cellule terroristiche. Il Paese fu invaso, il dittatore arrestato processato e impiccato, ma delle famose bombe chimiche non ne fu mai trovata traccia. In realtà i governanti fanno la guerra, solo ed esclusivamente per ragioni economiche. Un anziano economista, negli anni settanta, fece delle affermazioni durante un Congresso, che gli costarono il pubblico ludibrio, e l’accusa di essere ormai un vecchio pazzo, cinico e senile. Egli affermò che la guerra, è simile a un incendio nella foresta, che tutto distrugge ma che rigenera la vita. Anche se il paragone era assai azzardato calza perfettamente. A tal proposito è illuminante quanto detto dall’americano Peter North, premio Nobel per l’Economia, che affermò “siamo usciti dalla depressione degli anni trenta solo grazie alla Seconda guerra mondiale.” Spesso, prima delle ostilità, il Paese attaccante fa lavorare a pieno ritmo le proprie industrie, generando ovviamente posti di lavoro e ricchezza, ma al contrario di quanto si pensa, quelle armiere sono interessate in minima parte. Sono invece attivamente coinvolte quelle alimentari, tessili, chimiche, e delle telecomunicazioni. Anche il Paese attaccato, purché non sia governato in modo autarchico e dittatoriale, alla fine del conflitto, avrà un forte sviluppo economico, legato alla ricostruzione, che potrebbe durare decenni. Così Germania, Giappone, e Italia, pur avendo perso la guerra, ebbero alla fine del conflitto un vero e proprio boom economico. E’ chiaro che queste sono affermazioni prettamente tecniche-economiche, che non tengono conto dei lutti e delle distruzioni degli affetti più cari che un conflitto causa alla popolazione. Ma la guerra è uno “strumento” che bisogna essere in grado di capire, e soprattutto, saper “maneggiare,” perché ha la tendenza a scappare di mano, provocando guai seri, difficili da riparare. E’ quanto sta accadendo in Ucraina. La Russia, anche se da decenni non più Unione Repubbliche Socialiste Sovietiche, è sempre governata in modo autarchico e dittatoriale. Forse per cercare di rilanciare il consenso popolare al suo Governo, Wladimir Putin, ha pensato che con un colpo di mano sarebbe stato possibile annettersi il Donbass, parte integrante del territorio Ucraino, a suo dire, cosa desiderata ardentemente da tutta la popolazione. In realtà questo territorio è appetibile perché ricchissimo di materie prime, e poi con la sua annessione avrebbe di fatto privato l’Ucraina dello sbocco al mare necessario per i suoi commerci. Ma nell’attuare quest’ azione ha commesso tre errori colossali, che costeranno alla Russia, e a lui, grossi guai economici e politici. Il primo sbaglio è stato quello di sottovalutare l’esercito Ucraino, che lui giudicava debole e inefficiente, il secondo e forse il più grave è stato quello di aver suscitato l’indignazione del mondo intero, che per punirlo ha promosso sanzioni economiche verso la Russia tali da avvicinarla sempre più al default economico. Il terzo è stato quello di far conoscere al mondo la grave arretratezza, tecnica, strategica, e addestrativa del suo esercito, un tempo temuto e giudicato come uno dei più potenti del mondo. A oggi, anche grazie alle armi di nuova generazione fornite dai Paesi Nato all’Ucraina, la Russia è impantanata in una guerra che non solo rischia seriamente di perdere, ma che ha le ha inflitto ingentissime perdite di uomini e mezzi, che il regime non sa come giustificare, e che cerca disperatamente di nascondere al proprio popolo, rifiutandosi perfino di rimpatriare i caduti. La frustrazione per lo smacco subito ha comportato l’accanirsi dei bombardamenti su obiettivi civili, causando perdite umane e materiali immani, e non giustificabili. A medio termine, questo conflitto, anche a causa degli aiuti economici che certamente arriveranno dall’intera Europa, l’Ucraina avrà un periodo di prosperità economica senza precedenti, dovuta alla ricostruzione, mentre per la Russia, soprattutto a causa delle sanzioni sempre più dure, e dell’isolamento politico internazionale, si prospettano tempi  veramente duri. I danni materiali si possono riparare, dittatori e situazioni politiche cambiano, l’unica cosa ineluttabile, è l’insensata, e inutile perdita da ambo le parti di migliaia di vite, queste si, un crimine contro l’umanità.
Mario Volpi 22.5.22
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