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Sezione a cura di Mario Volpi
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L’Italia che sparisce

La civiltà animale
Spetta/Le Redazione

Alcuni giorni fa è apparsa la notizia di un sindaco, dell'Italia meridionale che offriva la case dal suo paese a un'Euro, purchè vi si soggiornasse. Questo la dice lunga sullo spopolamento dei paesi che oggi è una vera e propria emergenza, e che io, purtroppo, credo sia irreversibile.

Alla fine del secondo conflitto mondiale, è iniziato per l’Italia, o almeno per gran parte dei paesini e delle frazioni più isolate, un lento ma inesorabile spopolamento, che ai nostri giorni sta diventando una vera e propria emergenza nazionale. A quel tempo la causa principale dell’abbandono del proprio borgo, era causata dalla forte emigrazione, nel tentativo di sfuggire alla miseria che la guerra aveva accentuato ulteriormente. La Politica del tempo, vedeva quasi come una conquista sociale, l’abbandono delle campagne per confluire in città, dove le nuove fabbriche avevano bisogno di manodopera non specializzata, e in cambio offrivano un’opportunità di emancipazione e di benessere mai avute prima. Dopo pochi decenni, però, quel sogno di ”prosperità per tutti” è miseramente fallito, dando spazio invece al sovraffollamento urbano, che causava inquinamento, penuria di alloggi, e disoccupazione. Qualcuno pensò di tornare al vecchio paesino, ma l’impresa non si è rivelata facile. Con la mancanza di abitanti, s’innescava una catena di eventi irreversibile, che ancora oggi si tenta, con scarso successo di arginare. Le attività artigianali e commerciali, cessano l’attività per mancanza di clienti, seguite da vicino dalla chiusura di servizi vitali per una comunità, come le scuole, gli uffici postali o bancari. Le Amministrazioni Comunali, prive di risorse, non sono più in grado di assicurare la manutenzione di strade, e sistemi idrici e fognari. Un altro grosso problema per i residenti, è la distanza dai luoghi di lavoro, situati di solito, nelle periferie urbane, accanto alle grandi via di comunicazione. Un calcolo recente stima che i paesi italiani a rischio di abbandono, siano quasi seimila. Anche nella zona Apuana, i “Paesi a Monte, ” soffrono della sindrome dell’abbandono, anche se non ancora all’emergenza. Il numero degli abitanti di quasi tutti i borghi, si aggira sulle ottocento persone, esclusi Colonnata e Bergiola che ne hanno rispettivamente duecento settanta, e quattrocento sei. Più ci si allontana dalla città, e più le frazioni sono spopolate. Così vediamo l’antichissimo paese di Pulica, con appena sessanta abitanti, o Giucano, con venticinque. Ma è nella vicina Lunigiana, che il fenomeno si presenta in tutta la sua drammaticità. Sono molti i paesi, ormai quasi totalmente spopolati, che contano appena una trentina di persone, per arrivare a Località Castelletto, con appena due soli residenti. Molti credono che l’abbandono vada contrastato con la creazione di attrazioni turistiche, come ristoranti, piccoli musei, o altre iniziative. In realtà il turismo “mordi e fuggi” può portare una boccata di ossigeno a qualche attività economica, ma non risolve il problema dello spopolamento. Per contrastare questo fenomeno, sarebbero necessarie attività produttive in loco, favorire l’acquisto, e la ristrutturazione delle vecchie abitazioni, legate però all’obbligo di soggiorno nelle stesse. Solo così tornerebbero i servizi essenziali, e piano, piano, questo declino demografico avrebbe fine. E’ anche vero però, che chi decidesse di stabilirsi in questi piccoli centri, dovrebbe necessariamente rinunciare a priori a una serie di ”vantaggi, ” anche se a ben vedere vantaggi non sono, che il progresso ha inserito quasi di prepotenza nel nostro vivere quotidiano. Un paesino fondato magari nell’anno mille, non è chiaramente attrezzato per supportare gli abitanti dell’anno tremila. E’ possibile che il segnale tv, sia scarso o totalmente assente, così com’è impensabile pretendere la fibra ultraveloce, o che il telefonino abbia una ricezione perfetta. Certamente mancherà anche il metano centralizzato, o la fognatura, e la spesa andrà fatta per una settimana, prevedendo in anticipo il necessario, perché, spesso il negozio può trovarsi a chilometri di distanza. Piccoli disagi, se rapportati alla qualità della vita, con aria salubre e silenzio, e il ritorno ai rapporti umani con i vicini, un tempo vitali, e oggi totalmente scomparsi. Con la scomparsa purtroppo irreversibile di questi piccoli borghi, sparisce letteralmente una parte d’Italia, con la sua storia millenaria, i suoi prodotti e lavorazioni tipiche, i suoi dialetti, ma soprattutto la sua architettura. I capomastri medioevali, erano maestri nel ricavare il massimo con quel poco che il territorio offriva, costruendo spettacolari “case torri” con splendidi archi di pietra locale, soffitti e pavimenti sorretti da tronchi di faggio e castagno secolari, rozzamente squadrati, ma sapientemente stagionati, posti con tale perizia che hanno superato indenni le ingiurie dei secoli, e le calamità naturali, come i terremoti. Ora, quest’ autentico patrimonio di fatiche e di sapere millenario, è destinato alla rovina, cancellando per sempre un pezzo importante della nostra storia.
 
Mario Volpi
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