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Santuario dei Quercioli

Chiese > Massa
IL SANTUARIO MARIA AUSILIATRICE DEI QUERCIOLI
Massa-Carrara-Pontremoli

Il Santuario dei Quercioli, oltre ad essere nella zona dei Quercioli si trova a pochi metri dalla Stazione di Massa-Centro, esattamente in via XXIV Maggio, oppure piazza dei Quercioli, oggi nella Diocesi di Massa Carrara-Pontremoli, in precedenza nella Diocesi di Apuania (che riuniva i tre comune di Carrara, Massa e Montignoso:

già Stemma di Apuania (AU), vissuto ben pochi anni, dal 1938 sino al 1946, creato dal regime fascista, i cui abitanti si chiamavano “apuani”, assieme alla Z.I.A. zona industriale apuana. Questo sino al 1946, quando un successivo decreto ristabiliva i tre comuni indipendenti: Carrara, Massa, Montignoso, con capoluogo di provincia Massa, essendoci dimenticati la congiunzione “e” com’era “Massa e Carrara”, ponendoci una lineetta “-“, la quale ha sconvolto l’antica denominazione).
A sinistra lo stemma del Comune di Carrara con la Ruota su campo blu, al centro lo stemma del comune di Massa e a destra quello di Montignoso. In alto lo sfondo della Alpi Apuane con in primo piano ciminiere e fabbriche a simboleggiare la Z.I.A Zona Industriale Apuana (vedi Storia della Z.I.A.), nata in quel periodo. Sopra lo stemma venne usata Corona Marchionale che fu preferita a quella Ducale perché tale titolo era più antico. Sotto lo stemma un cartiglio racchiude il motto latino del nuovo Comune «Ex tribus una» = Da tre una). La sede politico-amministrativa del comune coincideva con il centro allora più importante per numero di abitanti e per attività economiche, ossia Carrara, mentre la sede municipale del podestà venne posta in edificio, a villa, fronteggiante il mare, costruito alla Partaccia, dove attualmente si trova l’Ostello della Gioventù.
Nel Santuario si venera un antico affresco che rappresenta la Vergine Madre col Bambino e Sant’Antonio da Padova in preghiera. Questa pittura risale alla metà del secolo XVIII e voluta da Domenico Nocchi che la fece dipingere sul muro esterno della sua casa, nel 1754. Alla morte di Nocchi, gli eredi vendettero la casa che rimase abbandonata, mentre la sacra immagine si coprì di arbusti e rovi vari. Successivamente, il 19 settembre 1831 tre donne, Maddalena Vasari (vedova di Francesco Bernieri), Luisa e Rosa Manecchia, nel pomeriggio del 29.9.1831,venendo da Massa fino ai Quercioli per una fresca passeggiata nell’aia in quella località, allora del cav. Pascalis, (o Pasqualis), rimasero colpite alla vista della bella immagine tutta sorridente, da doversi inginocchiare, apparendo di una bellezza straordinaria, tanto che i primi giorni di marzo dell’anno seguente, una delle tre donne condusse nella medesima località, una nipote gravemente inferma che, dopo aver pregato intensamente, fu improvvisamente guarita. Il lunedì di Pasqua successivo, nel 1832, quando il miracolo venne di dominio dei querciolesi, si pensò subito ad erigere una chiesa a quella Madonna, anche con le offerte degli abitanti della località e delle zone vicine ed anche lontane, la quale venne terminata, con vari rifacimenti, ampliamenti e   ristrutturazioni nel 1983. La chiesa era molto più piccola dell’attuale, anche se molto frequentata: verrà poi ingrandita con iniziative avvalorate dal clero massese (vescovo e priore del luogo sacro).
Il 25 maggio 1835, mese dedicato alle varie Madonne, si verificò un altro miracolo:
il soldato ducale, Giuseppe Bertozzi, cieco, riacquistò la vista dopo aver pregato la Madonna, ormai detta dei Quercioli. Nuovamente il miracolo si propagò per tutta Massa ed anche fuori citta ed il Santuario acquisì la fama del miracolo tanto che il Vescovo decretò un rettore a quella Santa Chiesa. Inizialmente fu affidata ai Gesuiti, poi nel 1909 il Santuario fu amministrato dai Frati Cappuccini della Provincia religiosa di Lucca, proponendo nel 1932 il padre cappuccino Dionisio Cantarelli che ampliò e ristrutturò il Santuario e prestarono il loro devoto servizio religioso.
- Padre Dionisio Cantarelli si spense il 31 maggio 1997 nel ritiro di Pina (Recife), in Brasile ed il suo corpo fu subito imbalsamato nel reparto di medicina legale. Il Presidente della Repubblica brasiliana decretò, per Padre Damiano, tre giorni di lutto nazionale, ed assieme all’arcivescovo Dom Josè Cardoso, fecero liberare nell’aria 66 colombe in memoria dei 66 anni di vita missionaria del “Viandante del Vangelo”. Oggi la salma riposa nel Mausoleo fatto costruire dal fedele compagno Padre Ferdinando Rossi, accanto al convento di Pina (Recife), in attesa del suo trasferimento nella città di Caruarù, dove, una donazione di 40 ettari di terreno permetterà di costruire e realizzare tutte le opere che sorgeranno nel nome di Padre Damiano in occasione della sua prossima, come speriamo, beatificazione!
Soltanto nel 1946, dopo l’ultima grande guerra, il Santuario fu elevato a parrocchia e l’immagine della Madonna dei Quercioli fu solennemente incoronata dal Vescovo mons. Carlo Boiardi (30 ottobre 1945 - 24 febbraio 1970 † deceduto), il 6 giugno 1948, quale Maria Ausiliatrice dei Quercioli.
Ultime ampie opere di restauri avvennero nel 1973: la chiesa era nata a croce greca, con maestosa cupola, ad opera dell’architetto Giuseppe Marchelli di Modena, ma trasformata a croce latina un secolo dopo. Il miracolo del soldato ducale fu dipinto nell’arcata principale, eseguito nel 1932 dal pittore massese Oreste Bontemps.  Trattasi del rifacimento di un piccolo quadro ad olio, eseguito su tavola e lasciato dai commilitoni al Santuario in ricordo del miracolo. Inoltre nell’interno si trovava un quadro a tempera, di autore ignoto, raffigurante la Madonna con gli emblemi della Concezione, Santa Maria Maddalena, Santa Caterina vergine e martire con alcuni angeli e tale quadro venne portato al Santuario dal convento dai Frati Cappuccini di Massa (quelli di piazza San Francesco, dietro il Duomo) facendolo risalire tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII. Attualmente il quadro è sparito, fin dal 1972.
L’edificio armonico conserva pregevoli arredi sacri ed una predella in legno, del Cinquecento, raffigurante l’Eterno Padre con angeli, attribuita alla scuola del Ghirlandaio.
Ogni anno si dedica il mese di maggio alla preghiera con la benedizione degli animali (si vedono capre, pecore, mucche, cani, gatti, criceti, cavalli, asini, maiali, polli, conigli, tacchini, ecc. e chi più ne ha li porti nel giardino innanzi il Santuario, per avere una Santa Benedizione), E’ stato, poi, istituito un premio di pittura contemporanea sin dal 1969, quale manifestazione culturale per valorizzare le bellezze naturali e le origini del Santuario Madonna dei Quercioli.

Breve Storia dell’Ordine Frati Minori Cappuccini
Ordine dei frati minori (in latino Ordo fratrum minorum) è un istituto religioso maschile di diritto pontificio: i frati di questo ordine mendicante, detti francescani, pospongono al loro nome la sigla O.F.M.
Sede di Lucca:
Via della Chiesa, 87
55100  Monte San Quirico – Lucca     
(si dedicano all’assistenza ospedaliera ed ai nomadi).
A Massa sono:
Frati Cappuccini,  - piazza S. Francesco, 3 - MASSA 54100                       
(si dedicano all’assistenza ospedaliera)
Conventi e monasteri, nei secoli scorsi, sono stati centri promotori per la coltivazione di molteplici varietà di piante ed erbe medicamentose. Consentendo di mantenere viva la ricerca medica e botanica. Con la creazione di settori nei giardini monastici deputati alla coltivazione delle essenze officinali. Mi limiterò ai Frati Minori Conventuali.
Hanno creato anche il “Festival Francescano 2017: futuro semplice”
nei gg. 22-23-24 settembre 2017 - a Bologna in vari luoghi (piazza Maggiore, Palazzo D’Accursio, piazza Verdi ecc.), con un bellissimo ed intenso programma.
Quelli di Monte San Quirico, LU, sono i Frati che si trovavano al Santuario dei Quercioli, a Massa.
Il convento dei Cappuccini è una chiesa di Lucca che si trova in località Monte San Quirico. Vi sono confluiti, da conventi soppressi della zona, numerosi dipinti che costituiscono una vera e propria collezione di pittura lucchese con opere di alta qualità, che vanno dal Cinquecento all' Ottocento. Nella chiesa annessa al convento è conservato un affresco (è un vecchio stacco a massello), qui trasferito nel XIX secolo dal distrutto convento di Santa Chiara di Lucca. Si tratta di una Madonna col Bambino, nella quale il recente restauro ha permesso di scorgere la mano di un artista lucchese assai prossimo a Spinello Aretino. (Spinello di Luca Spinelli, comunemente noto come Spinello Aretino (Capolona di Arezzo), 1350 circa – 14 marzo 1410).

Lo stemma del ministro generale dell'Ordine reca:
nel primo quarto, lo stemma francescano ossia la "conformità"
in cui appare il braccio di Cristo incrociato con il braccio manicato in marrone
di san Francesco e con la croce sullo sfondo, entrambi con le mani mostranti le stimmate, "l’inscindibile patto" tra san Francesco e il Salvatore; nel secondo, un Serafino; nel terzo, le cinque piaghe di Gesù; nel quarto, la Croce di Gerusalemme.
“I Cappuccini, Storia d’una famiglia francescana”.
Questo volume contiene in sintesi la storia dei Cappuccini dalle loro origini fin verso la fine del XX secolo, ma l’Ordine nacque nel 1520. L’autore ripercorre le tappe di una storia dei Cappuccini ben più ricca e complessa, scritta tutta in latino da Melchiorre da Pobladura, (“Historia generalis Ordinis fratrum minorum capuccinorum” dello storico Melchiorre da Pobladura, O.F.M.Cap. - 1947 - Ist. Storico Cappuccini).
Su esplicita richiesta del Ministro generale, fra’ Flavio Roberto Carraro, Padre Mariano D’Alatri scrive questa storia che è stata pubblicata contemporaneamente dall’Istituto Storico dei Cappuccini e dalla casa editrice Edizioni Paoline. Lo stesso Ministro generale, dopo averla tenacemente voluta, nella presentazione si esprime così nei confronti dell’opera e dell’autore:
Nel 1951 vedeva la luce l'ultimo volume della Storia del nostro Ordine Cappuccini elaborata e scritta dal nostro fratello Fra’ Melchiorre da Pobladura: un'opera poderosa in tre volumi - quattro tomi - scritta in latino. È un classico nel suo genere.
Sono passati degli anni, è mutato tutto, compreso il clima ecclesiale, si è dismesso il latino, ma è cresciuta la voglia di conoscere le proprie origini. Il movimento di Ritorno alle fonti lanciato dal Concilio Ecumenico Vaticano II ha creato una nuova sensibilità e anche in noi è nato il desiderio di avere fra le mani un testo agevole in lingua moderna, essenziale e ovviamente in armonia con le esigenze di serietà scientifica dal punto di vista storiografico.
La persona adatta a tale lavoro era, oggettivamente, il nostro fratello Mariano da Alatri, (nato Mariano Vincenzo Raponi ad Alatri (FR), 27 novembre 1920 – 3 maggio 2007), da quarant'anni membro dell'Istituto Storico dell'Ordine, che ha al suo attivo molte pubblicazioni scientifiche su diversi aspetti della Storia e dei Personaggi dell'Ordine. Perciò, d'accordo con il Definitorio Generale, in data 31 gennaio 1990 gli inviai una lettera con la quale gli chiedevo di mettere mano all'opera. Generoso e ubbidiente, il fratello accettò, ed ora possiamo godere il frutto della sua fatica. Come avviene quasi sempre per i ricercatori, Fra’ Mariano dice di «non essere del tutto soddisfatto del suo lavoro», ma per noi il testo è ciò che desideravamo e ci piace. Grazie, Mariano! (Fra’ Flavio Roberto Carraro, OFM. Cap. Ministro Generale, Roma, 18 maggio 1994, Festa di S. Felice da Cantalice)
L'autore ha suddiviso la narrazione storica in quattro periodi:
• Il Primo secolo (inizio della Riforma e diffusione 1525-1619)
• Nella pienezza della sua espansione (1619-1761)
• Rivoluzioni e soppressioni in Europa, l'espansione nelle Americhe (1761-1884)
• Una grande opera di restaurazione e rinnovamento dell'Ordine (1884-1994).

Simbolo dei Frati Cappuccini
Con i Frati Minori Cappuccini e i Frati Minori Conventuali, sono il terzo ramo dell’unico grande albero piantato da Francesco d’Assisi; la loro denominazione completa è Frati Minori Cappuccini.
Simbolo marmoreo anche nel pulpito Basilica Minore Duomo di Massa.
e nelle porticine, in legno di castagno, dei due confessionali del Santuario dei Quercioli e ovviamente nella Chiesa-Convento dei Cappuccini a Massa.
Mentre negli ultimi decenni del ’500 e i primi del ’600 al di là delle Alpi, i Cappuccini andavano diffondendosi col favore della nobiltà e del popolo (come s’è dimostrato, solo nel 1574 Gregorio XIII li aveva autorizzati ad “esportare” il loro carisma), in Italia essi erano già saliti con la predicazione e la loro molteplice attività sociale all’apogeo della loro influenza sulla mente e sulla fantasia del popolo italiano, tanto dei grandi quanto dei piccoli. Il loro spirito caritativo ed umanitario li rese i confidenti di tutti i poveri e di tutti i travagliati; il loro indomito coraggio s’interpose spesso tra gli oppressi e i tiranni. Come predicatori, con il loro linguaggio semplice, immediato ed efficace sapevano toccare il cuore della folla tanto degli illetterati che dei dotti: tutti accorrevano ai loro discorsi.
Un bel esempio ce lo ha dato Fra Cristoforo di manzoniana memoria che ci ha lasciato in un vivo ritratto il tipo del cappuccino italiano. Oggi il nostro Fra Cristoforo a Lucca, è stato Giuseppe di Fulvio Dondoli.
Dalla seconda metà del Settecento alla fine del 1800, l'ordine visse un momento di crisi. Queste difficoltà furono dovute più a motivazioni politico-sociali che religiose. La Rivoluzione francese e le esperienze simili in altri stati europei portano alla soppressione dei conventi. Altrettanto si può dire per l'Italia di fine Ottocento, dove la legge delle Guarentigie privò gli ordini religiosi di molti beni ed anche addirittura dei conventi. A ciò, però, si accompagnò una più consapevole opera missionaria, soprattutto, dove l'Ordine crebbe con molta facilità.
Nonostante le difficoltà agli inizi del Novecento i cappuccini erano circa molti ed alloggiavano in oltre 600 case. Il capitolo generale del 1884 aveva del resto deciso di riacquistare molti dei conventi che erano andati perduti nel corso del secolo precedente e venne approvata una nuova regola. La precedente era del 1643. Il XX è stato, un po' per tutti gli ordini religiosi, il secolo del ritorno alle origini e dell'apertura alle novità del mondo contemporaneo. Fatti dolorosi avvenivano in Massa nel periodo napoleonico, con  Elisa Bonaparte Baciocchi (Ajaccio, 3 gennaio 1777 – Trieste, 7 agosto 1820) e passato tale periodo, a Massa Ducale torno Maria Beatrice Cybo-Malaspina, (Modena, 6 aprile 1750 – Vienna, 14 novembre 1829), vedova dell’Arciduca Ferdinando d’Austria figlio dell’Imperatore Francesco I° che l’aveva ereditata dalla madre Maria Teresa Cybo-Malaspina  (Novellara, 29 giugno 1725 – Reggio nell'Emilia, 25 dicembre 1790), ma Beatrice poco e niente, sin quanto non intervenne il figlio Francesco IV, duca di Modena e Reggio, duca di Massa e principe di Carrara, arciduca d’Asburgo-Este, principe reale di Ungheria e Boemia, che sembrava aver più voce in capitolo, rivolgendosi al Custode Generale di Lucca cosicché i Cappuccini ritornarono a Massa nel 1820 e vi restarono sino al 1866 (ché il Regno d’Italia soppresse le corporazioni religiose), rimanendoci soltanto come semplici custodi della Chiesa, specialmente per i lavori di rifacimento, necessari al Convento dei Quercioli, condotte da Padre Pietro di Camaiore, presidente del Convento di Massa. Dal 9 gennaio 1820 rimase Superiore col titolo di Vicario Padre Paolo da Carrara. La famiglia Ducale di Modena era particolarmente legata ai Cappuccini, per la memoria di un loro antenato, Alfonso III°, il quale abdicò al trono, si fece Frate Cappuccino ed eresse il Convento di Castelnuovo Garfagnana, dove dal 24-5-1644 riposano le sue spoglie mortali e nella detta Chiesa conventuale, una lapide ricorda che il 12.7.1840, Francesco IV suddetto, ne fece la ricognizione e onorifica tumulazione.
Il Concilio Vaticano II generò l'invito rivolto a tutte le comunità religiose a riscoprire le ragioni originarie del proprio carisma. I cappuccini non sono stati esenti dalla crisi di vocazioni, che ha colpito la Chiesa cattolica in Europa e altrove, negli anni '60 ed '80. Ciò nonostante i cappuccini restano uno degli ordini più grandi e diffusi della Chiesa cattolica.
I due più noti esempi di Frati Minori Cappuccini, sono : Pio da Pietrelcina, ora San Pio da Pietrelcina, meglio noto come Padre Pio, al secolo Francesco Forgione (Pietrelcina, 25 maggio 1887 – San Giovanni Rotondo, 23 settembre 1968) con  
Padre Agostino Gemelli, al secolo Edoardo Gemelli (Milano, 18 gennaio 1878 – Milano, 15 luglio 1959), fondatore della Università Cattolica di Milano.
Altro fatto importante per Massa, fu risollevare il livello religioso della città: l’erezione della nuova diocesi, decretata da Papa Pio VII° nel 1822 e la nomina del nuovo vescovo nella persona di Mons. Francesco M. Zoppi, Cannobio (VB) 16.06.1765 - 07.04.1841, primo Vescovo (periodo 1823-32 dimessosi per salute), dalla attuale Diocesi di Massa-Carrara-Pontremoli (vedi Storia - Duomo di Massa – anche con l’albero genealogico dei Malaspina-Cybo-d’Este).

Mons. Francesco Maria ZOPPI

Primo Vescovo della diocesi di Massa (poi Apuania, periodo 1823 – 1832), nacque a Canobbio, sulle rive del Lago Maggiore, il 16 giugno 1765, L’istituzione di una Diocesi autonoma locale, era una antica aspirazione dei governanti, che nei secoli precedenti, per varie ragioni,  non ebbe alcun ascolto dai vari richiedenti, per staccarsi, continuava ad essere esercitata dal vescovo di Luni, anche se tale diocesi comprendeva, fino al 1700, giurisdizione su vasta zona della Garfagnana, della Liguria, della Lunigiana e dell’intera costa apuana. L’idea fu concepita da papa Pio VII° a istituire la diocesi di Massa, scaturita dagli sconvolgimenti napoleonici degli anni precedenti, per creare un vescovado col neocostituito “Dipartimento delle Alpi Apuane”. Partendo da questo progetto, la duchessa Maria Beatrice d’Este Cybo-Malaspina, dopo essere stata restaurata al potere, si rivolse al Papa, reiterando la richiesta dei suoi antenati, ché dopo poco tempo ebbe una risposta affermativa: Massa sarebbe presto diventata sede vescovile, suffragata dall’arcidiocesi di Pisa e correva l’anno 1820. Con la bolla “Singularis Romanorum” del 18 febbraio 1822, Pio VII° eresse così la “diocesis massensis”, ricavando il territorio dalle province di Luni e Lucca. All’epoca l’alta Lunigiana era compresa nella diocesi di Pontremoli, creata nel 1797, mentre si sarebbe fusa nell’unica diocesi di Massa-Carrara e Pontremoli solo nel 1988. Come primo pastore nella nostra provincia fu scelto un prelato di Milano, già prevosto nella chiesa di Santo Stefano, ubicata nel centro cittadino, a fianco della nota piazza Fontana (strage alla Banca dell’Agricoltura), con a lato l’Arcivescovado milanese.
Uomo di chiesa, dopo aver frequentato il Seminario di Gorgo, all’epoca molto rinomato, il vescovo di Milano, Mons.Visconti lo nominò vicario pro visitatore, che ricoprì questa carica per nove anni nelle valli svizzere italiane (della diocesi milanese). Rientrato a Milano fu incaricato di occuparsi del Seminario della Cattedrale e la sua fama arrivò sino al duca di Modena Francesco IV°, figlio di Maria Beatrice d’Este” a sua volta figlia di Maria Teresa Malaspina d’Este, che promosse la costruzione del Santuario dei Quercioli. Mons. Zoppi promosse immediatamente la creazione di una serie di seminari diocesani, convinto che “un vescovado senza un seminario è come un edificio posticcio, senza fondamenta”. Anzi, non solo uno: data la vastità e soprattutto la difficile situazione logistica e geografica del territorio diocesano, negli anni successivi ne verranno realizzati ben tre, a Castelnuovo Garfagnana, a Massa e a Pontebosio. Da tener presente che il Seminario di Massa ebbe il contributo finanziamento economico della casa ducale di Modena, come ancora adesso conferma la targa all'entrata dell'edificio, propriamente furono a carico della Duchessa Maria Beatrice e del figlio, il Duca di Modena Francesco IV e terminarono nel 1830. Anche il Cimitero di Turano fu una iniziativa di Mons.Zoppi, che disperato per la situazione disastrosa della sua Diocesi, promosse scuole ed aiuti specialmente per le fanciulle povere e bisognose, prodigandosi nelle visite pastorali in tutta la sua grande Diocesi, creando ospedali, nuove chiese, ed ebbe assegnato quale prima sede vescovile il palazzetto di via Alberìca, voluto da Alberìco I° Cybo-Malaspina (1553-1623), destinato inizialmente ai figli cadetti della famiglia Cybo-Malaspina, detto il Ducal Palazzino o Palazzetto con una semplice facciata a tre piani, con al piano nobile sormontato dallo stemma vescovile, con una semplice serliana all’ ultimo piano. [=serliana, dal nome dell'architetto S. Serlio (1475-1554), finestra o porta trifora con le aperture laterali architravate e quella centrale ad arco].
Nel 1822 la duchessa Maria Beatrice d’Este-Malaspina, donò il Palazzetto al Vescovo Zoppi. Ora (2018), da pochi anni accoglie il Museo d’Arte Sacra (Museo Vescovile della Diocesi), dove al piano terra trovasi l’archivio diocesano, importante struttura culturale della città di Massa, attualmente conosciuto come Museo Diocesano.
Il vescovo Zoppi, approvava la deliberazione di fabbricare ad onore di Maria SS. la chiesa dei Quercioli. Ottenuto dall’Ecclesiastica Autorità un tal permesso, tosto la Commissione si rivolse all’Autorità Civile, invitando S.A.R. Francesco IV° Duca di Modena, che acconsentì con suo chirografo del 27 agosto, senza alcuna restrizione a quanto gli veniva richiesto, aggiungendo  spontaneamente, una ricca offerta di denaro, mostrando la propria devozione ed il vescovo Zoppi, con lettera del 26 settembre, volle concedere 40 giorni d’indulgenza a tutti coloro che con una qualunque opera, partecipassero gratuitamente, nella costruzione della chiesa dei Quercioli.
Intenzionato a passare gli ultimi anni della sua vita a Cannobio, nel borgo natale, così fece. Sono state formulate molte ipotesi sulla causa reale delle dimissioni (dissidi col Duca, con le autorità estensi locali, ecc.) ma nessuna, sembrava definitiva e sicura. Gli storici locali, ad esempio, sembrano aver escluso che i motivi di salute siano stati la causa preponderante del suo allontanamento. Di certo, non fu una scelta facile per il vescovo, che infatti ebbe modo di rimpiangere l'impossibilità di portare a termine il compito iniziato otto anni prima. Il 1° ottobre 1832 le dimissioni vennero ufficialmente accolte dalla Santa Sede. Pochi giorni dopo, il conte Carlo Staffetti fu ufficialmente confermato vicario generale diocesano, e da quel momento fino al 23 giugno di due anni dopo, cioè fino alla nomina di monsignor Francesco Strani come secondo vescovo di Massa, sarà lui a guidare le sorti della diocesi apuana. Si spense a Milano il 7 aprile 1841.
Comunque il Santuario venne costruito, così scrive Giovanni Antonio Matteoni, nel volume “Guida delle chiese di Massa Lunense” (Massa 1879), dichiara: in una cassetta di piombo, stagnata e sigillata, chiusa e incassata nelle fondamenta dell’erigenda Chiesa dei Quercioli medesima, fu posta la seguente iscrizione, scritta in latino (e qui tradotta nel significato):
“In onore della Santa Vergine Maria, la cui opera ha consentito in un muro in rovina, con una Sacra Immagine costruito nell’aprile anno 1832, approvato da Francesco Maria Zoppi, primo Vescovo di Massa, da molti massesi e da altre parti del mondo la concessione di voti e preghiere, consentendo di costruire in consolidato di pietra una Chiesa, auspicata anche dal Canonico don Carlo Staffetti, che gettò nelle fondamenta la prima pietra con incastonata la cassetta di piombo. Il Canonico, Arciprete del Vicariato, in sede vacante, con grandi risultati e un potere di interregno per la gente massese, attraverso dispositivi di supporto urgenti, tramite il Pontefice Massimo Gregorio XV° (Belluno, 18 settembre 1765 – Roma, 1º giugno 1846 papa dal 1831 alla morte), e di Francesco IV, duca di Modena, Mirandola e Reggio duca di Massa e principe di Carrara, figlio di Maria Beatrice d’Este” a sua volta figlia di Maria Teresa Malaspina d’Este. (vedi albero geologico dei Malaspina su Storia del Duomo di Massa). Persone potenti, in tale periodo, usavano donare denaro e pergamene, da inserire nelle fondamenta di nuove sacre costruzioni, vedi anche nella Storia di Fossola che con l’aiuto finanziario di Maria Teresa duchessa di Massa e principessa di Carrara, quindi della figlia Maria Beatrice, nel 1794 offrì per il compimento dell’opera (la Parrocchia di Fossola dedicata a San Giovanni Battista), 100 zecchini d’oro, poi sotto la prima pietra, al centro delle fondamenta del coro, dietro l’altare maggiore, fu murata una medaglia d’oro con l’effige di Maria Teresa, che costò 105 zecchini d’oro carraresi. Era una prassi riservata ai benestanti, regnanti e signori di Luni-Sarzana (1822-1936) ed a quelli di Apuania (1936-1986) e nella Diocesi attuale di Massa-Carrara-Pontremoli (Massensis – 1988 - Vicariato).

MATTEONI, Giovanni Antonio
(in religione Bernardo da Capannori). – Nacque a Capannori, presso Lucca, il 5 febbraio 1818, nel maggio 1836 entrò come novizio nell’Ordine dei frati minori cappuccini e un anno dopo fece la professione religiosa assumendo il nome di Bernardo da Capannori.
Con le leggi di abolizione degli ordini religiosi e di reversione dell’asse ecclesiastico del 1866, la custodia dei cappuccini di Lucca fu soppressa e il Matteoni chiese e ottenne la secolarizzazione ad tempus. Ebbe il permesso di restare in alcune celle come custodi della chiesa annessa al convento, con l’obbligo di indossare l’abito dei sacerdoti secolari. Nel gennaio del 1869 la chiesa venne chiusa e i religiosi furono costretti a ritornare alle rispettive famiglie: iniziativa attribuita dal Matteoni alla volontà della massoneria locale. Riassunse così il nome di battesimo e conseguì il diploma di abilitazione per insegnare la filosofia nelle scuole del Regno. Il 20 marzo 1869 fu nominato docente nel liceo Pellegrino Rossi di Massa (di cui divenne ordinario nel 1877), dove tenne regolarmente i corsi per quindici anni. Il suo metodo d’insegnamento e i risultati ottenuti furono lodati da A.G. Barrili e da G. Carducci nel corso delle loro ispezioni ministeriali nella città apuana. Risalgono a questo periodo operoso e, tutto sommato, sereno la Guida delle chiese di Massa Lunense (Massa 1879). Nel 1884 si ritirò a vivere con un fratello a Capannori, nella casa paterna, dove morì il 3 sett. 1889.
In campo diocesano S.E. Mons. Aldo Forzoni, Vescovo dell’allora Apuania, nell’emanare le disposizioni dell’Anno Santo 1974-75, ha dato al Santuario dei Quercioli un posto d’onore fra le Chiese della provincia, in cui si poteva acquisire il Giubileo. (Aldo Forzoni è stato vescovo di Apuania e poi di Massa dal 1970 al 1988. Fu l’ultimo a guidare la diocesi prima della nascita della nuova entità ecclesiastica di Massa-Carrara-Pontremoli. Nato a Montevarchi (AR), il 18 agosto 1912 – Massa, 7 dicembre 1991, ritiratosi), tumulato nel Sepolcreto dei Cybo-Malaspina, nella Cattedrale di Massa.
La notizia dei miracoli della Madonna “Miracolosa” dei Quercioli, riconosciuta “Madre di Dio e della Chiesa”, furono tanto i sacerdoti che l’autorità ecclesiastica, incaricando il Can. P.Reschigna di raccogliere ed autenticare i fatti straordinari, in quest’ordine cronologico: passati alcuni mesi dalla prima visita delle tre donne, una di loro, Maddalena Vasari, nel marzo del 1832, tornando ai Quercioli, condusse la nipote
Carlotta Bernieri di Massimiliano, ammalata, nutrendo una grande fiducia di ottenere la guarigione. Fu quel viaggio il primo vero pellegrinaggio. Lungo la strada recitarono il rosario e fecero la promessa di ripetere la visita all’immagine della Madonna per nove lunedì consecutivi, ma la guarigione della giovane Carlotta avvenne durante la prima visita.

 
- Giuseppe Bertozzi
Giovane di 22 anni, nativo di Meletole (Reggio Emilia), soldato dell’esercito estense, residente a Massa, tale da attrarre l’interesse militare, civile e religioso. Ricoverato all’Ospedale di Massa in condizioni disperate, il ten. col. Sigismondo Ferrari fece regolare rapporto ai superiori perché il soldato Bertozzi Giuseppe venisse considerato invalido militare, essendo stato colpito da malattia agli occhi e rapidamente arrivò alla completa cecità ed alla impossibilità di recuperare la vista. Abbiamo questa testimonianze presso l’Ospedale, fu visitato dal dott. Giuseppe Tedeschi, chirurgo della città, il quale lo giudicò affetto da oftalmia che in pochi giorni, dall’occhio destro si estese al sinistro, portandolo alla completa cecità. Intervennero diverse autorità: il cap. Mantovani Giuseppe lo visitò più volte ma lo trovò sempre in stato di completa cecità, il M.R. don Rocco Ballero, Cappellano militare, lo visitò più volte, però rassegnato alla volontà di Dio, i medici ospedalieri Carlo Branchini e Giuseppe Tedeschi gli proibirono di uscire da solo dall’ospedale, se non accompagnato da infermieri, quando Bendetto Aliboni lo condusse ai Quercioli il giorno del miracolo. Giorgio Salvioni, guardia d’onore di S.A. Reale e amministratore dell’Ospedale di Massa, dichiarò che divenne calmo e rassegnato col perdere totalmente la vista. Benedetto Aliboni, accompagnandolo ai Quercioli, durante il viaggio non faceva che piangere e pregare. La guarigione istantanea e perfetta avvenne il 25 maggio 1836, circa alle ore 15: trascorsi una quindicina di minuti, il Bertozzi stava inginocchiato, assorto in preghiera. Una forte commozione lo fece scoppiare in un pianto dirotto; mentre si asciugava le lacrime si accorse di vederci ed usci con un grido: “Ci vedo! ci vedo!”. Alcuni testimoni in chiesa, tra cui P. Salvatore da Camaiore, cappuccino, attestò che un militare estense, accompagnato da due persone, venne a mettersi in ginocchio vicino a lui e, dopo una breve preghiera, esclamò: “Oh! Maria SS.ma, ci vedo; ecco i fiori”. Altro cappuccino fra’ Giunipero da Lucca, attestò che un militare estense, inginocchiato vicino a P. Salvatore, stava in preghiera e che dopo pochi minuti esclamò: “Oh, Maria SS.ma, ci vedo! Mi avete fatto la grazia” e che lo vide piangere. Nominando gli oggetti più minuti, a riprova. Padre Aliboni confermò che la grazia fu tale che il Bertozzi poté ritornare all’Ospedale senza di me. Dopo il fatto il dott. Giuseppe Tedeschi lo visitò e dichiarò che l’istantanea guarigione della vista non poteva essere effetto della natura, ma di forze soprannaturali. Lo stesso giudizio venne emesso dal fisico dott. Carlo Branchini, medico chirurgo militare, conducendo il Bertozzi alla finestra e avendogli fatto spalancare gli occhi, disse che questi erano belli e chiari. La notizia del miracolo si sparse in un battibaleno e ben presto arrivò il Vescovo in visita pastorale il quale mostro il suo immediato interessamento, richiedendo il parere degli Esaminatori Sinodali, convocarono le persone interessate, cioè Bertozzi Giuseppe, i medici curanti G. Tedeschi e C. Branchini, il col. Ferrari e Giorgio Savioni e, come conclusione fecero pervenire al Vescovo la seguente dichiarazione: “Il fatto miracoloso era da considerarsi tra i miracoli di terzo grado, in cui si eccedono le forze naturali – quoad modum faciendi -.
- Neri Maria Antonia di S. Martino del Golfo (SP). Il 30.4.1932, presa da convulsioni, fu ridotta in fin di vita. Il 3 maggio seguente si rivolse alla Madonna dei Quercioli che la vide comparire e proferire queste parole “Abbi fiducia e guarirai”. Dopo 19 giorni infatti era guarita. Per gratitudine della grazia ottenuta, fece una tovaglia per l’altare della Vergine.

- Giovanni Maria Crivelli.
Di 46 anni, nato a Setse di Alessandria della Paglia (che sarebbe Alessandria, nel Piemonte: così detta per i tetti di fango e paglia, nota dell’autore). Trovandosi a Pisa, in uno stato tanto infelice, una persona gli suggerì di recarsi ai Quercioli a Massa. Si mise subito in viaggio, camminando con le grucce; dopo quattro giorni, con grandi stenti, il 21 maggio 1832, arrivò al luogo benedetto. Si fermò davanti alla sacra Immagine per circa un’ora, in devota preghiera, poi per tre volte si mise in ginocchio ed infine andò a sedersi sulle travi che erano vicine alla cappella. Solo all’improvviso si accorse di essere guarito.
- Bianchi Faustina, moglie di Antonio della Santa di S. Canevario (LU), ottenne la guarigione del figlio di sette anni. Era il 29 maggio 1832 ed era venuta a visitare la Madonna dei Quercioli, al ritorno portò con sé un orcetto d’olio levato dalla lampada che arde davanti all’Immagine e, giunta a casa unse il piccolo malato con l’effetto immediato della guarigione.
- Fazzi Domenico, marito di Angiola Maria Rossi residenti in Massa Vecchia, fu tra le persone fortunate che avvertirono i primi fenomeni della Madonna dei Quercioli. Egli stesso racconta che, passando dai Quercioli sul principio della Quaresima del 1832, vide Maddalena Vasari, la nipote Carlotta e Girolama Bernardini, servente in casa del sig. Lazzaro Compagni, e, sentendo che già altre volte erano venute ed avevano ottenuto una grazia, fu portato anche lui a far la sua preghiera. Gli venne subito il pensiero di fare una tettoia a sue spese. Iniziò il lavoro con un manovale e due muratori: ma intervenne il cav. Pascalis proprietario della casa e subito l’opera fu abbandonata non senza aver tolto pruni e vetri che gli danneggiavano la sacra Immagine. Racconta poi che la notte fra il giovedì e il Venerdì Santo, ebbe un sogno, sentì una voce che gli diceva: “e perché non potresti tu stesso accendere all’Immagine di Maria SS. dei Quercioli un po’ di lume?”. Raccontò il sogno ai familiari, ma non ebbe pace, finché il Sabato Santo non ebbe appesa ad un chiodo una piccola lanterna di vetro.

- Rosa Patacca Cervia
ed il suo figlio Domenico Antonio, abitanti ad Avenza, nella guarigione del figlio, dichiarata perfetta ed insolita.
- Seguono 33 località italiane e una spagnola in cui sono avvenuti miracoli eccezionali, tutti con certificazioni di illustri medici, nominati dalla Diocesi di Massa-Carrara-Pontremoli e precedentemente dalla Diocesi di Apuania.
Dalla relazione su Maria SS. nel luogo dei Quercioli, anno 1855:
- 2 settembre 1835, Domenico Nocchi, devoto a Maria SS., nel 1754, avuto a sé un discreto pittore fece dipingere l’Immagine di Maria Vergine che con la destra sostiene il divino suo Figlio bambino, che in piè reggesi sulla coscia della Madre e mirano chi gli sta innanzi, pare che lo animino a confidare in Maria, cui accenna con la mano. Dall’altro canto del quadro, largo due braccia e poco più alto e vuoi in mezza figura rappresentato S.Antonio da Padova in atto di affettuosamente pregare la Madonna (radunata la famiglia innanzi l’Immagine alla recita delle devoti preci e laudi). Quanto segue è fedelmente da processi formalmente fatti d’ordine di mons.Carlo conte Staffetti, Arciprete e Vicario Generale di Massa. Il cav.Pasqualis cedette il necessario fondo in dono, cosicché mons.Vic.Generale avuto a sé l’Ill. sig. conte Cosimo Ceccopieri con altre persone distinte ed Ecclesiastiche nonché Secolari formò una commissione di sei persone, compreso un cassiere che il denaro e roba offerta custodisse . . .
Dopo il fatto della guarigione prodigiosa del soldato estense Giuseppe Bertozzi, il Vescovo, emise un decreto in data 6 luglio 1836, in cui “per la maggior gloria di Dio e per promuovere la devozione alla Beata Vergine dei Quercioli”, ordinava di pubblicare e far conoscere il miracolo, operato nel soldato Giuseppe Bertozzi – arruolato nelle forze militari estensi – per opera della Madonna dei Quercioli, molto venerata dai fedeli: è questa la “magna carta” ed il riconoscimento ufficiale della Madonna dei Quercioli, vera Madre di Dio e della Chiesa, apertura luminosa al mondo soprannaturale!
Come era naturale, nel primo tempo, il servizio religioso venne esercitato dal Parroco della Madonna del Monte, essendo la zona dei Quercioli nel territorio di detta Parrocchia. La direzione del Santuario, passò nel 1855, dal clero secolare ai PP. Gesuiti e questi, soppressi nel 1859, all’immediata dipendenza dell’Arciprete del Duomo, che dirigeva il Santuario per mezzo di un Curato. Nel 1864 prese la direzione del Santuario il Sac. don Antonio Menchini, come Curato dipendente della Cattedrale di Massa. La sua opera improntata a grande saggezza, durò fino al 1899, con grande vantaggio del Santuario; a lui successe il nipote canonico don Luigi Baroncini il quale vi rimase per circa dieci anni.
Per andare incontro alle nuove esigenza, mons. Emilio Maria Miniati, Vescovo Diocesano, affidò il servizio religioso del Santuario ai PP. Cappuccini della Provincia Monastica di Lucca i quali ne presero possesso, il 18 settembre 1909, come Curati, dipendenti della Cattedrale. La presenza dei Cappuccini ai Quercioli non era nuova: due Cappuccini, come sopra riferito, si trovavano presenti al miracolo di Giuseppe Bertozzi: il primo predicatore ufficiale del mese di maggio del 1845 fu P. Adriano da Lucca, Guardiano del Convento di Massa, ed inoltre si ricorreva ai Cappuccini per il servizio ordinario di Messe, di confessioni e di predicazioni, tanto che questi Cappuccini diressero il Santuario dal 1909 al 1926, come Curati dipendenti del Duomo, poi dal 1926 sino al 1943 come Curati dipendenti autonomi ed in seguito come Parroci-Priori (= dal latino prior cioè "precedente", ovvero, la guida di un gruppo di persone, Confraternita compresa. Il termine "priore" si usa specialmente in ambito ecclesiastico). I Cappuccini non solo hanno curato la vita spirituale, ma hanno anche promosso varie iniziative per la realizzazione di lavori ordinari e straordinari, quali il prolungamento della Chiesa (1932), la costruzione del grande Oratorio (1952) e, in tempi diversi, le opere di restauro e di abbellimento del Santuario. La Confraternita, con proprio statuto. Il documento di fondazione fu emanato il 7 novembre 1870 da mons. Giacomo Bernardi, terzo Vescovo della Diocesi, che ha contribuito a promuovere e sostenere il culto della Madonna dei Quercioli.
Il Campanile, incorporato nei muri della Chiesa e della Canonica, con le offerte abbondanti dei fedeli, fu realizzato entro il 1846, con le campane di un concerto meraviglioso: 4 campane,
- la prima, di ca. 3 quintali, fusa da Magni di Lucca nel 1895 di M.S.
- la seconda, di ca. 2,5 quintali e la terza di 2 quintali, da Pietro Fabbri nel 1843 e dedicata a Maria Ausiliatrice, mentre la terza a Sant’Antonio da Padova
- la quarta, di ca. 1,5 quintali, fusa da Magni di Lucca nel 1898 di M.S. e dedicata a Sant’Antonio da Padova
- Tutte quattro composte da metallo speciale, ma in archivio non esistono documenti che ne facciano menzione e si ritengono le migliori di tutto il Massese.
(come suono si ritiene migliore la prima, in riferimento alle altre tre). F.to il 28 marzo 1941 P. Giovacchino Tomei Capp.no.
Questo perché in data 8 marzo 1941, la circolare riservata nr. 334, richiedeva la documentazione delle campane per osservare se potevano andare in fusione per usi bellici, come richiesto dalle Autorità competenti. F.to il Vicario Generale Sac. A. Ballerini, uff. Amministrativo, Curia Vescovile Apuana.  
La festa, il 24 di maggio, di Maria Auxilium Christianorum, già fissata sin dal 1835 dal Vescovo Francesco Strani  (23 giugno 1834 - 16 dicembre 1855 - † deceduto), (vedi foto lapide marmorea l’elenco dei sacri oratori che, dal 1845 hanno onorato la Madonna dei Quercioli ed istruito il popolo di Dio). Le solenni commemorazioni iniziarono il 29 maggio 1882, con il 50° anniversario della scoperta dell’Immagine Madonna dei Quercioli, iniziando a venerarla con culto pubblico. Nel 1844 fu donato al Santuario il cancello di ferro che chiudeva la Cappella del SS. Crocifisso nella demolita Collegiata di San Pietro in Bagnara. Il 3 maggio 1845 il conte Paolo Guerra dona una cotta ed una coppetta del Ciborio. Regalata da pie persone la Via Crucis in artistiche quattordici Stazioni, poste sulle pareti del Santuario il 27 settembre 1845. Sua A.R. l’Arciduchessa Maria Teresa Francesca Cybo-Malaspina (Novellara, 29 giugno 1725 – Reggio nell'Emilia, 25 dicembre 1790) fu duchessa sovrana di Massa e principessa di Carrara (vedi Duomo di Massa, albero genealogico), il 10 settembre 1847 invia una “pianeta ricamata con la sue mani alla tanto celebrata Chiesa della Madonna dei Quercioli”.
L’organo di prestigio, con innovazioni costruttive per il decoro delle sacre funzioni, della ditta V.G.Trice Comp., società inglese ma con filiale-fabbrica nei pressi di Genova. Fu ordinato nel 1891 e donato nel 1892 dal quinto Vescovo Diocesano Amilcare Tonietti † (25 novembre 1887 - 12 giugno 1893, poi nominato vescovo di Montalcino) e posizionato nell’Orchestra, sopra l’ingresso principale con un davanzale munito di colonnette marmoree in bianco statuario. Vi si accede tramite porticina a fianco dell’acquasantiera all’ingresso principale, tramite una scala stretta e scomoda, alquanto pericolosa, tanto che usualmente è in uso un piccolo organo nel transetto, con coro disposto nella Cappella Battesimale. L’organo Trice è l’unico esistente nella Provincia, inaugurato nella Santa Pasqua del 1895 e restaurato nel maggio del 1932 a seguito dell’ampliamento del Santuario, da Guglielmo Bonotti, a sue proprie spese. Un secondo restauro avvenne nel 1952, con personaggi locali.
Per sciogliere il voto emesso dal popolo durante l’ultima grande guerra 1940-1945, si allestì la festa dell’Incoronazione che riuscì un’apoteosi di fede umana: la mattina del 6 giugno 1948, quando il Vescovo della diocesi mons. Carlo Boiardi, “inter solemnia”, alla presenza delle autorità religiose, civili e militari e della folla che gremiva il sacro tempio, saliva una scaletta di legno per depositare sul capo della Madonna e del Bambin Gesù preziose corone d’oro, scaturì dai canti dei fedeli gli esultanti evviva, le musiche e lo squillo festoso delle campane, si univano all’ omaggio plebiscitario del popolo, con la più importante manifestazione che la storia dei Quercioli ricordi.
Nel 1952 si fece avanti l’idea di programmare la costruzione dell’Oratorio, da tanto tempo vagheggiata, per mancanza di locali capaci di ospitare pellegrini, ed altri ospiti religiosi, tanto da istituire un Comitato che si dimostrò efficiente. Progettato un edificio a due piani, si iniziarono i lavori con grande impegno e serietà. L’opera, veramente ardita, fu portata alla copertura nel giro di qualche anno ed in parte resa agibile per accogliere pellegrini, convegni, manifestazioni ludiche con un palcoscenico e riunioni varie. La cucina ed il bar gestito dalle ACLI, per pranzi sociali, si dimostrò per diverso tempo molto utile. Soltanto nel 1958-60, l’edificio che si trova dietro il Santuario, venne sopraelevato e pavimentato, mentre negli anni 1966-69 fu intonacato esternamente e completato il piano superiore.
La bellissima grande porta, che immette nel Santuario, foderata in bronzo-ramato, con in rilievo scene sacre, un Cristo con i dodici Apostoli, la Madonna Miracolosa, il Santuario con una lunga fila di fedeli, ed altre scene, tutte di Miro Poli, applicate nel 2010. Alcune scritte, sempre riportate sul bronzo annunciano:”Rivestita di gloria nelle nozze eterne” (alludendo allo Sposalizio della Madonna con San Giuseppe), “Padre Santo questa Chiesa, misticamente adombrata nel segno di questo tempio, Tu la santifichi sempre come sposa del Cristo madre lieta di una moltitudine di figli, per collocarla accanto a te”.
Entrando, si accede ad un varco d’ingresso con a sinistra un cancelletto (sembra una parte del grande cancello esterno proveniente dalla Collegiata di San Pietro in Bagnara) ed in alto una finestra con uno dei tanto falsi mosaici che rappresenta il Battesimo di Gesù tramite San Giovanni. Quindi una grande porta vetrata anch’essa decorata con falso mosaico istoriato, che immette nel Santuario vero e proprio: a destra della navata, una moderna acquasantiera marmorea bianco-screziata a forma di conchiglia, segue l’altare della Madonna Addolorata, con sotto la mensa un Cristo sdraiato all’interno di una grande teca (vetrata), in legno dipinto, restaurato dall’autore della fronteggiante grande Croce detta del Grillo, Carlo Alberto Vanalesta. Nella parete dell’anti transetto una statua, su mensola, di Padre Pio, con sul lato opposto, un’altra di Santa Rita da Cascia: le due statue nominate sono in gesso, colorate. A fianco di Padre Pio, sulla parete laterale, un falso mosaico istoriato in vetri colorati rappresentante Sant’Antonio Abate, con un maialino ai piedi. Segue, nel transetto, a desta l’altare nominato con la fonte marmorea Battesimale del 1932, mentre nell’ancona un grande quadro raffigurate Sant’Anna e Maria Bambina, con Sant’ Antonio da Paola e San Paolo della Croce, dipinto dal pittore Nicolao Landucci di Lucca. Questo altare ed il quadro furono ordinati all’autore ed offerti dalle signore Tori, madre e figlia, nel 1862, poi fu restaurato nel 1932 (quando fu ingrandito il Santuario) da parte dell’Accademia di Belle Arti di Firenze. A fianco, nella piccola parete laterale appeso un quadro a forma di grande mezzaluna, un affresco del prof. Marcello Tommasi, raffigurante il battesimo di Gesù da parte di San Giovanni, eseguito nel 1956, con una esposizione che andrebbe migliorata. Oltre questa parete uno stretto passaggio porta in un locale ricavato nel giardino esterno, adibito alle Confessioni e sulle pareti molti manifesti con frasi religiose, mentre tutta la cappella Battesimale, venne pur ’essa restaurata per opera di fedeli, il 16 aprile 1999. In alto, sopra l’altare, una finestra con un falso mosaico istoriato e colorato a mezzaluna, che rappresenta San Francesco d’Assisi con la scritta “Pace – Bene” sul mosaico tra il Santo.
Il Presbiterio, rialzato di due scalini in mamo bianco, lastricato in marmo nero del Labrador, appena screziato di punti bianchi con antico altare a muro della Madonna Miracolosa sotto un arco sormontato da una Croce in legno, con due angioletti marmorei sopra le colonne che tengono un nastro, sempre marmoreo alla base della croce, con scritto un saluto: Ave Crux Gloriosa (Salve gloriosa Croce). Sottostante l’affresco più volte ritoccato, della Madonna Miracolosa incoronata, che regge il Bambino, pure incoronato e accanto Sant’Antonio di Padova - tra due colonne in marmo marrone con più sfumature, screziate di bianco, che potrebbe essere una breccia pernice veneta, mentre sul pavimento una breccia nera, riportata anche sotto la mensa dell’altare, con al centro una corona di rose in marmo bianco statuario. Sotto l’immagine Miracolosa la scritta:
SANCTAE  GENITRICI  DEI
MARIAE
CHRISTIANORUM  ADIVTRICI
(che pare si trovasse sull’antico muro dei proprietari, Domenico Nocchi e cav. De Pascalis, dipinto in originale).
Al centro dell’altare il tondo tabernacolo in marmi colorati in cui è posto il Santissimo. Altro altare, di servizio (voluto dal Concilio Vaticano II°), tutto in marmo bianco, sorretto da due massicce colonnine marmoree lavorate in alto a foglie d’acanto, provenienti dalla prima chiesa di San Sebastiano allora quasi in piazza Aranci; a fianco il leggio marmoreo con due grandi chiavi intrecciate. Le due pareti laterali, foderate in lastre di marmo bianco locale, arabescato toscano, con inserimenti, a forma di cornice, in marmi neri, con quattro ingressi, muniti di tendaggi, alla Sacrestia ed al Coro, compresi servizi religiosi. Sopra due finestre a vetri rettangolari, per dar luce all’ affresco della Madonna Miracolosa, dividono l’altare dal retrostante coro foderato in legno, con statue e quadri, compreso una grande bellissima lignea croce, probabilmente per processioni. Questo altare maggiore, del 1700 apparteneva alla chiesa del Convento delle Suore Terziarie di Santa Elisabetta, soppresso agli inizi del 1800 da Elisa Baciocchi, ma fu il Duca Francesco IV° che lo donò alla Pia Commissione della Fabbrica di N.S. dei Quercioli, con sua lettera del 5 gennaio 1835.
Nelle due pareti, al di fuori dell’arco, sono murati due antichi confessionali con facciate otto-settecentesche in marmo bianco impreziosite da intarsi in marmo colorato e mezze porticine in legno di castagno con il simbolo dei Cappuccini: due avambracci, con mani, intrecciati, con soprastanti ed inseriti in nicchie, due statue probabilmente in gesso, a sinistra San Francesco ed a destra San Giuseppe col Bambino in braccio. Quasi di fronte a San Francesco, un antico pulpito marmoreo, munito di scaletta, con sul davanti in bassorilievo con San Giovanni Evangelista, e sopra un ramo di legno con dodici braccia di luci (di questi rami in legno, con dodici luci c’è ne sono ben otto nel Santuario). I due antichi confessionali, riportano scritte sottostanti:
a sinistra, POEMITEMINI  UT  DELEANTUR  PECCATA  VESTRA,
a destra, HOMO  REMITTUNTUR  TIBI  PECCATA  TUA
Al centro del transetto, in alto una cupola a cappuccio in vetro da cui prende luce e scende un antico lampadario in ferro battuto dell’artigiano massese Luigi Benassi, costituito da fasce di rosoni cruciformi portanti ben 30 luci e saldato al centro della cupola con le misure di ben mt. 1,5 di diametro e mt. 5 di circonferenza; (prima della ristrutturazione del 1952 pendeva sopra il transetto il simbolo metallico delle ACLI, poi traferito all’esterno, appeso fuori la porta d’ ingresso d’emergenza nella parete destra a fianco della lapide che ricorda il periodo trascorso dai Cappuccini al Santuario: dal 1909 al 1998. Sotto le aperture della tonda cupola sono dipinti alcuni simboli religiosi e proprio sopra l’immagina della Madonna Miracolosa, è dipinta altra immagine della Madonna col Bambino e Sant’Antonio di Padova. Sottostanti, ai quattro lati, figurano dipinti, in grandi cerchi, i quattro autori dei Vangeli canonici (San Marco, San Matteo, San Luca e San Giovanni), detti Evangelisti.
Entrando nel Santuario, dall’ingresso principale, facciata con portico sorretto da quattro grandi colonne in marmo bianco screziato, si accede tramite un’artistica porta, ad un piccolo atrio, troviamo, a sinistra l’altare con grade Crocifisso nero, fissato a parete, in vetro dipinto, con Gesù Cristo crocifisso, retro illuminato, offerto a Gino dalla famiglia massese Natali, nel 1996, con l’iscrizione nell’intersezione delle braccia della croce, MULIER ECCE FILIUS TUUS e con sopra un piccolo cartiglio con INRI ornato nelle quattro braccia con tre cerchi ciascuna, dedicati agli Apostoli: dall’alto San Pietro, San Tommaso, San Giovanni, al lato sinistro San Bartolomeo, San Giuda (Taddeo), San Matteo, al lato destro San Giuda Iscariota, Sant’Andrea, San Giacomo, a basso San Filippo, San Giacomo, San Simone, ovvero:
• Pietro, (Cananeo, cosiddetto Simone, figlio di Giona. Il Principe degli
           Apostoli, pietro, in aramaico significa “roccia”)
• Tommaso, (detto Didimo)  
• Giovanni, (fratello di Giacomo)
• Bartolomeo, (detto Natanaele)  
• Giuda, (fratello di Giacomo, detto Taddeo)  
• Matteo, (Levi)
• Giuda Iscariota, (il traditore, alla morte poi sostituito da Mattia
• Andrea, (fratello di Pietro)  
• Giacomo, (di Zebedeo)
• Filippo
• Giacomo, (figlio di Alfeo)
• Simone, (lo Zelota, membro di una setta di patrioti ebrei)
(Inoltre, i seguenti),
• Mattia, che ha sostituito Giuda Iscariota
• Paolo, che si proclamò Apostolo, detto l’Apostolo delle Genti. Lo stesso titolo
fu offerto anche a Barnaba.
“Gli atti degli Apostoli”, nel “Libro del Nuovo Testamento”, dove si narra nella prima parte la diffusione del cristianesimo in Siria e in Palestina, mentre nella seconda parte le missioni di San Paolo in Asia Minore e Grecia, sino alla sua prigionia in Roma (nel 62). Tutti gli Apostoli, scelti da Gesù, furono incaricati di diffondere il Vangelo. Scritto intorno al 64, autore San Luca Evangelista.
Cristo del Grillo, di Carlo Alberto Vanalesta & Figli:
(tre, Michelangelo, Edelweiss e Oona, viventi,
Giotto, il più piccolo, ci ha lasciati).
Il Cristo del Grillo, vetrata a forma di croce di tipo bizantino, alta sei metri e larga cinque, con superficie espositiva di 6, 30 mq.
In essa è rappresentata la Crocifissione di Gesù insieme alla figura di Maria sua Madre, posta alle spalle del Cristo. Ai quattro lati terminali della Croce sono posti quattro puntali formati da tre cerchi ciascuno, dove in ognuno di essi è raffigurato il nome di un Apostolo. In basso a destra posata ai bordi della Croce è figurata una locusta da cui il nome “Il Cristo del grillo”, in alto sopra la testa della Madonna, un angioletto regge la scritta I.N.R.I.
La vetrata è stata realizzata assemblando, con la tecnica dell’intarsio, un insieme di tessere di vetro colorato per sua natura, modellate secondo necessità fino al compimento di tutta l’opera, con grande ricercatezza sia di colori che degli adattamenti, che rispondessero nei termini del possibile, all’esigenze dell’effetto voluto. L’opera si completa di una struttura in ferro battuto che oltre alla funzione di sostegno, è anche motivo di ulteriore decorazione, là dove certi interventi sono stati maggiormente marcati.
Collocazione: la posizione ottimale dovrebbe essere una grande parete, finita a pietra o in cotto, possibilmente in ombra, dove la croce sarà collocata (almeno tre metri dal pavimento inizio croce) a 20/30 cm. di distanza dal muro tramite appositi sostegni, in modo da poter interporre tra croce e muro un’altra croce luminosa, che una volta accesa elettricamente metterà in risalto, con grande efficacia, il lavoro.
Concetto personale dell’autore, Carlo Alberto Vanalesta:
L’opera, si differenzia, rispetto al concetto classico della Crocifissione di Gesù, che la storia ci ha tramandato nel tempo, in quanto la sofferenza di Maria è rappresentata congiuntamente al supplizio del Figlio. In questo attimo di grandissimo dolore e di atroce sgomento. Essa, se pure coinvolta idealmente, è trasportata in maniera concreta e materiale a vivere l’orrendo dramma non più come presenza di testimonianza esterna, ma come suprema volontà di soccorrere il frutto Suo. Ella infatti, in uno sforzo sovrumano cingendo con un braccio il corpo ormai trafitto del Figlio, intende sostenerlo dal peso che grave sui chiodi che lo tormentano e stringendo nel pugno un lembo del proprio manto cerca altresì il modo di coprirne il pudore, mentre, con gli occhi dilatati dallo spavento che urlano soccorso fissati nello sguardo di chi osserva, l’altra mano sollevata al cieco, anche se implorante, è cosciente allo stesso tempo del compimento della DIVINA VOLONTA’.

C.A.-Vanalesta, nella sua bottega, a Forte dei Marmi, in
via G.B. Vico, 16/A, nel marzo 2018.
Carlo Alberto VANALESTA, nella breve biografia di Emilio Tarabella, nel volumetto illustrato della “Via Crucis”, del 2014, lo dichiara come antitesi tra artista e uomo, nel contrasto delle loro direzioni opposte: artista come lo vediamo noi, gli amici, gli estimatori, verso la sua poliedrica personalità, mentre come uomo dimostra la sua natura estroversa, sofferta, contradditoria, giovale e tormentosa, profonda e superficiale, mentre dall’altra parte, quella creativa, con una natura fatta di colori, di semplicità, di pace, di verità, di freschezza e di poesia.
L’ho incontrato nella sua bottega, del Forte, dove mi ha spiegato la storia della “Croce del Grillo”, come lui la qualifica, alla quale ha dedicato molte riflessioni, nel programmarla e costruirla assieme ai suoi tre figli Michelangelo, Edeweiss ed Oona, dentro quella sua fabbrica di cornici d’arte, giorno per giorno, con una tranquilla serenità, aperto al sorriso ed alla riflessione nelle opere che costruiscono: una delle ultime, fu la Via Crucis in quindici Stazioni, nel ricordo del primo centenario del Comune di Forte dei Marmi (MCMXIV – MMXIV, data riportata su tutte le Stazioni), realizzata dall’esimio cittadino, in collaborazione dei figli, nella Bottega del Ghirlandaio. Fu una cosa molto ardua: tutto differente dipingere su tela, affrescare, per chi sa maneggiare i pennelli e colori, capacità di plasmare un blocco di marmo, creta, stucchi, ottenendo con tocchi e ritocchi il risultato desiderato. La tecnica dell’intarsio con vetro non ha alcun privilegio in questo senso; nell’intarsio con vetro queste tecniche non esistono, richiedendo solo e soltanto mestiere e capacità creativa, resa disponibile dalle materie prime che oggi troviamo sul mercato, con vasta disponibilità di colori e resine necessario per tutto l’assemblaggio. Opera di dimensioni monumentali, le quindici Stazioni poste al Cimitero di Forte dei Marmi, con retro-luci che rendono quest’opera che vuole essere vicino ai nostri cari scomparsi, che nel camposanto riposano, un manufatto artistico lavorato a mano, per chi amorevolmente ha voluto ricordarli. Nella quinta stazione, nell’immagine del Cireneo con sulle spalle la Croce, ha voluto immortalare sé stesso ed in altre stazioni i suoi cari familiari. Anche l’opera per la Cappella della Basilica di San Lorenzo a Firenze, dedicata a ricordo del Beato Vescovo Niccolò Stenone ed inaugurata il 6 dicembre 1993 in occasione del sedicesimo centenario di fondazione della Basilica stessa (393 – 1993).
Attualmente sta lavorando ad una grande opera in vetri colorati e speriamo che ne seguano molte altre ancora.
Prima della parete del transetto, una finestra a falso mosaico, con vetri colorati, che rappresenta la Resurrezione al Cielo di Gesù. Segue l’erezione dell’altare del Sacro Cuore, dove vi era un quadro a tempera, nell’ancona, poi appeso a lato, raffigurante la Madonna con gli emblemi della Concezione, Santa Maria Maddalena, Santa Caterina vergine e martire, con alcuni angeli, portato dal convento dei Cappuccini di Massa, facendolo risalire tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII, attualmente mancante. Il Priore (o Custode) della Chiesa-Convento dei Cappuccini, in via San Francesco, a Massa, mi conferma che fin dai tempi in cui era al Santuario, tale affresco sparì, probabilmente sottratto da ignoti, benché l’allora Parroco dei Quercioli, il cappuccino fra Eugenio Elmo (periodo dal 1973-1994, oggi defunto), avesse esposto denuncia alle Autorità che rimasero inermi, per lo meno fino a quando nel 1998 lasciarono il Santuario. Fra’ Eugenio, portò a compimento una felice opera di restauro e abbellimento del Santuario, mediante nuovi impianti di illuminazione, riscaldamento e dotazione delle varie vetrate istoriate, oltre a ritocchi di fregi e decorazioni, come nel presbiterio ed il nuovo altare. Con la nomina diocesana (dal 1998) di padre don Mario Amadi, tuttora 2018, officiante.
Nella Cappella del Sacro Cuore, sulla parete di destra, un quadro-predella d’altare, attribuita alla scuola del Ghirlandaio (secolo XVI-XVII), rappresentante nel cerchio centrale, il Creatore e lateralmente quattro angeli. Accanto, sotto la colonna portante, la lapide con le spoglie mortali del terzo Vescovo della Diocesi, Mons. Giacomo Bernardi, per la sua espressa volontà, dovuta al suo attaccamento al Santuario, lo elesse il luogo del suo riposo eterno.

Mons.Giacomo BERNARDI,
Nacque a S.Anna Pelago, Arcidiocesi di Modena, nel maggio 1799, da modesta famiglia di contadini e pastori, studiò in un primo tempo a Modena e continuò a Roma dove si laureò in legge, quindi fu chiamato dal fratello sacerdote a far parte ed a rispettare le disposizioni emanate dalla Congregazione del Concilio di Trento, quale fedele esecutore ed ammirato dal vescovo mons.Muzzi che lo volle con sé a Città di Castello, dove rimase per ben sedici anni, quale Canonico, Teologo, Giudice, Accademico, Vicario, Rettore del Seminario, tanto da incuriosire Ferdinando IV° che lo richiese per la cattedrale di Modena, quale Giudice del tribunale ecclesiastico. Elemosiniere ducale, Presidente dei sussidi delle Opere Pie, Direttore delle Monache Domenicane, Rettore del Collegio di Santa Chiara, ma rifiutò la cattedra di professore di diritto canonico, come avrebbe voluto sottrarsi alla carica di vescovo. Intervenne Pio IX° nel Concistoro del 16 giugno 1856 che annunciò la carica di vescovo di Massa e consacrato il 22 giugno, stesso anno, per grazia di Dio e della Santa Sede apostolica, prelato domestico di Sua Santità ed assistente al soglio pontificio, al suo amatissimo clero e popolo, salute e benedizione nel Signore. Dovette assistere all’uscita da Massa dei PP. Gesuiti che si erano prodigati nel dare il loro contributo alla pubblica istruzione, officiando anche il Santuario dei Quercioli. Lo storico A.Matteoni, frate cappuccino, riferisce che fu amato da tutti i fedeli e non fedeli (gli avversari), proprio per la sua bontà a carità verso i poveri. Devoto alla Madonna Miracolosa dei Quercioli, intraprese diverse iniziative per onorarla e farla amare e fu proprio Mons. Bernardi che il 7 novembre 1870 emanò il decreto di fondazione della Confraternita di “Maria Auxsilium Christianorum” per promuovere il culto della Madonna. E fu ancora il vescovo che con i suoi colleghi, presenziarono alla proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione, nel 1854 al Concilio Vaticano I°. Lasciò questo mondo il 23 dicembre 1871 e volle che le sue spoglia riposassero nella chiesa beneamata Santuario dei Quercioli che tanto amava, dettando egli stesso la lapide posta a lato dell’altare del Sacro Cuore:
QUI RIPOSANO LE SPOGLIE MORTALI
DEL TERZO VESCOVO DI MASSA
GIACOMO BERNARDI
PREGATE DIO PER L’ANIMA SUA”

Nella parete a sinistra, sempre nella cappella del Sacro Cuore, un grande quadro, dipinto ad olio, che espone la Madonna che presenta ai Re Magi il Bambino, con San Giuseppe, la capanna, con il bue e l’asinello ed altri personaggi nei dintorni di Betlemme: al momento di tale quadro nulla si conosce e probabilmente era il luogo dov’era appeso il quadro sparito ché essendo posto un po’ allo scuro, ai Quercioli, sin quasi al primo ventennio del XXI° secolo, nessuno s’era accorto di tale sostituzione: infatti in una riunione del Consiglio del Santuario, tutti credevano che fosse il quadro donato dai Cappuccini e sparito misteriosamente.

arch. Cesario Fellini.
- Altare e balaustre in marmo fior di pesco (come pure quello frontale) ed il presbiterio, ristrutturati nel 1932 dal prof. Cesario (detto Carlo), già presso l’Istituto Statale d’Arte, ora Liceo Artistico presso l’Istituto Statale d’Arte in piazza Felice Palma, a Massa centro, ma Fellini ristrutturò anche la facciata del Duomo di Massa, terminata nel 1936, valorizzando il grande pronao (dal gr. prónaos ‘posto davanti al tempio’, = spazio antistante il tempio, delimitato all'esterno da colonne). La facciata precedente era di Giovanni Francesco Bergamini, molto semplice, priva del portico. I lavori di rifacimento da parte del Fellini, iniziarono nel 1925 protraendosi per undici anni a causa di problemi economici, facciata composta da due ordini sovrapposti di grandi arcate, realizzata in marmo apuano, con scene della vita di San Francesco mentre in quella superiore ricordano la vita di San Pietro. Il Fellini grande architetto, ebbe una sua mostra nelle Stanze del Teatro Guglielmi, con l’esposizione di foto delle sue realizzazioni, presente il figlio Pier Paolo, il 29 maggio 1999.
Cesario Fellini nacque il 21 aprile del 1876 a Busseto, in qual di Parma. si trasferì a Massa ai primi del ‘900, impiegandosi come insegnante nell’Istituto d’arte, poi come preside della scuola stessa e iniziando un’intesa attività nel campo della progettazione sia pubblica che privata, che ha contribuito a definire il volto della città di Massa, ristrutturando la scuola in cui insegnava e della vicina Marina, con villini e hotel sul lungomare di gusto liberty , tra cui citiamo l’Hotel Italia (1920-22), e in località Bondano, l’imponente Villa delle Piane (1920-27), dove inizialmente fu occupata dalla Casa di Cura Quisisana (poi acquistata, qualche anno fa e ristrutturata, ma ora che è in vendita, abbandonata, dal Consigliere Delegato del Porto di Carrara, Bogazzi).  A Massa si devono a lui la nuova facciata del Duomo (1925-1936), l’ ampliamento del Santuario della Madonna dei Quercioli (1929) e la progettazione della Fontana Monumentale del Littorio dell’ex Piazza Puccini, oggi Piazza della Liberazione (1928), costruita (da Alterige Giorgi – Codena,1885 / Carrara 1970, noto squadrista e fascista), al centro del nuovo asse viario dell’Aurelia (con la modifica del getto d’acqua che proveniva da un grande fascio littorio, sostituito con una grande sfera marmorea, nel dopoguerra). Fellini raggiunse la fama internazionale con l’intervento di progettazione di tutti gli altari e decori interni della Basilica del SS.Rosario a Buenos Aires (1930-1934), di cui il figlio Pierpaolo conserva le pregevoli tavole acquerellate in scala 1:10,  del Santuario Nazionale di Santa Rosa di Lima. La città di Massa ha programmato di dedicargli una piazzetta dietro la chiesa di San Sebastiano, lato esterno della Cappella del Santissimo (ora occupato da auto in parcheggio, angolo via San Pietro). Morì a Massa nel 1949 all'età di 73 anni.
                                    
In alto, a forma di mezzaluna, un falso mosaico istoriato e colorato che raffigura la Madonna Miracolosa con Bambino ed a lato Sant’Antonio da Padova. Tutti questi falsi mosaici istoriati e colorati furono opera della ditta Mellini di Firenze, durante gli anni 1973-76, mentre la levigatura dei bianchi marmi che adornano l’altare della Madonna Miracolosa e quelli del Battistero e del Sacro Cuore, furono eseguiti dai parrocchiani Lino Tazzini col figlio Carlo (l’altare della Madonna, del 1800, apparteneva alla Chiesa del Convento della Suore Terziarie di S.Elisabetta, soppresso negli anni 1800 da Elisa Baciocchi e fu il duca Francesco IV° che lo donò alla Pia Commissione della Fabbrica di N.S. dei Quercioli, tramite una sua lettera personale del 5 gennaio 1835).
Nel giardinetto, adiacente alla parete esterna del Santuario, e murati sulla stessa parete, alcune lapidi, come sotto descritte, mentre ancor oltre il cortile-parcheggio, verso la casa di riposo Ascoli, la Polisportiva dei Quercioli, Centro Sportivo Italiano - Massa Carrara, con diverse attività sportive ed esercizi ginnici giovanili.
Scritta in latino nella lapide, esterno parete Santuario, verso Stazione di Massa
IN NOMINE DOMINI – AMEN
ANNO REPARATAE SALUTIS MCMXXIX
PONTIFICATUS AUTEM PII P. XI OCTAVO
JOSEPHO BERTAZZONI DIOECESIS ANTISTITE
BEATAE MARIAE VIRGINIS
SPATIUM AMPLIANDUM
VICTORIO EMANUELE III REGNANTE
BENITO MUSSOLINI ITALICAE SORTIS VINDICE
IN CIVILE  REGIMINE RECTORE UBALDO BELLUGI
OPERIS AD VETUS HUIUS AEDIS
A P. DIONYSIO AB ANTONA ORDINIS CAPULATORUM
HUIUSCE CURAE PRAEPOSITO ALACRI INGENIO EXCOGITATI
PUBLICISQUE SUMPTIBUS INCEPTI
PRIMUM LAPIDEM
DIE VIGESIMA OCTOBRIS
POSITUM ESSE FIDEM HAC INSCRIPTIONE FACIMUS
PIAEQUE POSTERUM MEMORIAE PRODITUM VOLUMUS HOC OPUS CONFECTUM EST
DIE VIGESIMA APRILIS
MCMXXXII

TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA
In nome del Signore – amen
nell’anno di grazia
1929
ottavo pontificato di Papa Pio XI°
Giuseppe Bertazzoni,
Vescovo
della Diocesi
della Beata Maria Vergine
per ampliarne lo spazio
Vittorio Emanuele III° regnante,
Benito Mussolini garante
dell’italico destino
rettore Ubaldo Bellugi  podestà,
questa vecchia casa ampliò e alla Madonna dedicò,
AP Dionisio da Antona dei Cappuccini
alla cura preposto con
ritmo ed escogitato ingegno
e iniziata a spese pubbliche
la prima pietra pose il venti ottobre
Posizioni di fiducia di fronte a questo avvenimento
la memoria piacque a noi italiani,
questo lavoro si completò
il venti aprile
1932


Le tre lapidi marmoree sulla parete esterna del giardino.
Quella al centro si vede poco perché le frasi non sono ripassate in metallo,
come le due sottostanti.


Le due lapidi alle estremità delle tre soprastanti
A fianco della porta di emergenza, lato giardino esterno, una piccola lapide a ricordo del periodo trascorso al Santuario dei Quercioli dei frati Cappuccini, dal 1909 al 1998, e gli emblemi del sodalizio dell’A.C.L.I., in matallo, esposto in precedenza nel transetto del Santuario nel 1996, poi traferito nel luogo attuale.


La lapide, qui sopra, riporta il 1989, mentre il termine dei Cappuccini fu nel 1998 (probabilmente perché la piccola lapide qui sopra fa riferimento agli 80 anni d’anniversario), ma al Santuario dei Quercioli sono rimasti per 89 anni.

Sempre nel giardinetto, una cancellata metallica, all’ingresso esterno che chiude lo spazio, proviene dalla collegiata di San Pietro in Bagnara, dopo la demolizione voluta dalla sorella di Napoleone, Elisa Baciocchi, allora in piazza Aranci.
Oltre il giardinetto si entra nel parcheggio antistante il grande Oratorio, già descritto, e da qui nello spazio della Polisportiva, per attività ludiche (confinante con la Casa per anziani Ascoli).
Il Santuario Mariano dei Quercioli, nel suo complesso armonico e funzionale, annunzia il trionfo completo del soprannaturale, diffondendo le note di salvezza: la casa di Domenico Nocchi lasciava il posto ad una Chiesa-Santuario; il viottolo detto del Maestrino, diventava la grande strada della Fede; il quadro-affresco di origini oscure e di scarso valore artistico acquistava la fama di Madonna Miracolosa ed il nome e località, fino allora sconosciuti, passavano sull’onda della notorietà e della storia. In questa realtà trasformata prodigiosamente, vediamo fiorire la nuova vita. E’ una visione piena di luce soprannaturale, per cui il Santuario dei Quercioli si presenta via aperta alla conversione e alla riconciliazione, mèta voluta dal Concilio Vaticano II per i tempi nuovi protesi verso l’avvenire.

Vescovo della Diocesi Massa-Carrara-Pontremoli,
in occasione ricorrenza Maggio 2015, presso Santuario dei Quercioli

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