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Avenza torre di Castruccio

Castelli della Lunigiana > Carrara

Come raggiungerla:

Uscita casello autostradale di Carrara, e proseguire per viale xx Settembre in direzione Carrara. Alla rotatoria della "centrale" svoltare a destra.

Torre Castruccio Castracani

Cenni storici:

La torre di Castruccio è situata vicino al torrente Carrione [ Flumen Aventia ] e domina quello che era il borgo medievale di Avenza, costruita presso la spiaggia, piazzaforte importante per il controllo dei traffici lungo la costa seguì storicamente le vicende della vicina Carrara.
Il porto di Avenza " Cacho" era in posizione centrale nel sistema di approdi litoranei e a partire dal XIII secolo, con la decadenza del porto fluviale di San Maurizio assunse il ruolo di principale approdo dell'area lunense fino a raggiungere tra il XIV e il XV secolo, il momento di massima attività di scambi in tutta l'area del Mediterraneo.
Il borgo e il castello erano un importante luogo di tappa della via Francigena in periodo Medioevale, o forse già in epoca romana della Via Emila Scauri.
La sua costruzione è da attribuire a Castruccio Castracani che conquistò questi luoghi[ 1320 circa ].
La fortezza di Avenza quando era in funzione era protetta da un fossato e vi si accedeva tramite un ponte levatoio.
La torre alla fine del 1800 fu in parte sventrata da vandali al fine di farne sassi per costruire case.

Da visitare la chiesa di S. Pietro e il borgo antico nei pressi della torre

Avenza e la via Francigena.

La via Francigena era l'autostrada del medio evo che collegava il nord col sud dell'Europa. Non consisteva in un solo tracciato ma era un insieme di modalità variamente collegate a seconda delle necessità politico ambientali, battuta non solo dai pellegrini ma anche da mercanti eserciti e briganti.
Premesso questo occorre precisare che la via Romea, Romana, Francesca o Francigena, come strada maestra, è un comunque un itinerario preciso dettato dai cronisti dell'epoca, sia che varcassero la Cisa sia che preferissero la via di Genova. Per quanto riguarda la Lunigiana Storica queste sono le fonti ( per praticità le tappe sono citate da sud verso nord).
- Sigerico nel 994 d.c. cita : Camaiore, Luni, Santo Stefano, Aulla, Pontremoli, San Benedetto (Montelungo)
- Nikulas di Munkathvera (1154): Camaiore, Mont Chevrol (Salto della Cervia), Luni, Sarzana, Santo Stefano, Fornoli, Villafranca, Pontremoli, Monte Bardone. (Nikulas dice anche che a Luni convergevano i vari cammini)
-Re Filippo Augusto di Francia (1191): Camaiore, Mont Chevrol, San Leonardo, Luni, Sarzana, Villafranca, Pontremoli, Montelungo, Montebardone.
-Matteo Paris (1253): Porta Beltrame, Luni, Aulla, Pontremoli.
-Eudes de Rigaud (1254): Porta Beltrame e Sarzana (via di Brugnato).
- Francesco Petrarca (1345): Pietrasanta, Massa, Frigido, Avenza, Sarzana, Luni citata come città distrutta  (via di Brugnato)
-Barthelmy Bonis de Montauban (1350): Sarzana, Aulla, Pontremoli.
 -Gli ospitali nel percorso costiero erano: San Barolomeo di Sarzana, San Lazzaro in Silvaricia, "Alla fontana" di Luni, Sant'Antonio in Avenza, Santa Maria Maddalena de Calcandula a Ricortola, San Leonardo"ad Tabernas Frigidas", San Cristoforo (al confine di Montignoso), Porta (al confine con la Versilia). Al piano di Castelnuovo c'era anche l'ospedale di San Leonardo in Capite Paludis (percorso pedecollinare) e, al Porto di San Maurizio sul Magra, l'ospedale "de centum clavibus".
- Le taverne erano numerosissime, solo a San Leonardo ce n'erano nove (una era a metà strada con S.Cristoforo alla Cervara turanese), quella di Avenza fu gestita per secoli dalla famiglia Ragaglini.
Nel 1141 si legge sul codice Pelavicino che la via Romea "in Aventia" incrociava la Carrareccia.
Quindi la via Francigena era quella evidenziata dalle località elencate.
Avenza esisteva già nel 950 citata nel Codice Pelavicino, e faceva parte integrante del territorio della "Plebs Civitatis" di Luni, quindi della città stessa, (quella fondata nel 1180 è il "Borgo Nuovo" di Avenza che è una cosa a se stante); la colonna di pietre nella chiesa di San Pietro risale al VI - VII secolo. Avenza è figlia della strada, anzi delle strade, dove vari cammini si uniscono, è la sua condizione di esistere necessaria e sufficiente, altrimenti non avrebbe avuto senso la sua sopravvivenza forzata (al contrario di altri centri costieri).
E' chiaro che il tracciato non è mai stato lo stesso col passare del tempo come non lo è nemmeno quello dei fiumi. Con l'abbandono di Luni la strada escluse la città morta motivo per cui, ancora nel seicento, in una lite tra ortonovesi e nicolesi troviamo terreni situati lungo la Parmignola tra la via Romana (diretta a  Luni) e la via Romea (diretta a Sarzana). Negli statuti carraresi rinnovati nel 1260 i consoli di Avenza dovevano provvedere al mantenimento dei ponti del "Treponzio" all'odierno Battilana (se un canale si chiama "tre ponti"vuol dire che lo strada lo passa in tre punti). Dall'altra parte, tra Avenza e San Leonardo, un documento lucchese del XV secolo attesta che la via francigena si divideva in due passando il torrente Ricortola alla "Cultrexana", una al "ponte alla strata" presso Codupino, una più in basso  al "ponte di Martin Ferraio" (vicino all'ospedale di S. Maria Madalena o della Contessa, dove tuttora c'è il toponimo di via Ospedaletto).
 Alla fine del medioevo la via Francigena tra Pietrasanta e Sarzana divenne "postale", dapprima con corrieri occasionali poi con stazioni regolari per collegare Roma a Madrid nel più breve tempo possibile (107 stazioni di posta), escludendo la Cisa; Avenza era una di queste (come testimonia una memoria di Alberico I). Questo è un altro capitolo ma da qui si evince che a via Francigena non era un sentiero romito ma un'arteria notevole.
 I viaggi e i trasporti più importanti si facevano coi carri e, fin dall'antichità, lo scartamento cioè la distanza tra le ruote era standard (145 cm circa), perché tutti i carri dovevano entrare nei solchi di chi li aveva preceduti pena lo spezzarsi delle ruote. Quindi  la larghezza minima doveva essere di almeno due metri calcolando lo spessore dei mozzi e, dove era necessario il doppio senso, di quattro metri almeno.
 Va ricordato poi che solo con il transito di greggi tra la Lombardia e la Toscana  documentata in atti lucchesi del XIV secolo, si otteneva un tratturo di notevoli dimensioni. Sul Frigido si registrava l'arrivo di greggi  fino a 1772 capi ognuno, con passaggi in un solo mese di 26.541 animali; si deve concepire quindi un arteria capace di un fronte del gregge di parecchi metri (che in fila indiana sarebbe stato serpentone chilometrico incontrollabile). Per questi motivi insigni studiosi, come Ambrosi e Pelù, attribuiscono proprio al calpestio di pecore, capre, maiali, cavalli e muli, la formazione della strada.
Non a caso la strada, per le sue caratteristiche, era transitata anche dagli eserciti di mezza Europa, un esempio per tutti: Carlo VIII di Francia passò nel 1494 all'andata e, al ritorno nel1495, transitò da Avenza e Sarzana alla volta di Fornovo con quindicimila soldati, squadroni di cavalleria e pesantissime artiglierie caricate su ingombranti affusti (che la milizia svizzera impiegò cinque giorni a trasportare oltre la Cisa).
Le teorie negazioniste della Francigena ad Avenza hanno come presupposto l'impossibilità di transito per via delle paludi, ma questo non è esatto.
 L'impaludamento della piana avenzina è un fenomeno piuttosto tardo e non univoco nel tempo e nei luoghi.
Il "Borgo Nuovo" fondato nel 1180 era alla foce del fiume Avenza  "iuxta litus maris", vicino alla spiaggia del mare, non alla palude. La parte retrostante è un falso piano in forte discesa (dai trenta metri s.l.m. di Nazzano ai sette della chiesa di San Pietro) dove l'acqua non si ferma; infatti gli antichi documenti descrivono i tracciati stradali "sulla seconda o sulla terza risegola", i gradoni della piana alluvionale. Gli stagni o le marinelle costiere si formavano, solo sotto la linea delle risorgive, man mano che il mare si ritirava. La Marinella lunense era una di quelle, residuo dell'antica laguna portuale. Tra quelle di Avenza c'era Porto Cacho situato nell'attuale tenuta di villa Ceci (tra il fiume e la casa del sale) ed era un porto praticabile, non certo un acquitrino, dove oltre che caricare marmi di sbarcavano merci disparate tra cui le lane inglesi.
Certo non era opportuno il transito in presenza di venti di guerra ed in tali occasioni i viandanti cercavano alternative, ma non è detto che il rischio del brigantaggio fosse più basso ai monti che al piano ma semmai il contrario; le incursioni dei pirati barbareschi non risparmiavano nemmeno centri interni ma non impedirono il funzionamento dell'arteria, come l'impaludamento di Luni non impedì a tutti i cronisti medievali di passarvi (seppure esprimendo i loro sentimenti negativi o sconsolati).
In definitiva è chiaro che tutte le strade portano a Roma, ma la via Francigena era quella più breve ed agevole. E' altrettanto chiaro che questa strada andava raggiunta dalle zone che non ne erano servite anche con by pass di collegamento con altre importanti arterie. Non c'era solo la via di Monte Forca, sistema di sentieri che, in ogni caso, confluiva su Avenza attraverso le due strade ai lati del Carrione che "duabus partibus" scendevano al mare. Si ricorda che a Lucca si arrivava anche dall' Appennino da San Pellegrino in Alpe, o attraverso il by pass di Tea presso i Carpinelli (la via del Volto Santo); nella val di Magra confluivano le vie del Cerreto, di Linari, del Cirone, del Brattello oltre che quelle della val di Vara, ma un fiume non va confuso con i suoi affluenti così pure una strada con le sue traverse.
Per chi non fosse ancora convinto c'è una prova archeologica eccezionale: durante gli scavi del 2005,  in piazza Finelli ad Avenza, è stato ritrovato un denaro coniato dal vescovato francese di Le Puy risalente all'XI secolo. Le Puy è uno dei punti nodi di collegamento tra la via Francigena ed il Cammino di Santiago. Da li si snodava la via Podense, ed era una della quattro storiche arterie di collegamento tra le "peregrinationes majores", le altre erano la via Tolosana a sud e la via Lemovicense e  Turonense a nord.
Si conclude dicendo che gli sforzi fatti per valorizzare Avenza come tappa della via Francigena da parte di associazioni e cittadini ma, soprattutto, da parte delle istituzioni e dalla chiesa, non sono certo operazioni commerciali (l'accoglienza dei pellegrini presso la chiesa di San Pietro è bottega a tutta rimessa). Si tratta semmai di un' operazione culturale, nel senso più vasto della parola, tesa a valorizzare una frazione ingiustamente disprezzata in certi ambienti che, invece, con le sue vestigia e i tesori poco conosciuti della sua chiesa, può contribuire alla variegata ricchezza storico artistica di Carrara.

Pietro Di Pierro

Altre informazioni sulla Via Francigena


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