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Vista totale Rocca di Moneta dalla strada per Fontia
STORIA DI FOSSOLA

Molti volumi pubblicati sulla Storia e la Resistenza  a Carrara ignorano completamente il  paese di Fossola, -  frazione a nord-ovest della città, sotto il Castello di Moneta –  la quale ha contribuito all’ abbandono definitivo della zona intorno alla Rocca di Moneta tra gli anni 1750/1850. La Storia di Fossola, si svolge, prima con la storia vera e propria, segue la Storia del Castello di Moneta, Le ville di personaggi nobili fossolesi, il paese di Fontia con Santa Lucia, gli artisti fossolesi, i "ciop", la Resistenza, la lotta per la liberazione.
La Chiesa di San Giovanni Battista è reperibile in una Storia a se: sotto "Chiese" >Carrara>"Chiesa di San Giovanni Battista", con i molti reperti trasportati da Moneta  alla chiesa di San Giovanni Battista di Fossola.

Ma vogliamo dare a FOSSOLA quello che è di Fossola, antico villaggio agricolo, con tutte  le peripezie subite, prima con svariate Signorie, dal Medioevo in avanti, ultimamente poi sotto il dominio fascista e tedesco  delle SS e della Wehrmacht. Ma ciò che ha contribuito alla sua espansione è stato il viale XX Settembre,
 al quale deve molto,  in riferimento alle comunicazioni ed ai trasporti, diversamente sarebbe rimasta una piccola, agricola ed agreste frazione di contadini. Questo viale, per Carrara e Vicinanze fu un avvenimento sconvolgente, oltre che per la lunghezza di circa sette  kilometri, anche per la larghezza: circa sette metri ciascun marciapiede e quindici la sede stradale di scorrimento, di cui cinque per le singole direzioni ed al centro altri cinque per il percorso tranviario, per un totale di circa 29 metri, superando le strade più ampie del nostro territorio, che andavano dai tre metri ai cinque, marciapiedi compresi. Il progetto iniziale della costruzione del viale fu l’idea di una tranvia che collegasse i monti col mare. Tale idea fu portata in consiglio comunale alla riunione del 15 gennaio 1904, quindi al progetto esecutivo di una impresa belga, terminato dopo molte vicissitudini e critiche per gli eccessivi  espropri, ed inaugurato nel maggio 1915.  Attualmente la corsia centrale di quindici metri è dedicata esclusivamente ai due sensi di marcia degli automezzi.  Infine asfaltato dopo il 1935.  Misurazione effettuata il 13 Luglio 2008, nel tratto tra lo Stadio e  Sant’Antonio.
L’ingresso a Fossola è tra due canali, il Valenza a monte ed il Bertino a valle (da Tramonti). Fossola è  un paese non tanto lontano dal centro carrarino, con una chiesa, un cimitero, un  ex-cinema, un ufficio postale, alcune scuole e una stazione dei Carabinieri (con precedente sede in via Centrale, al civico numero 8), un Museo del Marmo, uno Stadio dei Marmi, già Parco della Rimembranza. Attualmente è stato intitolato quale Parco della Rimembranze, quello di fronte allo Stadio, chiuso tra una rete metallica.
Il Canale di Fossola, cosiddetto, nasce all’inizio dal Fosso del Bertino assieme al Fosso di Mezzana, quindi col Fosso di Conga forma il Canale di Villa, poi riceve il Canale del Poggione per poi diventare il Canale di Fossola che subito riceve all’incrocio tra via Agricola e via Centrale dietro il Cimitero, il Canale di Lupinara, quindi il Fosso del Levatello  (ex  località conosciuta come la Conchetta) che attraversa la via Agricola, altri fossi minori da Moneta, fino alla piazza Biggi (già piazza Nuova), dove riceve anche il Canale di Marola e sotto i Ponti della già Ferrovia Marmifera di via Silicani, diventa il Canale del Bertino (detto anche Brtin), quindi attraversa il viale XX Settembre dove una volta c’era un Mulino ed ora una chiesa, la Neo-Apostolica, fino alla via Carriona a fianco del Liceo Marconi, quindi si getta nel fiume Carrione. Le località che attraversa sono diverse e si può dire che nasca dall’alta Foce di Ortonovo, tocca la parte bassa della Costa di Bastia, attraversa Grattarola (a basso di Moneta ed a lato del Camposanto), quindi Lupinara e  Navola,  il Mazaped,  arrivando a  Fossola sotto il Viale XX Settembre.

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IL CASTELLO DI MONETA


Il CASTELLO di  MONETA, noto in passato come borgo fortificato di considerevoli dimensioni, risale dalle prime registrazioni nel 1035 ed è contenuta nel Codice Pelavicino, ed è quella che fa testo. Una seconda risale al 1252 sempre di un contratto di certo notaio Pellegrino, ma probabilmente, anzi con certezza  tale Castello ha origini più remote, addirittura origine romane. Almeno tre cortine murarie difendevano la Rocca e  il nucleo abitato, mentre nel punto più alto della collina si trova il cassero, ancor oggi ben conservato nella sua struttura perimetrale. Di forma rettangolare, era fornito di un possente impianto militare, ma separato nettamente dall’ insediamento civile da mura interne ed un ampio fossato,  mentre l’ingresso alla parte centrale era protetto da un ponte lavatoio con fossato sottostante., attualmente rimosso. Il nome, scrive l’Ambrosi deriva dall’epiteto della dea Giunone che aveva  in Roma un cenacolo, quale Juno Moneta Regina, ovvero protettrice della città, anche se altre ipotesi  si sono avanzate circa questo nome, tipo quella che la leggenda fa risalire l’origine ai tempi dei romani, da una famiglia dei Monetij o Munatij proprietari della collina, oppure quale “Ars munita” (costruzione fortificata).  L’occupazione principale dei componenti il borgo era l’agricoltura, ed  i tributi che il Castello incassava dalle Vicinaze  limitrofe, in primis  dai fontiesi, i quali potevano usufruire la protezione nel Castello in caso di guerre, nelle cui mura avrebbero potuto rifugiarsi:  tra cui anche Castelpoggio, Castellaro e Castelbaito nei pressi di Campocecina. Il primo proprietario del “Castrum  de  Moneta”  va attribuito a certo Bondiero, ricevuto in dono dal “Castaldo del Vescovo di Luni”, quindi la proprietà passa ai Pisani, poi a Castruccio Castracani degli Antelminelli, dominatore della Lunigiana e  Lucchesia. Anche se Castracani considerò Moneta poco rimarchevole con secondarie funzioni, la Rocca conobbe un periodo florido (escluse le diatribe con Ortonovo per i pascoli di confine).  Alla morte di Castracani i carraresi firmarono un atto di sottomissione a Gian Galeazzo Visconti. Tutto andò bene sino al 1402 quando l’occupò Giovanni Colonna capitano di ventura, che lo vendette a Paolo Guinigi. Quindi tornarono i Visconti. A questo punto si posero di fronte due pretendenti: Spinetta Campo Fregoso e Giacomo Malaspina. Vinse la tenzone Campo Fregoso signore di Sarzana che per dieci anni, 1450/60, fortificò la Rocca, dove pose una lapide a memoria della ristrutturazione, ora scomparsa.  I Malaspina di Fosdinovo miravano al possesso di Carrara, che ottennero col castello di Moneta ed altri,  in cambio di fondi agricoli in Lombardia. Infatti i Marchesi Malaspina vollero sottoporre alle loro terre tutte le “ville” ( le cosiddette “ville” erano i paesi vicini, dette  poi anche Vicinanze)  ed i “fuochi” (i cosiddetti “fuochi” erano agglomerati di famiglie, quindi chiamati “Ciop”)  ossia, tutte le Vicinanze carraresi, Moneta compresa, che determinò  un periodo florido per la Rocca, e le ragioni principali non erano più quelle militari, così  iniziò l’abbandono dei “fuochi”  nei pressi della Rocca, che si spostarono al piano, nella fossa  circostante il torrente detto anche fosso,  per poter coltivare meglio le terre ed  incrementare l’agricoltura e  la produzione del carbone che in quel tempo era molto richiesto:  da questo “Fosso” nacque il paese di Fossola.  Il “Fosso” stesso era determinato dal torrente poi chiamato Canale di Fossola.  Infatti,  alla  richiesta  “dov t’ sta’ ?”,  la risposta era:“a sto’ ntl Foss là”, quindi “Fossla”, ovvero Fossola.  Sarebbe una bella ipotesi !
Attualmente la Rocca di Moneta, anche se con vari e seri tentativi di riparazioni dall’incuria umana e dalla distruzione naturale precedente e futura e dal terremoto del 1920,  resta pur sempre un avanzo archeologico in via di estinzione, se le autorità non provvederanno definitivamente ad un recupero efficiente: gli uomini aiutano il tempo nella sua opera deleteria.  Attualmente stanno preparando la strada affinché anche un automezzo possa raggiungere la Rocca,  ma l’interno sembra abbandonato.  Nel 1560 venne autorizzata da Papa Pio IV la costruzione di una chiesa intitolata a San Giovanni Battista.   Consacrata l’ 11 aprile 1561 da Ambrogio Viola di Ortonovo, Vescovo di Lacedonia (AV) - (La ricorda una lapide ora sopra l’ingresso della sacrestia della chiesa parrocchiale di Fossola).   Il 10 febbraio 1569 venne eretta   a  Parrocchia, con rogito del notaio Innocenzo Fantozzi di Carrara. Negli anni ’40 quando noi ragazzi, per divertirci, frequentavamo la Rocca di Moneta, c’erano più ruderi in buon stato che attualmente. Nelle nostre discussioni di bambini, emergeva  la leggenda che da Moneta fosse stata  scavata  una galleria che arrivasse fino ad Avenza,  all’altra Rocca Malaspina, detta anche castello Castracani, per cui dovevamo stare attenti a non caderci dentro!
Oggi la rocca è proprietà del Comune di Carrara che l’acquistò dai Dervillé, con rogito a Parigi dove i proprietari risiedevano: ma soltanto la parte della rocca, circa un terzo di tutto il borgo, più le varie strade e passaggi  intersecanti in tutta la zona che un tempo era un grande paese.   Gli altri proprietari, intorno alla rocca sono: Ribani Renzo, che ha costruito una abitazione che occupa nell’estate,  Ribani Paolo, fratello del precedente  entrambi figli di un fratello dello scultore Walter Ribani,  più avanti specificato.  Altri proprietari sono,  Ratti Piergiorgio sul lato del Ciocco e del Tiro a Segno,  il dott.Fabrizio Borghini di fronte a quello che resta del campanile, e la Curia vescovile di Massa, tramite la chiesa parrocchiale di Fossola, proprietaria dell’area della vecchia chiesa diroccata.  Quasi tutti hanno adattato, modernamente, le proprie costruzioni, anche se con materiale quasi simile alla rocca e non. Le varie proprietà si possono vedere sulla planimetria, colorate diversamente.
Fattore positivo, il Comune ha provveduto a costruire una strada, anche se non ancora sistemata, che dal secondo girone della provinciale di Fontia, si inerpica in un tratto asfaltato per circa cinquecento metri, poi torna grezza, ed arriva così sino alla rocca di Moneta, per proseguire attorno al borgo, ma soltanto nella parte verso Fossola, ed unirsi a quella che proviene dal Ciocco, la via Moneta. Il Comune al momento è privo di finanziamenti per cui la sistemazione all’interno, sempre della rocca, non si sa se avverrà e quando. Si spera soltanto nelle sinergie dei privati proprietari e nella strada che potrebbe invogliare qualche impresa a costruire villette e case così da dover sistemare tutto il borgo, con luci, acqua e servizi vari, in modo da renderlo fruibile per eventuali residenti e turisti.

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VILLE

La  Villa BIGGI, costruita negli anni 1912/17 su indicazione dello  scultore e prof. Alessandro Biggi (1848-1926, a cui è dedicata la piazza del paese, chiamata in precedenza Piazza Nuova),   e su progetto dell’architetto Severini, in stile liberty, dove domina il travertino e con un’altra costruzione di mattoni rossi, all’ingresso di piazza San Giovanni, ora in parte demolita, dove   vi alloggiavano il custode e il giardiniere e sotto, a livello della piazza, con le stalle degli animali e  deposito dei calessi.   Ora trasformato in garage. Nel 1885, il prof.Biggi, fu ordinato insegnante all’Accademia di Belle Arti di Carrara dove operò fino agli ultimi anni di vita. Tra i sui capolavori di scultura, oltre al monumento a  Mazzini  a Carrara, ricordiamo il monumento a Felice Cavallotti a  La Spezia, quello a Garibaldi a Taranto ed a Lerici (1895)  e molti altri a Buenos Aires ed in tutta l’Argentina.

L’Accademia di Carrara conserva il ritratto dello scultore e suocero Leopoldo Giromella, e molte altre opere giovanili. Alessandro restò  Sindaco di Carrara dal 19-12-1899 al 28-5-1903.   Morì in tarda età  nel 1926, e riposa nella cappella gentilizia della famiglia Biggi al camposanto di Fossola. Cappella molto malandata da anni ed ora, sempre da anni, in via  di restauro: era sprofondato nella sottostante cripta parte del pavimento e negli anni quaranta era la cappella più bella e più grande di tutto il camposanto. Ora vi riposano, oltre al professor Alessandro, un altro Alessandro poeta, probabile nipote, (ma non so se fu quel tale che era nelle mie classi elementari alle Scuole A.Gentili, già Palazzo delle Scuole di Fossola ed all’asilo sottostante, chiamato “Giardino d’Infanzia” e diretto dalla maestra Lina Dini, con la sorella), unitamente al figlio Antonio Biggi addetto militare a Washington e cavaliere della Repubblica e Vittorio Veneto, industriale, defunto nel 1981, con la moglie Elena Bertolli Biggi anch’essa defunta nel 1981, quindi Anna Giromella Biggi moglie del prof. Alessandro e  Giovanni Giromella, figlio dello scultore,  maestro e suocero di Alessandro, Leopoldo Giromella; inoltre riposa una certa Anna Menchinelli di 9 anni.  La villa poi fu acquistata dai conti  Lattanzi ed in seguito dalla famiglia dei Mausoli, modenesi, quindi passò anni fa, ai Pucciarelli molti dei quali vi soggiornano tuttora, al civico nr. 9, di piazza San Giovanni Battista.


La Villa CUCCHIARI,  ex Villa Baratta, anche conosciuta come Villa della Fiorita, in stile composito ed attualmente quasi moderno, dopo vari rifacimenti durante gli anni ’70 del Novecento, in particolare la parte aggettante con il colonnato che era molto differente dall’originale. Attualmente ci sono tre terrazze nella facciata principale, verso il viale, una sottostante l’altra, contornate da giardini con molti alberi e fioriture. La villa si trova su uno sperone delle pendici del monte di Moneta, immersa originariamente in un vasto parco, ora ridotto per la costruzione a valle di alcune altre ville. Collina circondata da coltivazioni di vigneti, castagni e ulivi, specialità della zona e da vedute stupende che spaziano dalle Cave a nord-est della città, scendendo lungo la valle del fiume Carrione ed il viale XX Settembre, sino al mare. Una cappella con due ingressi, uno a sinistra della scala principale ed una’altro nella retrostante via Moneta, sotto un’arcata con crocifisso in marmo di Carrara. All’interno un altare che rappresenta la presentazione di Gesù al Tempio, e si crede sia opera dello scultore, conte Giovanni Baratta (1670-1747), lo stesso che la fece costruire nel XVIII secolo,  figlio di Isidoro, sepolto nel Duomo di Carrara, poi Baratta della Fiorita. Il nostro Duomo contiene molte opere di questo  scultore carrarino  conte Giovanni, famoso tanto a Firenze che a Lucca, Pisa, Livorno, Pistoia, Sarzana, Genova e Torino.  A Firenze scolpì il gruppo dell’Arcangelo Gabriele e Tobia, che si trova nella chiesa di Santo Spirito, mentre a Pisa, si trova l’altare del Santissimo Sacramento nella chiesa di San Ponziano. Il titolo di conte lo ottenne nel 1731 dal Duca di Massa, grazie alla reputazione guadagnatasi in Italia e fuori e anche presso principi (così  leggasi  nel diploma, specialmente in Spagna dove accumulò ricchezze, tanto da programmare questa villa).   Passò quindi nel 1910 ai Cucchiari, ed  in seguito l’erede Silvio Cucchiari  che fece ammodernare e ristrutturare. Attualmente appartiene alla famiglia Cucchiari che la abita. La famiglia proveniva da Bologna sin dal 1630, e si imparentò con Pellegrino Rossi e con Felice Zaccagna. Tra i più famosi componenti ricordiamo il generale Domenico Cucchiari (1806-1900) ed il nipote Avv.Giovanni, sindaco di Carrara, dal 17-4-1909  al  22-8-1913.   Hanno la cappella gentilizia al cimitero monumentale di  Marcognano, in stile neogotico, che ha sofferto per troppi anni di abbandono ed  incuria, con grande degrado dei particolari architettonici e che dovrebbe essere completamente restaurata.

La villa dei Conti DEL MEDICO, in stile prettamente settecentesco,  poi dopo ripetuti interventi e rifacimenti, prevalentemente liberty, poi in chiave neoclassica. Costituita da un edificio con massiccio corpo centrale avanzato con scalone marmoreo e con lateralmente due ali munite di gallerie, rientranti, che conferiscono a tutto il volume un movimentato aspetto, anche per i decori in marmi e alcune grotte fontane, mentre a destra prosegue con la “limonaia” alla cui centrale sommità, sopra un colossale timpano, sorretto da semicolonne doriche, come ha precisato il conte architetto Corrado Lattanzi, è posta l’insegna gentilizia, stemma di famiglia. Sul davanti della facciata, verso il Corvenale, ha uno stretto e lungo giardino, disegnato all’italiana, limitato da una balaustra marmorea sopra un alto muro,  che prosegue verso il basso con terreno scosceso e  piane coltivate a fiori ed alcuni alberi, ed un muro di cinta finale che ne delimita la proprietà. Nel retro, si apre la cappella accessibile anche dall’esterno, ed all’altezza del primo piano, una costruzione  rustica in stato di abbandono e quasi in disfacimento, in cui si intravvede,  probabilmente un vecchio forno alimentare. C’è anche l’ingresso degli attuali custodi, che risulta in avanzato decadimento anche per l’umidità della zona.  Infatti l’originale color  rosso-cybeo è del tutto “svanito”. Dalla villa si ha una veduta che spazia dai bacini marmiferi, lungo la valle verso il mare e tutta la costa apuano-versigliese
La famiglia è originaria di Seravezza,  Fabio è il capostipite ed  un successore,   Matteo si trasferì a Carrara negli anni del 1600 dove sposò certa Angela, proveniente da Sorgnano, generando il figlio Filippo che incominciò il commercio del marmo, da Torano in tutta Europa. Seguì il fratello Francesco, quindi Andrea, di nuovo un Francesco che sposa Francesca Staffetti,  Andrea che sposa Eleonora Ceccopieri, Carlo, Francesco Antonio che sposa Anna Pisani, e il figlio Carlo che nel 1889 chiuse il casato. Solo verso l’inizio del 1800 ridussero tale attività per mancanza di esportazioni marmifere, dovuta alla crisi generale del marmo, e iniziarono altra attività  sempre nel marmo come decorazioni architettoniche, le pavimentazioni, i rivestimenti interni ed esterni, ed in particolare verso l’agricoltura acquistando terreni produttivi specialmente ad Avenza, verso il mare, per trovare altre fonti di guadagni e sostentamenti economici, cominciando dal prendere in affitto tutti i beni dei Cybo-Malaspina nella zona apuana ed altrove.  La villa, costruzione del 1700  nei colori bianco e  rosso-cybeo  ormai sbiadito,  nei pressi della località  “Il Pino”  (così chiamata per un enorme albero abbattuto nel 1931  in seguito ad un violento uragano), è conosciuta anche come “Villa  della  Contessa”  alludendo all’ultima, la contessa Giulia Del Medico De Juliis, scomparsa il 2 febbraio 1982 a La Spezia  attualmente sepolta nella cappella gentilizia del cimitero di Fossola, dove riposa anche il figlio Lionel defunto nel 2002,  mentre il conte Francesco Antonio Del Medico ha una pietra tombale nell’Oratorio dell’Assunzione delle chiesa parrocchiale di S.Giovanni Battista, ed un altro  Del Medico, conte Andrea nel 1840 chiese per primo al Duca di Modena, Francesco IV, l’autorizzazione a costruire una linea ferroviaria per il trasporto dei Marmi, la futura Ferrovia Marmifera che dopo numerose e difficili trattative venne inaugurata in tutti  i suoi tronconi nel 1890, dopo ben 50 anni di tribolazioni e vicissitudini:
(vedi la Storia della Marmifera in "Storia", con La Marmifera ed anche "Ponti di Anderlino", essendo una struttura statale, da Avenza a Carrara S.Martino)
Ancora  don Pietro Del Medico che si dedicò alla costruzione della Chiesa Santuario della Madonna delle Grazie alla  Lugnola, arredando tutto l’interno e gli altari con marmi pregiati e colorati.  Mentre Domenico del Medico nel settembre 1702 viene nominato da Carlo Cybo Malaspina “Comandante la Compagnia di Moneta e Fonthia” (sic), e nel marzo 1710 “Capitano delle Artiglierie del Castello di Avenza”.  
I  Del Medico furono insigniti nel 1771 di nobiltà da Pietro Leopoldo Granduca di Toscana, sposando Eleonora Ceccopieri, dei conti massesi, e per tutto il Settecento  restarono la famiglia più potente per censo e nobiltà a Carrara, e con tale credito presero contatti con le maggiori corti europee (altre fonti dichiarano che i  Del Medico vennero insigniti del titolo di conti da un nobile di Guastalla).  Ebbero in proprietà il  “Casino di Caccia a Monteverde”,  (detto “I Palazzetti”),
costruzione a forma rettangolare e con una profondità, verso il monte, di oltre cento metri, che la leggenda volle invasa da fantasmi ed è per questo che il costone su cui sorge venne chiamato   “La Costaccia“.  L’interno è  tutto ricoperto da pietrame ed alberi di pino e ulivo e verso il fondo da cipressi con cespugli e con alcuni locali laterali abbandonati, da sembrare ricoveri per animali. Nelle torrette, senza tetto, ci sono scale pericolanti infisse nei muri, tubi di scarico quasi medievali, locali piccoli e bassi.  E’ una costruzione a due torrette, che si trova in alto della via Carducci  a  Monteverde e sotto Santa Lucia, attuale proprietà della famiglia Figaia sempre di Carrara, che serviva per le battute di caccia e per il tempo libero. Attualmente questo “casino”   è totalmente abbandonato da molti, molti anni, ed in procinto di distruzione di quel poco che rimane per le incurie naturali del tempo. Negli anni ’40  le due torri avevano ancora il tetto e le scale accessibili,  attualmente ne sono prive. Anche in questo “casino”  vi figura uno stemma marmoreo che raffigura le armi ignote di un prelato di alto lignaggio, vescovo  oppure cardinale. Ma di questo stemma non vi è storia che lo giustifichi. Come si può vedere i conti Del Medico ebbero molta importanza nella storia di Fossola ed  in particolare in quella di Carrara, dove nella piazza Alberica vi è l’abitazione simbolo della loro potenza.  Oggi  la villa Del Medico è di proprietà dei conti Lattanzi, ma tutte le ex  proprietà dei Del Medico a  Fossola sembra debbano andare in rovina, cappella gentilizia compresa (con due sole salme) e poco curata, anche se un’altra cappella gentilizia si trova nella villa Ceci-Del Medico di Marina, dove riposa l’antenato conte Carlo Del Medico Staffetti (1734-1795), con la moglie inglese Phoebe Lefroy (che generarono tre figli tra cui Filippo Antonio, sopracitato) e che la Phoebe esercitò  proprio nella villa di Fossola un raffinato e  particolare attento miglioramento.
Nel volume di Borgioli-Gemignani “Carrara e la sua gente”  del 1977,  si descrivono i Palazzetti  con un “fronte a colonnato”. Attualmente non c’è alcuna traccia di colonnati, ma sul fronte esiste un lungo muro che unisce le due apparenti torrette  laterali, a suo tempo collegate da una balaustra in marmo, ora mancante, mentre al centro di tale muro si vede il segno di una porta centrale, successivamente chiusa, probabile ingresso principale a tutta la costruzione, oppure un rientro chiuso a portale aforma di arco e con sopra questo grande giardino terrazzato ad uso belvedere verso le Cave, il Corvenale e  il mare.

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FONTIA E ORATORIO DI SANTA LUCIA

FONTIA è un villaggio ridente anche se racchiuso tra colline e valli, con una strada provinciale che la collega alla sottostante Fossola, quindi al viale XX Settembre proseguendo per Carrara oppure, al contrario, per Marina di Carrara: abbastanza collegata bene a tutta la provincia. L’altro proseguimento della strada provinciale verso Ortonovo la collega con la provincia di La Spezia.  Si trova all’altezza di 330 metri sul livello del mare (mentre la punta di Santa Lucia è a 380 metri), e possiede una antica piccola chiesa di S.Nicolò con un storico altare policromo in marmi bianco e colorati e due artistiche statue, una di Santa Lucia protettrice del paese e l’altra di S.Nicolò a cui è dedicata la chiesa. Contiene altari e accessori  del ‘700 (preciso che il santo, Nicolò così si scrive, mentre altre pubblicazioni alludono a certo Nicola, oppure Niccolò: infatti nel paese stesso c’è la via S.Nicolò, oltre alla chiesa, che avrebbe necessità di riparazioni urgenti e costose). Attualmente chiusa per sicurezza. Venne riconosciuta Parrocchia alla fine del XIV secolo.  L’ 8 dicembre 1442 con atto, stilato nella sacrestia di S.Maria di Sarzana staccava  la chiesa di Fontia dalla parrocchia di S.Martino di Yliolo (Casano) che a sua volta dipendeva dal Capitolo lunense, finché Giacomo Malaspina chiede che le entrate di Fontia venissero finalizzate alla chiesa stessa  e alla parrocchia, ma soltanto nel 1822 passerà al Vicariato di Carrara nella Diocesi di Massa. L’archivio parrocchiale risale al 1645.  Lungo le strade del paese si notano molte “formelle”  affisse quasi in ogni casa sopra l’ingresso oppure di fianco ed anche nelle mura laterali e tutte richiamano una immagine sacra con una dicitura sottostante la formella stessa,  anche solo una data oppure un augurio di benedizione per la casa. I nomi più comuni nel borgo sono Casté,  Baccioli e Corsini.  Anticamente era tributaria della Rocca di Moneta per quanto riguarda il pagamento di sostanziosi tributi per essere certi  della difesa,  fra le mura del Castello, in caso di guerre.  Di bello, il paese,  ha le vedute panoramiche. Dal piazzale di Santa Lucia si possono ammirare le Alpi Apuane, scendendo verso tutta la valle del Carrione sino a Marina di Carrara e dalla Marina di Pisa sino a tutto il golfo di La Spezia con Sarzana, Portovenere, l’isola Palmaria, Tino e Tinetto, e l’entroterra alle spalle di Sarzana con tutti i paesi sulle cime delle colline.  Nelle giornate terse si può vedere l’isola Gorgona molto bene,  ed in quelle particolarmente limpide, intravvedere anche la punta nord della Corsica.  Il piazzale aveva grossi cipressi, dove ora ci sono cinque o sei  pini, sui quali i ragazzi si arrampicavano. Attualmente tutta la zona è cosparsa di molte, ma veramente troppe antenne televisive e di comunicazione, una decina di alberi in metallo con ciascuno più di venti antenne e  ripetitori di ogni grandezza, che emettono un fastidioso rumore: infatti vicino ci sono soltanto un cimitero e  la chiesetta di Santa Lucia.
Sulla parete, a destra della facciata della chiesetta della Santa c’è una lapide:
IN QUESTA CHIESA
SOLDATI
GIA’ DA DIVERSE BANDIERE DIVISI
SI TROVARONO FERITI
E FU SOLLIEVO AL LORO DOLORE
LA FEDE IN CRISTO
CHE IGNORA NEMICI E BATTAGLIE
ED IN ESSA MORIRONO FRATELLI
E  POPOLO  DI  FONTIA
VOLLE
RICOSTRUITA QUESTA CHIESA
AUSPICANDO
UOMINI CHE NON SAPPIANO INCOMPRENSIONE
MA PACE ED AMORE SOLTANTO
15 – 4 – 1945     17 – 4 – 1966

La scritta commemorativa rinnovata l’ 11 Settembre 2008, alla presenza di molte autorità e del Sindaco di Carrara, e rappresentanti del Sindaco di Massa e  Montignoso, poiché molte parole, logorate dal tempo e dalle intemperie, non si leggevano.
L’oratorio di Santa Lucia
, costruito nel  XVII secolo,  fu dapprima cappella del vicino cimitero, poi chiesa dedicata al culto, attualmente un po’ abbandonata e quasi sempre chiusa.
Ma le funzioni che avvenivano in San Nicolò, al centro di Fontia, attualmente si svolgono a Santa Lucia la domenica mattina.  Il 28 Settembre 1944 venne ucciso un tedesco ed uno rimase ferito, entrambi della Wehrmacht. La chiesa fu distrutta con cannonate sparate da SS dalla Punta Bianca e dall’isola La Palmaria il 15 Aprile 1945 e vi furono uccisi molti soldati tra tedeschi ed americani, tra cui il colonnello John Phelan che comandava la 1a Brigata del 473° Reggimento della 5a Armata americana, e del 370º reggimento fanteria, ora sepolto a New York nella U.S. Military Academya West Point.  Fu posto all’interno della chiesa un ospedale militare, nel crollo morirono nazisti ed americani, in quella sfortunata mattina del 15 aprile 1945. La chiesa fu ricostruita nello stesso sito, inaugurata il 16 aprile 1965 dall’allora vescovo Carlo Boiardi. Accanto alla Chiesa vi è il cimitero. All'interno di esso, si trova una cappella con le lapidi dei morti fontiesi durante i conflitti mondiali, sia civili che militari. Il cimitero inoltre, è soggetto a vincolo architettonico - monumentale.
Un altro graduato americano di fronte ad un tedesco che teneva le mani dietro la nuca, in segno di resa,  si avvicinò per arrestarlo quando il tedesco che aveva nascosto una bomba a  mano nelle mani, lanciò l’ordigno facendolo esplodere in pieno sul graduato americano che saltò  per aria. A  Fontia, in posizione strategica per la vista su tutta la pianura antistante il mare, vi furono feroci  battaglie poco raccontate e risultò un posto di deposito di molte munizione pronte per la difesa della Linea Gotica.  Il sig. Piero Rocchi, circa ottantenne, fontiese, che ora vive a Casano, rammenta una cannonata che colpì  in pieno una donna a Santa Lucia, dove la parte più grande, di ciò che era rimasto, fu una mano. Due ragazzi, all’ingresso del paese, si trastullavano sopra un carro armato, visto per la prima volta. Quando si mise in moto, il più piccolo pose un piede sul cingolo e fu trascinato sotto il mezzo che lo schiacciò, l’altro ragazzo si salvò, mentre l’americano che guidava il carro svenne per l’emozione subita. L’undicenne morto era Marino Corsini, nato nel 1934 e morto nel 1945.  Sempre il signor Rocchi mi conferma che a Santa Lucia venne, per una visita veloce,  anche il Feldmaresciallo Erwin Johannes Rommel  per osservare le posizioni d’eventuale difesa delle truppe tedesche, ed anche in quegli anni, si dice che venne direttamene Albert Kesserling, noto generale tedesco, a visionare i lavori sulla linea. Naturalmente queste affermazioni sono tutte da confermare. Alla sinistra della facciata fu posta la su riportata lapide, dopo l’ inaugurazione della ricostruzione avvenuta il 19 Aprile 1965 con il Vescovo delle Diocesi di Massa S.E. Mons. Carlo Boiardi.  L’altare, bella scultura settecentesca, venne quasi distrutto, ma i resti non si sa che fine abbiano fatto. Nella chiesetta  lo scultore Arturo Dazzi  vi pose un grande dipinto che raffigura “L’Angelo della Pace”.  L’Attuale altare con bassorilievi raffiguranti San Nicolò e  Santa Lucia, è del dopoguerra.

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SCORCI DI STORIA, DI GUERRA DI RESISTENZA, DI LIBERAZIONE

Mentre la sede della Wehrmach era nell’attuale via Moneta,  in una casa al civico 34, attualmente occupata dalla famiglia Corbani.   Sempre nella via Moneta, ex apertura terreno agricolo, a basso della Villa Cucchiari, attuale civico  nr. 7, c’erano prati e boschi che si estendevano verso la parte di monte che conduce al Tiro a Segno: attualmente ci sono le ville dei signori Nori-Cucchiari, Latorraca, e  Raffo.  I  Nori non so se sono parenti del famoso Avv.Oreste Nori, legale della Banca Commerciale di Carrara, che abitava sul viale XX Settembre a Fossola, nella villa dove attualmente c’è l’Associazione Industriali di Carrara, prima dell’Istituto Commerciale Zaccagna, venendo dal mare. Fu tumulato nel Cimitero di Fossola, nella terra, loculi a pagamento trentennali, proprio vicino all’ingresso di via Centrale, ma attualmente figura scassato, ovvero tolte le ossa  e  poste in un piccolo ossario, a lato della via Agricola, sempre all’interno del cimitero.
Noi, la mia famiglia, sfollammo a  Bedizzano  dove si rimase per circa sei mesi in casa di una parente (famiglia Del Frate, il capofamiglia era un “MaiMorto”, ovvero un componente la Milizia Mussolini, poi condannato per tale appartenenza, anche se una brava persona). La parentela avvenne perché una sorella di mia madre, partorendo un figlio, morì. Questo figlio fu “dato a balia”  alla moglie di certo Del Frate, Iolanda, che allora si  mormorava fosse levatrice, e  lo allevò: cosa abbastanza consueta di quei tempi (prima del 1925/30), trattandolo come un proprio figlio.  Ricordo che negli spostamenti da Bedizzano, passavamo attraverso le Canalie, dove si potevano osservare nuclei familiari che vivevano nelle grotte,  sfollati dal Mazaped , per far sì che i soldati della Wehrmacht potessero far saltare la frazione,  si rifugiarono provvisoriamente nelle grotte delle Canalie, dove in quel periodo non si trovava più una grotta libera perché anche gli sfollati di Avenza e Massa (i primi per bombardamenti con case distrutte, i secondi con l’obbligo di abbandonare la città), occuparono quei miseri e disponibili spazi: si vedevano grotte con all’ingresso tende, lastre di lamiere, cartelloni pubblicitari tolti dai luoghi predisposti per creare un po’ di intimità all’interno, sedie sugli ingressi per respirare un po’ aria fresca, catini all’esterno delle stesse grotte per poter svolgere attività igieniche e quant’altro potesse necessitare ad una famiglia numerosa all’interno alloggiata, anzi accampata. A Bedizzano attraverso la finestra, in fronte ai ravaneti ed alle gallerie della Marmifera,   si vedevano i vari conflitti tra SS e Partigiani, con uccisioni ed evidenti prepotenze: un partigiano, di fronte all’ingresso della galleria,  colpito rotolò lungo i  ravaneti ed una donna che correva affannata verso quel corpo rotolante, fu uccisa brutalmente quando aveva quasi raggiunto il probabile parente. Restarono in quella posizione per alcuni giorni.
Si tornò presso il nonno materno a Stabbio, esattamente in via Carriona (attuale civico nr.198 in una casa detta il “Casone” per l’enorme agglomerato di famiglie, circa 20, che la occupavano), tutti parenti tra di loro, visto che l'antenato Alessandro Piccini, mi dicevano un prete spretato, costruì tale "Casone" per alloggiare gli otto figli, ed era il nonno di mia madre, il quale fece costruire anche l'oratorio detto di San Michele, una deliziosa chiesetta sul lato dell'ingresso e confinante con la via Carriona, con pregevoli quadri ad olio su tela, tra cui "La Sacra Famiglia" con la Vergine che tiene sulle ginocchia il suo bambino, il quale scherza con San Giovanni ed avente alla sua destra Santa Elisabetta ed a sinistra San Giuseppe: peccato che questa opera sia stata danneggiata più che dalle intemperie, da una imperdonabile non curanza, in un paese di artisti! Le proprietà dei Piccini andavano dal Tiro a Segno sino a Galizia-Muraglia-Monte Greco, prima ancora della costruzione del Viale XX Settembre.
Questo “Casone” aveva all’ingresso di via Carriona una deliziosa chiesetta,  poi abbandonata ed attualmente distrutta, nella quale avevo assistito nel 1944  ad una sola Santa Messa officiata dall'arciprete Parroco di Fossola don Carlo Pisani,  e  facendo proseguire il muro di cinta del “Casone”  il quale ha cancellato lo spazio e la facciata che era sulla via Carriona stessa. Qui  si restò quasi fino alla fine della guerra, poi andammo ad abitare all’inizio di via Tiro a Segno, dal momento che vivevamo in quattro in un locale. La costruzione del “Casone” fu eseguita per ordine di un mio bisnonno che ebbe ben  otto figli, ai quali diede a ciascuno un appartamento nel “Casone” stesso. Poi col passare degli anni tali appartamenti furono venduti o passati di proprietà per cui la parentela si estinse, ed attualmente dei Piccini, antichi proprietari sino al confine di Galizia, si sono perse le tracce e la discendenza diretta, anche se alcuni nipoti e pronipoti sono viventi: uno nella zona di Fossola e l'altro nella zona di Avenza.
Anche qui, a Stabbio, quando bombardarono la Villa Ascoli, credo nel  Luglio 1944, allora in stile neoclassico, sopra il nostro “Casone”, e dove alloggiava un ospedale tedesco con sul tetto dipinta la grande croce bianca,  si trovarono negli orti vicini, compreso quello di mio nonno, pezzi di braccia, gambe, tronchi, mani con anelli, teste di tedeschi allora ricoverati: quando si andava a prendere qualche frutto dell’orto si trovavano pezzi  di dita, di orecchie, e vari altri componenti dei corpi saltati per aria. Si ritrovarono per molto tempo ancora, quando si vangava o si lavoravano i terreni,  ma allora non se ne faceva gran ribrezzo, visto a cosa eravamo abituati ad assistere.  Infatti sul tetto del “Casone” vi saltò una testa con una fasciatura di fazzoletto, dal sottomento che si annodava sulla testa,  e vi rimase siano al 1947, quando il Comune mandò un incaricato a toglierla e  prelevarla, visto che gli inquilini del “Casone” non avevano il coraggio di rimuoverla. Preferivano mettere nel locale sottostante una bacinella sul pavimento per la raccolta dell’ acqua piovana, poiché la testa  nel cadere aveva  rotto i tegoli, o coppi del tetto, facendo piovere in casa.  Ora in via Carriona al civico 117, ex terreno con giardini già dei signori Ascoli, vi sono ben quattro ville: una dei Mazzuchelli  dove un tempo c’era la cappella funeraria ed il ripostiglio degli attrezzi di giardinaggio, al confine con la proprietà Fabbricotti,  una dei Bertolini nella residenza principale centrale, allora unica,  con almeno sei famiglie dei Bertolini stessi.  Attualmente si chiama Villa Bertolini già Triscornia: come passa il tempo !  Mentre nella dependance degli Ascoli ci sono le famiglie Piccini-Colombi e Borzone-Arrighi. Nella casa dei servizi, dove abitavano i camerieri, cuochi, giardinieri e la sig.ra Anna, responsabile dei servizi  nella villa padronale, si trovano le famiglie Nicolini-Pellegrini e Collavoli-Scroglieri e tutte con i relativi garage e giardini, mentre nei terreni più alti sorgono altre costruzioni.  Potete immaginarvi quanto era grande l’originale terreno che occupava la Villa Ascoli !  Inoltre, un Ascoli Vittorio,  frequentava a Fossola la mia stessa classe elementare, ad ogni mezzogiorno e mezzo veniva una o due cameriere a prelevarlo di fronte alla scuola stessa e ciò mi meravigliava molto. Quando pioveva veniva una macchina a  ritirarlo e questo mi sorprendeva per tutta quella attenzione. Stavo a guardare le cameriere tutte vestite di bianco e blu con la crestina in testa,  prendevano per mano il bambino, sparivano dietro la chiesa parrocchiale, e subito si avviavano verso il termine della via Milazzo per immettersi sulla via Moneta che conduce a Stabbio e da lì alla villa residenziale sulla via Carriona.
Ma torniamo a Fossola, al Mazaped : la zona ormai fatta saltare.  Io stesso  avevo assistito dal mattino alla distruzione, dal Zòc ovvero dal Ciocco, la collina prima di arrivare al Castello di Moneta. Verso mezzogiorno saltò anche la mia casa e ci rimasi così male che me ne tornai  a Stabbio, dove trovai la mia famiglia indaffarata a cuocere le lasagne nel paiolo al camino. Comunicai loro la notizia e mia zia Vienna mi disse di non pensarci troppo. Alcuni giorni dopo  ci  recammo a costatare il disastro e la zona era tutta macerie,  le case erano state  rase al suolo, non si vedevano che avanzi di mura diroccate, qualche mobile emergeva da tali macerie, residuo rimasto perché troppo grande da trasportare, alberi e  aie non si riconoscevano, orti pieni di detriti, la strada impossibile da percorrere: era un “rizzolat”, ovvero strada selciata, ricoperta di sassi di fiume, tondeggianti, per il passaggio pedonale dei vari abitanti ed anche perché era l’unica strada pedonale che conduceva a Fontia, particolarmente percorsa dalle lattaie che vendevano il latte, la ricotta, il formaggio, ed altre che portavano a domicilio verdure varie ed anche legna da ardere nei camini dei benestanti.   Allora sulla provinciale di asfaltatura neppure a discuterne, mentre  attualmente è tutta asfaltata, da Fontia Santa Lucia e oltre sino alla piazza Alessandro Biggi, proseguendo poi per via Silicani sino al Viale XX Settembre.  A dir la verità, strade che conducono al paese attualmente ce ne sono due: una, dal viale XX Settembre prosegue per la via Milazzo sino alla chiesa, quindi la via Centrale sin dietro il Cimitero, passando per la frazione Còrsi (il fondo valle sotto il Castello di Moneta). L’altra, la via Agricola che porta al cimitero di Fossola e proseguono entrambe sulla provinciale o  Strada Nuova per Fontia e  Ortonovo, quindi scende per arrivare all’Aurelia. Voglio precisare che il nome “Còrsi” della frazione,  deriva dai suoi abitanti, soldati della Corsica, a cui fanno riferimento gli autori Borgioli-Gemignani nel loro secondo volume, ristampato ed ampliato nel 2004, di “Carrara e la sua Gente” : come pure il cognome  Pisani.
La mia casa è stata una delle poche che non fu ricostruita, per divergenze con parenti. Infatti esiste ancora tale spazio ricoperto dalle macerie stesse di allora. Era rimasto un angolo di casa sulla via Agricola,  ma fu abbattuto dai compaesani per dare un senso meno evidente di residuo bellico. Non si ricostruì neppure in seguito perché la zona è tra le meno soleggiate di tutta la provincia: infatti il sole l’inverno tramonta dietro il Monte di Santa Lucia verso le due del pomeriggio e  l’estate verso le cinque/sei di sera, quando altrove nell’estate il sole tramonta alle nove di sera dietro il Castellaro. E’ una frazione abbastanza infelice, chiusa da colline nei tre lati del paese, con una apertura verso Massa: non si vede né mare né cave, ma soltanto la cima della Brugiana e  la Villa Dervillè e naturalmente il Castello di Moneta, ma tutte in posizioni alte.
A proposito delle zone che si possono vedere dal paese basso, verso Massa, sul monte del Corvenale, nel crinale di Monte Greco, si intravvede la Villa MURAGLIA (più verso Carrara della Dervillé),  dove si era instaurato il comando tedesco,  ed il 10 Luglio 1944 fu centrata da una bomba americana, e nella nostra stanza che si trovava nel “Casone” a Stabbio, arrivò una scheggia che rovino l’armadio della camera di mia madre:  lo specchio della porta centrale e parte della cornice dove c’era la serratura furono allora totalmente danneggiati, e nel dopoguerra ripararti.  La ex villa Muraglia ora abitata da un pronipote, Carlo Gattini e famiglia (i Gattini provengono da Bedizzano),  fu colpita da un ordigno a  ossigeno liquido che oltre a devastare la casa incendiò tutto quanto si trovava nelle vicinanze, morirono diciassette persone, tra cui  sette parenti della famiglia Muraglia ed altre persone nel rifugio antiaereo che si trovava in un’arcata al disotto dell’angolo verso la Brugiana.  La costruzione che si compone di due edifici, uno neogotico e l’altro liberty, fu acquistato dal capostipite Cirillo Muraglia per un puntiglio con Carlo (Carlaz) Fabbricotti:  pare che Carlaz avesse chiesto cinque lire (d’argento e dell’epoca) pensando che nessuno avrebbe avuto il coraggio di acquistare tale collina, invece  Cirillo Muraglia gli versò seduta stante la cifra richiesta  e  Carlaz di fronte agli amici, in un locale di Forte dei Marmi, non ha potuto tirarsi indietro, e cedette così il Corvenale.  L’ingresso, con logge,  è sulla provinciale Carrara-Avenza, in stile neogotico, nel colore che dominava le costruzioni ducali, bianco e  rosso-cybeo (o rosso-mattone, a secondo delle sfumature).  Tornando all’ occupazione tedesca,  quando sganciarono la bomba i  nazisti già si erano spostati alla villa Dervillé, (chiamata anche Villa “Il Monticello”) ora occupata dalle famiglie Vanelli, mentre nella villa Muraglia le SS avevano abbattuto la ringhiera in cemento del giardino ottocentesco,  ricco di palme, lecci, magnolie e  cedri, antistante viale XX Settembre,  per porre sotto gli alberi, mimetizzati, cannoncini e mitragliatrici puntati verso Fossola e Santa Lucia, ma poi la situazione andò diversamente, come tutti sappiamo: i nazisti dovettero abbandonare tutta la provincia per ritirarsi verso il Nord Italia, non senza  lasciarsi dietro molti tragici avvenimenti.

A seguito, credo dopo il 3 Ottobre 1944  (in questa data si mormorava che il ponte avesse una carica di esplosivo),  fecero saltare il ponte che si trovava alla “Fossa dei Leoni”, vecchio Stadio di Carrara (di sicuro dopo il trasferimento del Comando Tedesco avvenuto l’8 Novembre 1944, da Via Garibaldi a Carrara, alla Villa Lazzerini  sul viale XX settembre 262,  presso l’attuale Stadio dei Marmi, poi divenuta villa Poli ed attualmente con studio ed abitazione della dottoressa Loredana Lembo).  Nell’attuale Stadio dei Marmi in quegli anni c’era il meraviglioso Parco della Rimembranza dove i germanici avevano depositato molte armi e munizioni. Era uno stupendo Parco, con un grande ingresso in ferro battuto e marmi massicci bianchi, (veramente di ingressi ne aveva minimo tre), con aiuole ricche di pini, lecci, cedri e querce, mentre il muro di confine era coperto da siepi di ligustri, con foglie persistenti, ad arricchito all’interno di panchine e  gazebi.  Tutto questo dopo il trasferimento del comando perché l’abbattimento del ponte al vecchio stadio (Fossa), avrebbe impedito il movimento di automezzi con Carrara città.  Lo spostamento d’aria della deflagrazione ruppe la nostra unica porta dell’unico locale dove abitavamo al “Casone” di Stabbio.  Tale distruzione del ponte,  in località Ortomurano conosciuta anche come “Villaggio della Sapienza” per la residenza di molti insegnanti, portò enormi disagi a tutta la popolazione di Carrara. Infatti tale distruzione tagliò viale XX Settembre in due, che era  la strada principale di collegamento con il resto della città e dintorni, isolando la stazione ferroviaria di Avenza, la zona industriale, il porto, anche se c’era la strada Carriona che poteva supplire in parte, ricordandoci che non era asfaltata né tanto praticabile da mezzi pubblici, per i molti ponti bassi, come pure la provinciale per Massa.  Infatti i servizi dei tram collegavano Marina/Avenza con il Ponte del vecchio  Stadio, mentre altri tram collegavano l’altra parte del Ponte dello Stadio con Piazza Farini in città, avendo provveduto a riparare il ponte con impalcature e tavole in legno, i passeggeri attraversavano a piedi il Ponte per recarsi sul successivo tratto e salire sul secondo mezzo pubblico. Noi ragazzi , birichini, ci mettevamo sotto tali tavole a guardare attraverso le fessure, le donne che transitavano sul ponticello di legno per vederle tra le gambe!
Il paese e la città ricordano anche un Partigiano della Resistenza,  Azzolino Marselli, detto Lino, che riposa in un forno (loculo detto “fornetto” ) nella parte alta del cimitero di Fossola.  Su questa figura, ucciso dai tedeschi il 29 Novembre 1944  (a diciannove anni) nella zona di Castelpoggio in seguito ad  un cannoneggiamento proveniente dalla Punta Bianca, apparteneva alla formazione “Parodi” comandata da “Mario”, già Francesco Tosi, che dopo tale avvenimento si sbandò e  i suoi uomini abbandonarono la zona di Castelpoggio.  La “Parodi” nacque dall’ex “Banda Partigiana di La Spezia – 340° Compagnia” situata nella zona di Bardine S.Terenzo Monti.  Di questa “Parodi” faceva  parte un altro fossolese  del 1915, “Gualtiero” ovvero Walter Valentini.  La formazione, composta da 100/150  uomini, si dichiara di posizione socialista con il “Capuralin”, ovvero Giovanni Bernardi, creando la “Muccini”, e rimanendo nella Brigata “Lunense”, collocata a Castelpoggio, con distaccamenti a  Marciaso e  Forte Bastione  (detto tra parentesi nella Muccini  militava anche un celebre attore degli anni passati, vivente, Pasquale Gabriele Ferzetti detto Gabriele (Roma, 17 marzo 1925).  La “Parodi” quale prima formazione carrarese creatasi dopo la morte di Lino Parodi, un ventenne, nel mezzo di un combattimento con tedeschi a Cànova nell’aullese, il 24 luglio 1944. Il paese di Fossola ha dedicato a Marselli una strada e un vicolo. Infatti percorrendo tale vicolo si arriva al “Ciop d’l Zabon”, quello che un tempo il Cioppo era una specie di agglomerato di famiglie ed  indirizzo per ritrovare i nuclei che scesi  da Moneta occuparono la zona del Fosso (poi chiamata Fossola), ma non avendo un indirizzo si riconoscevano tali zone con il nome di una prevalente famiglia che lo occupava, ovvero il Cioppo dei Zabboni (vedi la scritta nella nicchia alla Madonna in piazza A.Biggi: “Fratelli  Zabboni  1776”.  Sulla storia del “Ciop” si possono elencare ipotesi tra cui quella che la parola “Ciop” significhi agglomerato di abitazioni e famiglie, residuo della migrazione da Moneta verso il Fosso, ovvero verso Fossola, dove non esistevano indirizzi precisi per individuare una famiglia, una persona specifica, come oggi una strada ed un numero civico, quindi si crearono i vari “Ciop”: ‘l Ciop d’l Mazaped  in via Agricola, ‘l Ciop d’l Lvated  sulla vecchia strada pedonale per Fontia, ‘l Ciop di Corsi, ‘l Ciop d’l Topon, ‘l Ciop d’la Bissa, ‘l Ciop d’la Baccalà in Piazza Nuova, ‘l Ciop d’la Lasagna sopra la Madonnina, ‘l Ciop d’l Zrman e d’la Fugazzina in via Centrale, d’l Roman in via Magenta,  d’l Moz  in via del Pino, d’l Lepr e quel d’la Badera in via Silvio Pellico, ‘l Ciop d’l Capdet in via Moneta alta  e  da Ricò in via Moneta bassa:  infatti questi nomi, Mazaped,  Lvated, Corsi ed altri devono corrispondere a nomi o sopranomi di famiglie allora esistenti,  per creare zone specifiche in modo da rintracciare famiglie e persone.  Mentre “’l  zoc”, ovvero il Ciocco   è una variazione del vocabolo “Ciop”.  Sono ipotesi che potrebbero essere veritiere.  Il Ciocco poi, come Fontia, è pieno di Maestà e di “formelle” appiccicate alle case, quale segno di profonda religiosità.
Comunque queste “formelle” e queste Maestà,  segno di devozione, sono sparse un po’ ovunque in tutto il paese di Fossola e dintorni.
Ma anche un’iscrizione sulla piazza San Giovanni, di fronte alla chiesa e sotto la grande meridiana di marmo con sopra un cartiglio che avrebbe, probabilmente, avuto la scrittura in latino e  tradotta dovrebbe corrispondere a “Il sole e l’ombra insegnino  a rispettare il tempo, la vita e la morte”.  L’ombra citata avrebbe dovuto essere lo gnomone, ora mancante, che segnava le ore sulla meridiana, con l’ombra. Vicino, una statuetta  posta in una nicchia, di San Giovanni Battista  (lo stile della statuetta ricorda gli scultori di Moneta).  
Invece la scritta sulla lapide ricorda chi ha dato la vita per difenderci dagli invasori nell’ultima guerra di Resistenza:
8 – 9 -1943 25 – 4 – 1945
ERESSERO MONUMENTO ALLA LIBERTA’
CADENDO PER LA PATRIA
- CARUSI Giuseppe
- CECCHINELLI Duilio
- CORSI Giuseppe
- CRUDELI Giovanni
- BENETTI Pasquale
- SALVETTI Giuseppe
- SANGUINETTI Ismano
- LEMMETTI Roberto
- MARSELLI Lino
- FRUENDI Mario
- PANTANI Bruno

Fossola  16 – 1 – 1955
Bisogna riconoscere che i suddetti undici patrioti non hanno mai avuto un ufficiale riconoscimento, in nessuna storica occasione, dalle autorità locali e partigiane, come invece sono stati ricordati i caduti di Fontia, di Marcognano, di via Sarteschi, della Battilana, di Avenza e di Marina. Completamente ignorati ! Sono forse patrioti di serie B?  
Mi auguro che il Comitato per la Resistenza Partigiana si ricordi anche di costoro, che hanno offerto la propria vita per la libertà del paese e della provincia apuana.

PERSONAGGI

Di sicuro un importante personaggio, defunto il 10 Marzo 1991, a 90 anni, fu Giovanni BERNARDI, conosciuto come “Ulisse” tra i Partigiani, ed anche con il soprannome di “Capuralin” in carrarino e “Caporalin”  tra i suoi compagni. Lo chiamavano così  perché  un avo della famiglia Bernardi aveva fatto il caporale con il Duca di Modena, infatti il padre di Giovanni, Alessandro Bernardi era chiamato il Caporale, da cui deriva il nome di “Capuralin” per il figlio.  Riposa nella cappella gentilizia del cimitero di Fossola con i genitori, le due sorelle ed altri parenti.  Acceso socialista, amico del Presidente Sandro Pertini e di Ferruccio Parri che spesso chiamava a commemorare avvenimenti ed episodi relativi alla Resistenza Apuana, iniziò presto ad essere arrestato dai fascisti, esattamente nel 1926, diffidato nel 1927, quindi ammonito nel 1940, poi arrestato nel gennaio del 1944 a Vinca. Proprio qui, dove aveva dei parenti, conobbe la futura moglie Nunzia con la quale ho parlato di recente  in via Agricola al civico 32 dove abita, di fronte alla vecchia casa rossa dal numero civico 41, ormai venduta ed occupata da tre famiglie.  La vedova, una signora gentile e davvero semplice mi ha parlato del marito e dei due figli di cui uno vive a Fiesole in quel di Firenze mentre l’altro, Alessandro, prosegue nell’attività marmifera come Bernardi Marmi, nell’attuale sede di via Piave, oltre lo Stadio dei Marmi. Dopo il 25 Luglio del 1943 Giovanni Bernardi si dedica totalmente al socialismo sfidando le Brigate fasciste:  partecipa al primo Comitato di Liberazione Nazionale Apuano (alla prima riunione, a Torano presso la soffitta della segheria Andreani, presente anche il famoso sacerdote di Pontecimato Don Giuseppe Rosini (che seguiva due chiese, quella di Melara e quella antica di  S.Ceccardo) e l’altro famoso eroe Gino Menconi, medaglia d’oro, oltre ad altri Partigiani). Quando viene rilasciato l’8 giugno sempre del 1944 dal carcere di Parma, entra nella brigata “Parodi” comandata da “Mario” (Francesco Tosi), che si propone di spostare le vedute sotto una forma socialista di tutta la formazione ed alla fine dell’anno 1944 assieme a Tosi attraversa il fronte della Linea Gotica, (costruita dalla Todt col reclutamento forzato di lavoratori italiani, della quale restano molti cimeli in tutta la provincia; il Muraglione alla Battilana n’è un evidente  materiale esempio).  Alla liberazione dell’Italia diventa dirigente socialista dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (A.N.P.I.), quindi eletto onorevole alla Camera dei Senatori a Roma. Negli anni ’80, della Bernardi Marmi, tra i lavori più impegnativi ricordiamo le quarantadue statue relative alla vita di Gesù, dalla nascita alla Resurrezione e  varie forniture di prestigio a Londra tra cui i marmi per i grandi magazzini “Selfridges”  nella centralissima Oxford Street.   Di Giovanni Bernardi ho un particolare e spiacevole aneddoto: non ricordo se era il 1941 oppure 1942 e stavo in via Magenta proprio di fianco alla sua casa, con Nelson Fioravanti che stava facendomi imparare ad andare in bicicletta. Ai lati della strada verso il cimitero erano depositati molti blocchi di marmo del “Capuralin”, in fila lungo la strada fino alla “vietta”, il vicolo Magenta, quando sentii un vociare e colpi di manganello dietro di me. Mi voltai e vidi appena quattro o cinque uomini con in mano un bastone, ma Nelson mi disse di nascondermi dietro un blocco. Nelson poteva vedere da sopra i blocchi cosa accadeva perché più grande di me (avrà avuto oltre vent’anni, mentre io ne avevo sette/otto).  Dovetti sporgermi da un lato del blocco e vidi un uomo solo in mezzo alla strada grondante di sangue che si avviava verso la casa rosso-bordeaux dei Bernardi. Chiesi a Nelson cosa fosse accaduto e mi rispose che avevano bastonato il “Capuralin”.  Andai a casa e raccontai la cosa a mia madre che si trovava sulla nostra aia con certo Augusto nostro vicino, la quale rivolgendosi ad Augusto disse: “i fascist  i en  propri  tremendi”.  Con questo anche mio padre fu preso di mira e bastonato più volte dai fascisti, rincasando spesso sanguinante.
Altro personaggio, degno di nota e che Carrara non ha mai esaltato più di tanto, fu il prof. Walter RIBANI, scultore di delicata fattura nel periodo pre-bellico mentre in quello post-bellico aveva aperto un negozio-mostra proprio di fronte al palazzo delle Poste di Carrara, denominato Galleria d’Arte “Lo Zoo”.  Una delle sue abitazioni, e forse la favorita si trovava ai  Còrsi, in una casa con giardino e orto sul fiume Canale di Fossola. Lo scultore ci lasciò nel 1990,  e riposa in un “fornetto”  del cimitero vicino di Fossola, subito all’ingresso da via Agricola nella parte alta,  per essere più vicino alla Rocca di Moneta che apprezzava molto, (alcuni parenti hanno ereditato una costruzione civile all’interno della Rocca, tuttora abitata). Il figlio Aliano (l’originale nome deriva da Allah, Dio dei Maomettani), ricorda il padre Walter che fu mandato dalle autorità di regime in Etiopia per insegnare alle tribù locali come si costruiscono strade  e dove ha creato bellissime sculture in metallo, ma che non ha potuto riportare in Italia.  Aveva conosciuto anche una Principessa, figlia del Negus, sua fidanzata ma il rapporto non ebbe seguito per il conflitto interno e della seconda guerra mondiale. Di questo scultore ed anche pittore si ricordano il busto marmoreo al Presidente Gronchi che si trova in Roma al Quirinale, altra scultura-busto al Vescovo di Pontremoli che si trova nella curia stessa,  la scultura ad Eva Peron, attualmente a Buenos Aires, creata scalpellando l’altorilievo con un chiodo. Sua anche la famosa “Virgin de las Nieves”, (Vergine delle Nevi), patrona degli Alpini Venezuelani che si trova sul Pico Bolivar alla stazione della teleferica di Pico Espejo nella città di Merida Preciosa (esculpida  por Walter Ribani, Carrara).  Comunque, è possibile collegarsi su Internet per vedere la Vergine delle Nevi, al sito: http://www.venezuelatuya.com/andes/telefericoita.htm?  Ricordato anche da Romano Bavastro nel suo “Artigiani  & Artisti  nella Carrara del 2000”, ma solo come interprete fra gli scultori succedutisi durante tutto lo scorso secolo del Novecento.

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Museo del MARMO

Nel 1982 il sindaco Alessandro Costa e l'assessore alla cultura Italo Vatteroni, in seguito a una delibera comunale, approvano l'istituzione del primo museo pubblico della città, vòlto alla raccolta delle testimonianze degne di tutela relative al marmo, la più importante fonte di lavoro a di ricchezza della città.
La sede museale fu individuata nei padiglioni dell'Internazionale Marmi e Macchine di Viale XX Settembre che furono messi a disposizione anche per l'interessamento dell'allora Presidente della Società Giulio Conti.
Il Museo civico del marmo è una struttura espositiva dedicata alla produzione e alla lavorazione del marmo nelle Alpi Apuane.
Offre:
• Assistenza alla visita offerta gratuitamente dal personale del museo dal Lunedì al Sabato previa prenotazione
• Guida elettronica gratuita tramite computer palmare con audio in Italiano ed Inglese
• Navigazione virtuale della città di Carrara
• Biblioteca dotata di testi specifici relativi alla storia del marmo e del territorio
Tipo: Cultura, Arte, Grafica, Storico
Fondatore: Comune di Carrara
Indirizzo: viale XX Settembre,85 - Carrara Fossola, Stadio dei Marmi
Sito : http://giove.cnuce.cnr.it/museo.html
In Viale XX Settembre (Carrara) tra il 1962 ed il 1965, viene costruito un edificio per ospitare la Mostra nazionale del marmo. La struttura, dotata di ampi saloni e giardini, viene utilizzata per due edizioni della Mostra nazionale del marmo. Nel 1966, ai saloni interni, vengono apportate alcune modifiche, modifiche che privano il museo del suo carattere funzionale. In seguito ad una grave crisi della Mostra nazionale del marmo, resta chiuso ed inutilizzato per molto tempo.
Nel 1978 i padiglioni dell'edificio diventano sede degli uffici della Internazionale Marmi e Macchine, società mista a prevalente capitale pubblico creata per l'organizzazione e la gestione della fiera internazionale marmi e macchine. La società effettua un'opera di ristrutturazione e di rinnovo delle sale, che, pur non riportando l'edificio all'assetto iniziale, raggiunge comunque risultati soddisfacenti.
Nel frattempo il comune di Carrara aveva incaricato il prof. Enrico Dolci, archeologo e storico dell'arte ed Ispettore Onorario del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, di redigere un programma di rilevamento dei beni culturali presenti nel territorio comunale, con la collaborazione di un'apposita équipe di giovani ricercatori.
La campagna di rilevamento, condotta tra il 1977 ed il 1979 venne indirizzata soprattutto alla ricerca ed alla documentazione delle persistenze territoriali e ai materiali archeologici relativi alla "cultura del marmo" in possesso di privati e/o di enti pubblici, con particolare riferimento all'epoca romana, come l'Accademia di Belle Arti di Carrara presso la quale nel corso del tempo erano stati depositati importanti manufatti marmorei romani provenienti dalle cave di Carrara e dall'area archeologica di Luni.
Il rilevamento delle cave antiche ancora esistenti era dovuto al fatto che si trattava, non solo delle più antiche prove archeologiche individuate degli inizi dell'industria marmifera sulle Alpi Apuane ancora miracolosamente documentabili, ma anche dal fatto che queste testimonianze non sarebbero durate a lungo, a causa dell'enorme espansione delle attività marmifere nell'area carrarese.
I rilevamenti effettuati, e i materiali documentari raccolti sul campo, testimoniarono che, nonostante l'atavica incuria locale per la tutela,esistevano ancora ampi margini per una conservazione, sia della memoria storica, che di importanti materiali oggettuali[1]per i quali, però, occorreva una sede idonea. Fu così che Enrico Dolci ideò e progettò per conto del Comune di Carrara un "Museo Civico del Marmo" che avrebbe dovuto avere, come principale dovere istituzionale, proprio la raccolta, lo studio e la valorizzazione museale, di tutto quanto fosse testimonianza significativa della "cultura del marmo", sia del passato che del presente. I materiali raccolti nelle campagne di rilevamento furono pubblicati nel 1980 nel volume "Carrara Cave Antiche", opera dello stesso Dolci,edito dal Comune di Carrara e dalla Regione Toscana.
Nel 1982 il sindaco Alessandro Costa e l'assessore alla cultura Italo Vatteroni, in seguito a una delibera comunale, approvano l'istituzione del primo museo pubblico della città, volto alla raccolta delle testimonianze degne di tutela, relative al marmo, la più importante fonte di lavoro e di ricchezza della città. La sede museale idonea fu individuata nei padiglioni dell'Internazionale Marmi e Macchine di Viale XX Settembre che furono messi a disposizione anche per l'interessamento dell'allora Presidente della Società Giulio Conti.
Lo stesso Dolci viene incaricato alla direzione del neonato museo e si attiva per reperire e musealizzare materiali di interesse specifico, nonostante potesse contare solo su modesti mezzi finanziari ma anche della generosità di alcuni industriali carraresi e di alcuni cittadini che misero a disposizione del Museo del Marmo oggetti spesso rari o addirittura unici.
Così, nel 1984 viene aperta una sezione dedicata all'Archeologia Industriale; nel 1987 è la volta di una sezione dedicata alla scultura contemporanea, con l'esposizione dei premi-acquisto delle Biennali storiche di scultura, mentre nel 1991 l'artista carrarese Felice Vatteroni dona al museo una collezione di 14 sculture di piccolo formato successivamente integrata da 17 disegni-bozzetto e due autoritratti.
Si arricchisce la collezione marmologica, ricca di campioni di marmi antichi e moderni, mentre a partire dal 1988 il Dolci inizia a recuperare e a musealizzare semilavorati d'epoca romana presenti nell'area delle cave di Carrara con la collaborazione dell'Ufficio Cave del Comune di Carrara e il fattivo interessamento della Soprintendenza Archeologica della Toscana. Nel 1994-95 il Dolci crea una sezione dedicata alla scultura medioevale con una serie dei ritratti e di rilievi marmorei del Duomo di Carrara, ed un'ulteriore sezione dedicata all'artigianato artistico carrarese con una raccolta di icone marmoree a carattere devozionale, un'attività scultorea che è stata per Carrara e per alcuni secoli tra le più significative.
Il museo è costituito da otto sezioni:
• Geologia ed evoluzione del territorio,
• Archeologia romana,
• Marmoteca,
• Archeologia industriale,
• Applicazione tecniche dei marmi
• Scultura medioevale,
• Artigianato artistico,
• Scultura moderna e contemporanea.
Il museo è strutturato a moduli, in modo che sia possibile ampliare o restringere, ciascuna di queste aree in relazione ai reperti portati alla luce dalla costante attività estrattiva sul territorio e/o comunque reperibili in varie sedi. All'interno dell'edificio vi è un percorso obbligato che accompagna il visitatore attraverso le sale.
La marmoteca custodisce oltre 300 campioni di marmo fra quelli apuani, piemontesi, liguri, toscani, arricchiti da graniti e pietre ornamentali provenienti da tutto il mondo, specialmente dal Brasile e dall'America del Sud. Fanno parte della raccolta marmologica anche numerosi campioni di marmi usati in epoca romana collocati nella sezione archeologica. La Marmoteca del museo di Carrara è la raccolta storica più importante a livello nazionale.
Nel suo giardino esterno, molti campioni di antiche costruzioni per la lavorazione dei marmi, tra cui una grande ruota con applicate scodelle che raccoglievano l'acqua, incanalata poi nei pianali dove veniva segato il marmo in lastre con l'aiuto della sabbia, oppure schiacciasassi e motrici per il trasporto del marmo, pulegge per far scorrere il filo elicoidale, ecc., oltre anche ad una biblioteca ben fornita su libri relativi al marmo e alle cave.


Lo STADIO DEI MARMI ex Campo della Rimembranza

Ospita le partite interne della Carrarese dal 1955.  Nel 2005 è stato intitolato ai quattro giocatori carraresi che facevano parte della nazionale olimpica di calcio vincitrice della medaglia d'oro alle olimpiadi di Berlino del 1936, sotto descritti.
L'attuale nuova denominazione ufficiale è in virtù della Delibera di Giunta del Comune di Carrara n. 521 del 12 settembre 2005[2] che ha disposto «di intitolare, per i motivi espressi in premessa, in memoria dei quattro atleti carraresi, Libero Marchini, Achille Piccini, Paolo Vannucci e Bruno Venturini, lo Stadio Comunale dei Marmi che, in virtù della presente deliberazione, assumerà la denominazione “Stadio Comunale dei Marmi L. Marchini, A. Piccini, P. Vannucci, B. Venturini”.
Comunque viene ancora comunemente utilizzato l'originario nome di "Stadio dei Marmi".
Caratteristiche tecniche
Inaugurazione 1955
Dimensioni terreno di gioco   105 x 68 m.
Proprietario Comune di Carrara
Beneficiari Carrarese Calcio 1908
Capienza Posti a sedere  4.875
Posti Coperti 1059  posti
Tribuna Stampa 30  posti
Fondo erba

IL TESTO INTEGRALE DELLA DELIBERA DI GIUNTA 521 DEL 12-09-2005
COMUNE DI CARRARA
PROVINCIA DI MASSA CARRARA
DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA COMUNALE
N° 521 del 12 Settembre 2005

OGGETTO: INTITOLAZIONE STADIO DEI MARMI DI CARRARA


L’anno duemilacinque questo giorno 12 (dodici) del mese di Settembre alle ore 11:00, legalmente convocata, si è riunita nella solita sala delle adunanze la Giunta Comunale.

E' risaputo che l'attuale area era stata il Parco della Rimembranza, in occasione delle vittime della prima guerra mondiale 1915-1918, piano di alberi sempreverdi (ghiande) e varie altre specie, con tre ingressi con cancelli in ferro battuto e sostegni in marmo bianco massiccio, imponenti nella loro struttura.
Storia dei quattro calciatori a cui è dedicato lo Stadio dei Marmi:



Libero Turiddo Marchini (Castelnuovo Magra, 31 ottobre 1913 – Trieste, 1 novembre 2003).
Iniziò la carriera agonistica nella Carrarese, dalla quale venne ingaggiato dalla Fiorentina. Con i viola esordisce in Serie A il 24 dicembre 1933 nella vittoria casalinga dei toscani per 3-0 contro il Padova.
Nel 1934 passa al Genova 1893, appena retrocesso in cadetteria. Esordisce con i genovesi durante la prima giornata di campionato, nella vittoria esterna del 30 settembre per 2-0 contro il Legnano. Con i rossoblu ottiene la promozione e la vittoria del campionato dopo la finale contro il Bari.
La stagione seguente rimane a militare in Serie B, poiché è ingaggiato dalla Lucchese, con cui vince il suo secondo campionato cadetto.
Lascia i toscani nel 1937 per trasferirsi alla Lazio, sempre in Serie A. Con i laziali milita due anni, anche se nel secondo è tenuto fuori squadra causa di divergenze con il vice presidente biancoceleste Remo Zenobi.
Nel 1939 passa al Torino e l'anno successivo ritorna alla Lucchese, in cadetteria.
Chiude la carriera agonistica nella Carrarese.


Achille Piccini (Carrara, 24 ottobre 1911 – Carrara, 14 febbraio 1995) è stato un allenatore di calcio e calciatore, di ruolo difensore

Iniziò la carriera agonistica nella Carrarese, dalla quale venne ingaggiato dalla Fiorentina. Con i viola esordisce in Serie A il 24 dicembre 1933 nella vittoria casalinga dei toscani per 3-0 contro il Padova.
Nel 1934 passa al Genova 1893, appena retrocesso in cadetteria. Esordisce con i genovesi durante la prima giornata di campionato, nella vittoria esterna del 30 settembre per 2-0 contro il Legnano. Con i rossoblu ottiene la promozione e la vittoria del campionato dopo la finale contro il Bari.
La stagione seguente rimane a militare in Serie B, poiché è ingaggiato dalla Lucchese, con cui vince il suo secondo campionatro cadetto.
Lascia i toscani nel 1937 per trasferirsi alla Lazio, sempre in Serie A. Con i laziali milita due anni, anche se nel secondo è tenuto fuori squadra causa di divergenze con il vice preseidente biancoceleste Remo Zenobi.[1]
Nel 1939 passa al Torino e l'anno successivo ritorna alla Lucchese, in cadetteria.
Chiude la carriera agonistica nella Carrarese.


Bruno Venturini (Carrara, 26 settembre 1911 – Lecce, 7 marzo 1991).
Insieme al compagno di squadra Ercole Carzino fu l'unico giocatore della Sampierdarenese a giocare in Nazionale.
La storia del campo “Fossa dei Leoni” è indissolubilmente legato alla storia della Carrarese.
Negli anni della prima guerra mondiale nasce a Carrara l'Unione Sportiva Carrarese quindi si sente l'esigenza di un campo da gioco, si sceglie un terreno alla Fabbrica, tra il torrente Carrione, le segherie e il Viale.
Nasce così, con il contributo di tutta la città, il campo la fossa che, nonostante la recinzione precaria e le porte mobili, permise alla Carrarese di iscriversi al campionato di promozione nel 1920.

Paolo Vannucci   (Carrara, 19 settembre 1913 – ...) è stato un calciatore di ruolo portiere.
A lui e ad altri tre calciatori vincitori della medaglia d'oro ai Giochi olimpici di Berlino, tutti originari di Carrara, è intitolato lo stadio della città toscana, il cui nome completo è "Stadio comunale dei Marmi". Cresciuto nella Carrarese, ha giocato per tre stagioni consecutive in Serie B con il Pisa, dal 1935 al 1938, totalizzando complessivamente 34 presenze. È stato il portiere di riserva della Nazionale italiana ai Giochi olimpici di Berlino 1936. Si è ritirato nel 1938.
Il terreno era duro come un pavimento di cemento le gradinate nascevano già logore.
La fossa incuteva timore, la paternità del nome “Fossa dei Leoni” è di Bruno Roghi inviato e poi celebre direttore della Gazzetta dello Sport, spettatore rimase incantato e al tempo stesso impaurito dal ruggito dei tifosi carraresi e di getto scrisse Fossa dei Leoni, più volte il campo fu palcoscenico di invasioni da parte dei tifosi, molte e pesanti furono le squalifiche.
Nell'occasione dell'inaugurazione del nuovo impianto sportivo, il 9 Gennaio 1955, già Stadio dei Marmi e dal 2006 titolato ai quattro olimpionici azzurri, fu chiesto al prestigioso giornalista carrarese Alberto Baini, inviato della Gazzetta del Popolo, de La Stampa e di Epoca di scrivere un pezzo di commiato, così scriveva: era un campo vecchio che sembrava un castello in rovina, strappato al greto del fiume, fondo come una buca, soffocato dai muri delle segherie... le sue gradinate cadenti, i muri rossi e grigi... un campo che le squadre avversarie trovavano brutto e scomodo e che agli arbitri sembrava troppo simile ad un circo romano.
Le grida ci rimbombavano con un rumore di mareggiata... Era domenica e nel suo campo, stretto tra un fiume, una vigna, un viale, quattro case giocava come sempre la carrarese.
Vinceva bene, perdeva, dominava: nei giornali del lunedì, comunque fosse andata, non mancava mai un accenno alla faccenda della “Fossa” e dei “Leoni” che c'erano dentro. Vecchia e gloriosa Fossa dei Leoni, questa bella descrizione calza a pennello, oggi il campo è separato dal greto del fiume da un muro, ed è cinto da una strada sopraelevata che poggia con due piloni nel campo stesso.
Le segherie non lavorano più, le loro strutture fatiscenti incombono sul campo. Rimangono le sue gradinate ancora più cadenti e i muri rossi e grigi, al posto della vigna e di quattro case oggi ci sono palazzi.

Il nuovo “Parco delle Rimembranze” allo Stadio
consegnato all’associazione “Vivere i quartieri”,
si tratta del parco antistante lo Stadio del Marmi.


Sabato 4 ottobre scorso 2008, il Sindaco Angelo Zubbani ha consegnato ufficialmente
ai cittadini le simboliche chiavi dell’ex “Parco delle Rimembranze”, prese in
consegna dalla Presidente dell’associazione “Vivere i quartieri”.
Il nostro Comune, proprio con l’intento di rendere fruibile a tutti questo polmone
verde e per il suo massimo decoro, pulizia e sicurezza, ne ha affidato
custodia, manutenzione e vigilanza all’Associazione di volontariato “VIVERE
I QUARTIERI” con convenzione sottoscritta in data 18/09/08. Con ordinanza
emanata dal Sindaco si è anche provveduto a disciplinarne uso ed attività:
(e sono elencati i divieti a norma di legge e ciò che è consentito)
All’atto della contestazione, i trasgressori sono tenuti a cessare immediatamente
il comportamento in violazione della presente Ordinanza e, se possibile,
sono tenuti a rimuovere con immediatezza la causa dell’illecito ed a rimettere in pristino i luoghi.

Dialetto carrarese
Il dialetto carrarese che è quasi identico a quello fossolese (a differenza dell'avenzino e del marinello), a volte chiamato anche dialetto carrarino (localmente 'l cararìn' o 'l cararés') è un dialetto della lingua emiliano-romagnola parlato nella città di Carrara e in aree limitrofe.

Avvenimenti fossolesi-carraresi dal 1943 al 1945
  • 29  Luglio  1943

Bombardamento della villa Ascoli, colpita in pieno, con spargimernto di pezzi  umani negli orti e nei guardini. Una testa di un tedesco arrivò sul tetto del sottostante  Casone, ruppe tegoli  piovendo nel locale sottostante, ma nessuno osò andarla a  toglierla e  riparare i tegoli, così sino al 1947, quando il Comune mandò un incaricato  a toglierla. Poi negli orti si trovavano, mani e dita con anelli, pezzi di braccia ecc.

  • 16  Agosto  1943

Bombardamento della villa Muraglia, con strage di 17 persone nascoste sotto gli archi  della strada che conduce alle ville vicine, dove c'ero della postazioni  difensive e  puntate su Fontia

  • 27  Agosto  1944

Fossola/Mazaped : avuto l’ordine dalle SS di sgomberare tutta la frazione, parte della  via Agricola che si estende dal Capuralin fino al Cimitero, entro due ore.

  • Il 1° Settembre 1944, di mattino, iniziarono a minare le case ed a farle saltare. Verso  mezzogiorno arrivarono alla mia casa – e dal Zoc, dove ero con degli amici e vidi quel  triste spettacolo. Dopo la demolizione della mia casa non rimasi a vedere le altre case  saltare, ma tornai al “Casone” di Stabbio, dove eravamo rifugiati dai nonni materni,  ed in cucina stavano cuocendo, nel paiolo al camino, le lasagne per il pranzo di  mezzogiorno. Annunciai la triste notizia e mia zia Vienna, vedendomi  afflitto mi  rincuorò dicendomi di prepararmi per il pranzo e di non pensarci più. Mia madre che  era lì, mi guardò a lungo e non pronunciò una parola.


  • 16 Settembre  1944

Incendio case e strage a Bergiola (per l’uccisione di un soldato tedesco avvenuta ad  opera di partigiani). La strage e gli incendi sono noti ed ogni anno vengono  commemorate le vittime

  • 24 Settembre 1944

Demolizione del ponte di Anderlino, sulla via Aurelia, dove i tedeschi avevano creato  un avamposto, traforando la Ferrovia Marmifera e dove avevano posizionato  cannoncini di difesa. Anche il ponte sulla attuale via Rosselli fu fatto saltare, ma poi  ricostruito con la collaborazione degli Anarchici carraresi, come specifica la targa sul  punte stesso, e l'anno della  ricostruzione applicato all'arcata centrale, in un tassello di  marmo.

  • 28 Settembre 1944

Incendio ed uccisioni a Fontia, per la morte di un tedesco. Fecero saltare la  Chiesa di  Santa Lucia con cannonate dalla Punta Bianca. Della chiesa rimasero macerie (poche)  e ciò che recuperarono non si è saputo che fine abbiano fatto. Nel dopoguerra fu  ricostruito con l'inaugurazione di S.E. il  Vescovo don Boiardo, come ricorda la scritta  fuori dell'ingresso. La zona è cosparsa da oltre 127 antenne radio-televisive.

  • 3 Settembre  1944

Si parla di carica esplosiva sotto il ponte, sul viale XX Settembre, all’altezza del  vecchio stadio di calcio, alla Fabbrica.  Mi pare che il 10 Settembre lo fecero saltare,  creando non poche difficoltà nel collegamento Carrara-Avenza-Marina e viceversa. I  tram si fermavano a Ortomurano, poi attraversando il ponte ricostruito alla belle e  meglio con tavole di legno, si transitava verso la Fabbrica dove si saliva su altra vettura  per il collegamento con Carrara così per molti mesi.

  • 5 Ottobre 1944

Verso le ore 10,30, all’angolo di via Roma con l’Accademia di Belle Arti, è stato ucciso  il sergente della G.N.R.  Umberto Ricci, fratello del luogotenente generale della  Guardia Repubblicana ed ex Ministro delle Corporazioni, Renato. Nessuna reazione  delle autorità cittadine, né delle autorità tedesche.

  • 8 Novembre  1944

Il Comando tedesco, da Carrara in via Garibaldi (attuale via 8 Luglio, dove l'attuale  libreria cattolica, c'era una villetta con il Comando tedesco, anzi germanico, come  volevano si appellasse), si è trasferito a Fossola, nella Villa Lazzerini, quasi di fronte  allo Stadio dei Marmi, che a quel tempo era un bellissimo Parco delle Rimembranze,  icolmo di alberi sempreverdi, che i tedeschi usarono come deposito di armi, prima del  definitivo ritiro.

  • 6 Gennaio  1945

Colpita l’officina del Gas, alla stazione di Carrara-S.Martino, durante la  mattinata.
Nel pomeriggio è stato colpito il ponte della Ferrovia Marmifera Privata sul Carrione,  e sopra l'attuale via Rosselli.  Città priva di gas (colpito un grosso serbatoio), con una  decina di morti, compresa la già nostra vicina di casa al Mazaped, sig.ra Calmanti, che  si trovava in coda fuori dell’ingresso, per ritirare il carbone coke, unico materiale per  cucinare e riscaldarsi.

  • 18 Gennaio  1945

Bombardamento di via Groppini, sventrata la sede dell’ex comando tedesco di via  Garibaldi, presunto logico obiettivo.
Il 19 Gennaio altro  bombardamento. Le vittime, nelle due giornate, ammontano a 70  persone, ma non è un numero definitivo perché ci sono ancora cittadini sotto le  macerie. I feriti un centinaio.

  • 20  Marzo 1945

Riversati sulla piazza Farini, in città (oggi piazza Matteotti), gli archivi della Questura  (era al civico numero 24), mentre nella notte furono aggiunti gli archivi della  Prefettura : entrambi dati alle fiamme. La Questura, il 25 Marzo 1945 ebbe ordine  dalla Prefettura di chiudere gli uffici (poi riaperti alla fine della guerra sempre allo  stesso indirizzo di piazza Farini nr. 24)
Successivi bombardamenti ad Avenza, per colpire il ponte e la Ferrovia, che  attraversava  il viale. Me le bombe colpirono la centrale di Avenza, che era la  zona sul viale, angola via Giovan Pietro e la Avenza-Sarzana. Poi anche Marina,  nella piazza fecero saltare l'unica fontana, mai ricostruita. Al porto ciò che non  riuscirono a distruggere, cannoneggiarono dalla Punta Bianca, abbattendo che i tre  pontili di legno (il primo opera di Walton, l'industriale  che viveva a Carrara, nella sua  casa di via Rosselli, angolo Ponte detto appunto di Walton, nel cui spiazzo aveva la  segheria ed i laboratori.

Altre cronache dal fronte


Lucio BENASSI  Carrara,  15 marzo 2014

Crediti

Bibliografia:
- Archeoclub di  Carrara, Castelli di Lunigiana, - 1995, Archeoclub sede di Carrara.
- Autori vari – Il Castello e Borgo di Moneta, - 2003, Tip. Grafica Apuana, Massa
- http://it.wikipedia.org/wiki/Museo_civico_del_Marmo_di_Carrara
- http://it.wikipedia.org/wiki/Stadio_dei_Marmi_(Carrara)
- da: Agorà del Numero 12 del 07 ottobre 2008 Comune di Carrara
- da: Scritto da Atletico Carrara
- BASSANI Eugenio – Diario scolastico Carrara, senza data, Tip. A.Bassani, Carrara
- BAVASTRO Romano – Artigiani & Artisti nella Carrara del 2000, - 2006, Bandecchi  Vivaldi  Editori, Pontedera
- BAVASTRO Romano e  MUNDA Maurizio – Gli Eroi del Marmo, - 2004, Bandecchi &   Vivaldi Editori, Pontedera
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- BRUSCHI, TINFENA, BIONDO – Il Borgo di Moneta, - 1990, Tip. M & G,  Marina di  Carrara
- CAMPORI Giuseppe – Memorie Biografiche degli Scultori, Architetti, Pittori, ecc., Nativi di
 Carrara - 1873, Tip. Carlo Vincenzi, Modena
- CAROZZI Renato ed altri - Scultura a Carrara, - 1993, Edizioni Bolis, Bergamo
- CIARANFI Augusto – Diario, 2005, Ediz. Comune di Carrara -  di Acrobat Media Ed.
- COMUNE DI CARRARA – Guida ai servizi comunali della Città di Carrara, - 1998  Edizioni  Noana, Reggio Emilia
- CONTI Alessandro – Massa-Carrara Itinerari nella storia e nelle leggende, - 1800,   Stamperia  Editoria Apuana, Carrara
- CUCCHIARI Pier Francesco – Il Castello di Moneta, - 1927, Ist.Ed.Fascista Apuano,                Carrara
- DELLA PINA Marco – La Famiglia Del Medico, - 1996, Aldus Casa di Edizioni,  Sorgnano    
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- GALLETTO  Lido – La lunga estate, - 2006, Acrobat Media Edizioni, Carrara
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- LALLAI Mariano – Epigrafi a Massa, Fossola, Pulica – dalla rivista “Le Apuane”, - 1997
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Gian Luigi Maffei,  Artegrafica Silva, Cavalli di Collecchio, PR
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- MOSTI Egidio – La Resistenza Apuana – 1973, Longanesi & C., Milano
- PEREGALLO Francesco Nino – Guida Turistica di Carrara, - 1971, Grafiche Sarzanesi
- Pianta della città di CARRARA – Studio F.M.B., Bologna
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- RAPETTI Caterina – Storie di Marmo, - 1998, Università di Parma, Electa, Elemond    Editori Associati
- RENDINA Massimo – Dizionario della Resistenza Italiana, - 1995, Editori Riuniti, Roma
- RUSTIGHI Gianni – Partigiani dei monti di marmo, Vol.1, - 2005, Ceccotti Editore, Massa
- VISCONTI Donatella (in collaborazione)  - Le Scuole di Carrara, - 2008, Ass.PROMidea

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