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Riceviamo e pubblichiamo col consenso dell'autore
Nel giorno della Commemorazione dei Defunti, perché non rivolgere un reverente pensiero ai nostri cavatori - TUTTI - morti sui piazzali, per disgrazia, per fatalità, sempre per fatalità…
Ogni famiglia di Carrara ha avuto uno o più morti in cava.
Perché non farne partecipi i concittadini, raccontando come avvenne la disgrazia, ricordandone il nome …
L'elenco "pubblico" in un apposito sito web costituirebbe il "monumento" (dal latino moneo, che vuol dire ammonimento) più moderno, vivo e significativo a loro innalzato dalla comunità… e la denuncia e la protesta corale e permanente per quel che ancora succede al monte, perchè lo stillicidio delle morti bianche abbia finalmente termine.
Questo il mio auspicio, e il mio contributo. M.V
poesia
Lavoratori del marmo
Noi che di Carrara siamo il sale
l'enzima che lievita il suo pane,
conosciamo la fatica del lavoro
e il profondo rispetto della vita.
Noi che nel tempo abbiam tessuto
la trama e l'ordito del sociale
teniamo stretto nelle nostre mani,
il filo prezioso del domani.
Noi che dalla nuda parete caviam marmo,
conosciamo il dolore della morte
quando il destino avverso il filo spezza.
Alma Vittoria Cordiviola
Questo archivio è aperto al contributo di tutti coloro che vogliono parteciparvi.
Chi ha notizie in merito può inviarle allo staff di carraraonline.com 
[autorizzandoci a pubblicare ciò che riteniamo interessante]
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Nell'archivio parrocchiale della Chiesa di TORANO, in uno dei Registri dei MORTI, si trova questa memoria scritta di pugno del parroco del paese…
1864, il giorno 10 agosto...
VENUTELLI DOMENICO e BERNACCA... BIANCHI... BORGHINI... CORSINI…
DEL BIANCO... DIAMANTI... FUBINI... MARTIGNONI... MUSETTI... TONELLI...
Nella mattina di questo stesso giorno una mina sparata nella cava del Sig. Ferdinando Fabbricotti a Ravaccione (?) dirozzava (?) sì fortemente il monte da farne staccare nella parte opposta cioè nella di contro cava dei Signori Fratelli Giacomo ed Alessandro figli del fu Leopoldo Marchetti di Torano una grande quantità di marmo e frantume da seppelirne, e farne vittima dei seguenti individui, che non sopravissero un minuto ed erano le ore 10 dieci circa....
Ai cadaveri dei suddetti 11 individui furono fatte le esequie... in questo oratorio dei S. Quattro Martiri... ed ivi seppelliti ...
Venutelli Domenico, figlio del fu Girolamo e della vivente Rosa Fancelli, marito di Pasqualina Fiaschi di questa parrocchia ... era di anni 39 e mesi 1 ...
Carrara il 13 ottobre 2010 Esplosione in cava "Gioia"
Rimangono gravemente feriti due cavator Angelo Morelli 52 anni e Augusto Ricci 48, sono stati investiti da una fiammata scaturita dall'esplosione di una carica di polvere nera all'interno di un deposito della cava.
22 ottobre 2010 Purtroppo il cavatore Augusto Ricci non ce l'ha fatta.
versione stampabile 
Allo scoccare della mezzanotte gli abitanti del borgo di Torano si svegliarono nella quiete notturna e udirono una sorta di sommesso lamento. Su di essi incombeva ancora il torpore della notte dacché quello che udirono più che un “lamento” era il “profondo affanno” d’un nutrito gruppo d’uomini, i lizzatori, che s’incamminavano verso l’adempimento del loro giornaliero duro dovere.
Come ogni giorno essi, nel salire le irte rampe scavate nella montagna, si erano uniti, al solo segno di un fischio convenuto, ai cavatori che come loro avevano la stessa meta, le stesse mani callose e aggredite dal tempo, gli stessi pesanti scarponi chiodati e gli occhi ora bruni, ora limpidi come acqua pura di montagna, ora verdi come i riflessi dell’erba dei pianòri apuani.
Su quelle cime, dove gelido e impietoso il vento taglia le gote e rattrappisce le membra e dove nel cielo finanche le aquile s’approcciano guardinghe e timorose, questi ANGELI SENZA ALI E SENZA GLORIA, prima sradicano poi scivolano al piano il frutto candido ma ancora acerbo della montagna. Con gran pena lasciano nelle case le loro donne che plasmano la prole con saggia fermezza e profonda dolcezza, ma in rassegnata solitudine; da sempre le sovrasta ed opprime la coscienza del pericolo, che furtivo e vigliacco sta impresso nel bianco vivo del monte, e che esse cercano di soffocare con un intimo sussurro di speranza, ritmando nel corso delle ore la loro fervida preghiera.
La sera poi, al loro ritorno, tutto nelle case si ravviva! Dopo lunghi momenti passati ritto sulle punte dei piedi per meglio guardare dalla finestra lontano nella via, un ragazzetto bruno corre loro incontro tendendo le braccia mentre una batuffolina bionda li ammira con occhi festosi che riscaldano nel profondo il loro animo! Le mogli finalmente si rasserenano e scodellano leste il parco cibo di gran lunga più gustoso della cena di un re.!!
Quei villici del borgo, da sempre avvezzi ai richiami che lizzatori e cavatori usavano, li percepirono come un lamento di sofferenza che animava in loro la straziante consapevolezza che quel giorno…. (“FAT A MODR E CHE DIO I V’ PROTEZ” <
Ma “LA CAVA”, arrocata sulle vie della lizza, era la loro unica risorsa di vita, così come “UNA POMATA E UNA ZIPODA CON UN BICER D’ VIN” (un pomodoro e una cipolla con un bicchiere di vino) erano spesso, nella sosta del mezzodì, il loro unico pasto.
I “carrarini” vecchi e giovani, di buona memoria e sensibile educazione, mai mancano di onorare quegli ”Angeli senza gloria” così come un figlio ricorda il padre cavatore con questi toccanti versi del poeta carrarese Giovanni Leonardi:
Testo originale in vernacolo
“AL CAVATOR”
Quand a t’ ved montar su p’r la china
p’r guadagnar ch’l pan, ‘n t’l’albor
e quand a ssent ‘l romb d’la mina
a m’ ven da pianzr, oh cavator!
‘N t’l zz’rved a i è sempr un ricord:
quand a s’guiv mè pà p’r la valata
e a p’nsav sempr, e quest a ‘n m’l scord,
“A i ar’vdrò me mà ch’a iò lassata?”
Oh! quante volte ‘l sangu a iò vist maciar
c’l marm cussì bel, e ch’l tò mus livid,
ma content d’ donar tut la tò vita a quel ch’a t’er pu car.
E mò la sera a pregh semp’r ‘l Signor:
“A’rport a cà, san e salv, ‘l cavator!”
Giovanni Leonardi
Traduzione By Saverio Battani
"Al Cavatore"
Quando ti vedo salire su per la china
per guadagnar quel pane, nellalbore,
a me viene da piangere, o cavatore!
Nel cervello c'è sempre un ricodo,
quando seguivo mio padre per la vallata
e penso sempre, e questa non me la scord
"Rivedrò mia madrea che ho lasciata?"
Oh, quante volte il sangue ho visto macchiare
quel marmo così bello, e quel tuo viso
livido, ma contento di donare
tutta la tua vita a quello che ti era più caro.
Ed ora la sera prego sempre il Signore:
"Riporta a casa, sano e salvo, il cavatore!"
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