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Monastero di Santa Croce

Ai nostri confini
Il Monastero di Santa Croce del Corvo
sopra Bocca di Magra, in Comune di Amelia (SP)
A scoprire, ad acquistare ed a strappare a speculazioni edilizie, fu il Card. Anastasio Antonio Ballestrero, durante il 1952, alla guida dei Carmelitani Scalzi, questo straordinario luogo di pace e di riposo, sulla collina che sovrasta Bocca di Magra, nel comune di Ameglia, in provincia di La Spezia. Quasi sul mare c’è la casa dove il Cardinale suddetto, ha vissuto gli ultimi anni sino alla fine, (Genova, 3 ottobre 1913 – Bocca di Magra, 21 giugno 1998), nel meraviglioso Golfo Ligure. Nella stanza dove è morto, il letto semplicissimo come quello della cella di un convento, l’abito da carmelitano, i vestiti da vescovo e cardinale e alcuni suoi libri. E’ stato Arcivescovo metropolita di Bari e Canosa, Delegato pontificio per la Basilica di San Nicola a Bari, Arcivescovo metropolita di Torino, Custode pontificio della Sacra Sindone, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinale presbitero di Santa Maria sopra Minerva.
Il primitivo monastero fu fondato sul promontorio di Santa Croce nel 1176 dal vescovo Pipino della diocesi di Luni (Pipino Arrighi da Pisa 1169 – 1177), grazie alla donazione il 2 giugno del terreno ad un monaco del Corvo. Secondo però le fonti storiche già prima dell'anno 1000 è databile l'esistenza di una primaria cappella dove vi si custodisce un crocifisso in legno. I lavori per l'edificazione del monastero procedettero alacremente con l'affidamento nel 1186 dello stesso ai monaci benedettini di San Michele di Pisa.
Nel XIV secolo il complesso viene abbandonato, così come il prezioso crocifisso, e sarà solo nel XVII secolo che una curata opera di restauro della chiesa, con la copertura dell'abside, riporterà l'edificio ad una sua apertura.
Nell’Ottocento, dopo le repressioni anticlericali, il Monastero viene acquistato dal demanio ed in seguito comprato dall’imprenditore lapideo Carlo Fabbricotti, detto Carlaz, che subito riadatta e modifica l’edificio per abitarvi: terminato nel 1898, dalle fattezze di castello in stile neogotico, con l’ampio parco, compreso il nuovo palazzo e le rovine del Monastero. Solo nel 1935 le condizioni economiche delle famiglie Fabbricotti, sparse in tutte Europa e negli Stati Uniti, versano in gravi difficoltà e tutta la loro proprietà, inclusa la tenuta del Monastero ed altre di Marinella di Sarzana (dove riposa nella Cappella della sua famiglia dal 1910, con innanzi il monumento fatto erigere dal figlio e dai fratelli di Carlaz, nel 1913, di Alessandro Lazzerini scultore carrarese. Tutto questo viene ceduto alla Banca del Monte dei Paschi di Carrara, dove aveva ben 127 cave sulle Alpi Apuane (vedi la Storia del Colombarotto). Ma torniamo al Monastero: una costruzione sobria ed austera che con il sole alto sul mare riflette tutte le vite che ha avuto. Ai piedi del promontorio del Caprione, a Bocca di Magra, (antico porto di Luni), si può ammirare la Villa Romana, Domus del I° secolo a.C., di cui ci è pervenuta in buone condizioni l’area delle terme, luogo frequentato da molti personaggi storici e moderni: Eugenio Montale, Giulio Einaudi, Cesare Pavese, Vittorio Serena, Marguerite Duras, Elio Vittorini, Franco Fortini, ed anche Indro Montanelli (1909-2001), che ne hanno fatto un po' un'oasi di intellettuali. Secondo la tradizione anche Dante sarebbe passato di qui. Quanti volti, quante storie così diverse dietro queste mura. C’è l’acquisto da parte di un privato che lo abbellisce e forgia come sua residenza; nella seconda guerra mondiale è sede del comando nazista, spogliato e saccheggiato. Fortune e guerre, polvere ed altari. Ed ora, invece, trasuda voglia di serenità, per ritrovare l’equilibrio perso, per riprendere il cammino e tutto avviene nella più assoluta discrezione. I “grandi profeti” della famiglia dei Carmelitani Scalzi: Teresa di Gesù, o d'Ávila, al secolo Teresa Sánchez de Cepeda Dávila y Ahumada (Ávila, 28 marzo 1515 – Alba de Tormes, 4 ottobre 1582); Giovanni della Croce (Fontiveros 1542 – Ubeda 1591); Teresa di Gesù Bambino, (Thérèse Françoise Marie Martin, detta Teresa di Lisieux (Alençon, 2 gennaio 1873 – Lisieux, 30 settembre 1897); Edith Stein, (in religione Teresa Benedetta della Croce; Breslavia, 12 ottobre 1891 – Auschwitz, 9 agosto 1942).
 =  Ordine dei Carmelitani Scalzi, OCD

La Regola di vita, approvata da Sant’Alberto, Patriarca di Gerusalemme e già vescovo di Vercelli, risale al 1210 circa e costituisce il testo fondamentale per l’identità spirituale dei Carmelitani, (Sant' Alberto di Gerusalemme, al secolo Alberto Avogadro dei conti di Sabbioneta (Castel Gualtieri - forse odierna Gualtieri -, 1149 – Acri, 14 settembre 1214), è stato vescovo e patriarca, fondatore della regola dei carmelitani, ed è venerato come santo dalla Chiesa cattolica).
Essa raggiungerà la sua forma definitiva con l’approvazione di papa Innocenzo IV nel 1247, quando i Carmelitani, costretti a tornare in Europa a causa dell’espansione musulmana in Terra Santa, uniranno all’indole eremitica anche l’impegno apostolico, con la fondazione di conventi nelle città. Alla fine del sec. XIII, cento anni dopo gli inizi, l’Ordine dei Carmelitani contava nove province e più di cento conventi.
Il ramo femminile dell’Ordine nascerà solo nel 1452, quando il priore generale Beato Giovanni Soreth (Caen, 1384 – Angers, 25 luglio 1472 è stato un presbitero francese dell'Ordine della Beata Vergine del Monte Carmelo, priore generale dell'ordine dal 1451 alla morte. Fu beatificato, per equipollenza, da papa Pio IX nel 1866), ottenne da papa Nicolò V l’approvazione delle prime monache carmelitane di clausura. Bocca di Magra si trova alla foce del fiume Magra, da cui prende il nome. È una località nota fin dal tempo dei romani per la salubrità delle acque e per la sua posizione strategica in nautica e commerciale, le case del borgo, le spiagge lungo la riva opposta e l'inconfondibile profilo delle Apuane.

Monastero fu eretto, sul finire del 1800, allora una elegante dimora patrizia con la foggia di castello medievale commissionata da una facoltosa famiglia di industriali del marmo, i Fabbricotti.
L'intera area fu acquisita nella seconda metà del XIX secolo dalla famiglia Fabbricotti, facoltosi industriali del marmo carraresi, che vi insediarono la propria dimora. L'area venne dunque arricchita del parco monumentale e del bel castelletto in stile neogotico.

AL DIVINO ALIGHIERI
CHE SERRATO FUOR DEL BELL’OVILE
QUI CERCAVA PACE
I MUNICIPII DI SPEZIA E DI SARZANA
ASSENZIENTE IL CAPITOLO DI SARZANA
IN TEMPO DI CONCORDIA ITALIANA
E DI NUOVO CULTO AL PEMA SACRO
QUESTO RICORDO
IN OCCASIONE DEL SECONDO CONGRESSO
DEI NATURALISTI ITALIANI
IL XX SETTEMBRE DEL MDCCCLXV

Oggi i Monaci Carmelitani offrono ospitalità a religiosi e gente comune, giovani, famiglie ed anziani, chiunque abbia voglia di rifugiarsi in questo luogo di pace e tranquillità per trascorrere giorni sereni lontani dal caos della vita di tutti i giorni. Un posto che induce alla meditazione, alla riflessione, dove soffermarsi sui pensieri o lasciarli volare e rimanere a mente libera e cuore aperto, pronti ad assaporare ogni singolo attimo di questa meraviglia.
Dal monastero antico si gode di una vista a 180° sulla costa, verde e azzurro si fondono in una perfetta sinfonia accompagnata dal rumore del mare e del vento. Il monastero Santa Croce di Bocca di Magra è ideale per Convegni, congressi, esercizi spirituali, incontri di formazione e orientamento, ritiri spirituali, vacanze per famiglie, gruppi, laici, religiosi, singoli; in struttura religiosa presso il mare.
Verso la metà del XX secolo l'intera proprietà, in conseguenza del fallimento Fabbricotti, è stata rilevata dal Monte dei Paschi di Siena dalla confraternita della Provincia ligure dei frati Carmelitani scalzi per iniziativa del cardinale Anastasio Alberto Ballestrero e trasformata in sede di ritiri spirituali e di ospitalità selezionata.
Reso celebre dalle fascinose memorie di Dante e di Boccaccio, per cui la struttura è sede del Centro lunigianese di studi danteschi, nella cappella seicentesca dell'antica area monastica si conserva da sempre l'eccezionalità della Santa Croce, un Cristo ligneo in puro stile romanico-bizantino ascrivibile al X-XII secolo, la cui vicenda è strettamente legata alla Reliquia del Preziosissimo Sangue che si conserva nella concattedrale di Sarzana, a fianco del presbiterio, in un altare appositamente costruito.
Nella sua biografia di Dante, Boccaccio narra l’inverosimile, ma suggestivo episodio di come il Poeta, in partenza per la Francia, avesse affidato ad un tale monaco Ilario del Monastero di Santa Croce del Corvo il manoscritto della Cantica dell’Inferno affinché lo recapitasse a Uguccione della Faggiola, intendendo destinare poi le successive cantiche del Purgatorio a Moroello Malaspina e del Paradiso al re aragonese Federico di Sicilia.
Uscendo dal Golfo di La Spezia, troviamo, sulla punta della Punta Bianca il porto di Bocca di Magra, dove il primo pericolo è rimanere a bocca aperta di fronte allo spettacolo delle Alpi Apuane e della foce del fiume: le montagne, il fiume, il porticciolo... una meraviglia! Essendo fuori dal Golfo, questo porto è più esposto degli altri ai venti, in particolare lo scirocco e i venti da sud sud-est possono creare problemi: a Bocca di Magra possono entrare imbarcazioni fino a 30 metri, ci sono 250 posti barca di cui 20 di transito, il pescaggio è di 3 metri-3 metri e mezzo tenendo conto del fondale del fiume. Il porto è attrezzato. Anche durante l'inverno il porto garantisce la messa in sicurezza nonostante l'esposizione ai venti: se c'è scirocco forte viene riparato dalla barriera "onda rail", (l’ondarail è la barriera frangiflutti).   
Il paese poi è subito adiacente al porto, vera porta per andare alla scoperta del territorio di Bocca di Magra e con escursioni sino a Punta Corvo con spettacolari vedute tanto verso monti che verso mare, con una spiaggetta detta dei Morti, raggiungibile sino ad alcuni anni fa soltanto via mare, oggi anche tramite un viottolo scosceso da Punta Corvo. Proprio da questo paese, a metà della strada che porta a Bocca di Magra, si devia per il Monastero (il 31 agosto 1980 si sposò mio nipote Marco, nella chiesa del Monastero stessa, ed io feci da testimone, portando le fedi dei due festeggiati, alla cerimonia).




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