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San Ceccardo

STORIA
Tra leggenda e fantasia
Il patrono di Carrara, San Ceccardo, subì il martirio, secondo una tradizione più che millenaria, nel luogo omonimo situato alle porte della città. ( dove oggi c’è la chiesa )
Siamo nel’ anno 870, varie sono le versioni del martirio, tutte però articolate su una stessa trama:
Il vescovo Ceccardo di Luni, venuto in visita pastorale nella zona marmifera della Diocesi, forse non ancora compitamente cristianizzata, fu indotto a gratificare generosamente una povera donna, per motivi di pura carità.
Il marito di costei, folle di gelosia, anziché mostrarsi grato, avrebbe assalito ferocemente il presule decapitandolo senza pietà.
Nell’atto dell’orrenda decapitazione  e nel punto e nel punto in cui cadde la testa insanguinata, sgorgò uno zampillo d’acqua limpida con virtù taumaturgiche specialmente per guarire le nevralgie e le oftalmie.
Questa sorgente è tuttora attiva e ritenuta miracolosa.
Nel 1823 il primo Vescovo della Nuova Diocesi di Massa e Carrara Mons. Francesco Maria Zoppi consacrò l’attuale chiesetta dedicata al Santo

I carrarini, non sono certamente noti per essere un popolo molto religioso, anzi. Questo nonostante gli sforzi dei vari regnanti che si sono succeduti nel corso dei secoli, che cercavano con il “timor di Dio” di addolcire il loro carattere ribelle e duro, come le loro montagne. Per secoli in lotta con i Vescovi Lunensi, le autorità ecclesiastiche del tempo, che non riuscivano a ottenere da loro i “livelli” e le imposte, e che, solo quando l’antica Luni, ormai decadente, cominciò a impaludarsi, decisero loro malgrado di trasferirsi a Carrara. Ecco perché non si capisce l’assoluta devozione verso il Santo Patrono di Carrara, San Ceccardo.
Proprio come la storia di Carrara, anche quella di questo Santo, è, a distanza di oltre dieci secoli, ancora avvolta da misteri e contraddizioni, ma forse proprio per questo ancora più affascinante. San Zicard, (San Ceccardo) come lo chiama affettuosamente in dialetto il popolo carrarino, era un Vescovo di Luni, vissuto attorno al IX secolo, questa è la sola certezza, ma vediamo i fatti.
Siamo attorno all’anno 860, da oltre quattro secoli l’Impero Romano è caduto, lasciando via libera alle invasioni barbariche che seminano in tutta Italia morte e distruzione, anche l’antica Lunaee è in declino, ma è ancora splendente di bianchi marmi vestigia di un glorioso passato. Una flotta vichinga è in navigazione lungo la costa tirrenica, in cerca di tesori da saccheggiare, la sua meta è Roma, ormai facile preda, ma appena superato Punta Bianca, vede scintillare nel sole del mattino una splendida città sulle rive di un fiume, non può essere che Roma, quindi la loro preda. I feroci guerrieri vichinghi, decidono di tentare la conquista usando l’inganno, senza dover combattere, così, nascoste le navi, il loro re Hastings, si presenta solo alle porte della città, in veste di pellegrino, chiedendo di avvicinarsi alla religione cristiana. Ottenuto la fiducia del Vescovo, il re vichingo poco dopo finge di ammalarsi e esce dalla città. Dopo alcuni giorni, un mesto corteo funebre si avvicina alle porte della città, i portantini dicono ai soldati di guardia che il loro capo Hastings in punto di morte ha espresso il desiderio che il suo corpo ricevesse i Sacramenti dal Vescovo. Il corteo è fatto entrare ma appena all’interno il re vichingo balza fuori dalla bara, vivo e vegeto, e inizia la carneficina. Una prima versione di quest’affascinante storia, vuole che il Vescovo di Luni fosse proprio Ceccardo, e che sia stato vittima della furia vichinga, un’altra invece afferma che il Vescovo trucidato fosse il predecessore Gualchiero, mentre Zicard, fu ucciso a Carrara, dove si era recato per comperare i marmi necessari alla ricostruzione della città, da alcuni cavatori insoddisfatti del prezzo loro offerto. Vi è addirittura una lapide marmorea di epoca medievale che data la morte del Vescovo nel 600 ma ritenuta dagli storici inattendibile, perché da alcuni documenti si conosce il nome dei Vescovi di quel periodo. Da qui comincia una serie di contraddizioni di cui non si hanno spiegazioni, la prima: perché il Vescovo è fatto passare per martire, visto che al tempo la religione cristiana era predominante, come mai le sue spoglie sono trasportate a Carrara, che nascerà ufficialmente oltre un secolo dopo, come testimonia la bolla Imperiale di Ottone I consegnata proprio ad un Vescovo di Luni. Non si spiega neppure la forte devozione popolare per un Santo “straniero”, tanto da obbligare il Papa Urbano VIII a elevarlo agli onori dell’altare nel XIV secolo. Attorno al 1609 la pieve di S, Andrea accolse le sue spoglie mortali, collocate sotto l’altare maggiore, e qui vi è un’altra contraddizione, con una Chiesa dedicata a un Santo, che contiene al suo interno le reliquie di un altro, senza contare che s’ignora dove fossero state poste per oltre 800 anni. Nel XV secolo fu costruita la Chiesa denominata Oratorio di San Ceccardo ad Aques, sottoposta di recente ad un sapiente restauro, contenente al suo interno una sorgente d’acqua che la leggenda vuole scaturita all’improvviso da dove la testa del Santo cadde a terra dopo essere stata spiccata dal busto, e con proprietà miracolose per tutte “le malattia della testa”. Questa è un’altra contraddizione, perché al tempo della sua uccisione, quella zona era certamente solo una selva impenetrabile, e il taglio della testa è certamente più verosimile per una esecuzione capitale, piuttosto che per una lite per interesse. Nel Duomo di Carrara, oltre al suo corpo decapitato, vi è un busto d’argento contenente il suo cranio, anche questa reliquia è stata costruita in due epoche differenti. Nonostante questi misteri, o forse proprio per questo, San Zicard è stato, per secoli, il santo più venerato in assoluto nella zona di Carrara, e soprattutto da tutti i ceti della popolazione, io mi ricordo che quasi tutti i cavatori fino agli anni cinquanta, portavano cucito all’interno del “matalò” (la giacca) una medaglietta con le effigie del Santo, e non vi era vigneto che non avesse sul palo di testa del pergolato, la stessa effigie inchiodata. La fiera di San Zicard che avveniva il 16 giugno, oltre a dare vita ad un antico proverbio “P’r San Zicard a s ved ‘l fich e ‘l card”( Per San Ceccardo si vede il fico è il cardo), era per noi bambini una vera festa. Si svolgeva, dopo una processione, davanti all’omonima Chiesa, e per l’occasione una delle due strade che portavano in città, veniva chiusa per permettere la sistemazione dei banchi, ma soprattutto per fare la mostra del bestiame, a quei tempi importantissima. Oggi purtroppo con la perdita delle nostre tradizioni, anche la venerazione di questo “santo carrarino” è quasi scomparsa, addirittura molti giovani non ne conoscono neppure l’esistenza, in poco più di un ventennio si è perduto una credenza millenaria, risultato di una decadenza culturale inaccettabile, ma a mio avviso, purtroppo, ormai irreversibile.

Mario Volpi





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