Risorgimento carrarino - carraraonline.com

Vai ai contenuti

Menu principale:

Risorgimento carrarino

STORIA


E' di pochi giorni fa la notizia che il Governo centrale per motivi di bilancio, vuole sopprimere le Provincie che non raggiungano i 300.000 abitanti, fra cui anche quella di Massa-Carrara, e subito si è scatenato il toto-lotteria per cercare di indovinare a quale Provincia limitrofa saremmo aggregati. La popolazione carrarina, nella sua storia millenaria, ha subito innumerevoli volte le scelte fatte da altri, ma è sempre stata ostica a subire passivamente le forzature da qualunque parte provenissero. Carrara ha da sempre posseduto due cose importantissime, che purtroppo sono state  spesso la causa delle sue disgrazie; il marmo, e la posizione strategica.

Fin dai tempi degli antichi romani, questi due fattori hanno alimentato la cupidigia degli Imperatori, che anelavano questi territori, per sfruttare le cave di marmo, ma soprattutto per sbarrare il passo agli eserciti barbari invasori, attraverso i passi del monte Bardone (attuale Cisa) e del monte Forca (cima accanto al Monte Sagro).
I nostri progenitori i Liguri Apuani, anche se privi di disciplina  militare, e armati solo di "pennati"* fecero un'alleanza di tutte le tribù, anche se nemiche tra loro,per combattere l'invasore e, come magistralmente descritto nel libro di Marcuccetti "Saltus Marcius", dettero, proprio nei dintorni dell'attuale Marciaso, una sanguinosa batosta alle Legioni Romane che lasciarono sul terreno quasi 5000 uomini.

Esiste un documento del tempo dello storico romano Tito Livio, che ben sintetizza la determinazione e la durezza dei nostri progenitori nel difendere la loro terra, egli scrive: " le donne combattono come gli uomini, feroci e spietate come fiere" e ancora" si stancarono prima i Liguri di inseguire che i Romani di fuggire".
Anche in tempi molto più recenti si è assistito a questa forma di resistenza della popolazione carrarina nei confronti di un movimento, che molti di loro consideravano un sopruso; il Risorgimento.
Si badi bene che non vi è in me nessuna volontà di revisionismo, o di presa di posizione politica di sorta, ma solo la voglia di raccontare una verità storica che pochissimi conoscono, perché tenuta accuratamente celata, ma che documenti storici conservati nell'Archivio di Stato di Massa rivelano.
Del resto è risaputo che la storia la scrivono i vincitori, che tendono a fare credere che gli eroi siano solo da una parte. Prima di continuare bisogna dire che, la situazione socio-politica carrarina fino dal 1300 è sempre stata anomala, perché, pur avendo un Signore, la "città" era composta di varie Viciniee (paesi a monte) che pur essendo sottoposte al controllo centrale, avevano una qualsivoglia forma di autonomia, avendo a disposizione perfino terre e mulini da amministrare in modo autonomo. Dopo la breve pausa della Rivoluzione Francese dove Massa e Carrara passano sotto il dominio di Elisa Bonaparte Baciocchi, sorella di Napoleone, a causa della Restaurazione la città ritorna sotto il dominio di Francesco V d'Asburgo-Este, duca di Modena e Reggio, che non solo ripristina questi privilegi alle viciniee, tolti da Elisa, ma aumenta sensibilmente le coltivazioni di gelso e viti, favorendo un certo benessere economico. Nel 1859, nel pieno della Seconda guerra d'Indipendenza, il Ducato è invaso dalle truppe di Vittorio Emanuele II di Savoia. Per evitare un bagno di sangue il piccolo esercito Estense al comando del Tenente Colonnello Casoni si ritira a Fivizzano, lasciando un piccolo distaccamento a Fosdinovo. Il 28 aprile Carrara e Massa e parte della Lunigiana, sono annesse al Regno di Sardegna, ed è da qui che cominciano i problemi. Le viciniee e alcuni loro privilegi vengono nuovamente aboliti, s'instaura una vera e propria discriminazione lavorativa, portando così diverse famiglia alla fame.
Si crea poi un vero e proprio stato di Polizia, vengono spese cifre folli per pagare delatori per sapere e arrestare chi abbia solo idee favorevoli a Francesco V, così comincia un vero e proprio movimento di resistenza di una parte della popolazione che considera i piemontesi, un esercito invasore. La resistenza avviene in due modi, in modo passivo, cercando di ostacolare il nuovo governo, ad esempio con il contrabbando del sale, del tabacco, e della polvere pirica (essenziale per il lavoro alle cave) e con la fuga verso i territori ancora in mano agli Estensi. Viene creato un sonetto popolare che vuole sottolineare la differenza tra Francesco V, e il Re piemontese, che recitava così "Principini, palazzi e giardini, principoni, fortezze e cannoni". La situazione si aggrava sempre di più fino ad arrivare nel 1872 con un primo tentativo di sciopero dei lavoratori, e nel 1873 a una vera e propria rivolta armata ad Antona con risvolti tragici. Le carceri massesi rigurgitano di detenuti politici, tanto da dovere assumere altri secondini, e nonostante il più rigido controllo alla frontiera il flusso migratorio per arruolarsi nelle file degli Estensi non si arresta, anzi aumenta, con intere famiglie al seguito dei giovani volontari, e durerà fino a tutto il 1862. Ciò non toglie che una parte della popolazione fosse favorevole all'annessione sotto il regno dei Savoia tanto da spingere la Filarmonica massese a indire una tombola pubblica per reperire fondi per fare arrivare "un milione di fucili a Garibaldi". Vi è chi, come lo storico Nicola Guerra, (nostro cugino d'oltre Foce) che nel suo libro "Controrisorgimento" rigorosamente documentato, ipotizza che a Massa-Carrara e Lunigiana vi fu una vera e propria guerra civile, al di la di come la propaganda del tempo volle fare credere. Del resto ora è stato ampliamente documentato che non furono i mille di Garibaldi, male armati e privi di esperienza militare, a fare capitolare il Regno delle due Sicilie, dotato di un esercito moderno forte di 50.000 uomini, e una poderosa Marina, ma l'oro con cui i Savoia e gli Inglesi comprarono i comandanti per farli ritirare senza combattere, e che i famosi "briganti" siciliani, altro non erano che contadini che chiedevano l'indipendenza.


"   Pennato
 - Attrezzo  con punta ricurva ancora usato nella zona Apuana per potare e tagliare legna nei boschi

Enzo De Fazio

Gentile Redazione

A mio modesto avviso io sarei del parere di eliminare in toto tutte le Provincie, organismi costosi e perfettamente inutili, e sono profondamente contrario che  altri, totalmente estranei al nostro contesto storico sociale, decidano per noi, come gia accade nel 1947 quando venne bloccata la costituzione della 21° Regione di cui anche noi dovevamo fare parte, la famosa Lunezia.La nostra gente e da sempre considerata dura e spigolosa, ma a ben vedere ne ha tutte le ragioni, essendo da secoli sottoposta ai voleri di estranei il cui solo scopo e il loro tornaconto a scapito della povera gente. Così ora noi siamo toscani solo di nome, ma in realta siamo considerati da Firenze poco meno che una lontana colonia priva di peso politico. Anche dal tanto osannato Risorgimento Carrara, Massa, e la Lunigiana non furono trattati molto bene, ma la verità faceva male e perciò venne insabbiata. Ormai nell'era di Internet questo non è più possibile e finalmente, nel 150° anniversario del Risorgimento, la sofferenza di molte migliaia di famiglie Apuo-Linigianesi è venuta a galla, ormai troppo tardi, solo in tempo per strappare dai nostri cuori un moto di fraterna solidarietà.

Enzo De Fazio


sul Blog

Si può aggiungere

Nel 1664 il territorio di Massa divenne un ducato, e quello di Carrara un principato.  
I Cybo-Malaspina ottennero così il titolo di duchi di Massa e principi di Carrara.
Nel 1738 Maria Teresa Cybo-Malaspina, sola discendente della casata, sposò Ercole d'Este, unico erede maschio del Ducato di Modena. (monumento in Carrara, piazza Alberica)
La loro figlia Maria Beatrice d'Este (l'ultima dei Cybo-Malaspina, degli Este e dei Gonzaga-Novellara, attraverso l'ava materna Ricciarda) ebbe così il governo su entrambi i territori, che però rimasero entità statali separate fino alla sua morte.
Nel 1796 gli Este furono privati dei loro possedimenti dalle truppe di invasione di Napoleone Bonaparte. Napoleone inglobò il territorio nella repubblica Cispadana, facendolo poi confluire nella repubblica Cisalpina.
Durante questo periodo il territorio fu brevemente conteso a Napoleone dagli austriaci della coalizione anti francese (1799) e conobbe una rapida successione di differenti ordinamenti amministrativi più o meno provvisori (Dipartimento delle Alpi Apuane, Imperiale e Reale Provvisoria Reggenza di Massa Carrara, poi di nuovo Dipartimento delle Alpi Apuane e infine Distretto di Massa).http://it.wikipedia.org/wiki/Ducato_di_Massa_e_Carrara - cite_note-3
Come ultima modifica amministrativa, nel 1806, l'imperatore francese assegnò il ducato di Massa e Carrara al principato di Lucca e Piombino, governato dalla sorella maggiore Elisa Bonaparte. Durante la dominazione napoleonica Maria Beatrice fu costretta a rifugiarsi a Vienna presso la corte del marito, l'arciduca Ferdinando d'Asburgo-Este zio dell'imperatore Francesco I d'Austria, da cui governò in esilio il suo ducato.
Con la caduta del regime napoleonico, il Congresso di Vienna assegnò di nuovo a Maria Beatrice tutti i territori che le erano stati sottratti. All'epoca il ducato di Massa e Carrara comprende i territori di Massa e Carrara, Aulla, Casola in Lunigiana, Comano, Filattiera, Fivizzano, Fosdinovo, Licciana, Mulazzo, Podenzana e Tresana.
Nel 1829, alla morte di Maria Beatrice, il ducato di Massa e Carrara fu annesso al ducato di Modena e Reggio, ad opera del figlio Francesco IV d'Asburgo-Este.
Nel 1859, con la deposizione di Francesco V d'Asburgo-Este, il ducato di Modena e Reggio (comprendente anche i territori di Massa e Carrara) venne definitivamente annesso al regno di Sardegna, con la costituzione della provincia di Massa e Carrara nel dicembre 1859.
Anche il ducato di Massa per secoli fu oppresso dalle periodiche scorrerie dei corsari ottomani e magrebini. Nel tentativo di porre un freno ai continui sbarchi barbareschi e al fine di tutelare l'incolumità della popolazione che, analogamente agli altri stati rivieraschi italiani era continuamente minacciata dalla riduzione in schiavitù per arricchire i mercati del nordafrica, eressero alcune fortificazioni lungo la costa. La loro funzione era il preventivo avvistamento della galee e fungere da deterrente per gli sbarchi. Presso il porto di Avenza fu costruito un fortino per proteggerne il naviglio alla fonda, più a sud a circa 2 km. sulla spiaggia antistante Massa venne eretto un altro fortino con uso anche di dogana, mentre il successivo Forte del Cinquale era già in territorio toscano (vedi Torri costiere).
• invasione dei francesi: Napoleone Bonaparte arriva a Modena ed Ercole nomina un reggente nella persona di Benedetto d'Este, figlio naturale di Francesco III, e ripara a Venezia accompagnato dalla favorita Chiara Arini cantante, che sposò poi morganaticamente. Benedetto conclude un accordo con Napoleone in base al quale il duca, o chi per esso, s'impegna a pagare 7 milioni e mezzo di lire francesi in tre rate e a cedere gratis venti fra i migliori quadri della galleria. In cambio Napoleone s'impegna a garantire che le sue truppe passando per il territorio del ducato non avrebbero fatto perquisizioni pagando il giusto prezzo per ogni cosa acquistata. Il duca rifiuta di pagare alcunché nonostante abbia portato con sé a Venezia il tesoro dello stato sostenendo che ne è proprietario, e Benedetto è costretto a contrarre debiti forzosi, a gravare sui cittadini e depredare chiese e monasteri dei loro capolavori mentre le opere d'arte prendono la strada di Parigi. Ercole III è raggiunto a Venezia da un gruppo di armati francesi che gli impongono il pagamento di duecentomila zecchini, poco meno di 7 quintali d'oro. A palazzo Rangoni a Modena si riuniscono i delegati di Modena, Reggio, Bologna e Ferrara che insieme formano la Repubblica Cispadana, cui segue un secondo congresso a Reggio Emilia in cui viene proclamato come bandiera il tricolore e vengono aboliti tutti i titoli nobiliari.
• 1797: Napoleone fa confluire la repubblica cispadana in quella cisalpina.
• 1803: Ercole III muore in esilio. Si estingue così la discendenza maschile in linea diretta.
• 1805: Napoleone si fa proclamare imperatore dei francesi e re d'Italia, vengono ripristinati i titoli nobiliare e abolito l'appellativo di "cittadino". Passando da Modena viene accolto con entusiasmo, alloggiato con sfarzo nel palazzo ducale e lì riceve le chiavi della città
• 1814: Napoleone è sconfitto. Dopo il congresso di Vienna a Modena viene restaurato il ducato sotto la sovranità di Francesco IV, nato da Ferdinando d'Asburgo-Este e da Maria Beatrice d'Este, figlia di Ercole III d'Este erede dal padre del Ducato di Modena e Reggio e dalla madre Maria Teresa Cybo-Malaspina del Ducato di Massa e Principato di Carrara.
• 1820: Francesco IV emette un decreto contro i carbonari e nel 1822 il Tribunale di Stato processa quarantasette persone accusate di appartenere alla Carboneria, di cui nove vengono condannate a morte, a pagare con la morte però è solo il sacerdote don Giuseppe Andreoli.
• 1831: Insurrezione di Ciro Menotti. Francesco IV fa imprigionare e poi impiccare Ciro Menotti e Vincenzo Borelli.
• 1834: Francesco IV fa costruire a Modena il Foro Boario "a onore e comodo dei fedeli agricoli", ma questi non gradiscono e il fabbricato rimane vuoto, i fornici vengono chiusi e il grande fabbricato è adibito in seguito ai più svariati usi. Oggi è la sede della facoltà di economia dell'Università.
• 1839: inizia la costruzione del Teatro Comunale di Modena, inaugurato nel 1841 su progetto dell'Architetto Ducale Francesco Vandelli.
• 1846: Francesco V d'Este succede al padre Francesco IV.
• 1847: in attuazione del Trattato di Firenze, alla morte di Maria Luigia d'Austria il Ducato di Modena incorpora il Ducato di Guastalla e si operano rettifiche di confini col Parmigiano; in virtù del medesimo trattato si annettono i territori garfagnini e lunigianesi di Minucciano, Castiglione di Garfagnana (di fatto governato da Modena fin dal 1820), Gallicano e Montignoso, già appartenenti al Ducato di Lucca.
• 1848: Francesco V si allontana per qualche mese da Modena, causa i moti insurrezionali.
• 1850: viene acquisito Rolo, ex «enclave» del Lombardo-Veneto in territorio ducale.
• 1856: inaugurato a Reggio Emilia il grandioso Teatro Municipale.
• 11 giugno 1859: Francesco V lascia per sempre il Ducato, dopo la sconfitta degli austriaci a Magenta, seguito a Mantova da 3500 soldati fedelissimi e 118 ufficiali comandati dal generale Saccozzi che costituiscono la cosiddetta Brigata Estense. Porta con sé gli ori e tutte le cose preziose di famiglia e anche 80 ergastolani in catene che vengono rinchiusi nelle carceri di Mantova. A Modena giunge Luigi Carlo Farini, commissario regio del Governo piemontese, nominato in seguito dittatore, e poi governatore di tutta l'Emilia, di cui viene proclamata l'annessione al Piemonte assieme alla Toscana.
• 1860: in forma plebiscitaria i modenesi approvano l'annessione al Regno di Sardegna.
• 1863: a Vienna viene chiusa l'ambasciata (detta Legazione) estense e l'esercito del Duca ancora a lui fedele e stanziato in Veneto (la Brigata Estense), con una commovente cerimonia il 24 settembre è sciolto a Cartigliano (Vicenza).
• 1875: a Vienna muore il 20 novembre Francesco V, ultimo duca di Modena, e viene sepolto nella Cripta Imperiale della chiesa dei cappuccini.
• Negli anni '50 dell'Ottocento si iniziò a dibattere sulla costruzione di una linea ferroviaria che unisse Milano a Bologna. Tuttavia il duca Francesco era piuttosto interessato ad una linea che, unendo la piazzaforte militare di Mantova al porto di Livorno, passasse attraverso i suoi dominii e non a quelli dei Savoia.
• Il 21 luglio 1859 venne completata la ferrovia Milano-Bologna che attraversava latitudinalmente il territorio estense dal confine col parmense sull'Enza a quello con lo Stato Pontificio a Castelfranco. Dieci giorni prima era stato firmato l'armistizio di Villafranca che di fatto segnava la fine del Ducato di Modena e Reggio.
• Porti[modifica | modifica sorgente]
• Con l'acquisizione nel 1829 del ducato di Massa e Carrara, Modena poté ottenere un piccolo sbocco sul mar Tirreno. Lungo la costa vi erano due porti: Avenza nel territorio di Carrara e San Giuseppe nel territorio di Massa.
• Alcune parrocchie del Ducato erano dipendenti da episcopati di altri Stati, ed erano Parma, Sarzana, Lucca e Pontremoli.
• Erano presenti sul territorio estense anche alcune comunità ebraiche. Le principali erano quelle di Modena, Reggio, Scandiano, Finale, Correggio, Carpi e Novellara.
La provincia di Massa e Carrara venne istituita nel 1859, con decreto di Carlo Farini
con i seguenti Comuni :
Aulla, Bagnone, Carrara, Casola in Lunigiana, Comano, Filattiera, Fivizzano, Fosdinovo, Massa, Montignoso, Mulazzo, Podenzana, Pontremoli, Tresana, Villafranca in Lunigiana, Zeri..
Tali nominativi, in latino li trova : http://it.wikipedia.org/wiki/Nomi_latini_dei_comuni_della_provincia_di_Massa_e_Carrara
Trova informazioni anche in
http://books.google.it/books?id=5_AuAAAAYAAJ&pg=PA169#v=onepage&q&f=false
nel libro "Raccolta officiale delle leggi e decreti del dittatore delle Province Modenesi e Parmensi 9 novembre - 31 dicembre 1859 e nel Decreto 27 dicembre 1859, n. 79
sul Ducato di Massa Carrara- trova presso : http://it.wikipedia.org/wiki/Ducato_di_Massa_e_Carrara
Ci sono altre città e paesi della Toscana, come Lucca e  Provincia, La Spezia e Provincia, che essendo  vicine alla provincia di Massa e Carrara, (attualmente esiste una diatriba sul nome: Massa e Carrara o Massa-Carrara. La differenza è sostanziale, poi decretata come Massa-Carrara), possono dare tutte le informazioni su tale periodo, ma vanno ricercate anche in Internet.
La ferrovia dello Stato e la Ferrovia Marmifera: due tratti importanti nella storia risorgimentale di Carrara. Carrara è servita dalla ferrovia Tirrenica settentrionale grazie alla fermata di Carrara-Avenza. In passato esisteva una stazione più centrale, denominata Carrara San Martino, sulla tratta di diramazione costruita nel 1866 e soppressa nel 1969. Tale tratta fu integrata nel tracciato della nota ferrovia Marmifera che fu operativa fra il 1876 ed il 1964, ora dismessa ed abbattuta.
La Statale Aurelia, chiamata dai Romani, consolare via Emilia di Scauro, (Marco Emilio Scàuro (lat. M. Aemilius Scaurus). - Console romano, costruì l'importante via transappenninica Emilia che allacciava la Via Aurelia).
in: http://it.wikipedia.org/wiki/Strada_statale_1_Via_Aurelia
mentre l'autostrada A12 in : http://it.wikipedia.org/wiki/Autostrada_A12_(Italia), sempre per il transito da Carrara-Avenza.
Si trovano anche in: http://cronologia.leonardo.it/mondo28.htm
in. http://www.carraraonline.com/risorgimento_carrarino.html (di Enzo di Fazio, Risorgimento: carrarino, dialetto locale, anche se in italiano è detto . . . carrarese).
Apuani e Lunigianesi in : http://www.storiaefuturo.com/it/numero_24/articoli/1_volontari-apuani-lunigianesi-risorgimento~1356.html
in: http://scuola.repubblica.it/toscana-massacarrara-lcrepetti/2011/il-risorgimento-a-carrara-via-cucchiari/  -  con molti personaggi di Carrara e Provincia.
Nel  nuovo recente libro della professoressa (vivente) Rosa Galleni-Pellegrini, in : http://iltirreno.gelocal.it/massa/agenda/2011/08/30/news/carrara-e-il-risorgimento-il-nuovo-libro-di-rosa-galleni-pellegrini-1.2659024. - alla quale può rivolgersi per avere altre e sicure informazioni.
Si può continuare ancora per molto, relativamente ad episodi, musei (in parte di tale periodo), monumenti e ricordi di personaggi, con lapidi.  Società storiche che trattino prevalentemente del periodo Risorgimentale, almeno nella città di Carrara, non ne conosco.
Saluti
Lucio Benassi





Torna ai contenuti | Torna al menu