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Il disco solare

Trekking sulle Apuane > ApuanFiabe
Il luogo, Monte Sagro
Spetta/le Redazione
Un mio conoscente, grande appassionato di montagna mi ha raccontato questa storia, che è accaduta a lui personalmente. Io mi limito a descrivere quello che lui mi ha raccontato, anche se sembra al limite del credibile. E' chiaro che vuole mantenere l'anonimato per non passare da pazzo visionario, ma giura che quello che dice è vero, e che questo "disco" scolpito sul marmo è ancora presente e ben visibile, quindi io cercherei di verificare l'autenticità in loco.
Distinti saluti Mario Volpi
Il viaggiatore...del tempo
Era ancora notte, ma la volta del cielo punteggiata da miliardi di stelle, prometteva l'alba di quella che si preannunciava una splendida giornata di metà maggio. Da sempre appassionato di montagna, Giuseppe, si preparava per una lunga escursione su quelle montagne che amava in modo incondizionato; le Apuane.
Preparò lo zainetto con abbondanti scorte d'acqua e di bevande saline, indumenti asciutti, la inseparabile macchina fotografica compatta digitale, e un buon numero di barrette energetiche, non avrebbe certamente permesso alla fatica, di fiaccare la sua resistenza, magari con un brusco calo degli zuccheri.
Lasciata l'auto a Castelpoggio, cominciò a salire verso la Gabellaccia, seguendo il sentiero che egli ormai conosceva come il palmo delle proprie mani. Arrivato in una piccola radura, si fermò un'attimo per riprendere fiato, e gettare uno sguardo verso la cima della montagna che intendeva raggiungere. Anche se l'aveva vista centinaia di volte, l'alba in montagna era uno spettacolo da togliere il fiato. La cima del Monte Sagro, si stagliava come un'ombra, in controluce, contro un cielo in cui, le ultime ombre della notte, lottavano strenuamente per non lasciare il campo ai primi raggi del sole. Il cielo, dietro la possente montagna, da prima si colorò di un tenue violetto, che sempre più virava verso il rosa, per poi esplodere in un caldo color arancio, poi dopo un lungo attimo in cui tutto sembrava restare immobile, la cima del monte si illuminò del primo raggio di sole. Quasi che questo fosse il segnale, un merlo, nascosto chissà dove, cominciò, da prima timidamente, poi sempre con più convinzione a marcare il proprio territorio con la cosidetta "primavera" ossia quel melodioso ed elaborato canto, che tutti gli uccelli canori usano in primavera per l'accopiamento. Giuseppe, riprese la salita con il suo passo regolare e cadenzato, che ne rivelava la lunga abitudine a camminare in montagna. La rugiada notturna aveva steso il suo umido sudario sul bosco, e i rami che sporgevano verso il sentiero avevano completamente infradiciato la giacca a vento di Giuseppe, alcune gocce che si erano raccolte sull'estremità di rami e foglie appena spuntate, se colpite da quei primi raggi di un sole quasi orizzontale, brillavano come preziosissimi diamanti. Arrivato alle Capanne Ferrari, prese un sentiero che lo avrebbe portato dopo un lungo giro verso Campocecina, per poi scalare il Monte Sagro, e ridiscendere verso valle, non prima di rivisitare un luogo che alcuni ritrovamenti di incisioni raffiguranti "pennati" risalenti al tempo dei nostri progenitori; i Liguri Apuani, facevano ipotizzare che vi fosse situato un antico "Castellaro." Erano così chiamati  i luoghi in cui sorgevano i villaggi di queste fiere popolazioni, dedite al culto della Luna, e che si ipotizza sorgessero dove loro credevano fossero  situati "gli incroci di forze cosmiche" che pensavano fossero come dei passaggi cosmici che gli permetteva di comunicare direttamente con gli dei. Era pomeriggio inoltrato quando effettuata quella splendida camminata, stava scendendo verso valle, ma per farlo pensò di tagliare per un sito che è chiamato "la cava dei poeti" per via di alcune frasi poetiche che il Comune di Carrara fece incidere a degli artisti direttamente sulle bancate di marmo, in occasione di un "Simposio" di alcuni anni fa. Mentre scendeva con precauzione l'impervio sentiero, scorse un uomo proprio al centro della vecchia cava. Era un tipo alto e segaligno, con una gran barba che finiva a punta quasi sul petto, vestiva in modo strano, con una specie di tunica che lo copriva fino ai piedi, sotto la quale indossava una specie di buffa camicia che gli copriva completamente le braccia. Un' altro eccentrico artista, pensò Giuseppe, che dopo essersi avvicinato disse con un sorriso "salve!" Quando vide Giuseppe l'uomo trasalì vistosamente, ma poi si ricompose e disse "hallo." Giuseppe faceva l'interprete in un noto Albergo della nostra Riviera, quindi conosceva bene la lingua tedesca, e non si stupì più di tanto, anzi subito rispose nella stessa lingua. Ciò contribuì non poco a tranquillizzare l'uomo che parlava il tedesco con uno strano accento che Giuseppe non aveva mai sentito. Dopo alcuni minuti di conversazione, un sordo brontolio della pancia, ricordò a Giuseppe che non aveva ancora toccato cibo, quindi pensò che quella sosta sembrava fatta apposta per fare uno spuntino, evitando così di portare ancora il pesante zainetto completamente pieno. Estrasse due barrette energetiche al cioccolato, e due bottiglie di bevanda salina di un leggero color rosa, e le offrì all'uomo. Questi dapprima non le prese, poi quando vide Giuseppe mangiarle, le divorò letteralmente, scolando la bottiglietta di liquido in pochi secondi. Rinfrancato, disse a Giuseppe di non avere mai assaggiato nulla di più gustoso, anche se, suo malgrado era un "reisende,"(viaggiatore) di chiamarsi Johannes, e di non sapere quando si sarebbe fermato. Cominciò a parlare di "tre leggi " che egli aveva scoperto, e che proprio a causa di esse ora si trovava in quel luogo, e che per questo era perseguitato, e che perfino la sua vecchia madre era in pericolo. Giuseppe capì immediatamente di trovarsi al cospetto di una persona non mentalmente stabile, così con una scusa filò via. Fu dopo quasi tre mesi che ebbe modo di ripassare di li, e scorse quasi per caso un segno sul marmo che non aveva mai visto, scostò con le mani la polvere e apparve una specie di sole, con alcuni pianeti attorno, con una scritta in tedesco "Galileo aveva ragione" e di colpo quasi svenne per l'emozione. Non poteva credere che quel mezzo matto che aveva visto con i propri occhi proprio in quel luogo, fosse Kaplero..... il suo fantasma, o un viaggiatore del tempo?

Mario Volpi
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Sig. Volpi
Ci siamo recati sul posto ed effettivamente abbiamo potuto fotografare questo disco misterioso....

Sotto i detriti si intravede qualcosa...sembra una scritta sul marmo in mezzo al nulla.
Ma non  si capisce che c è scritto?
Che significano quelle lettere cosi ben definite.
Cosa voleva dirci?
E quel cerchio..un sole?...
Chi sarà costui?
Da dove  veniva?
Sarà ancora vivo?
Proviamo a cercarlo e condividete il post, solo lui potrà darci la sua teoria.
Se qualcuno ha qualcosa da dirci noi siamo qua, in privato contattare la redazione x mail
info@carraraonline.com
Il mistero del disco solare e …...................
LA CAVA DISMESSA.
Una cava dismessa, sotto il Sagro, in località Campocecina nelle Apuane.
Montagne di grande bellezza divorate da una escavazione dissennata.
Una visuale quasi infinita che nelle limpide giornate invernali dal golfo dei poeti arriva alle isole dell'arcipelago toscano ed alla Corsica


UNA SCOPERTA CASUALE
Nel pavimento in marmo del piazzale di carico della cava si intravede sotto la polvere e i detriti accumulati dal tempo quello che risulterà essere, dopo una sommaria pulizia, un disco solare stilizzato con all'interno una scritta circolare in italiano e in tedesco.


UNG GALILEO HA PROPRIO


RAGIONE


HAT DOCH GALILEO


RECHT


Ci siamo ricordati che “Und die Biel hat recht” è il titolo di un famoso libro letto negli anni settanta, scritto nel 1955 da Werner Keller, nel quale l 'autore “dimostra” che quanto riportato nella Bibbia è realmente accaduto e che il testo è da intendersi come un documento non solo religioso ma anche e soprattutto storico.
Chi ha scolpito il sole stilizzato, con quattro semplici parole ha confutato la tesi confutabile secondo la quale la favola del cristianesimo è una verità storica accertata. Il disegno e la scritta sono stati fatti con lo scalpello da una persona esperta nell'uso dello strumento, sicuramente di lingua tedesca. Si può presumere, per la qualità del bassorilievo, che sia stato uno scultore. Possiamo immaginarlo, quasi vederlo seduto sul marmo del piazzale mentre si ferma un momento per guardare il panorama e il sole alto nel cielo, per poi riprendere a scalpellare quelle quattro semplici parole.
Quali siano stati i motivi che lo hanno portato a lasciare questa testimonianza in una cava dismessa delle Apuane sono e restano ignoti.

Comunque sia Galileo aveva ragione.

Fresne (J. L ) PierBin
Monteloro 01 / 05 / 2017
Marina di Carrara 25 / 05 / 2017

NOTA:
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