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La casina

Trekking sulle Apuane > ApuanFiabe
Quando ero piccolo, vi erano solo due luoghi in cui noi non osavamo entrare per giocare; l'orto di Zicà l'ngnorant, e nella casina. Questa era una casa abbandonata da anni, in cui si diceva "ci si risentisse." Una notte prese misteriosamente fuoco, non si è mai saputo se in modo accidentale o doloso.
La casina
Roberto era un ingegnere civile, fresco di Laurea, e di impiego, abitava a Pisa, e la sua Ditta lo aveva inviato in quel di Carrara-Avenza, come aiuto Capo cantiere, per la ricostruzione di un ponte che si chiamava "di Anderlino" vitale per l'economia della zona. Questo ponte, permetteva alla ferrovia Marmifera l'attraversamento dell'Aurelia, era stato fatto saltare dalle truppe tedesche in ritirata, e a distanza di poco più di un anno dalla fine della guerra le Autorità avevano deciso che la sua ricostruzione dovesse essere prioritaria. Circa due mesi fa era venuto in avanscoperta, per occuparsi della logistica, ossia trovarsi una casa in affitto, o una pensioncina economica, dove potesse soggiornare nei mesi a venire. Anche se era dotato di una Fiat Topolino della Ditta, la vicinanza della futura casa, o pensione al cantiere, era essenziale, per non sprecare tempo, fatica, e denari, in lunghi ed inutili spostamenti. Dopo qualche ricerca, vide chea poche centinaia di metri dalla via Aurelia sorgeva una casetta. Era ad un piano, a pianta quadrata con il tetto a piramide, tipico della costruzioni contadine degli anni 20. L'esterno era un po male in arnese, con le imposte scrostate e sbilenche, ma a lui questo  importava poco, non doveva mica comperarla! La difficoltà maggiore fu quella di trovare il proprietario, era sempre chiusa, nessuno sapeva nulla, di quella che tutti chiamavano "la casina," anzi, alle sue domande qualche donnetta del posto dopo essersi fatta il segno della croce scappava via senza rispondere. Un sabato sera, stanco morto per aver fatto i rilievi preliminari con i suoi due geometri, stava per tornare a Pisa, quando pensò di fare un ultimo tentativo per trovare il proprietario. Era già sera, e i fari della Topolino illuminavano un' Aurelia praticamente deserta, arrivato davanti alla casetta vide che era sempre chiusa, fece per desistere, ma poi pensò che ormai che era lì, gli convenisse tentare. Scese dall'auto, e dopo aver spinto un arrugginito cancelletto metallico che si aprì con un lamentoso cigolio, si trovò davanti alla porta che avrebbe avuto bisogno di una bella mano di vernice, e bussò. Alla terza volta che non otteneva risposta stava per andarsene, quando la porta si aprì da sola, mentre una voce proveniente dall'interno chiedeva "chi è!" Lui si presentò, e chiese "posso entrare?" "Avanti" rispose la stessa voce, "chiuda la porta che arrivo subito." Un odore di stantio, mescolato a un forte odore di muffa lo colpi allo stomaco come un pugno, poi mentre gli occhi si abituavano all'oscurità, una polverosa lampadina si accese e vide la sua padrona di casa. Era una splendida ragazza bruna, giovanissima, con i folti capelli, neri come le ali di un corvo, che le scendevano fin quasi alla vita, su un'incarnato bianchissimo, quasi diafano, i luminosi occhi scuri risaltavano come due pietre preziose. Roberto senti come delle farfalle che cominciavano a svolazzargli nello stomaco, fu amore a prima vista. Cominciarono a parlare dei bisogni di Roberto e della disponibilità della casa, alla fine si accordarono, Roberto poteva occupare una stanza lato strada, ma solo per dormire, infatti anche lei che era la proprietaria, la casa la usava solo per riposare, in quanto tutto il giorno era assente per lavoro. Dopo più di due mesi di convivenza, Roberto era sempre più innamorato di quella bellezza bruna, ma non aveva il coraggio di palesarsi. Una sera prese il coraggio a due mani, e andò a bussare alla porta della sua stanza con una bottiglia di grappa artigianale in mano. Quando la porta si aprì, tutto il coraggio scappò di colpo, e riuscì solo a balbettare un "buonasera, mi chiedevo se potevo offrirle un po di grappa di prugne che ha fatto mio padre!" Lei lo guardò fisso e accennò un timido sorriso prima di dire "accetterei volentieri, ma sono astemia, e mi farebbe male, però sono lusingata dal bel pensiero, venga entri." La camera era quasi spoglia, arredata come si usava una volta, una bassa specchiera da toilette con lo specchio rotto e impolverato, era posta davanti a un letto in ferro battuto antico, coperto da una coperta consunta che un tempo doveva essere stata rossa, sulla testiera di lamiera, la riproduzione di una scena bucolica, era quasi interamente nascosta da una grossa ragnatela. Sulla destra del letto, un vecchio comodino pendeva zoppo per la mancanza di un piede, mentre un armadio in legno tamburato e impiallacciato, mostrava, sulle ante semichiuse, grosse bolle dovute all'umidità, un lampadario di vetro, rappresentante fiori a campanelli, pendeva dal soffitto pieno di macchie di muffa e ragnatele. "Vieni usciamo" le disse la ragazza, "possiamo darci del tu?" "Non osavo chiederlo" disse ridendo Roberto, contento di avere una scusa per non mostrare imbarazzo per quello spettacolo indecoroso. Passarono la sera, lui seduto sul decrepito e tarlato sofà del soggiorno a parlare di tutto e di niente, mentre lei camminava per la stanza con una leggerezza che pareva quasi che vi scivolasse sopra. Verso mezzanotte, Ludovica, così si chiamava la ragazza, disse che doveva andare a dormire, e dopo aver fatto un  timido cenno di saluto con la mano, sparì nella sua stanza. Lui si ritirò nella sua che comprendeva una brandina appoggiata a terra con un vecchio materasso, coperto da un lenzuolo liso e sporco, e una coperta militare nelle stesse condizioni. Da allora quasi tutte le sere passavano un po di tempo a parlare. Roberto si dannava perche ad ogni sua richiesta di uscire in giardino, o a fare una gita con la macchina della Ditta, lei, se pur cortesemente, opponeva immancabilmente un rifiuto, motivandolo col fatto che la sua timidezza gli impediva di farsi vedere in giro con un' uomo. Dopo un po di tempo, la frustrazione per quei continui dinieghi, si palesava sempre più, anche sul lavoro. Lui, sempre così  solare e sorridente, era diventato cupo e scontroso, tanto che un giorno il suo capo operaio gli disse se si sentisse male. Non poteva durare così pensò, e allora prese una drastica decisione, questa sera le avrebbe palesato il suo amore, o si o no! Detto fatto uscì dal lavoro un po prima del solito, e dopo essere entrato in casa, andò diretto alla porta di Ludovica, senza bussare la aprì di scatto e disse ad alta voce"senti Ludovica,,," ma si fermò quando vide che nella stanza non vi era nessuno. Quasi istantaneamente sentì come una corrente d'aria gelida passargli a fianco, e subito dopo udì alle spalle la voce di Ludovica che diceva" come ti sei permesso di entrare senza bussare?" ma lo disse con una voce stridula e gracchiante che non le conosceva. Roberto si voltò, e vide che la ragazza era dietro di lui e lo fissava,  il bel viso devastato da un ghigno che faceva paura. Roberto capì di averla offesa quindi cercò di abbracciarla dicendo" io non posso vivere così, tu mi tieni completamente fuori dal tuo mondo" la ragazza fece una risata agghiacciante, poi quasi sibilando rispose" questa sera ti farò il piacere di farti entrare nel mio mondo!" Poi continuando a ridere sguaiatamente disse "guarda" e cominciò a levitare a un mezzo metro da terra. Continuando la sua orrenda risata cominciò a camminare sulle pareti, sul soffitto, e infine si avvicinò a Roberto che guardava terrorizzato e fece per abbracciarlo, ma la sua figura le passò attraverso. "Oggi è il gran giorno" sibilò restando a fluttuare a mezz'aria, "venticinque anni fa in un giorno come questo mi sono uccisa qui con il veleno, per amore di un Roberto, proprio come te, che però mi aveva tradito per un'altra, avevo sedici anni, e per questo sono stata punita a restare in questa casa fino a quando esisterà, ma nessuno potrà impedirmi di vendicarmi su un' altro Roberto" Continuando nella sua isterica risata l'orrenda figura cominciò a volteggiare per la stanza, dicendo, "non posso toccarti, ma posso comandare la materia." Attorno a un Roberto terrorizzato cominciarono a volare le suppellettili, il comodino dopo un volo di parecchi metri si schiantò contro una parete mancando la sua testa per pochi centimetri, andando in mille pezzi, Roberto terrorizzato era incapace di muoversi, era sicuro che sarebbe morto, ma poi ebbe un colpo di fortuna. La bottiglia di grappa che aveva lasciato sul tavolo alcuni giorni prima, dopo aver vorticato all'impazzata, si schiantò contro il contatore della luce, istantaneamente una palla di fuoco scaturì dalla parete, l'entità malefica venne distratta per un secondo, tanto bastò, perchè lo spirito di conservazione di Roberto, prendesse il sopravento sulla paura, spingendolo a gettarsi fuori dalla bassa finestra che dava sul giardinetto. Intanto le fiamme divampavano sempre più alte, e dopo poco,  le vecchie travi del soffitto collassarono. Roberto tremante era incapace di muoversi, e quasi non si accorse quando venne portato via di peso da un vigile del fuoco. Tutto questo a riprova di come i più importanti sentimenti umani, come l'amore e la vendetta, possano essere tanto forti da non farti vedere l'evidenza, e alcune volte ad andare oltre la morte.

PierBin e Mario Volpi
Marina di Carrara 02 Giugno 2017




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