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La guerra a Massa

1944 Il fronte

Oggi , gennaio 2011 Alfredo ha 80  anni e i ricordi della guerra sono rimasti indelebili nella sua memoria.

Da ragazzo abitava a Ricortola, quando sentì parlare di armistizio aveva circa 13 anni e portava il pane con un triciclo tedesco.
Siamo nel 1944 e la miseria , la fame costrinsero Alfredo e il padre a rubare (Oggi prova un po' di vergogna  nel raccontarlo)le patate, il grano che poi veniva macinato, il granoturco che invece veniva grattugiato con una specie di grattugia ottenuta con una lattina di pelati forata con dei chiodi.

A  quei tempi si cantava un ritornello indimenticabile : " dell' annonaria ce ne freghiamo perché con il macinino noi la maciniamo."
(Nozioni su l' annonaria "durante il fascismo ogni persona a seconda dell'età, del lavoro, riceveva una tessera di carta stampata (tessera annonaria) sulla quale venivano attaccati bollini da 1O, 2O,3° lire. Ogni bollino permetteva di comprare in un determinato giorno, ad un certo prezzo, un tipo di genere alimentare. Per esempio nel 1941,
ogni persona poteva avere 2OO gr di pane ,3OO   gli operai, 4OO chi faceva lavori pesanti").
Alfredo ricorda che insieme alla madre trasportava con dei carretti, damigiane piene di acqua di mare. L'acqua rovesciata dentro fusti rivestiti di zinco, veniva poi bollita fino alla vaporizzazione e produceva sale. Ogni damigiana produceva circa 2 KG di sale.
Questo tipo di lavoro veniva fatto dentro una vecchia stalla che era anche il rifugio del padre per sfuggire ai tedeschi. Durante uno di questi trasporti, una scheggia di cannonata esplose proprio vicino al carro di Alfredo ma fortunatamente per lui e la bambina ( oggi sua moglie)che gli stava vicino non ci furono conseguenze.
Il sale prodotto veniva poi trasportato verso Parma, Pontremoli, Montelungo per essere scambiato con farina patate, castagne.
In questi viaggi che duravano sette giorni tra andata e ritorno, tanti erano i pericoli e le difficoltà che le persone ,come Alfredo , sopportavano, basta pensare che questi viaggi  venivano fatti anche durante l'inverno a piedi nudi o con gli zoccoli di legno.
Una mattina , mentre si trovava a Berceto, Alfredo e Menconi si imbatterono in un
"lattaio", termine usato per identificare un aereo americano, il Menconi si buttò a ruzzoloni dalla scarpata, mentre Alfredo, magrino com'era, si gettò dentro un tombino dell'acqua che trovò fortunatamente davanti a lui. Dallo spavento se la fece nei pantaloni ma salvò la sua vita.
Molto spesso durante i "viaggi del sale" i carretti , a causa del troppo peso si rompevano e così bisognava adattarsi a salire sui carri di altri e continuare con loro i il percorso.
Lungo la strada si potevano trovare i corpi dei partigiani uccisi dai tedeschi, uomini impiccati con cartelli che riportavano scritte come :
"Sono stato ucciso perché partigiano" "oppure mi sono rifiutato di collaborare e per questo mi hanno ucciso".
La vigilia di pasqua i partigiani regalarono ad Alfredo e alle persone che erano con lui vassoi di paste, che erano destinate a Montecassino, una gioia per questa povera gente che però, finì presto perché sul ponte di Aulla i tedeschi bloccarono i carretti per scaricare almeno 4 o 5 palate di sale.

FRAMMENTI DI RICORDI


Nella pineta della Partaccia, quando Alfredo tornava da raccogliere le pigne, ricorda di un giovane ragazzo che venne fucilato dopo che i tedeschi gli fecero scavare la fossa.
Non dimentica l'atroce fine di un uomo di Castagnola che venne crocefisso ad un portone perché ritenuto partigiano; questo macabro avvenimento viene ricordato con una lapide al ponte Frigido
Un giorno lungo il fiume Frigido, nelle vicinanze della piccola chiesa, c'era un gran movimento di camion tedeschi, Alfredo per non farsi scoprire si nascose dentro un canneto.
Fece bene, perché vennero uccise tante persone. La curiosità, a 13 anni era tanta e così la mattina dopo ritornò sul posto e vide le persone che piangevano i loro cari uccisi e cercavano di portare via i corpi martoriati dalla mitragliatrice.
C'erano cadaveri dappertutto, un prete, dei militari, dei detenuti del castello di Malaspina. Non dimenticherà mai le urla strazianti e le raffiche della mitragliatrice.
Alfredo ha fatto presente che nelle vicinanze del massacro esiste ancora una "gammata", ossia un basamento tedesco che serviva da postazione mitragliatrice.
A testimonianza del fatto, una lapide e un monumento che si trovano ancora oggi sul luogo.
Finalmente arrivarono gli americani, che si fermarono tra Ricortola e la località Don Gnocchi ( Marina di Massa - adibita a campo profughi ) dove allestirono un piccolo quartier generale in cui avevano montato una batteria di cannoni.
Alfredo si avvicinava incuriosito soprattutto da quelle persone dalla pelle nera, (che non aveva mai visto).
I soldati americani lo allontanavano con frasi incomprensibili oppure gli lanciavano sigarette, scatolette di pollo dal sapore indimenticabile.
La guerra stava per finire e Alfredo iniziò a lavorare in un piccolo forno della zona.
Era nel suo destino lavorare con la farina e il sale, infatti per tutta la vita fece il fornaio.

Ringraziamo e pubblichiamo con il consenso il Signor Alfredo Del Fiandra.
Un ringraziamento particolare anche a Giancarlo Bertozzi  per la gentile collaborazione, se vi trovate a Marina di Massa in via S. Leonardo consigliamo le sue pizze sono fantastiche.

La via del sale

Il 24 settembre 1944 la Feldkommandantur di Mass emanò un ordine di sfollamento generale della città da attuarsi entro il 15 settembre.
Anche le strutture civili della Repubblica  Sociale chiusero i propri uffici e fu abolito il tesseramento annonario.
Gli abitanti, che avrebbero dovuto dirigersi verso il parmense, si rifugiarono invece in campagna, sui monti, nelle cave, alcuni rimasero in città senza ottemperare all' ordine di evacuazione.
In questa situazione le donne di Massa contribuirono in maniera determinante alla manutenzione delle vita dell'intera comunità. "Un'epoca civile di ragazzi scamiciati e povere donne scalze, che mentre i loro uomini combattevano in montagna contro i tedeschi, combattevano in pianura contro la fame"; così l'ha definita Piero Calamandrei in un discorso del 1954.
Per procurarsi  merci da scambiare con un sacco di farina, le donne svuotarono i loro armadi di lenzuola e biancheria del corredo matrimoniale, particolarmente apprezzate in Garfagnana.
Un'altra merce importante fu il sale, pressoché introvabile, ottenuto dalle donne a prezzo di un lungo e faticoso lavoro, che dimostrò la loro caparbia volontà di lotta per la sopravvivenza: a gruppi, con carrette spinte a mano, si recavano sulla spiaggia e riempivano di acqua marina grosse damigiane.
Quindi, in luoghi appartati, perché non fossero visibili dai tedeschi e dai fascisti e con la legna tagliata nelle pinete o nei boschi, accendevano dei grandi fuochi e bollivano l'acqua in marmitte, paioli, pentole di fortuna  ricavate da lamiere, finché non ottenevano un po' di sale, da scambiare con la farina.
Il sale veniva poi portato in Garfagnana o nella pianura padana a spalla, passando da vecchi sentieri come la via Vandelli, oppure trainando carretti lungo le strade della Cisa o del Cerreto, con il grave rischio di incorrere in mitragliamenti alleati, requisizioni e violenze da parte dei fascisti e dei tedeschi.
L'impegno delle donne contro la fame e le requisizioni rappresenta un momento fondamentale di quella resistenza civile che ha consentito a Massa di ottenere la medaglia d'oro al merito civile.
"La battaglia per la libertà e per la pace", ci ricorda ancora Calamandrei,
"fu una sola battaglia".

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