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In questa piccola rubrica si trovano curiosità relative alla storia, antica e recente di Carrara e del comprensorio apuano, piccole annotazioni di storia minore, richieste e scambi di informazioni su fatti ed episodi storici relativamente poco noti.
E' una rubrica aperta al contributo di tutti coloro che vogliono parteciparvi.

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Un naufragio del 9 Aprile 1977
1 - Naufragio - Correva l'anno 1977 quando questa nave naufragò nel tratto di mare tra il Carrione ed il Lavello. Qualcuno dei lettori ha altre immagini del naufragio? Può raccontarci perchè e come questa nave naufragò?
Si ringrazia la Capitaneria di Porto di Marina di Carrara per la concessione del video [Il tempo di caricamento del video dipende dalla velocità di connessione]
http://www.guardiacostiera.it/capitanerieonline/index.cfm?id=20
Video rilasciato dalla Capitaneria di Porto di Marina di Carrara
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Un Naufragio degli anni Ottanta
2 - Oltre questo ricordiamo un altro naufragio avvenuto, anni dopo, all'altezza dell'idrovora, con anche alcuni morti. C'è qualcuno che ha immagini di questo naufragio o può darci informazioni sull'accaduto.
Sull' argomento i lettori scrivono
.
Un varo sfortunato dei primi anni Sessanta
3 - Ricordiamo un altro naufragio avvenuto nei primi anni sessanta (?) quando una nave si rovesciò durante il varo nei Cantieri Apuani. Anche di questo varo sfortunato ci piacerebbe aggiungere alla rubrica immagini e informazioni.
i vostri commenti
Sull'argomento i lettori scrivono".
Un lettore scrive :
Il varo sfortunato cui accennate avvenne o nel ’58 o nel ’59 quando io ero a far la fame come gestore della biglietteria Lazzi di Marina, ad un paio di centinaia di metri dal luogo del misfatto.
Effettivamente la nave si coricò su sé stessa, ma se non erro non ci furono vittime.
L’ingegnere capo del Cantiere, poi, non si sparò come avrebbe voluto la tradizione, tant’è vero che lo rintracciai a Genova ove ambedue ci eravamo trasferiti: io, a far l’impiegato in una ditta di trasporti a collettame; lui a fare il dirigente nella cantieristica a partecipazione statale di Genova.
Visita il sito del lettore, un Carrarese di nascita : http://freguggia.interfree.it/
Nell'anno di grazia 1795…
4 - Nei primi mesi del 1795 la squadra navale dell'ammiraglio Hotham incrociava nel Mediterraneo in lotta con la flotta della Francia rivoluzionaria per il controllo del Mediterraneo. Il 13 marzo le due squadre vennero a contatto, la nave inglese Agamemnon comandata da un giovanissimo Orazio Nelson attaccò la nave francese Ca Ira. Lo scontro durò, violento, fino al calar della notte e volse a favore degli inglesi. La mattina seguente la nave francese Censeur si fece sotto la Ca Ira nel tentativo di trainarla verso un porto amico. Questa manovra fece si che le due navi fossero costrette a procedere lentamente e, quindi, furono raggiunte dalla flotta inglese. Ne seguì una nuova ed ancor più cruenta battaglia al largo di capo Noli, al termine della quale le due navi furono catturate.
La flotta inglese utilizzava come base navale il porto amico di Livorno, ma questo era lontano ed anche alcune navi inglesi avevano riportato seri danni, perciò l'ammiraglio Hotham diresse sul porto di La Spezia. Quando il convoglio era quasi arrivato, all'altezza dell'isola del Tino, la nave inglese Illustrious che procedeva a rimorchio gravemente danneggiata, ruppe i cavi di traino per andare ad incagliarsi sui bassi fondali della spiaggia di Avenza, dove fu abbandonata.
Sull'argomento i lettori scrivono".
Visto che la nave si e' incagliata su un basso fondale con mare mosso, sara' stata irreparabilmente danneggiata, ma non e' affondata nel senso letterale del termine (cioe' la nave che si poggia integralmente sul fondo, ricoperta dal mare e quindi al riparo dalla successiva azione del moto ondoso), che e' l'unica precondizione per poter sperare di conservare qualcosa dopo cosi' tanti anni. Il relitto incagliato sara' stato progressivamente spogliato dei suoi accessori di valore eventualmente rimasti a bordo o recuperabili sul basso fondale antistante alla spiaggia (cannoni, argano, alberature....) non appena il mare si fosse calmato e le successive mareggiate degli anni successivi avranno completato la distruzione e la dispersione di quanto restava della struttura lignea della nave (in caso contrario avrebbe provveduto l'uomo a smantellarla, se non altro per levare un intralcio alla navigazione). Ritengo che l'unica speranza di trovare qualcosa di una nave in legno dopo oltre due secoli, sarebbe che questa fosse affondata nel senso letterale del termine, poggiando la chiglia su un fondale melmoso, che possa preservare il legno dall'azione dell'acqua e degli organismi viventi, in particolare della famigerata teredine. Oppure che affondi in mari in cui non vive la teredine, come il Baltico, quindi anche senza la protezione della melma sia preservata, come fu il caso del famoso relitto del "Vasa" in Svezia, affondata nel 1628, se non erro l'unica nave a vela di cui si sia riuscito a recuperare lo scafo completo Non e' comunque questo il caso dell'Illustrious. Forse si puo' sperare di trovare qualche cannone a qualche altro pesante accessorio sui fondali antistanti piu' profondi, poiche' l'equipaggio di rimorchio avra' certamente scavalcato e gettato in mare piu' al largo le piu' pesanti dotazioni di bordo per cercare di alleggerire la nave, nel disperato sforzo di evitare l'incaglio Forse questi potrebbero essere gli unici segni di quel lontano disastro marittimo che si puo' ancora sperare di trovare.
Ciao Marco
5 - Anche Carrara, in tempi non neanche tanto lontani, è stato un paese di Cuccagna nel quale scorrevano fiumi di latte e miele…
"… Il primo dei due operai che stanno pedalando lungo la strada sterrata che porta alla casa di Maria si chiama Giocò e in quei giorni ancora non sa che il suo destino è segnato, che gli restano pochi anni da vivere. Lavora in una di quelle fabbriche della morte che lo sviluppo della chimica ha disseminato per tutta l'Italia negli anni a cavallo delle due guerre e che ora, nel periodo del boom economico del secondo dopoguerra, producono a tutto regime.
Ora come ora Giocò è contento di avere un lavoro sicuro al reparto stoccaggio diserbanti della Rumianca che gli permette di mantenere in modo dignitoso la famiglia, dopo gli anni stentati del dopoguerra nei quali si è arrangiato con cento lavori precari.
Pochi anni dopo la sua morte, una morte come quella di tanti altri, per un tumore al fegato, la fabbrica sarà dismessa, poi in breve tempo anche tutte le altre fabbriche chimiche della zona industriale saranno chiuse. Ancora una manciata di anni e si comincerà a parlare d'inquinamento e danni ambientali, ma intanto le produzioni più inquinanti di sostanze chimiche come quelle che nella zona industriale apuana erano state prodotte per decenni, sono già trasferite, dislocate si direbbe oggi, nei paesi del terzo mondo nei quali i controlli su cosa e come viene prodotto sono inesistenti, nei quali la manodopera costa poco, la vita niente e le molte Bophal provocate restano perlopiù ignote.
VISTA DELLO STABILIMENTO vetrocoke - cokapuania
Quando la Rumianca era da poco chiusa, fu notato dagli abitanti delle case che erano sorte in barba ad ogni piano urbanistico a ridosso o dentro la zona industriale, un notevole andirivieni notturno di betoniere.
Si diffuse poi la diceria che i magazzini seminterrati nei quali erano stoccati i fusti dei diserbanti erano stati incapsulati in un sarcofago di cemento come poi, anni dopo, si vide in televisione fare nella lontana Cernobyl.
Ma forse queste erano solo voci senza fondamento, chiacchiere di paese.
Fatto è, però, che mentre le aree occupate dalle altre fabbriche sono state pian piano bonificate (e anche qui, volendo, si potrebbe sollevare la questione di non poco conto di uno sviluppo economico basato sugli utili di pochi e sulle spese di bonifica a spese della comunità) e riutilizzate per altre attività, l'area ex Rumianca è restata com'era, gli edifici si sono lentamente diroccati e i piazzali riempiti di stente erbacce giallastre.
In seguito si dirà, con sentenza di un tribunale della Repubblica Italiana nel caso di Porto Marghera, che dei rischi connessi a certe lavorazioni industriali, in quei tempi non si aveva conoscenza, ma non era così, le lavorazioni nocive erano definite nocive, il turno di lavoro era, a parità di paga, di sei ore anziché otto, e poi quando mai un padrone ti regalava un litro di latte alla fine di ogni turno di lavoro? Litro di latte che gli operai portavano a casa per i figli e che talvolta rivendevano per arrotondare il salario.
Tutti sapevano, tutti, gli industriali che oltre che ad uccidere direttamente, con cancri e tumori, avvelenavano la terra, i fiumi e il mare con i loro scarichi e le autorità sanitarie che tutto ciò hanno coperto con controlli inesistenti o concordati ed infine i sindacati e gli operai stessi che il rischio di morire per un cancro o un tumore lo mettevano in conto pur di avere la possibilità di lavorare.
In quegli anni di cuccagna il Carrione era color latte per la polvere di marmo che conteneva e il colore era la cosa meno grave, con sé portava, oltre la polvere, gli acidi e le cere impiegati nelle lavorazioni delle segherie sorte accanto alle sue sponde e nelle giornate di mare calmo e senza vento formava un'enorme macchia bianca che per centinaia e centinaia di metri si allargava nel mare.
L'attiguo Lavello, poco più di un semplice fosso, attraversava la contigua zona industriale. Era a vederlo come un fiume in un film di fantascienza, con le sue acque nere, iridescenti e lucide, color arcobaleno, le sabbie delle rive colorate di blu, viola e verde, gli scogli corrosi e neri ancora ora a distanza di quarant'anni e qua e là, secondo la concentrazione degli scarichi del momento, i pesci a pancia all'aria impigliati nelle canne morte.
I due, l'uno bianco latte e l'altro lucido e nero sfociavano in mare a poche centinaia di metri l'uno dall'altro in un tratto di costa nel quale non appena iniziò il turismo di massa sorsero da un anno all'altro una decina di camping.
I turisti del boom economico che lavoravano nelle salubri fabbriche del nord, potevano così sguazzare felici in un mare dal quale alghe, cozze e ricci da un pezzo se n'erano andati inorriditi.
Si può obiettare che queste son cose scontate, che è inutile dirle di nuovo, altri le hanno già scritte, magari in opere scientifiche, corredate di grafici e statistiche, ma ricordarle è giusto. E' giusto ricordare quello che è stato un autentico genocidio compiuto dando a intendere che era progresso, è importante ricordare, specialmente in questi tempi accelerati, nei quali la memoria storica dei fatti accaduti e delle cause che li hanno provocati svapora ad una velocità che và di pari passo al generale istupidimento di una società che dicono globalizzata e che invece è soltanto omogeneizzata nei suoi aspetti più disumani."
Richiesta da Carraraonline.com
Ci piacerebbe raccogliere informazioni sull'argomento, di come era il Carrione negli anni sessanta.
Chi ha fotografie o altro materiale sullo stato del Carrione o del Lavello in quegli anni se vuole può mandarcele, le pubblicheremo.
Sull'altare del progresso
Ho letto il brano indicato...Ci sarebbero infinite "storie" dolorose, in quel periodo, da recuperare alla memoria collettiva... in fatto di insipiente (qualcuno con il rogor ci si lavava la faccia) ed anzi criminale impiego di micidiali sostanze per far produrre, a infimo costo industriale ma ad altissimo costo in vite umane e in termini di inquinamento ambientale) diserbanti, concimi, etc. ed anche asbesto (amianto) confezionato per l'industria automobilistica (freni) e dell'edilizia etc. La giustificazione: non si può imputare ad alcuno il fatto che ancora non fosse accertata scientificamente la loro pericolosità... eppoi se si vuole stare meglio tutti e lavorare...qualcuno dovrà pure esporsi ai rischi che fatalmente sono connessi alle lavorazioni industriali... fatalità, sempre fatalità!
Sull'altare del "progresso", dal dopoguerra ... a pochi anni or sono e a tutt'oggi, si sono sacrificate intere generazioni. E' la cosidetta monetizzazione del rischio, che impera in tutti i settori di lavoro... compreso quello dell'escavazione marmifera...E' di ieri la pubblicazione delle statistiche delle "morti bianche" in Italia, nelle fabbriche, in ogni altro insediamento lavaorativo e, in particolare, nell'edilizia: ogni giorno muoiono tre lavoratori! Solo da pochi annii sono stati riconosciutie e sanzionate-"ripagate" per legge le morti per amianto... Ma noi continuiamo a pensare che tutto sommato una discarica comprensoriale di cemento amianto ben impacchettato all'ex Cava Viti ci starebbe bene... e che tutto sommato qualche decina di inceneritori (pardon, termovalorizzatori) in più in Toscana e qualche discarica di rifiuti anche di obsoleta concezione in più in Lungiana porterebbero solo benefici... altro che la raccolta diffrenziata spinta etc
Quanto a testimonianze e riflessioni-denunce sui "benefici" dell'industrialismo spinto... invito a rileggere alcuni libri, come quelli di Alldo Cecchini (es. Vivere Domani del 1986); di Enzo Tiezzi, del 1984, Tempi storici Tempi biologici; Investi nel Millennio...a cura del Distretto Scolastico n. 2 di Lega Ambiente, sempre degli anni '80, nonchè il recentissimo Lavorare Uccide di Marco Rovelli.
Cordiali saluti, Mar Ven
Sull'argomento i lettori scrivono".
Sinceramente non ho mia sentito parlare di Carrara come paese della Cuccagna. Forse lo era (e forse lo è ancora oggi) per certi industrialotti dalle mani bucate che non hanno saputo investire in arte quanto guadagnato, come è successo, invece, a tanti loro colleghi di Prato Grazie dell’inserimento nella storia minore. Vi ho scritto il 20\10 segnalandoVi 2 miei racconti di ambiente carrarese. Le avete letti? Ad abundantiam, nella rubrica Saggi del mio sito c’è un saggetto intitolato Le Cantine di Carrara che fu ripreso, a suo tempo, dalla rivista Il Sommelier (organo della FISAR). Grazie di una risposta. Buon lavoro a tutti Bezzi
Testimonianze consolidate dopo 40 anni circa
IL MARMO ED ALTRO: UNA RICCHEZZA CHE CI IMPOVERISCE TUTTI, IN SALUTE
Nelle città, grandi e piccole che siano, l’impatto principale in termini d’inquinamento è determinato dal traffico e dalla maggior diffusione di veicoli pesanti. Da noi, com’è noto, è causato dall’elevatissimo numero di camion che, giornalmente, trasportano blocchi, scaglie, terre e carbonato di calcio... Questi “bisonti” scendono dalle cave, attraversano i centri abitati e raggiungono gli stabilimenti, soprattutto quelli della zona industriale, ove il materiale viene polverizzato e, successivamente, trasportato al porto di Marina per essere spedito via nave.
E’ un fatto, quindi, che il via vai dei camion si estende all’intero nostro territorio. E’ un fatto che le fasi di escavazione, trasporto, lavorazione del marmo e, in particolare, le operazioni di carico-scarico delle navi in zona portuale producono notevole inquinamento ambientale e rischi incombenti per la salute, al punto che non pochi concittadini cominciano a pensare che il nostro marmo è una ricchezza che, stando così le cose, ci impoverisce nel bene più prezioso, la salute. Tutti. Anche quei pochi che dal bene collettivo delle cave apuane traggono il maggior profitto, non foss’altro perché risiedono a Carrara con i loro familiari…
Non è la prima volta che denunciamo quel che di negativo avviene in zona portuale con la movimentazione di micidiali sostanze polverose sfuse, non solo derivanti dalla micronizzazione del marmo, le quali vengono in parte disperse in aria e per l’intero territorio. Anche nel mese di settembre sono state scaricate enormi quantitativi di dette sostanze da tre grandi bastimenti: Alina, Delight e Fatezh.
Inoltre, i veicoli pesanti e i potenti macchinari impiegati nelle attività di cava, di lavorazione e movimentazione dei lapidei (camion, ruspe, gru, navi etc.) utilizzano motori a gasolio e quindi divorano nafta a tutto spiano, con il risultato di emettere dai tubi di scappamento diversi inquinanti gassosi quali ossido d’azoto, anidride solforosa, ossido di carbonio, polveri carboniose (nerofumo) che possono contenere solfati, nitrati, idrocarburi, policiclici aromatici, aldeidi e metalli pesanti…
Come se non bastasse, al mix di tonnellate di polveri e d’inquinanti da combustione che quotidianamente si è costretti a respirare, si aggiungono altri effetti nocivi per l’ambiente e la salute, provocati dalla forte rumorosità dei mezzi di cui sopra…
Con maggior senso di responsabilità da parte degli amministratori pubblici, con la riflessione collettiva e la ricerca condivisa di altre soluzioni oltre quelle che il giudice ha già recepito e imposto, il problema dell’inquinamento da micropolveri di marmo può e deve essere eliminato del tutto, quanto prima.
E’ certamente più difficile, invece, risolvere il problema determinato dalla velenosità delle polveri ultrasottili prodotte dalla combustione nei motori diesel, che comportano i danni gravissimi nel nostro apparato respiratorio e cardiovascolare, studiati e registrati scientificamente dai ricercatori italiani e internazionali.
Se fino a qualche tempo fa laringiti e tracheiti, tosse ed altri fastidiosi disturbi di voce e respiro erano attribuiti generalmente e principalmente a fattori scatenanti come il fumo, ad infezioni virali, a cause per così dire “professionali” (per gli insegnanti ad es.), ora i ricercatori scientifici e i medici (paladini dell’ambiente, a termini del loro aggiornato codice deontologico) sottolineano la forte incidenza nelle suddette patologie (e nelle affezioni tumorali!) dello smog da traffico e polveri sottili che ammorba l’aria delle città.
E se è vero che anche a Carrara abbiamo molte più probabilità di ammalarci come sopra che in altre zone meno industrializzate e trafficate… come cittadini sarà il caso di darci una mossa perché i nostri amministratori trovino e sbroglino per tempo il bandolo della matassa anche per questo problema, come stanno tentando affannosamente di fare a seguito delle denunce e della sollevazione popolare avverso lo spropositato prelievo del marmo per ridurlo in polvere e il conseguente spropositato numero dei camion che lo trasportano.
Comunicato del Consiglio Direttivo della Sezione Apuo-Lunense “Luigi Biso” di ITALIA NOSTRA Carrara, 10 ottobre 2008
Polveri Via col vento

Di che lagrime gronda e di che sangue il marmo delle Apuane…
Riceviamo e pubblichiamo col consenso dell'autore
Nel giorno della Commemorazione dei Defunti, perché non rivolgere un reverente pensiero ai nostri cavatori - TUTTI - morti sui piazzali, per disgrazia, per fatalità, sempre per fatalità…
Ogni famiglia di Carrara ha avuto uno o più morti in cava.
Perché non farne partecipi i concittadini, raccontando come avvenne la disgrazia, ricordandone il nome …
L'elenco "pubblico" in un apposito sito web costituirebbe il "monumento" (dal latino moneo, che vuol dire ammonimento) più moderno, vivo e significativo a loro innalzato dalla comunità… e la denuncia e la protesta corale e permanente per quel che ancora succede al monte, perchè lo stillicidio delle morti bianche abbia finalmente termine.
Questo il mio auspicio, e il mio contributo. MV
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Scritto da: Apua Mater
poesia
Lavoratori del marmo
Noi che di Carrara siamo il sale
l'enzima che lievita il suo pane,
conosciamo la fatica del lavoro
e il profondo rispetto della vita.
Noi che nel tempo abbiam tessuto
la trama e l'ordito del sociale
teniamo stretto nelle nostre mani,
il filo prezioso del domani.
Noi che dalla nuda parete caviam marmo,
conosciamo il dolore della morte
quando il destino avverso il filo spezza.
Alma Vittoria Cordiviola
Riportiamo una poesia scritta sul nostro forum dedicata ai cavatori.
Sull'argomento i lettori scrivono".
Oggi si parla (anche a sproposito) di prevenzione degli infortuni sul lavoro.
Fino a qualche tempo fa esisteva l’ENPI (Ente Naz. Prev.Infortuni) però, si limitava, a Carrara e dintorni,alla verifica degli ascensori, tant’è vero che ci sono ancora le targhette Enpi in qualche vecchio apparato.
L’Enpi fu interpellato – non so se dagli industriali o dai sindacati - per cercar di mettere un po’ d’ordine nelle cave di marmi.
Arrivarono alcuni funzionari (da Firenze? da Massa? Chi lo sa….) per lo più napoletani superstiziosi fino al punto di considerare il marmo materiale jettatorio perché usato ed abusato nei cimiteri.
Beh, cosa inventarono per prevenire gli infortuni alle cave?
Che i cavatori dovevano portare dei cappelli di paglia per evitare colpi di sole.
Basta così.
Oggi l’ENPI credo sia stato assorbito dalle Regioni e faccia parte dei carrozzoni delle USL.
Se qualche navigatore ha altre facezie del genere da raccontare, le racconti.
Grazie dell’ospitalità.
Bezzi
La E si o ni
Riceviamo dalla sezione apuo-lunense di Italia Nostra un interessante ed ancora attuale documento del 24 Gennaio 1797, che riportiamo integralmente, nonché altre immagini relative alla ormai più che annosa questione della "e" o del "trattino" della denominazione della nostra provincia. Senza voler fare del campanilismo ci piacerebbe che la storia di questa annosa questione fosse meglio definita. Ringraziamo la sezione apuo-lunense di Italia Nostra per averci mandato i materiali che riportiamo di seguito ed invitiamo i nostri lettori a farci pervenire qualsiasi altro materiale utile a meglio definire l'argomento.
Cosa ne pensate ? Sull' argomento i lettori scrivono


da ITALIA NOSTRA Sezione Apuo-Lunense “Luigi Biso”
Sull' argomento i lettori scrivono
IL BANDO DEL COMITATO DEL CONGRESSO CISPADANO Libertà Eguaglianza Il Congresso Cispadano ai Popoli di Massa E Carrara Anno primo della Repubblica Cispadana una indivisibile, 24. Gennaro 1797. Modena. Il Congresso ha inteso con effusione di gioia l'atto pronto, franco, e spontaneo della vostra unione al Popolo Cispadano. Si rallegra esso di avere acquistati de' nuovi Fratelli, i quali colla loro industria, col loro commercio, colle loro produzioni, e l' arte preziosa della Scoltura concorreranno al pari di ogni altro Popolo alla gloria, e alla felicità della Repubblica. Considerandovi da questo momento come una porzione ben cara della gran Famiglia si è tosto occupato d'una parte essenziale della vostra organizzazione politica con lasciare alla Costituzione, e al Corpo Legislativo tutte le Leggi, tutti i Regolamenti che devono operare per intiero la nostra comune rigenerazione. I primi patti che fecero i Popoli di Bologna, di Ferrara, di Modena, di Reggio verso la Libertà furono quelli di abolire per sempre qualunque nobiltà, e distinzione ereditaria. La Natura ha fatto tutti gli Uomini eguali in diritto; la Democrazia non riconosce ne' Cittadini che il merito personale, i talenti, e le virtu'. Popoli di Massa e di Carrara ! Voi siete liberi, voi siete Cispadani: soffrirete in appresso che gli emblemi della tirannia, i titoli dell'orgoglio, i segni della schiavitu' imbrattassero ancora la Terra della Libertà ? Il Congresso fermo nel mantenere in tutta la loro integrità i principi della Libertà, e dell'Eguaglianza dichiara abolita per tutta la estensione della Repubblica Cispadana, e quindi ancora del Dipartimento di Massa e Carrara qualunque nobiltà, titolo di Conte, Marchese, cavaliere, ed altre distinzioni tutte anche ereditarie. Invita tutte le Autorità costituite a procedere prontamente alla esecuzione di questa Disposizione, e a togliere nello stesso tempo tutti i segni del passato Dispotismo, sostituendovi dove occorra quelli della Libertà , e della Repubblica, senza offendere però i monumenti delle Belle Arti, che devono essere da per tutto rispettati, e massimamente costì dove si trova una materia pressochè unica in Europa, che da quì innanzi renderà immortali le gesta degli Eroi, dei Difensori della Patria. Popoli di Massa e Carrara! Il Congresso non si limita a queste misure: Egli si occuperà di tutti i mezzi che sono in suo potere per farvi gustare e adesso, e meglio in avvenire i frutti di un Governo libero, d'una Costituzione Repubblicana. MAGNANI Presidente. C. MASI L. RAMONDINI P. BARAZZONI GAETANO SACCHETTI Segretari del Congresso. In Modena, per gli Eredi di Bartolomeo Soliani
Ponti storici da abbattere - ITALIA NOSTRA Sezione Apuo-Lunense “Luigi Biso”
Non è documentato se lo spazio occupato dal centro storico della città fosse già incluso nello sviluppo urbanistico che certamente vitalizzò la conca di Carrara in epoca Romana: alcuni studiosi hanno supposto una urbanizzazione romana estesa, all’incirca, su questa zona: via del Plebiscito - Porta del Bozzo - piazza del Mercato - piazza Accademia. Altri studiosi, invece, restringono l’urbanizzazione premedioevale alla sola area di Vezzala e, parzialmente, a quella del Cafaggio dove, tra l’altro, sono venuti alla luce i soli ruderi di edifici romani reperiti nella valle a monte. Stante l’impossibilità di stabilire l’esattezza di una e dell’altra ipotesi, non rimane che assumere quale base di partenza il tracciato della prima cerchia muraria, costruita intorno al borgo negli anni immediatamente successivi al 1212. Il perimetro murario abbracciò, all’incirca, questa area: Porta del Bozzo - argine sinistro del Carrione fino all’inizio dell’attuale via Ghibellina - lato est dell’attuale piazza Alberica - lato sud dell’attuale via Alberica - via dell’Arancio - Porta del Bozzo. Dentro questo perimetro, i cui punti nodali erano la Pieve ed il Castello, si sviluppò la Carrara medioevale. All’interno di questo ambito, già abbastanza demarcato, il cuore delle attività artigianali e commerciali era legato all’asse: Ponte di Caina - Ponte della Bugia. Immediatamente successiva fu l’urbanizzazione organica della zona a monte, fra il Ponte della Bugia ed il Ponte Baroncino. Mentre l’urbanizzazione della prima zona venne fatta quasi esclusivamente a spese della Curia (il Vescovo Enrico, nella sua autobiografia, si vantava d’aver speso duecento lire imperiali per far costruire case a Vezzala), quella della seconda venne affidata all’iniziativa dei privati i quali, però, dovevano attenersi a rigide regole. Queste regole, raccolte in un corpo organico nel 1206, come si rileva dal Codice Pelavicino, costituiscono un piccolo Piano Regolatore di Carrara: vi si prevede una vera e propria lottizzazione del «Cafadium», cioè del Cafaggio, e vi si stabiliscono le misure massime e minime che devono avere le case. Per incentivare l’espansione edilizia, nell’anno 1260 venne addirittura stabilito che chiunque possedeva già una casa doveva aiutare, con donazione di materiale e denaro, coloro che, essendone sprovvisti, intendevano costruirsene una. Fra gli altri elementi incentivanti vi era anche il permesso di occupare, nel periodo della costruzione, strade o piazze pubbliche con il materiale necessario: è in questi anni che, in diversi contratti, compare la piazza di Carrara, cioè piazza del Duomo, cuore del borgo. Così, mentre il Duomo, la Casa Comunale (poi Casa Repetti), il Castello, la via S. Maria e la Porta del Bozzo si strutturavano sempre meglio all’interno delle mura, fuori da queste cresceva un tessuto urbanistico organico che, nel XVI secolo, impose la propria inclusione nell’area propriamente «urbana». Il 10 maggio 1557, infatti, fu posta la prima pietra della seconda cinta muraria che, ultimata nel 1637, finì per racchiudere un’area tre volte superiore a quella primitiva. La piazza Alberica divenne il simbolo ed il centro della nuova struttura urbanistica. Nel periodo che va dal XVI secolo alla prima metà del XIX secolo, all’interno di questa struttura si sviluppò quell’edilizia sacra e civile i cui frutti restano la parte migliore e più rilevante della città postmedioevale: le chiese (anche quelle preesistenti furono ampiamente rimaneggiate), i palazzi, le strade circostanti piazza Alberica, via Alberica, la Carriona nel tratto più urbano, etc. Nella prima metà dell’Ottocento il Teatro degli Animosi nacque come apogeo, architettonico e culturale, di questo fermento plurisecolare. (tratto da uno scritto del Prof. Renato Vita) I ponti antichi sul Carrione Nel Dizionario di Emanuele Repetti…. GROPPOLI nel valloncello di Avenza. – Borghetto suburbano della piccola città di Carrara lungo la strada Carrareccia alla destra della fiumana di Avenza, ivi detta del Carrione, sulla testata settentrionale di un ponte che quella fiumana cavalca nella parrocchia Comune e Giurisdizione di Carrara, Diocesi di Massa Ducale, già di Luni Sarzana, Ducato di Modena. Una membrana dell’Archivio di S. Frediano di Lucca del 4 gennajo 1219 fa menzione del fitto di una terra di pertinenza della pieve di S. Andrea di Carrara, posta nel luogo di Groppoli. Le sponde opposte del fiume Carrione sono collegate da tre ponti antichi: il Ponte delle Lacrime, centrale, che conduce alla Chiesa di Santa Maria delle Lacrime (cosiddetta per via dell'immagine sacra trasportata lì nel 1651 e risalente alla metà del 1500, dipinta dal pittore Domenico Utens), il Ponte Baroncino, a valle, che congiunge Piazza Alberica ai rioni popolari e alle ultime vestigia di mura duecentesche e il Ponte della Bugia, a monte, unico vincolo tra la cittadina e i rioni della sponda destra del Carrione. Quest'ultimo deriva il suo nome dal fatto che di notte era illuminato da lampade ad olio chiamate "bugie" e forse anche perché nelle vicinanze esisteva la rivendita di carbone della famiglia Bosi, gestita da una donna nota col nome di "Busia". Su questo ponte erano soliti ritrovarsi di mattino presto i lizzatori, le squadre preposte a trasportare i blocchi di marmo a valle. (Tratto da: "Carrara-Visita alla città e ai monumenti", Carrara: le cave, il marmo, il mare, 01.01.1999 Daniele Canali Aldus Editrice di Carrara) Sul problema dei ponti Il prof. Renato Vita ci scrisse questo suo accorato appello: Buongiorno, anzi mal giorno se sono vere le notizie allucinanti apprese su La Nazione in cronaca di Carrara stamattina: per la messa in sicurezza del torrente Carrione verranno abbattuti il millenario ponte di Groppoli (che è ricordato già in periodo altomedievale!) e, horribile dictu, anche il medievale Ponte della Bugia tutto in marmo bianco!?! I Vandali festeggeranno i loro degni eredi ? Anche i nazisti ebbero rispetto almeno di Ponte Vecchio a Firenze mentre a Carrara... mi chiedo se è solo frutto di un'indigestione questo incubo mattiniero o se veramente i cervelli locali (ammesso che ce ne siano ancora) siano stati tutti portati alla locale discarica di Codupino! ... a quando la distruzione, stile Attila o Timur Leng, del gotico-romanico Duomo di Sant'Andrea e la sua trasformazione, come già per la Rocca d'Avenza e del Castello di Carrara in una bella cava di pietra? COSA SI PUO' FARE PER FERMARE QUESTO SCEMPIO ANNUNCIATO ? Distinti saluti Prof. Renato Vita Loc.tà Prà del Prete n.2 54027 Pontremoli E noi subito denunciammo la cosa, tralascio le ns. note a denuncia che sono susseguite … la serie degli incontri che abbiamo avuto… ad es. con la Sovrintendenza etc. e quelli con la gente… La ns. prima denuncia fu trasmessa anche sul sito nazionale di Patrimonio s.p.a e quello della Rete Toscana dei Comitati “Asor Rosa” oltre che, ovviamente sul Bollettino Naz.le di Italia Nostra etc. CARRARA. A difesa dei ponti storici pronti al ricorso alla magistratura Italia Nostra Sezione Apuo-Lunense DOMENICA, 09 DICEMBRE 2007 il Tirreno - - Massa - Carrara Inaccettabile che il Comune non abbia coinvolto le associazioni accreditate e riconosciute Domenica 09 dicembre 2007 Giù i ponti Alla STAMPA e TV locale per la pubblicazione e p.c alle Persone in indirizzo Trasmetto il Comunicato del Consiglio Direttivo di Sezione in ordine al ventilato abbattimento di ponti storici….. Cordiali saluti Il Presidente Mario Venutelli Mozione del CD Sezione Apuo Lunense per progetto Carrione ADDIO CARRARA BELLA, PONTE DELLA BUGIA… ZUBBANI, TALEBANI e C. La Sezione Apuo-Lunense di Italia Nostra, preso atto del preannunciato progetto comunale di messa in sicurezza del Carrione, nel tratto tra Caina e la Lugnola, per la parte che comporterebbe l’abbattimento e la successiva eventuale ricostruzione dei medievali ponte della Bugia e ponticello extramuros di Groppoli, ha riunito in via straordinaria il proprio Consiglio Direttivo che ha espresso unanimemente le seguenti preliminari considerazioni, riservandosi di assumere a breve ogni altra concreta iniziativa: 1)-Si ritiene di estrema gravità il fatto che si pensi e si voglia risolvere il problema del rischio idraulico, segnatamente nel cuore più antico della città, ricorrendo alla demolizione di due dei pochissimi, preziosi e ancora esistenti “segni” originali della storia e dell’identità dei carraresi . 2)-Si denuncia, altresì, il fatto che non si ponga mano coraggiosamente, invece, a risolvere definitivamente in via politica, prima ancora che tecnica - e con visuale sistemica - il problema del dissesto idrogeologico al monte, causa riconosciuta e incontrovertibile, al di là delle attestazioni di parte, della fragilità del tessuto urbanistico e territoriale comunale, prodotto di una gestione tuttora oligarchica dei nostri bacini marmiferi, connotata - unitamente alla tradizionale monetizzazione del rischio di incidenti per gli addetti, persistendo le lacune in ordine alle condizioni di sicurezza… - dal prelievo smisurato e predatorio dei materiali lapidei a vantaggio di pochi e a discapito degli interessi e dei diritti alla salute e alla qualità della vita e dell’ambiente, dei cittadini di Carrara, uti singuli uti cives. 3)-Si ribadisce l’insipienza e l’inefficacia, nel medio termine, di interventi riparatori e risarcitori (avallati sia pure in alto e basso loco politico-amministrativo e supportati da ingenti finanziamenti pubblici) perché il rischio di un’altra violenta esondazione del torrente Carrione resterà comunque incombente se non si rimuoveranno le cause reali al monte. Quanto ai guasti arrecati a “luoghi matrice” della città, essi saranno irreversibili perché, anche se ricostruito e ricollocato con somma cura, un monumento non sarà più l’originale. Così, all’anagrafe degli scempi impunemente perpetrati dagli “illuminati” governi cittadini negli ultimi duecento anni (giù la rocca di Avenza e di Moneta, giù le mura albericiane, via la ferrovia marmifera e i suoi viadotti e via la tramvia, il palco della musica, i busti dei borghesi illustri e l’assetto della Piazza Risorgimento che fu, licenza di violenza ai gessi dell’Accademia, alle pavimentazioni di Piazza Alberica e Piazza del Duomo etc. ) sempre contrabbandati come interventi necessari allo “sviluppo” civile e moderno della città o ammessi sia pure, ma solo quali “sviste” dell’epoca e comunque peccati veniali… saranno ascritte anche le ferite ai i due ponti storici della Bugia e di Groppoli. 4)-Si reputa inaccettabile, infine, il fatto che da parte dell’Ente Locale non si sia ritenuto opportuno se non doveroso, ai fini della consultazione preliminare e in itinere sul progetto, il coinvolgimento delle associazioni riconosciute e accreditate a livello nazionale, che statutariamente perseguono la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale… non foss’altro in ossequio e in coerenza alle dichiarazioni del nostro Sindaco (vedi in “Agorà” del Luglio 2007) relative alla puntuale comunicazione, trasparenza e partecipazione dei cittadini su quanto i “nuovi” amministratori intendono fare per la città; al suo preciso impegno al confronto costruttivo senza preclusioni di sorta… nella certezza che le decisioni sui grandi temi della cultura, dell’identità e della valorizzazione dell’immagine della nostra città saranno adottate con il concorso di tutti … perché appunto “Carrara è patrimonio di tutti”. La Sezione Apuo-Lunense di Italia Nostra, perciò, si attiverà con ogni mezzo possibile, ricorrendo, se necessario, anche alle vie legali della Magistratura e dei competenti Ministeri, con il sostegno certo del proprio Direttivo Nazionale e Regionale Toscana, per contrastare il progetto che, nella parte e nell’intento in questione, si configura come ingiustificato e ingiustificabile nonché di dubbia o nulla legittimità. E’ appena il caso, in proposito, di richiamare le disposizioni del Codice per i Beni Culturali (d. l. n. 42/2004) e le recentissime sentenze della Corte Costituzionale (nn. 367, 378 e 380 del 2007) che hanno riaffermato come insuperabile la competenza statale in materia di tutela del paesaggio e del patrimonio culturale, ribadito il ruolo essenziale e il parere vincolante della Sovrintendenza… a fronte di una malintesa interpretazione delle competenze “concorrenti” attribuite alla Regione e agli Enti Locali e dunque della loro pretesa di “gestire” in toto le valenze ambientali, magari ai fini della loro mercificazione.
Carraraonline scrive
La nostra sui ponti alti e sui ponti bassi Abbiamo ricevuto dalla sezione apuo-lunense di Italia Nostra una serie di documenti, che di seguito riportiamo, a riguardo della proposta di smontare alcuni ponti di Carrara per rimontarli sopra elevati rispetto alla posizione attuale. Non siamo in grado e non è compito nostro valutare i rischi legati a eventuali future esondazioni del Carrione. Ci sembra, però, che smontare e rimontare più alti due ponti medievali, ovvero distruggerli e cambiare l’immagine della città sia un’operazione da farsi solo in caso di assoluta necessità. Però non vediamo dove sia la necessità. Ovvero. Se i nostri antenati, avessero costruito questi ponti troppo bassi rispetto al livello del fiume, questi se li sarebbe portati via da un pezzo. Se ciò non è finora accaduto vuol dire che l’altezza dei due ponti era ed è giusta e allora perché smontarli per ricostruirli più alti? Per spendere qualche milione di euro? Oppure perché è cambiata la situazione idrica a monte e quindi il rischio di esondazioni violente è aumentato rispetto al passato? Non è che questo rischio sia aumentato in conseguenza dell’aumento esagerato dell’attività estrattiva? Se, come pare probabile le ipotesi giuste sono le ultime due, perché debbono essere spesi soldi pubblici per riparare i guasti ambientali provocati dall’interesse privato? Sarebbe più corretto e responsabile che l’amministrazione pubblica anziché spendere i soldi di tutti in operazioni discutibili, facesse in modo che l’estrazione del marmo avvenisse attenendosi a criteri di rigorosa salvaguardia ambientale, compresa la regimentazione delle acque di superficie e delle falde.




da ITALIA NOSTRA Sezione Apuo-Lunense “Luigi Biso”
Ponticello di Groppoli alla Lugnola,
Il ponte della Bugia prende il nome dalle lanterne ad olio dette appunto bugie.
Altri sostengono che il suo nome deriva dalla vecchia carbonaia di proprietà della famiglia Bosi, gestita da una signora che veniva chiamata "Busia"
Auguriamoci… che l’amore dei carraresi per la loro città li muova a far si’ che tutto ciò che forma il patrimonio culturale del paese sia salvaguardato e possibilmente accresciuto.
Ezio Dini, 1946
già in tanti, ma siamo certi che molti altri nostri concittadini vorranno sottoscrivere il presente documento e aderire al Comitato per concorrere alla salvaguardia del Ponte della Bugia e del Ponticello di Groppoli.
cui
Polenta e Ponte PiAnca Te, Cararin, Firm Chi
Fiaccolata del 2 giugno 09
Sembra che la prima manifestazione del Comitato sia andata bene, oltre ogni aspettativa del Comitato. Vien fatto di pensare che la gente di Carrara sia... come la natura... perchè è stata capace in passato (ed è capace ancora, è nel suo DNA) di sopportare ogni sorta di violenze, di ingiustizie, di soprusi... Fino però ad un certo punto, perchè poi - come la natura - esplode e così rimette tutte le cose al giusto posto...
Chi ritiene ( pregressi e attuali governanti comunali, maggioranza e minoranza - nei fatti - tutti insieme appassionatamente ) di far proprio il detto : E noi tanto tireremo diritto e tanto la spunteremo noi... con la questione dei ponti... dovrebbe ricredersi ora, con un sussulto di dignità e senso della realtà. proprio dei buoni e incalliti politici. Perchè anche qualora, davvero, la spuntassero e i ponti fossero sacrificati sull'altare del quieta non movere e del business alle cave, sarebbe comunque una Vittoria di Pirro ( o del PIRO, in rif. ai piri dell'antica lizzatura ) ... la faccia la perderebbero comunque di fronte alla gente e conseguentemente perderebbero anche qualcos'altro in termini di consensi... Torno a ripetere, con gli amici del Comitato, che la questione dunque non è tecnica ma politica... E' ininfluente e lascia il tempo che trova,...è illogica persino la reiterata posizione del Sindaco, con tutto il rispetto per lui, che continua a voler far credere che l'Amministrazione DEVE FARE COME I TECNICI DICONO CHE SI DEBBA FARE... E' la committenza che dice chiaro e tondo al tecnico quello che vuole che si faccia e non viceversa, e se si tratta di salvare e magari valorizzare certi segni pregevoli della storia non c'è diktat di alcuni tecnici che tenga (ne' arrampicamenti di sorta da parte loro sugli specchi per negare la valenza storica e "monumentale" dei ponti)... Peraltro è assodato che le soluzioni tecniche alternative ci sono e si trovano se si vogliono trovarfe, unitamente alle decisioni corrette decise riguardo a chi ancora lavora al monte in modo "libero" e scorretto.
Da ora non si potrà più far finta di non sapere come la pensa la gente di Carrara o continuare a negare l'evidenza ( cioè a dire che che quei ponti non hanno alcun valore storico, identitario etc.... che sono stati costruiti a fine ottocento... ipse dixit l'ingegnere progettista!?) nè sostenere ancora che non è la gestione dei bacini marmiferi, le terre e i sassi etc. la prima causa della violenta fiumana che c'è già stata e che potrebbe ripetersi... stando così le cose al monte .
Cordiali saluti Mario Venutelli
No all' abbatimento dei ponti storici di Carrara
ESITI DELL’ASSEMBLEA ASSOCIAZIONI-CITTADINI SVOLTASI GIOVEDI 2 APRILE 2009 NELLA SALA DELLA CIRCOSCRIZIONE CENTRO IN CARRARA PER AVVERSARE IL PROGETTO COMUNALE DI MESSA IN SICUREZZA” DEL TORRENTE CARRIONE IN CENTRO STORICO.
I REFERENTI DI ASSOCIAZIONI E COMITATI LOCALI E I SINGOLI CITTADINI CONVENUTI IL GIORNO 2 APRILE 2009 NELLA SALA DELLA CIRCOSCRIZIONE CENTRO DI CARRARA,
PRESO ATTO
-DELLE DOCUMENTATE INFORMAZIONI FORNITE DAI PROMOTORI DELL’ASSEMBLEA;
- DEI CONTRIBUTI E DELLE SOLLECITAZIONI EMERSE NELL’AMPIO DIBATTITO,
E, SOPRATTUTTO,
-DELLA POSSIBILITA’ DI SOLUZIONI TECNICHE ALTERNATIVE, GIA’ PRESENTATE ALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE
RIBADISCONO LA NECESSITA’ DI OPPORSI CON OGNI MEZZO CIVILE E DEMOCRATICO ALLA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO COMUNALE DI “MESSA IN SICUREZZA IDRAULICA” DEL TORRENTE CARRIONE IN CENTRO STORICO.
DETTO PROGETTO, INFATTI, PREVEDE INTERVENTI DEVASTANTI E CHE POTREBBERO COMUNQUE RISULTARE DEL TUTTO INUTILI NEL MEDIO E LUNGO TERMINE COME LA RISAGOMATURA DEL LETTO DEL TORRENTE E L’ABBATTIMENTO-RICOSTRUZIONE DEL PONTE DELLA BUGIA E DEL PONTICELLO DI GROPPOLI, DA CONSIDERARE A PIENO TITOLO “MONUMENTI“ DELLA STORIA E DELL’IDENTITA’ DI CARRARA
I CONVENUTI RITENGONO DEL TUTTO INFONDATA E PRETESTUOSA LA MOTIVAZIONE ADDOTTA A SUPPORTO DEL CITATO PROGETTO COMUNALE, VALE A DIRE CHE SIANO L’ATTUALE PORTANZA DEL FIUME A VALLE E, SEGNATAMENTE, I DUE PONTI STORICI AD OSTACOLARE IL REGOLARE DEFLUSSO DELL’ACQUA IN OCCASIONE DI PIENE STRAORDINARIE. E’ INVECE ARCINOTO, INFATTI, CHE LA CAUSA DELL’ ESONDAZIONE VIOLENTA DEL CARRIONE (GIA’ VERIFICATASI NEL 2003 E CHE POTREBBE RIPETERSI IN FUTURO, RESTANDO COSI LE COSE!) E’ DA IMPUTARSI PRINCIPALMENTE ALL’ATTUALE “LIBERA” GESTIONE DEI BACINI MARMIFERI E AL CONSEGUENTE DISSESTO IDROGEOLOGICO AL MONTE. NONCHE’ ALL’INCURIA CON LA QUALE E’ AFFRONTATO IL PROBLEMA DELLA GESTIONE E DELLA PULIZIA DELL’ALVEO.
PERTANTO, AL FINE DI IMPEDIRE L’INUTILE SACRIFICIO DEL PONTE DELLA BUGIA E DEL PONTICELLO DI GROPPOLI (CHE DA SECOLI CONNOTANO IL CENTRO STORICO SENZA ESSERE AI STATI CAUSA DI ALCUNA ESONDAZIONE) SOLLECITANO L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE ED OGNI ALTRO ENTE COMPETENTE A CORRISPONDERE UNA BUONA VOLTA E SENZA ULTERIORI INFINGIMENTI ALLE REITERATE DENUNCE E PROTESTE DELLA COMUNITA’ CARRARESE PER CIO’ CHE ANCORA AVVIENE NEI BACINI MARMIFERI, CONTROLLANDO REALMENTE ED EVENTUALMENTE SANZIONANDO A TERMINI DI LEGGE CHI PRESUME DI POTER CONTINUARE A SFRUTTARE UN “BENE” COLLETTIVO INCURANTE DEI DANNI ARRECATI ALL’AMBIENTE E DEI RISCHI INCOMBENTI PER LA SALUTE E LA SICUREZZA COLLETTIVE.
I CONVENUTI HANNO DECISO DI COSTITUIRE UN COMITATO OPERATIVO AL QUALE DEMANDARE LA PRONTA ELABORAZIONE DI OGNI UTILE INIZIATIVA PER CONTRASTARE IL PROGETTO IN QUESTIONE, ANCORCHE’ SIA DICHIARATO DEFINITIVO E IRRIMEDIABILE, E CHIEDONO AL SINDACO DI
RINUNCIARE AL PROGRAMMATO ABBATTIMENTO DEI PONTI IN QUESTIONE.
IN QUALITA’ DI CITTADINI RICHIEDONO, INFINE, A TUTTI I LORO RAPPRESENTANTI IN CONSIGLIO COMUNALE DI SOSTENERE LE RAGIONI E LE ATTESE SUESPOSTE E DI POTER ESPORRE LE LORO RAGIONI NEL CORSO DEL PROSSIMO CONSIGLIO COMUNALE.
CARRARA, 6 APRILE 2009 (PRIMA RIUNIONE DEL COMITATO OPERATIVO)
LA REFERENTE
BIANCA MICHELI PELLEGRINI
Sull' argomento i lettori scrivono usare il form in alto
Si può baypassare sotto la strada della carriona con sezione adeguata alla portata da maggiorare senza toccare i ponti storici.I tecnici sanno come fare.saluti da benvenuti gilberto.
Benvenuti Gilberto Mail : gilbeb@alice.it
.
un lettore scrive
Ponte della Bugia, Ponticello di Groppoli... non facciamoci compatire...
ma se venisse giù una fiumana in questi giorni dove farebbe davvero tappo il Carrione?
"passerella" sul fiume, Via Elisa - Parcheggio San Martino
Nuovi sviluppi
Sembra che la prima manifestazione del Comitato sia andata bene, oltre ogni aspettativa del Comitato. Vien fatto di pensare che la gente di Carrara sia... come la natura... perchè è stata capace in passato (ed è capace ancora, è nel suo DNA) di sopportare ogni sorta di violenze, di ingiustizie, di soprusi... Fino però ad un certo punto, perchè poi - come la natura - esplode e così rimette tutte le cose al giusto posto...
Chi ritiene ( pregressi e attuali governanti comunali, maggioranza e minoranza - nei fatti - tutti insieme appassionatamente ) di far proprio il detto : E noi tanto tireremo diritto e tanto la spunteremo noi... con la questione dei ponti... dovrebbe ricredersi ora, con un sussulto di dignità e senso della realtà. proprio dei buoni e incalliti politici. Perchè anche qualora, davvero, la spuntassero e i ponti fossero sacrificati sull'altare del quieta non movere e del business alle cave, sarebbe comunque una Vittoria di Pirro ( o del PIRO, in rif. ai piri dell'antica lizzatura ) ... la faccia la perderebbero comunque di fronte alla gente e conseguentemente perderebbero anche qualcos'altro in termini di consensi... Torno a ripetere, con gli amici del Comitato, che la questione dunque non è tecnica ma politica... E' ininfluente e lascia il tempo che trova,...è illogica persino la reiterata posizione del Sindaco, con tutto il rispetto per lui, che continua a voler far credere che l'Amministrazione DEVE FARE COME I TECNICI DICONO CHE SI DEBBA FARE... E' la committenza che dice chiaro e tondo al tecnico quello che vuole che si faccia e non viceversa, e se si tratta di salvare e magari valorizzare certi segni pregevoli della storia non c'è diktat di alcuni tecnici che tenga (ne' arrampicamenti di sorta da parte loro sugli specchi per negare la valenza storica e "monumentale" dei ponti)... Peraltro è assodato che le soluzioni tecniche alternative ci sono e si trovano se si vogliono trovarfe, unitamente alle decisioni corrette decise riguardo a chi ancora lavora al monte in modo "libero" e scorretto.
Da ora non si potrà più far finta di non sapere come la pensa la gente di Carrara o continuare a negare l'evidenza ( cioè a dire che che quei ponti non hanno alcun valore storico, identitario etc.... che sono stati costruiti a fine ottocento... ipse dixit l'ingegnere progettista!?) nè sostenere ancora che non è la gestione dei bacini marmiferi, le terre e i sassi etc. la prima causa della violenta fiumana che c'è già stata e che potrebbe ripetersi... stando così le cose al monte .
Cordiali saluti Mario Venutelli
Anzitutto, grazie per la vs. preziosa collaborazione.
Come sappiamo, l'incontro del 4 giugno con il Sindaco è andato... come ci aspettava...
"Molta" disponibilità del Sig. Sindaco a cercare di trovare - la prossima settimana in un apposito incontro - con i tecnici a tutti i livelli comunali, regionali etc. e se c'è - una soluzione alternativa all'abbattimento... E a re-incontrarsi subito dopo con il Comitato.
Ovviamente i rappresentanti del Comitato hanno insistito sulla valenza storica (altro che nati ieri!) e identitaria etc. di quei ponti; sulla causa vera dell'alluvione al monte; sulle soluzioni alternative possibili che ci sono!...
Allego l'art. del Tirreno del 5 giugno in proposito.
Invio, con e.mail a parte, anche il materiale che Paolo Maggiani, attivissimo nostro socio: bravissimo fotografo e ... appassionato "poeta" dell'ambiente, mi ha inviato sulla sera della "fiaccolata", autorizzandomi ad utilizzarlo convenientemente.
Credo che sia proprio il caso di socializzare nel migliore dei modi le sue immagini e le sue considerazioni.
Il Comitato non demorde ed è chiaro che si riunirà in assemblea tra qualche giorno, non appena ritenuto necessario...
Cordiali saluti Mario Venutelli
scarica l' articolo del Tirreno del 5 giugno
Sull' argomento i lettori scrivono
Scarica le riflessioni di Paolo Maggiani formato PDF
Si ringrazia il Sig Paolo Maggiani per aver concesso le immagini
Alla Stampa e alla TV locali, per la cortese pubblicizzazione
Mi è stato chiesto di trasmetterVi l’unita replica del “Comitato per la salvaguardia dei ponti storici” all’articolo “Quei ponti restano un pericolo”, a firma di Cristina Lorenzi, apparso su La Nazione – Cronaca di Carrara del 27 dicembre 2009.
Certo dell’attenzione, con i migliori saluti Mario Venutelli
COMITATI CITTADINI UNITI
COMITATO PER LA SALVAGUARDIA DEI PONTI STORICI
QUEI PONTI NON SONO UN PERICOLO
In rif. all’articolo di fondo “Quei ponti restano un pericolo” di Cristina Lorenzi, apparso sul quotidiano La Nazione, in Cronaca di Carrara il 27. 12. 2009, riteniamo di dover replicare a quanto vi viene asserito e cioè che la panacea di tutti i problemi relativi al torrente Carrione nell’attraversamento del centro storico sia l’abbattimento del Ponte della Bugia e del Ponticello di Groppoli. Vogliamo quindi analizzare e contestare i passi principali di detto articolo, che citeremo in corsivo.
Se siamo d’accordo che “l'amministrazione non può prendere sotto gamba la questione ambientale”, non concordiamo per niente che per farlo “i cittadini… debbano rinunciare a qualche ponte storico, che peraltro (NON) potrà essere ricostruito rispettando le architetture originali”.
Il nostro Comitato ha da sempre individuato ed evidenziato, quale vera causa della pericolosità del Carrione, il dissesto idrogeologico esistente a monte del centro storico. Quindi l’opera realmente necessaria e prioritaria è la messa in sicurezza del territorio a monte del Ponte della Bugia.
Che i ponti in questione non siano la causa di eventuali danni alla città è stato confermato proprio la vigilia di Natale e se “gli angeli della sicurezza del Coordinamento comunale non dimenticheranno questo Natale: trascorso alle centraline di controllo sui cigli del torrente e a contatto con chi è stato allontanato dalla sua casa”, questo ricordo non è certo imputabile al Ponte della Bugia né tanto meno al Ponticello di Groppoli, perchè il Carrione ha continuato a scorrere sotto i ponti tranquillamente, seppur gravato nel suo alveo da circa un metro di terra e sassi provenienti dal monte. E’ un fatto che le strade comunali che fiancheggiano il torrente: la Carriona (che già nel 2003 fu causa della morte della povera signora); la strada di Torano e quella delle Canalie; il Viale XX Settembre stesso si sono trasformate in fiumi in piena ed hanno creato disastri, disagi e apprensione.
“Sicuramente nessuno di noi auspica l'abdei ponti storici…. d n a della nostra cità”, dice la giornalista, che però subito aggiunge “Quindi è il momento di vigiche i ponti vengano demolie ricostruiti secondo un prosostenibile”. Tutto ciò ci sembra francamente molto contraddittorio e non ci trova affatto dello stesso parere, visto che - come già detto prima - i ponti non hanno causato alcun danno.
“Tuttavia se il mestiere dei cittadini, in una democrazia, è quello di vedere riconosciuti i propri diritanche quello sacrosanto di protestare, lasciamo che i tecnifacciano il loro mestiere”. Questo periodo ci ha lasciato letteralmente a bocca aperta. Intanto il diritto dei cittadini di protestare non è un mestiere. I mestieri infatti sono remunerati, mentre chi si riunisce in un Comitato e protesta a ragion veduta, portando dei validi argomenti supportati dal parere di svariati e valenti esperti, lo fa gratuitamente, anzi rimettendoci denaro e molto tempo sottratto al proprio lavoro, alla propria famiglia, al proprio tempo libero. E tutto questo senza alcun interesse o secondo fine, ma solo per amore della propria città e per evitare che gli amministratori facciano delle scelte costose, inutili ed in ogni caso non prioritarie.
Non vorremmo che tra qualche anno si dovessero piangere lacrime di coccodrillo, come già è stato nel caso della Marmifera e troppe altre volte nella storia degli scempi in città.
“I tecnici sono stati incaricati (dall’amministrazione) di trovare una soluzione alternativa all'abbattimento, ma la risposta è stata negativa. Non ci resta che rispettare il responso”. A nostro avviso se i tecnici non sono capaci di trovare soluzioni alternative all’abbattimento dei due ponti, l’amministrazione dovrebbe trovarne altri capaci di farlo, poiché una volta demoliti sarà inutile “monitorare perché gli interventi siano il meno invasivi possibile e in linea con il d n a della città”. Quelli ricostruiti saranno necessariamente altri ponti, che nulla avranno a che vedere con gli antichi e originali!
Tirando le somme, quindi, l’articolo in questione del 27 dicembre scorso sembra proprio scritto dal portavoce dell’amministrazione e dei tecnici incaricati di abbattere i ponti storici. E noi cittadini di Carrara ci dobbiamo ritenere fortunati se ci è lasciato almeno il diritto di protestare (sempre che lo si faccia fine a se stesso, beninteso, proprio come battere l’acqua in un mortaio).
Per chiudere, sia gli amministratori che i tecnici del Comune, anziché fossilizzarsi e incaponirsi cocciutamente sul progetto dell’abbattimento dei nostri due antichi ponti (inutile ai fini della sicurezza della città) farebbero meglio ad impiegare i loro sforzi, le loro capacità e i consistenti mezzi economici a disposizione nella risoluzione una volta per tutte del dissesto ambientale esistente a monte. Così sì, che gli angeli della sicurezza del coordinamento comunale - che peraltro noi tutti ringraziamo sentitamente per quello che fanno - potranno dormire sonni tranquilli.
LA STORIA DEL LUPO FURBACCHIONE DEL MONTE in dialetto carrarino
A IER ‘NA VOLTA UN AGN’DIN - CARIN, CARARIN - CHI ER A BER D’AQUA D’L FIUMET, LAZU’ AL PIAN. I S’ER MIS A LAPPARLA AL SICUR, PROPI LI’, UN PO’ PRIMA D’L PONT ZED D GROP’LA… N‘DOVE D’AQUA AL PAREV PU’ CIARA.
LASSU’ AL MONT, ‘N DOV’AIER LA PODA D’L FIUMET, E STEV UN LUP, CHI DOMINAV NICO’ P’RCHE’ I ER FURB COME ‘NA GOLPA, MA EDUCAT, TANT EDUCAT... PERCIO’ I DOVEV TROVAR ‘NA SCUSA BONA P’R MAGNARS CH D’AGN’DIN, CUSCI’ CARIN E BON, CUSCI’ ‘NOCENTE, FIORED E REDULON…
ADORA ‘L LUP I FE’ FINTA D’AVER SETA E D VOLER BER ANCA LU’… MA ‘N T D’AQUA CIARA, NON ‘ZA AV’LINATA, E HINAT ‘N T’UN PUNT SOD D’LA RIPA, P’R NON SGUIDAR E FAR VARAR NICO’. PO’ I URLO’ AL’AGN’DIN: “A TE, O BELO, MIR CHE T M SPORCH D’AQUA A SCAGAZZAR, CHE PO’ A S’ATAP ‘L PONT E AL SUCED UN QUARANT’OT”.
L’AGN’DIN, BELLA ME’ OSSA, CON ‘L COR ‘N GOLA I R’SPOS: “MA, VERAMENTE, ME A SON QUAZU’” PO’ I S FE’ CORAZ E CON UN FULININ D VOZA I CUNTINUO’: “BEE… SEMAI T SIRA’ TE A SPORCAR’M’LA D’AQUA CON LA TO’ PISAREDA E ANCH A SV’RSAR ‘N T’L FIUM LA TERA E I SASSI”.
CHI’N L’AVESS MAI DIT! ‘L LUP I S’ARABIO’… CHE PO’ I’ JER QUEL CHI VOLEV: “A TE, O PIUTESSA, NON STAR’MLA A MUSINAR E A ROMP’R’M I COTALI, CON LA TO’ PROTOMETICA. TANT SE ‘L FIUM J E’ SPORCH E I VA D FORA E AL VEN LA FIUMARA, A NJ E’ CANTI, LA COLPA A D’E’ LA TOA, D TO MA’, D TO PA’, D‘L TO NONO’, D’LA TO NONA E D CHI ALTRI LOZI DI TO PARENTI, SI, P’RCHE’ ‘N T’L FIUM DA LE FINESTRE I BUTAT D NICO… CHE CON TUTO CIO’ TE TI BEV DA TANTI ANI…”
CH’LA POV’RA B’STIOLA, TUTA STRUM’LITA DA LA PAURA, OH, PERO’ A S DIFES COL BON SENS CH’AL PO’ AVER UN NININ E AL LUP I SCIOCCO’: “ MA VERAMENTE ME A SON NAT DA ‘NA STIMANA. E A JO’ ‘N ZA ‘L CATAR BRONCHIALE A BER ST’AQUA CHI… QUANT A ME MA’ A D’HA ‘L MAL D COR P’R L SPAVENT CH’A S’E’ PIATA QUAND AL VENS L’ALUVION… E TUTI IL SAN CHE MA’ A D’E’ ‘NA DONA PULITA… E ANCH ‘L ME’ BABO, CARO LEI, CHE PO’ ‘L ME NONO I M’ARCONTAT CHE D’AQUA PRIMA A L’ER PROPI BELA PULITA E D’LE FIUMANE A N’N V’NIV CUSCI VIOLENTE…”.
‘L LUP A ST PUNT JER PROPRI ‘NFURIAT AL PUNT GIUST: “AH SI? MA DALVERA? NON DIR D’LE BALE, O PAJNO... ADORA I SIRA’STAT ‘L TO BISNONO O ‘L TO ZIO A SPORCAR ‘L FIUM. E ME A T MAGN LI STESS.!!! AHUM AHUM… “ I SALTO’ ADOSS… O MEJ, I FE’ P’R SALTARI ADOSS.. MA D’AGN’DIN, TUT ‘N T’UN BOT, I S SCANSO’, PO’ I S L’VO’ LA PEDA, I DOV’NTO’ ‘NA JENA… I FE’ CUSCI’ COL DIT AL LUP E I DE’ ‘NA PRIMA BOTA, DA FARL STRUMULIR. PO’, COME SA N BASTASS, I DE’ ‘L SEGNALE : “AVANTI POPOLO, A LA RISCOSSA.., DIAN’S UNA MOSSA”
A TE’, A S VID ‘NA MAREA D PEC’RE-JENE CARARINE D’L CENTRO STORICO, V’NIR ZU’ DA CAINA A V’ZALA, DA SAN ROCH AL CAFAZ, DA GRAZAN E DAL PIOC … TUTE ‘N FURAZ , TUTE COI DITI ‘N SU, CHE A D’ URLAV’N :
“IL MORBO INFURIA (VELENI E POLVERI, TUMORI..), IL PAN CI MANCA (CHIUSURA DI AZIENDE E DISOCCUPAZIONE GALOPPANTE NONOSTANTE LE INCREDIBILI RISORSE DEL TERRITORIO), SUL PONTE IL POPOLO COL CAVOLO SVENTOLA BANDIERA BIANCA… A T’LA DIAN NO’ LA PAGA! A TE E A TUTI QUELI COME TE! “
DA CH’L DI, A CARARA, AL MONT E AL PIAN, ….
MMAAHH! F’NIN’LA CHI CH’AL SIRA’ MEJ…
D’L REST, D’LA STORIA ‘L REST, I E’ TUT DA R’SCRIV’R.
Italia Nostra
LA STORIA DEL LUPO FURBACCHIONE DEL MONTE in italiano
C’era una volta un agnellino – carino, carrarino – che era a bere l’acqua del fiumetto, laggiù al piano. Si era messo a lapparla al sicuro, proprio lì, un po’ prima del ponticello di Groppoli, dove l’acqua pareva più chiara.
Lassù al monte, dove c’era la polla-sorgente del fiumetto, stava un lupo, che dominava ogni cosa perché era furbo come una volpe, ma educato, tanto educato…
Perciò doveva trovare una scusa buona per mangiarsi quell’agnellino, così carino e buono, così innocente, fiorello e credulone…
Allora il lupo fece finta d’avere sete e di voler bere anche lui… Ma nell’acqua chiara, non già avvelenata, e chino su un punto stabile della riva per non scivolare e fare varare-precipitare tutto…
Poi urlò all’agnellino: “ Senti un po’, o bello, guarda che tu mi sporchi l’acqua con il tuo scacazzare, che poi s’attappa il ponte e succede un quarantotto”.
L’agnellino, poverino-belle mia ossa, con il cuore in gola gli rispose: “Ma, veramente, io sono quaggiù”.
Poi si fece coraggio e con un filino di voce continuò: “Beè… semmai sarai tu a sporcarmela l’acqua con la tua pisciarella e anche a sversare nel fiume la terra e i sassi”.
Non l’avesse mai detto! Il lupo s’arrabbiò… che poi era quello che voleva: “ Sentimi bene, o superbino, non starmela a far del vento, a rigirarla e a rompermi gli zebedei, con la tua supponenza spocchiosa, che tanto se il fiume è sporco e va di fuori e viene la fiumara, non ci sono scuse e inganni, la colpa è la tua, di tua madre, di tuo padre, del tuo nonno, della tua nonna e di quegli altri lozzi dei tuoi parenti, sì, perché nel fiume dalle finestre vi buttate di tutto… che con tutto ciò tu ci bevi l’acqua da tanti anni…
Quella povera bestiola, tutta terrorizzata e tremante per la paura, oh, però, si difese col buon senso che può avere un bambino e schioccò al lupo questa replica: “Ma, veramente io sono nato da una settimana e ho già il catarro bronchiale per le polveri a bere quest’acqua… Quanto a mia madre lei ha il mal di cuore per lo spavento che s’è pigliata quando è venuta l’alluvione… E poi tutti sanno che mia madre è una donna pulita… E anche il mio babbo, caro lei, che poi mio nonno mi ha raccontato che l’acqua prima era proprio bella pulita e delle fiumane non ne venivano di così violente…”
Il lupo a questo punto era proprio infuriato al punto giusto: “Ah, sì? Ma davvero? Non dire delle balle, o signorino… Allora sarà stato proprio il tuo bisnonno o tuo zio, quell'altro, a sporcare il fiume. E io ti mangio lo stesso!!! Ahum, Ahum…”
Gli saltò addosso… o meglio fece per saltargli addosso… Ma l’agnellino, tutt’a un tratto, si scansò, poi si levò la pelle, e diventò una iena… gli fece così con dito al lupo e gli diede una prima botta, da fargli…veder le stelle… Poi, come se non bastasse, diede il segnale: ”Avanti popolo, alla riscossa… diamoci una mossa”.
Così si vide una marea di pecore-iene carrarine del centro storico venir giù da Caina a Vezzala, da San Rocco al Cafaggio, da Grazzano e dal Pidocchio… tutte infervorate, tutte con il dito in su, che urlavano:
“Il morbo infuria (…..), il pane ci manca (….), sul Ponte il popolo con cavolo sventola bandiera bianca… Senti bene, te la diamo noi la paga! A te e a tutti quelli come te…”
Da quel giorno, a Carrara, al monte e al piano…
Mmah! Finiamola qui, che sarà meglio…
Del resto, della storia il resto, è tutto da riscrivere.
Italia Nostra
La nevicata del 1985
In quell'inizio d'anno l'Italia, comprese le zone costiere nelle quali normalmente il clima è più mite, fu interessata da estese e copiose nevicate alle quali seguì un periodo di temperature rigidissime che in molte parti d'Italia provocarono gravi danni tra i quali la moria di moltissime piante, come gli olivi nella Toscana centrale.
In quel periodo Marina di Carrara ebbe un aspetto che molti non avevano mai visto e che i giovani nati dopo quell'anno non hanno avuto occasione di vedere.
Se qualcuno dei nostri lettori vuole arricchire questa piccola galleria fotografica dedicata alla grande nevicata del 1985 con fotografie scattate allora, può mandarcele, saremo ben lieti di pubblicarle.
Vi ricordate il giorno e il mese ?
Si ringrazia lo studio Photo Corsi di Marina di Carrara per aver gentilmente concesso le immagini, scattate durante la grande
nevicata nel 1985.
Sull' argomento i lettori scrivono
.
Forse non tutti sanno che ......
All’interno del porto di Marina di Carrara c’è una lapide che ricorda l’arresto, avvenuto il 14/12/1926, da parte dell’O.V.R.A. di Ferruccio Parri e Carlo Rosselli, rei di aver aiutato ad espatriare in Corsica i perseguitati politici Filippo Turati e Sandro Pertini, futuro presidente della Repubblica Italiana.
La lapide non è “firmata” e non riporta la data nella quale è stata collocata nel luogo nel quale è avvenuto l’arresto. Si può, quindi, presumere che sia stata collocata per iniziativa privata e in un tempo imprecisato.
La lapide contiene due piccole sgrammaticature, manca di un punto dopo la parola “Pertini”, senza il quale il senso della frase è completamente rovesciato e dell’accento sulla “è” della penultima riga.
Sull' argomento i lettori scrivono
.Mi piacerebbe saperne di più, sia sulla vicenda che sulla successiva apposizione della lapide e, quindi, invito gli altri lettori a mandare a “Carraraonline” notizie o materiali che documentino questa storia.
Mi piacerebbe, altresì, che anche in considerazione dei cambiamenti politici intervenuti in questi ultimi anni, il Comune di Carrara si facesse carico di collocare un’altra lapide ricordante l’avvenimento in un punto ben più visibile dell’attuale all’interno del Club Nautico, per ricordare ai giovani che quando era più facile chinare la testa ed adeguarsi al fascismo, alcuni, pochi, preferirono la via dell’esilio perché, come ricorda la lapide, “LA LIBERTA’ NON E’ DONO GRATUITO MA DURA CONQUISTA.”
Vi prego di girare questa mia richiesta/proposta al Comune di Carrara.
Cordiali saluti
Un vostro lettore
Carraraonline scrive : 30 aprile 2009
Gentile Sig, comunichiamo che la sua richiesta è stata inoltrata al comune di Carrara in data 13 aprile 2009.
Ma ad oggi non abbiamo rivevuto nessuna risposta.
Nuove e vecchie epidemie
E’ il 26 luglio del 1854, centocinquantacinque anni fa, quando attracca al pontile Walton ancora in costruzione, il navicello “La Marianna” comandato dal capitano Sabatino Luparini. L’equipaggio è composto, oltre che dal capitano, da altri due membri, dei quali uno è il figlio del capitano stesso. L’equipaggio sembra godere di buona salute. Ma già il giorno dopo dal telegrafo posto sulla spiaggia di quella che diventerà Marina di Carrara e che ora è soltanto una frazione di Avenza parte un dispaccio che informa le autorità che l’equipaggio de “La Marianna” è affetto da “colera morbus” e che un membro dell’equipaggio è già morto.
Per inciso, in considerazione del fatto che il telegrafo posto nella pineta di levante è uno degli edifici più antichi di Marina di Carrara, Vi chiedo, gentile redazione, di avanzare al Comune di Carrara la proposta di restaurarlo e di apporvi una lapide commemorativa. Considerate le dimensioni dell’edificio il restauro non dovrebbe costare molto. [ altra segnalazione di recupero dell' edificio maggiori informazioni
Quando l’epidemia si estingue si contano, nella comunità di Avenza che, ricordiamo, comprende anche Marina di Carrara, ben 227 morti su circa 500 individui colpiti dal morbo. Una percentuale altissima, quasi il cinquanta per cento dei contagiati. Se poi consideriamo che in quell’anno la popolazione di Avenza è stimata essere attorno alle 3000 persone, significa che una persona su sei contrae il morbo e una su tredici ne muore.
Sull' argomento i lettori scrivono
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Foto curiosa
Un lettore ci manda dall’isola d’Elba questa fotografia di una barca a vela che inalbera una curiosa bandiera che non abbiamo mai avuto occasione di vedere. Qualcuno dei nostri lettori sa dirci di che nazionalità può essere quella barca? Che sia la barca di D’Alema?
Chi sa dare una risposta al signor Franco ?
Sull' argomento i lettori scrivono
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