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Villa Romana Bocca di Magra

Caprione passato e presente
Il ritrovamento
  • Il ritrovamento
La villa romana di Bocca di Magra è rimasta sepolta sotto una frana del monte Caprione per un lunghissimo periodo di tempo fino a che è stata del tutto dimenticata. E’ stata scoperta durante la seconda guerra mondiale dai militari tedeschi che avevano individuato la zona come punto strategico per la costruzione di bunker e postazioni militari. Durante i lavori di scavo per le fondamenta dei bunker è emersa la villa romana. Successivamente la localizzazione delle fortificazioni difensive tedesche fu spostata nella parte più alta del monte (Punta Bianca) e nella zona oggi occupata dal Debiross che in origine era un bunker.
Storia
  • Lungo il pendio della collina del Caprione, sulla riva destra del Magra dove i fiume si confonde con il mare sono conservati i resti di una villa marittima romana che si affacciava su l’ antico portus Lunae godendo dell’amenità e piacevolezza del paesaggio marino e collinare. I poeti Stazio e Persio cantano il loro amore per questi luoghi della costa ligure, lontani dal rumore e dalla folla, nella nitidezza degli inverni, immersi nell’ombrosità della macchia mediterranea e riscaldati dalla vasta solarità marina. La villa si sviluppava come un complesso architettonicamente mosso, con ambienti disposti su terrazze digradanti verso il mare, che si adeguavano variamente alla natura rocciosa del pendio e della sottostante scogliera, oggi interrata. Le fasi edilizie si collocano in un arco cronologicamente esteso che, a partire dalla fine del I secolo a. C, arriva fino al IV secolo d.C. Il nucleo meglio conservato è relativo a parte di un quartiere termale privato, padronale, un balneum, ricavato nell’ala orientale del complesso residenziale e favorevolmente  esposto ai raggi solari, secondo quando prescritto dagli antichi trattatisti. Praticamente interessanti sono le strutture del caldarium, la stanza adibita al bagno caldo, immediatamente sottostanti una grande vasca rettangolare, forse la natatio ( piscina ). Del caldarium, per metà crollato, si conserva parte dell’alveus, vasca per il bagno a immersione e il sottostate sistema di riscaldamento chiaramente leggibile : un forno a legna ( hypocausis ) alimentato attraverso un condotto ( praefurnium ) per circolazione dell’aria riscaldata fra le pilae delle vasca. I fumi prodotti dalla combustione venivano convogliati lungo tubature in laterizio poste i 4 angoli delle pareti che, oltre a fungere da cannane fumarie, esplicavano anche una notevole azione termica. I mattoni con bollo circolare di C. Iulius Antimachus, impiegati per la messa in opera del pavimento sospeso del caldarium, datano la costruzione della vasca, o quanto meno il suo rifacimento, alla fine del II secolo d. C, sotto il regno dell’imperatore Domiziano. Il resto delle strutture, sopravvissute all’azione erosiva  marina, è invece di più facile lettura e interpretazione, ma è lecito identificare nella parte più vicina al mare due ambienti quadrangolari che si affacciano su uno spazio prospiciente un porticato. Frammenti di rivestimenti parietali in marmi policromi, di intonaci dipinti di decorazione architettonica, nonché capitelli riferibili a spazi aperti porticati, unitamente alla particolarità strutturale di tutto il complesso, denotano la ricerca del lusso e la raffinatezza di costumi degli antichi proprietari, secondo uno stile di vita ben noto negli ambienti dell’alta borghesia romana. Già note nel 1952 le strutture della villa vengono più compitamente individuate nel 1959, a seguito di una serie di sondaggi eseguiti dalla Sezione Lunense dell’Istituto Internazionale dei Studi Liguri. I materiali recuperati a seguito di quegli interventi sono oggi disposti presso il Museo Civico di La Spezia  “ Ubaldo Formentini” e di questi una piccola parte è attualmente esposta. Con l’ inizio degli anni 60 la Soprintendenza Archeologica della Liguria conduce regolari campagne di scavo, riportando alla luce nell’arco di un decennio tutte le strutture visibili oggi.
Scoglio dell'Angelo
  • Una scoperta sconcertante
In una vecchia foto abbiamo notato alla foce del Magra, e precisamente a Bocca di Magra quelli che sembravano due grossi scogli posti uno sopra l’altro con una forma che ricordava una clessidra. Ci siamo incuriositi e così ci siamo messi a cercare informazioni al riguardo.
Ci siamo recati sul luogo e abbiamo parlato con alcune persone anziane che ricordavano quel manufatto come il “pilastro romano” . Abbiamo cercato sui libri di storia locale ed abbiamo scoperto che quel manufatto, del quale ignoravamo l’esistenza, era conosciuto come “scoglio dell'angulus”, ossia dell'angolo.
Guardando vecchie foto ci siamo resi conto che quelli che in apparenza sembravano due scogli sovrapposti in realtà sono due agglomerati di calcestruzzo romano e che quello era un faro di segnalazione che fino a poche decenni fa emergeva dalle acque del Magra e che successivamente si è interrato. Siamo tornati sul posto ed abbiamo ricreato lo stesso scatto fotografico delle vecchie foto trovate sui libri e siamo risaliti al punto esatto dove è posizionato il faro e abbiamo fatto la sorprendente scoperta che resti del vecchio faro sono ad oggi ( 10 05 2018 ) conglobati all’interno delle mura di un edificio moderno. Ci chiediamo come sia stato possibile che un reperto di importanza storica  sia finito affogato nel cemento e non invece VALORIZZATO e TUTELATO COME si sarebbe dovuto fare.
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Faro Romano detto angulus- dell'angelo
Il faro romano sul fiume Magra
Il punto
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