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Chiesina di S. Giuseppe

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La STORIA della CHIESINA - (la C’sina) od Oratorio di SAN GIUSEPPE a MARINA di CARRARA

I marinai delle popolazioni rivierasche, nel XVIII secolo, prima degli estimi di Maria Teresa, come descrive Dario Matteoni, (Pisa 1950, storico pisano dell’arte), diffondono il culto di un loro specifico protettore e scelgono  Sant’Erasmo, o Sant’Elmo, patrono dei naviganti.

A Marina di Carrara, in quel periodo Marina di Avenza, il culto di Sant’Erasmo, presso la chiesa di San Pietro ad Avenza, con un altare dedicato a questo Santo, contitolare col patrono, San Marco, tanto che il dipinto che fungeva da pala d’altare, nella navata laterale, è finito in sacrestia, durante i lavori di totale restauro del luogo sacro (il camposanto era nell’attuale antistante piazza, come di consueto, prima di inaugurare il cimitero di Turigliano). Infatti  nella pala si può vedere in alto, in un ovale, l’Annunciazione, in basso a sinistra il santo, con la fiaccola accesa, a destra Sant’Antonio da Padova, con la barca in mare agitato. Elmo infatti è la traduzione di Ermus, forma dialettale latina contratta di Erasmus, santo di Formia. Il piccolo oratorio al Mare (infatti fu chiamato Sant’Erasmo al Mare) ed era collocato all’altezza della chiesina di San Giuseppe, uno da una parte del viale, l’altro dalla parte opposta, visto che la spiaggia era, nel 1751, all’altezza di via Dante Alighieri e  nel 1781 a quella di via Garibaldi, già via del Mare. E’ stato il primo luogo santo di Marina, ma le origini vere e proprie sono sconosciute.  Chi dice che fu un oratorio della villa dei Monzoni  (la zona potrebbe confermarlo), seguito dalla Chiesina di San Giuseppe, in via Varsavia, attaccata alla casa dei Vatteroni, eredi di Domenico. La cappella della Chiesina risale al 1776, la data è riportata nell’iscrizione sotto l’icona marmorea posta sul portale d’ingresso che raffigura la Crocifissione con Maria e San Giovanni Evangelista:

“Eredi di Domenico  Vatteroni  ànno fatto questa cappella per sua devozione 1776”

Attualmente, e non si capisce perché, la chiesina è chiusa, quasi abbandonata, tanto alla sporcizia esterna (alcuni vicini han dovuto chiamare l’ufficio d’igiene per pulire l’ingresso, più basso del pavimento stradale, dopo i noti temporali abbattutisi su Marina). Comunque molti fedeli chiedono la riapertura, almeno per San Giuseppe. La campana, nel lato opposto all’ingresso, è quella originale e non si sa se si provvede alla manutenzione, prima che cada.
Alla Sacra Famiglia fu poi dedicata anche la chiesa parrocchiale di Marina che la sostituì nelle sue funzioni dal 1886. Ricordiamo che la Parrocchia di Marina di Carrara fu istituita poi nel 1898, staccandosi definitivamente da Avenza.
Questa famiglia originaria da San Bartolomeo della Ginestra, nel comune di Sestri Levante, ma mentre il cognome era Vattuone e tale è rimasto a Sestri, da noi si è subito  trasformato in Vatteroni.

L’immigrazione dei Vattuone/Vatteroni rientra nel  limitato, ma continuo apporto immigratorio nella nostra zona nel XVIII secolo, essenzialmente dalla Liguria, è ben evidente consultando i registri della Parrocchia di S. Pietro in Avenza.
L’immigrazione dalla Liguria era formata da famiglie di marinai e di pescatori di Sestri,  Lavagna e dintorni. Essi facevano la spola tra la spiaggia di Avenza ed  il genovese, per rifornire di marmi di Carrara la repubblica ligure, portando al ritorno  le piastre di Lavagna per coprire i tetti e prodotti alimentari liguri.
Alcuni decisero di fermarsi da noi considerando che il nostro territorio era meno soggetto alle disastrose alluvioni tipiche della zona ligure.
L’immigrazione fu anche facilitata dalle autorità locali che vedevano di buon occhio il risanamento ed il popolamento della Marina di Avenza oltre al fatto di avere a disposizione marinai esperti per facilitare i commerci del marmo in grande espansione.
Questa  immigrazione fu  minima, ma importante a causa del limitato numero di abitanti di Avenza, tanto è vero che molti cognomi liguri risultano ancora presenti oggi.  In definitiva non è errato dire che la popolazione attuale di Avenza e Marina è una mescolanza genetica di genti del Sarzanese, di Avenza, del Mirteto di Massa e della Liguria di Levante. Alcuni dei nomi dei sottoscrittori dell’ istanza al Priore di Carrara del 16 settembre 1699 con in evidenza quella di Giovan  Battista Vatteroni (vedi più avanti la precisazione sull’istanza).

Giovanni Battista di Domenico Vattuone (1673-1746) nato a S. Bartolomeo e morto ad Avenza, si trasferì da noi, insieme alla moglie Bianca Maria Dentoni (ca. 1677-1737)  ed al fratello Giuseppe (1675-1748). La coppia ebbe figli nati ad Avenza  ed altri nati a S. Bartolomeo, Giuseppe si sposò ad Avenza, nel 1707, ma non lasciò discendenza maschile per cui Giovanni Battista è antenato di tutti i Vatteroni locali.  In alcuni documenti relativi a nascite e morti, presenti nell’Archivio Parrocchiale di S. Pietro in Avenza, Giovanni Battista è indicato pescatore.

Riporta e probabilmente smentisce (nei “Ricordi della vecchia Marina”, Aldus, Casa di Edizioni in Carrara, 1994, pag.25), Giovanni detto Nino Telara:
“Domenico Vatteroni era devotissimo e quando restò  paralizzato alle gambe fece aprire una porticina che dalla sua camera, sita al primo piano (della casa attaccata alla “Chiesina” di via Varsavia), immetteva nell’oratorio in legno della Cappella; così poteva assistere alla Messa stando seduto su di una poltrona”.
Nino Telara precisa:
“Questo è impossibile poiché Domenico morì nel 1769 quindi alcuni anni prima della costruzione della Chiesa. Potrebbe allora essere la chiesa precedente? Questo pare molto improbabile poiché  nelle mappe catastali del 1775 la Chiesina  non appare. Quindi  la notizia precedente non è vera o è riferita ad altro Vatteroni che aveva i problemi descritti”.

Quando la Chiesina è stata ristrutturata, poiché c’era umidità l’inverno ed  eccessivo  caldo l’estate,  in un primo momento si programmò di celebrare i matrimoni, poi le candele dall’eccessivo caldo si piegavano (l’intendenza di belle arti escluse la possibilità di mettere  un condizionatore), poi si pensò di celebrare soltanto i funerali, ma tutti questi programmi approdarono ad un nulla di fatto  ed attualmente la Chiesina è definitivamente chiusa, anche se molti fedeli reclamano la riapertura, seppur per una sola volta all’anno, per esempio per San Giuseppe, ma pare che la Diocesi  non abbia orecchie.
La prima testimonianza storica dei Vatteroni è la firma di Giovanni Battista tra quelle dei capifamiglia che il 16 settembre 1699 chiesero, in un’ istanza al priore di Carrara, un cappellano in aiuto al vicario: “essendo cresciuta la popolazione in Avenza e divisa in abitazioni distanti l’una dall’altra”
Sempre durante la ristrutturazione, si trovarono delle ossa sepolte nella terra, sotto il pavimento, e pare che siano del fondatore, Domenico Vatteroni,  ma nulla conferma questa ipotesi.
Da notare che nell’ istanza il cognome è già chiaramente Vatteroni, quasi a segnare l’inizio, da parte di Giovanni Battista, di una nuova storia per la sua famiglia.
Giovanni Battista sposatosi a San Bartolomeo di Ginestra nel 1698 ebbe i primi tre figli nati e battezzati  (dal 1698 al 1703) a San Bartolomeo, mentre gli altri, dal 1705, nacquero e furono battezzati ad Avenza.  La popolazione di Avenza è 101 persone nel 1636 e 225 nel 1696, rimane costante fino al 1727 e sale a 836 nel 1779.  L’immigrazione ligure ha lasciato il segno nel dialetto locale in cui sono presenti molti termini di origine ligure. Esiste un testo non pubblicato dal titolo “Appunti dell’immigrazione ligure sulla spiaggia di Lavenza” da me scritto (è don Mario Aliboni, che precisa), “basandomi sui dati dell’Archivio Parrocchiale di S.Pietro di Avenza”.  
Infatti Federico Mario Aliboni (Carrara 1921- Carrara 2008)  frate dei Servi di Maria, vice parroco della chiesa Sacra Famiglia di Marina, è l’autore di un articolo pregevole sulla chiesina di San Giuseppe, citato in bibliografia, da cui è tratta l’epigrafe all’antenata (era la nonna), Anna Maria Agostina Vatteroni (1832-1904)  figlia di Angelo, uno dei discendenti di Domenico che donò l’edificio alla curia di Massa.

Si presume che Giovanni Battista fosse analfabeta per cui la firma fu solo virtuale, e il suo nome fu riportato in calce dall’estensore del documento. Il documento si trova nell’Archivio Notarile di Sarzana, nella Filza n. 34/6  Parrochialis-Avenza.  Giovanni Battista nel 1699 è già cittadino attivo di Avenza, come si evince dall’istanza precedente, ma per qualche anno la sua famiglia continua a risiedere a San Bartolomeo, per  la sua attività di marinaio o pescatore che lo portava spesso nel borgo natale;  comunque  lasciò  definitivamente tra il 1703 ed il 1705 ed infatti il figlio Agostino nacque il 15 agosto 1705 proprio ad Avenza.
I  Vatteroni ebbero numerosissima discendenza tra Avenza e quella che sarebbe poi diventata Marina di Carrara. Il cognome è oggi terzo per diffusione nel territorio comunale e primo a Marina.
Il primogenito di Giovanni Battista,  Domenico (1698-1769),  nato a San Bartolomeo, fu tra coloro che per primi costruirono casa a Marina nella prima metà del XVIII secolo e non dimentichiamo che in quei periodi le incursioni dei pirati barbareschi rappresentavano ancora un pericolo. Questo documento, dell’Archivio Parrocchiale di Avenza, riporta la morte di Michele Zaccaria nei possessi di Domenico Vatteroni alla Marina: “inventus  fuit  mortuus  in  territorio Aventia, l.d.  (loco dicto)  in Possessione  Dominici  Vateroni  alla  Marina”.
Domenico costruì un agglomerato di case in muratura,  ancora  esistenti,  in testa al quale i suoi eredi edificarono la cappella. Andando in loco è possibile vedere le scale ed  il piccolo loggiato che immetteva al piano superiore della proprietà.
La zona da lui scelta è conosciuta oggi come il Largo dei Laghi, cioè il terreno retrostante  l’attuale chiesa parrocchiale di Marina, fino a via Marco Polo.
Ancora nell'ottocento era, in parte, zona paludosa. La nascita della chiesina,
voci  popolari non attendibili, sostengono che essa fu fatta costruire dagli eredi di Domenico Vatteroni affinché egli, infermo alle gambe e nell'impossibilità di recarsi nella chiesa parrocchiale di Avenza,  potesse seguire le funzioni domenicali officiate da un curato, per questo avrebbero fatto aprire una porticina che dalla sua camera immetteva nell'oratorio in legno della Cappella, per poter assistere alla
Santa Messa,  stando seduto.

Consultando l’articolo di Di Pierro in bibliografia è possibile vedere una mappa del 1768 in cui la casa Vatteroni è ben evidente insieme alla casa Triscornia (con la Cappella di Sant’Elmo) e con quello che restava dei tentativi di costruire il porto. Tutto il resto era  praticamente deserto.  

Come si evince dall’epigrafe posta sul portale si pensa che la chiesa fu fatta costruire dai figli dello stesso Domenico in memoria del padre o perlomeno dal ramo marinello della sua numerosa discendenza che era sicuramente molto religiosa. Agli atti non esiste una documentazione della nascita di questa Chiesina.
Quando fu edificata la nostra zona era ancora sotto la Diocesi Luni Sarzana, ma anche gli archivi di quella Diocesi non hanno, al momento, prodotto nessun documento al riguardo.  Domenico ebbe dieci figli che godettero  di ottima salute, infatti nessuno morì infante, caso piuttosto  straordinario per quel periodo:
- Domenica (1725-1782) sposata con Domenico Arcolini
- Giovanni Battista (1726-1789) sposato con Margherita Lucetti
- Jacopo Nicola (1729-1776) sposato con Maddalena Marselli
- Maria Andreina (1731-1794) sposata con Ceccardo Cordiviola
- Jacopo Antonio (1733-1799) fu l’unico celibe
- Giuseppe (1736-1810) sposato con Maria Vittoria Ragaglini, egli fu sepolto nella    .    Chiesina
- Leonardo (1738-1793) sposato con Maria Giulia Bogazzi
- Maria Celeste (1740-1819) sposata con Domenico Zanetti
- Pasquale (1743-1814) sposato tre volte, con Maria Berti, Maria Lucia Pasquinelli .    e Maria Domenica Nardini
- Antonia Domenica (1745-1824) sposata con Bernardo Crudeli
Chi di questi figli fece erigere la Cappella non lo sappiamo, ma coloro che nel 1840 fecero l’atto di donazione alla curia erano i quattro figli maschi del terzo matrimonio di Pasquale.
- Pasquale ebbe ben 17 figli dai tre matrimoni di cui cinque morti infanti, la             .     proprietà della Chiesina quindi passò ai figli maschi della terza moglie:
- Silvestro (1795-1881) sposato con Maria Menconi
- Pietro (1797-1875) sposato con Maria Domenica Giromini
- Angelo (1802-1881) sposato con Maria Teresa Bogazzi
- Pasquale12 (1804-1878) sposato con Maria Felicita Zanetti e poi con Maria           .     Domenica Tongiani
Gli studi sulla famiglia Vatteroni  hanno mostrato le numerose ascendenze  tra i discendenti di Giovanni Battista, ma questo è comune a tutti i marinelli e a tutti gli avenzini: è rarissimo trovare qualcuno che non abbia un Vatteroni tra i suoi avi.

La chiesina è un piccolo edificio, 10 metri per 7, posto oggi in Via Varsavia angolo via S. Giuseppe presso il Largo dei Laghi in aderenza all’antica proprietà Vatteroni  a due piani. Essa è priva di opere d’arte notevoli e vi si accede da un portone laterale scendendo un gradino, il tetto è a capanna con travicelli  ed arcarecci  a vista che reggono pianelle color mattone. (Arcareccio: trave, disposta normalmente alla pendenza del tetto, che appoggia sui puntoni di capriata e sorregge l'orditura superiore. Capriata: struttura triangolare di sostegno per tetti a spioventi, costituita da travi in legno, ferro o cemento armato: “soffitto a capriate”. Orditura: complesso delle strutture che sostengono il materiale di copertura di un tetto).  
L’altare è in marmo di buona fattura ed è separato dal corpo della chiesa da un arco a tutto sesto, sopra l’altare si trova l’icona della Sacra Famiglia.
Essa è conosciuta come cappella o oratorio di San Giuseppe, ma in realtà era dedicata alla Sacra Famiglia, infatti sotto l’icona marmorea raffigurante la Sacra Famiglia, posta sopra l’altare, c’è la seguente iscrizione, dalla quale ricaviamo l’intitolazione della cappella:
Famiglia sacra - MDCCLXXVI - 1776 - Titolare di questa cappella
E’ conservata una panca originale in castagno con il nome Silvestro ed un inginocchiatoio pure in castagno, la cassapanca che conteneva i paramenti sacri, ormai in cattivo stato per l’umidità, fu sfasciata e col legno recuperato fu costruito un leggio per la nuova chiesa parrocchiale da un artista americano. La campana fusa nel 1841 fu comprata dal curato Carlo Scavezzoni, vicario della chiesetta,  nel 1849 ed è posta in un piccolo campanile a ventola. La piccola chiesa fu inizialmente destinata a luogo di preghiera dei Vatteroni e dei vicini e poi sostituì, verso il 1822, nelle funzioni l’antico Oratorio di Sant’Erasmo.
Questo oratorio era citato nel XVIII secolo tra le chiese di Carrara, come Sant’ Erasmo al Mare dipendente da Avenza
Milet de Mureau, l’ingegnere francese che doveva costruire il porto di Marina, verso il 1750 localizzava la Cappella del Santo Salvatore, cioè questo oratorio, a circa 136 metri dal mare, mentre 40 anni prima era in riva al mare.
Quindi esso esisteva all’inizio del 1700 ed aveva la stessa distanza dal mare della chiesetta dei Vatteroni, si trovava a ponente di essa a circa un centinaio di metri nella zona detta poi Fort d’ Macalè.
L’oratorio era una stanzetta dell’edificio che fu proprietà Triscornia e poi comproprietà dei commercianti in marmo Magnani, Luciani e Bogazzi. In seguito risultò parte del villino ottocentesco Binelli (oggi ristorante da Gero).
Nel 1822 l’oratorio sicuramente non c’era più.
Quando la chiesetta dei Vatteroni fu aperta nel 1776  sant’Erasmo funzionava ancora, ma ben presto quest’ultimo fu abbandonato e divenne magazzino e, soprattutto, se ne perse la memoria.
Per un certo periodo la chiesetta dei Vatteroni fu l’unico edificio religioso di Marina poi fu edificata la cappella privata della Villa Monzoni - De Nobili  intitolata a San Prospero e a San Modesto. La data di edificazione di questa cappella è comunque da stabilire. Di certo sappiamo che è ancora consacrata e nel 2008  in essa si è tenuta una funzione funebre.  Nella cappella di S.Giuseppe venivano regolarmente religiosi da Avenza per tenere i servizi  la domenica e nelle feste comandate e, pur essendo la chiesa dedicata alla Sacra Famiglia, divenne poi, per il popolo, la chiesa di S. Giuseppe dal nome del rione e del patrono di Marina.
Le  notizie storiche relative a questa chiesetta sono poche e frammentarie.
Nel 1825 essa è menzionata nella visita pastorale che il vescovo Francesco Zoppi fece alla Parrocchia di Avenza: “ci sono in questa parrocchia due Oratori: Oratorio Monzoni e Oratorio Vatteroni”.
Intanto l’aumento della popolazione di Marina e le necessità religiose rendevano necessaria una cura a Marina dipendente dalla Parrocchia di Avenza.
Nel 1835 il duca Francesco IV si adoperò in favore della chiesetta al fine di creare una vicaria a Marina, per questo il vescovado chiese che l’oratorio diventasse proprietà della curia vescovile come avvenne poi nel 1840.
Infatti il 21 dicembre 1840: “Silvestro, Pietro, Angelo e Pasquale fratelli e figli del fu Pasquale Vatteroni  della Villa di Avenza Comune di Carrara attualmente abitanti alla Marina di Avenza col presente atto in forma privata si obbligano di cedere, siccome cedono all’Economato Ecclesiastico e per esso accettante a Sua Eccellenza”.
Sant’Erasmo o  S.Elmo è il santo protettore delle genti di mare ed il suo culto è di origine pagana. Le sue luci, i fuochi di S.Elmo, indicavano la rotta alle navi in difficoltà, in realtà essi sono un fenomeno fisico dovuto ad accumulo di cariche elettrostatiche sulle punte degli alberi delle navi che mettevano in allarme i naviganti, e si trovava nella zona detta “Fort d’Macalé”. Il nome deriva dall’essere uno spazio chiuso circondato da costruzioni edilizie sorte in maniera disordinata. Mentre in forma più specifica deriva dal forte di Macallè in Etiopia, dove nel 1896 le truppe italiane resistettero all'assalto del negus Menelik II, pur essendo  inferiormente numerici, convinsero lo stesso a ritirarsi ad Adua, così almeno diceva la retorica del tempo. In realtà fu il maggiore Giuseppe Galliano a dover lasciare il forte, sebbene con l’onore delle armi, di fronte alla preponderante forza abissina, lo stesso Galliano morirà poco dopo nella battaglia di Adua. La guerra italo-abissina si concluse con la disfatta italiana e con la caduta del governo di Francesco Crispi che aveva sostenuto la politica di espansione coloniale in Africa.

Fino al 1930 nella chiesa di San Pietro in Avenza c’era un altare dedicato a questo santo con un dipinto in cui erano rappresentati insieme un’Annunciazione, Sant’Antonio da Padova e Sant’Erasmo, questo dipinto è oggi in sacrestia.
Dobbiamo essere grati a Di Pierro per avere scritto un articolo su questo  antico oratorio (vedi bibliografia).
La villa Monzoni fu fatta costruire dalla famiglia Monzoni nella seconda metà del secolo XVIII ed intorno al 1840 fu acquistata dai marchesi De Nobili di Dallo i quali la fecero ristrutturare e unirono la Cappella al corpo centrale dell’edificio.
“Il Sig. Conte Nicolò Bajard De Volo Governatore di questi Ducati di Massa e Carrara e della Lunigiana l’uso loro competente della Cappella  di loro proprietà per quella parte però che gli spetta situata alla detta Marina di Avenza con tutte le ragioni e diritti ad essi fratelli competenti ed all’effetto che possa detta Cappella servire al nuovo Curato Succursale da nominarsi per la Cura da erigersi in detta
Cappella” ,  i fratelli Silvestro, Pietro, Pasquale ed Angelo Vatteroni erano alcuni dei figli del fu Pasquale di Domenico e cedettero all'Economato Ecclesiastico di Massa l'uso della cappella di loro proprietà, perché potesse servire al parroco di Avenza  come succursale della chiesa di San Pietro, per una maggiore assistenza spirituale agli abitanti di Marina.
Rimase per qualche tempo un contenzioso con la famiglia Vatteroni a causa degli oggetti in uso dell’oratorio, detto contenzioso fu risolto, ma in qualche modo rimase in alcuni discendenti dei Vatteroni l’idea di un qualche diritto sulla chiesa ancora a metà del 1900.
Due anni  dopo, essa, venne regolarmente acquistata dalla curia di Massa.
La bolla di erezione della cura è del 31 dicembre del 1842: essa stabilì i confini della cura alla Covetta, al Carrione ed al Parmignola.
In questo modo l’oratorio divenne una vera chiesa, sebbene di piccole dimensioni, con un curato nominato dal vescovo che celebrava messa, confessava, assisteva gli infermi, amministrava i sacramenti, naturalmente i battesimi ed i funerali erano ancora celebrati e registrati ad Avenza.

Nel frattempo la situazione evolveva rapidamente: dai 623 abitanti del 1851 si passò ai 1757 del 1880 ed il rapido incremento spinse gli abitanti a chiedere l’edificazione di una chiesa adeguata.
Nel 1854 il duca Francesco V autorizzò la costruzione del nuovo edificio sacro che iniziò nel 1857 per interrompersi due anni dopo con la cacciata degli Estensi e riprendere solo nel 1880 e terminare in tre anni.
Inizialmente fu intitolata all’Immacolata Concezione il cui dogma era stato enunciato da Pio IX nel 1854, (con sull’altare maggiore la statua che oggi si trova a sinistra dell’ingresso principale della chiesa Sacra Famiglia in piazza Menconi, sostituita dal trittico marmoreo, opera di Bino Bini).
Quindi fu dedicata alla Sacra Famiglia recuperando così il nome che i  marinelli avevano dato alla loro prima chiesina.  I  registri parrocchiali partono dal 1886 essendo stata aperta la chiesa al culto il 12 marzo di quell’anno e Marina divenne Parrocchia autonoma da Avenza  dal 9 marzo 1898.
Dopo la costruzione dell'attuale chiesa parrocchiale di Marina, la cappella di San Giuseppe cadde in disuso, fino a diventare un deposito di bottiglie.
Nessuno avrebbe riconosciuto in quel edificio l'antica cappella di San Giuseppe, se non fosse stato per la scritta sopra il portale.
Finalmente, nel 1979, col contributo della Sovrintendenza alle Belle Arti di Pisa, a più di 200 anni dalla sua costruzione, fu deciso di restaurarla, essendo una delle più antiche costruzioni di Marina ed essendo parte integrante del patrimonio artistico e culturale del luogo.
Durante i lavori di restauro fu ritrovato uno scheletro sotto il pavimento: erano i resti di Giuseppe Vatteroni (1736-1810) figlio di Domenico e  di Mattea  Santucci, quindi uno dei presumibili costruttori della cappella. Posso dire questo (dichiarazione di don Mario Aliboni), per avere personalmente trovato il dato negli archivi di Avenza, i resti furono poi  traslati al cimitero di Turigliano. Giuseppe Vatteroni si sposò, ma rimase quasi subito vedovo e morì infante l’unica figlia e presumo che fosse particolarmente religioso e legato alla “sua Chiesina”.

Come ho ricavato dall’Archivio di San Pietro sono numerosi i matrimoni celebrati nella chiesina, ma non vi è traccia di funerali. Dall’Archivio della Parrocchia della Sacra Famiglia risultano almeno tre battesimi nella Cappella di San Giuseppe nel 1881  e forse proprio a lui potrebbero essere riferite le voci popolari riportate anche da Nino Telara, del Vatteroni, che assisteva alla messa dalla sua casa e  questo è il documento più antico presente ad Avenza che cita la chiesa di Marina (12 gennaio 1810): da notare che la scritta dice:
sepultus  fuit  in  sua  ecclesia  posita  in  Marina
Finiti i lavori, la chiesina fu riaperta al culto ed usata anche per le prove di canto dei ragazzi della Parrocchia.
In questa cappella nell’agosto 1980 furono celebrati  i funerali di donna Iride Vatteroni  (1896-1980),  diretta discendente di  Domenico, in omaggio ai suoi antenati.  Il tentativo di utilizzarla come luogo di culto è comunque fallito poiché è un ambiente freddo ed umido e, probabilmente, mancava e manca tuttora la reale volontà di usarla.
I due estensori, don Mario Aliboni ed il comandante Luigi Vatteroni, precisano, per quanto riguarda il solo redazionale pubblicato in “Lo Spazio di Fabio”:
“Nell’elaborazione dell’ articolo mi sono servito delle mie letture,  indicate in bibliografia, e del mio lavoro negli archivi della Parrocchie di San Pietro in Avenza e della Sacra Famiglia a Marina. Per approfondire l’argomento sarebbero necessari  ulteriori   studi negli archivi locali ed in quello modenese, ma spero che queste notizie siano sufficienti a chiarire un aspetto misconosciuto della storia di Marina, con la Chiesina, mentre  la ricerca a San Bartolomeo è stata fatta dal comandante Luigi Vatteroni, mentre le ricerche negli archivi parrocchiali di Avenza e di Marina di Carrara sono state fatte in collaborazione con il Comandante”.

                         
Lucio Benassi   
Carrara, 19 novembre 2013


BIBLIOGRAFIA:
- Alcune foto della “Chiesina”, sono del comandante Luigi Vatteroni,  le altre del    .        sottoscritto.
- AA.VV., Costruire una chiesa, SEA, Carrara, 1989.
- ALIBONI Mario, “La Chiesina di S. Giuseppe a Marina di Carrara”, Atti e              .       Memorie dell’ Accademia Aruntica di Carrara vol VI anno 2000, Accademia  .       Aruntica, Carrara, 2001.
- DI PIERRO Pietro, “Sant’Erasmo, la prima chiesa di Marina di Carrara”, Atti e     .       Memorie dell’ Accademia Aruntica di Carrara vol IV anno 1998, Accademia    .       Aruntica, Carrara, 1999.
- TELARA Giovanni Nino, “Ricordi della vecchia Marina”, Aldus Casa di Edizioni .       in Carrara, 1994 (pagina 25).
- Lallai Mariano e  don Giacomo Franchi, “Da Luni a Massa Carrara Pontremoli”  .       Aedes Muratoriana, Modena, luglio 2000.
- “Vocabolario lingua italiana Zingarelli 2013”, Zanichelli Bologna, 2012.
Da internet:
- http://www.escursioniapuane.com/public/spaziofabio/CappellaVatteroni1.pdf       .        (nello Spazio di Fabio)

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