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Villa Monzoni

STORIA
Cognome Monzon, quasi unico, è del centro Italia, dovrebbe assieme all'altrettanto raro Monzone derivare da alterazioni del cognome Monzoni, che, molto molto raro, è tipico di Castelnuovo Rangone nel modenese, dovrebbero derivare dal nome di paesi come Monzone nel modenese, nel Trentino, nel reggiano, nel massese.
Bisogna risalire con un po’ di storia locale: Ricciarda Malaspina si garantì il mantenimento del proprio nome e impose che il suo successore fosse il secondogenito Alberico in seguito alla ribellione del primogenito Giulio che, imprigionato, venne poi decapitato a Milano nel 1548.
“Subentrato Alberico III – e primo della nuova dinastia Cybo-Malaspina nel governo di Massa e Carrara – alla morte della madre, avvenuta nel 1553, fu dichiarato con diploma dell’imperatore Massimiliano, nell’agosto del 1568, Principe di Massa e Marchese di Carrara, sotto il nome di Alberico I Cybo-Malaspina, come gli aveva imposto la madre per testamento”
Tra le molte iniziative prese ci fu anche la nascita della nobiltà moderna, risalente al periodo della sua reggenza e le scelte per il conferimento dei titoli nobiliari ricadono attorno a queste famiglie comitali con le quali Alberico aveva istituito l’ Offitium Marmoris : Andrea del Medico, Ceccardo Lazzoni, Alberico Ceccopieri, i conti Orsini, Diana e Monzoni, tutti con le loro cave. (Offitium Marmoris = Ufficio del Marmo).
Nel 1568, con l’appoggio della famiglia Medici, Alberico I ottiene il diploma dall’Imperatore Massimiliano II d’Asburgo per elevare il marchesato di Massa a principato e la signoria di Carrara a marchesato, ottenendo per sé ed i suoi successori il titolo di “Principe del Sacro Romano Impero”, favorendo l’inserimento nel 1575 la vecchia nobiltà genovese, nel commercio del marmo, facendo sì che le famiglie nobili suddette trasferiscano i loro interessi nell’acquisto di grandi estensioni terriere: esse sono, i Del Medico sulla collina di Fossola e più tardi nella piana di Avenza, gli Orsolini al Monticello, i Tenderini a Forma Alta, i Lazzoni a Cavaiola, in Candia e più tardi in località Paradiso a Marina, i Monzoni a Marina nell’enorme tenuta compresa fra la via Emilia Scauri a nord, il litorale a sud, il fiume Carrione ad est e la proprietà Lazzoni ad ovest fino al Paradiso. Questa casa-tenuta Monzoni rappresentata con il giardino cintato (mappa del 1778), la tenuta solo in parte coltivata, ed il resto aperto a macchia mediterranea, compresa la villa Ceci già fattoria della tenuta Monzoni, (sulla via Emiliana, poi Aurelia,  si trovava un monumentale portale, detto “Il Carrione”). Insomma questi nobili, oltre ad una grande e lussuosa villa, circondata ed arredata con statue, ovviamente in marmo di Carrara, o romane, nelle loro grandi proprietà (spesso di una collina intera con collegamenti a case coloniche), si erano votati alla coltivazione di viti e ulivi, visto il tracollo del commercio del marmo ed il pericolo di veder immobilizzati i propri capitali. Si costruirono ville, con caratteristiche del casino di caccia o di villeggiatura, su colline degradanti verso il mare, in posizioni strategiche.
Da quel momento però inizia il declino delle famiglie consolidate sul sistema oligarchico e chiuso del commercio del marmo, che trascinerà nella crisi e nel decadimento anche le famiglie con patrimoni consolidati come i Lazzoni, i Monzoni, i Micheli, gli Orsolini ed i Luciani: questi verranno sostituiti da altre famiglie con le quali si affermerà l’avvento della nuova classe industriale del marmo che vedrà protagonisti i Fabbricotti, i Binelli, i Marchetti, i Del Nero ed altri (ovviamente sino al loro tracollo e fallimento: la storia si ripete!).
Ritorniamo alla storia di Villa Monzoni. Essa appare sulla mappa 1778 (mappa del litorale degli Stati di Sua Altezza Serenissima di Massa e Carrara, archivio di Stato di Modena, Mappatura Estense), dove vi erano i luoghi palustri che Maria Beatrice d’Este fece bonificare, a ridosso delle spiagge, sino a Marinella, poi proprietà dei Fabbricotti quando erano in auge, poi della Banca del Monte dei Paschi di Siena che a loro volta, quando la Fabbricotti decade, la rivendettero a privati.
La villa, situata al centro della proprietà, facciata dipinta, guardava il mare in direzione degli approdi, in mezzo ad una pianura cosparsa di blocchi e lastre di marmi. I primi a possederla furono i Monzoni che la edificarono sull’antica casa rustica familiare intorno al 1700, poi i De’Nobili Di Dallo (nobili lucchesi): il Claudio Rocca dichiara che i De’Nobili l’acquistarono, mentre Pietro Di Pierro, in una conversazione mi precisava che pervenne ai De’Nobili Di Dallo, per matrimonio tra le due famiglie. La villa arricchita da sculture, dal ricovero delle stalle, dalla casa dei contadini all’ingresso dell’attuale via Bertoloni, dove tutt’oggi esiste un’apertura per i calessi ed una, laterale, per l’ingresso pedonale, (chiamata viale Monzoni), con al termine una cancellata ed un secolare Leccio che pare piantato da Bernardo Monzoni nel XVIII secolo, come scritto su un cartello municipale. La costruzione principale, sempre in rosso-cibeo, idem quella delle ex stalle, ora abitazione privata, mentre quella all’inizio del viale, sulla sinistra, era la casa del custode-contadino. Il caseggiato che delimita la villa, verso il Paradiso, in via Bigioni, ora abitato, già cantine ed abitazione del mezzadro con ricovero di attrezzature per il giardinaggio e la coltura di tutto il terreno di proprietà. I De’Nobili Di Dallo la ristrutturarono, unendo la Cappella gentilizia (laterale verso il centro di Marina), alla Villa, cambiandole il nome, la allungarono dalla parte opposta e probabilmente cambiarono la facciata, facendola verso le cave (attualmente il retro, verso il mare, pieno da troppo tempo di impalcature per l’eventuale ripristino, sembra abbandonato. Il giardino, sul davanti, con una decina di statue in marmo, tra cui un Bacco ed una Diana, alcuni leoni ed altro in mezzo a palme ed un grande leccio tagliato a circa tre metri e con un solo ramo vivo, contornano la villa con siepi ed altri alberi e arbusti sempreverdi, ristretta nel suo attuale spazio, anche se ancora grande. Diverse sculture andarono a Roma presso il Cardinale Aleramo Cybo-Malaspina, a compensare favori e impegni che i Monzoni avevano ottenuto dal Cardinale. Quelle che ancor oggi sono presenti furono salvate dai bombardamenti dell’ultima guerra e dall’occupazione della Villa da parte delle SS e della Wehrmacht, tra queste i due leoni che tengono sotto la zampa gli stemmi della famiglia (furono nascosti nel pozzo del conte De Lauger. A quanto riferisce il visconte Lantermo precedentemente la scalinata d’ingresso al piano nobile della villa, aveva una forma ovoidale ed era tutta aperta sul giardino del parco; successivamente è stata sostituita dall’attuale pronao neoclassico interamente in marmo, con quattro colonne monolitiche e capitelli in stile ionico. I due scaloni che lateralmente salgono, contornati da balaustre sormontate da pigne e vasi, tutto in marmo bianco di Carrara. Ciò potrebbe aver avuto questa nuova impostazione durante la costruzione dei corpi laterali, dal momento che sopra il portone del piano terra, tra le due scale si trova una data: 1845. Sul timpano del pronao, al centro e sotto la parte più alta, si trova lo stemma di famiglia: Carlo Rocca dichiara che è quello della famiglia De’Nobili Di Dallo, ma a guardar bene corrisponde alla famiglia Monzoni  (tre montagne stilizzate con vette morbide ed un sole che campeggia a sinistra, splendente), sormontato dalla corona nobiliare di conte, lo stesso presente a Carrara in via Cafaggio, all’ingresso del giardino di Casa Monzoni (allora del conte Ferdinando Monzoni, colui che partecipò alla costruzione ed al finanziamento, nel 1902, dell’Ospedale Civico della Levatella, ora in piazza Monzoni). Vedi: Storia della Chiesa Madonna delle Lacrime.
Inoltre, sempre dalla pubblicità su Internet si conosce che la riforma della facciata è della metà dell'ottocento e fu voluta da Maria Luigia Duchessa di Parma già Imperatrice dei francesi, la cappella annessa alla villa è della stessa epoca della ristrutturazione della facciata: mentre il Rocca la imputa ai De’Nobili Di Dalla.
L’edificio principale che si trova nell’asse centrale rivolto verso le cave, si estende sui due lati, i cui prolungamenti consistono da una parte, a destra, in un porticato col colonnato in marmo, successivamente tamponato, alla cui estremità si raccorda la casa rustica degli ex mezzadri, con cantine e ripostigli nella via Bigioni; sopra il porticato si trova una terrazza panoramica balaustrata in marmo bianco, che si collega anche con l’edificio rustico menzionato. Nell’altra ala di sinistra (sempre guardando la facciata), si trova il suo prolungamento della cappella gentilizia ad unico piano, rientrante rispetto al volume del corpo centrale, con grazioso altare dedicato a San Modesto e le reliquie di San Prospero e San Modesto, con sopra l’ingresso una grande icona raffigurante la Madonna ed i due Santi menzionati, in bassorilievo. La cappella gentilizia è autorizzata allo svolgimento di riti religiosi con autorizzazione alla Santa Messa giornaliera. Di certo sappiamo che è ancora consacrata e nel 2008  in essa si è tenuta una funzione funebre.
La Villa è citata in molti libri di storia dell'arte e di storia locale ed è stata teatro di incontri storici molto famosi come per esempio le riunioni politiche di Sua Maestà Vittorio Emanuele III tenutesi nel 1938, per la riunione di Sindaci della Toscana o per le visite di molti personaggi famosi. Comunque Pietro di Pierro, mi informava che l’ex Re è stato presente a Villa Monzoni per più di due volte.
Tra le altre visite si ricorda, quella Il duca e la duchessa d’Este-Malaspina, di Modena, ospiti a Marina dei conti Monzoni.  Quella villa tutt’oggi discretamente conservata, sorgeva a circa cinquecento metri dalla via delle Capanne (oggi via Nazario Sauro),
ed era unita a questa da una stradicciola in località detta il Monzon, dalla casata dei proprietari, ma la località era chiamata anche “al Cantinone” per un grande edificio ove erano le cantine della fattoria dei Monzoni.
Queste due denominazioni sono usate tuttora dai Marinelli specie anziani che, sino a pachi anni fa, si ritrovavano nell’edificio trasformato in una rivendita di vino a bicchieri e di quanto altro per fare una piccola merenda.
Questa visita a Marina dei Duchi, è da datarsi attorno al 1841-42.
  • Inizialmente la Villa dei conti Del Medico fu passata ai conti Monzoni, quindi ai De’Nobili Di Dallo, ed agli attuali proprietari Cetti Serbelloni – Lantermo di Montelupo.






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