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Madre Castelpietra

Persone illustri
Ricerca ed identificazione delle spoglie di Madre Maria Teresa Castelpietra

di Simona Minozzi
Università di Pisa, Divisione di Paleopatologia, Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina.
Un sentito ringraziamento all’Ing. Alberto Maria Sartori di Verona che ha organizzato e coordinato le ricerche, al prof. Gino Fornaciari dell’Università di Pisa che ha supportato l’indagine antropologica ed alla dott.ssa Barbara Giovannini per la collaborazione durante la riesumazione.
Ringraziamo la Dott.ssa Minozzi per aver autorizzato la pubblicazione di testi e immagini.

Nel Maggio 2011, in occasione del bicentenario dalla fondazione della Congregazione delle Figlie di Gesù, da parte del sacerdote Don Pietro Leonardi, venne intrapresa la ricerca delle spoglie della fondatrice dell'Ordine a Carrara e prima Figlia di Gesù, Madre Maria Teresa Castelpietra. L'identificazione dei resti di Madre Castelpietra non si rivelò però un compito facile, perchè si sapeva essere sepolte nella Chiesa del Suffragio a Carrara, adiacente alla sede ancora oggi occupata dalla Congregazione in Piazza d'Armi, ma del luogo preciso e delle modalità della sua sepoltura restavano pochi documenti ed alcune informazioni basate sui ricordi delle suore più anziane.
Grazie alle ricerche di Madre Colomba, Superiora Generale della Congregazione, nell’Archivio Storico delle Figlie di Gesù a Verona, si apprende dalle lettere scritte dall'allora canonico di Carrara Giovan Battista Lucchetti a Monsignor Francesco Strani, Vescovo di Massa, che Madre Castelpietra morì a Carrara il 5 Febbraio 1855 a causa di “un'affezione pettorale” all'età di 88 anni. La sua sepoltura ebbe luogo il giorno successivo nella Chiesa del Suffragio dove: “...fu rotta la Chiesa ossia il pavimento alla regolare distanza dalla Cappella di S. Giuseppe (situata a sinistra dell'altare) ed ivi fatta la Tumulazione a porte chiuse, con riordinamento del detto pavimento.”
In “detto pavimento” non vennero però riportate lapidi o epigrafi indicanti il luogo preciso della sepoltura, ma nel 1942, venne effettuata una prima ricerca delle spoglie di Madre Castelpietra in quello che sembrava essere il luogo descritto nella lettera del canonico, ovvero la tomba precedentemente appartenuta al Conte Ceccardo Lazzoni, morto nel 1792.
Il resoconto di questa prima indagine riporta che “furono trovati nel vano rispondente allo spazio incavato di una sola cassa mortuaria i resti del cadavere senza nessun segno di vero e proprio riconoscimento (come ad esempio una fiala di vetro contenente una pergamena con scritti sopra i dati biografici dell’estinta, delle sue qualità, virtù ecc.) e che si suppongono tuttavia essere quelli cercati per la tradizione che si ha da alcune Religiose ancora viventi in Carrara essere stata la detta Madre di statura piuttosto piccola. Si rimase però sorpresi d’aver trovato i resti di un altro cadavere di proporzioni molto grandi; e così pure i residui di una veste di seta; furono pure trovati i residui della cassa, i rispettivi chiodi e due pezzetti di corona tascabile (…) Si procedette ad una seconda indagine sotto il gradino dell'altare ove furono trovate alcune ossa quasi bianche e consunte di braccia e di gambe (…) che fu supposto essere appartenute al Conte Giulio Ceccardo Moreschi Lazzoni morto ed ivi sepolto il 20 Dicembre 1792 in età di anni 45, come risulta dalla lapide mortuaria che copre la tomba, e ciò dal fatto che fu sepolto 63 anni prima della Madre Castelpietra. (…) Dei resti del cadavere mescolati con quelli di detta Madre nessuna traccia e notizia si è potuta ricavare (…) Per cui riposte tutte le ossa in una cassetta, e questa calata nel vano della tomba, fu questa ricoperta, come lo era prima.”
In base a questi documenti venne pertanto ritenuto che le spoglie di Madre Castelpietra dovevano trovarsi nella tomba precedentemente appartenuta al Conte Lazzoni, cosi', il 3 Maggio 2011, venne nuovamente riaperta la tomba rimuovendo la pesante lapide di marmo. Al di sotto venne individuato il vano in cui doveva essere alloggiata originariamente la bara e che si presentava parzialmente riempito di terra.
Nell'estremità più larga e più vicina alla cappella di S. Giuseppe, erano ammucchiate la maggior parte delle ossa, delimitate dai residui di legno e da diversi chiodi appartenuti alla cassetta (di dimensioni 50 x 30 cm), deposta nel 1942 a seguito della prima ispezione. Frammenti di tessuto, forse seta o cotone, erano ancora aderenti ad alcune ossa.
Nella cassetta venne pure rinvenuta una parte della collana a perline, verosimilmente un rosario, già descritta nel 1942 (“due pezzetti di corona tascabile”, in base al verbale). Anche nel terreno di riempimento della tomba furono trovati alcuni frammenti di rosario, che per forma e dimensioni delle perline sembrano appartenere ad almeno tre rosari, appartenuti quindi a tre diversi inumati. Il fatto che si trattasse di rosari, e non di collane o braccialetti, fu desunto dal fatto che le ossa delle dita delle mani presentavano una colorazione verde dovuta all’ossidazione del metallo contenuto nei rosari, indicando che erano stati deposti tra le mani dei defunti.

Figura 1 - Apertura della tomba nella Chiesa del Suffragio. A destra si osservano la maggior parte delle ossa raccolte in una cassetta di legno della quale restano solo pochi residui.


Figura 2 – Frammenti di rosario rinvenuti nella cassetta e nel terreno di riempimento della tomba



Nel terreno di riempimento della tomba, al di fuori dello spazio delimitato dalla cassetta di legno, furono rinvenuti diversi elementi scheletrici, per lo più di piccole dimensioni (piedi, mani, denti, vertebre, ecc.), sicuramente appartenuti a persone lì sepolte ma che non erano stati raccolti durante la precedente ispezione del 1942. Lo scavo meticoloso eseguito in questa occasione ha permesso di recuperare numerose ossa appartenute ad almeno cinque persone. Di ciascuna mancavano diverse parti dello scheletro, cosa che fa supporre diversi rimaneggiamenti ed asportazioni tra una sepoltura e l’altra, che devono essere avvenute a distanza di tempo, perché più di una cassa non poteva stare nella fossa piuttosto piccola. La deposizione di più bare nella tomba fu suggerita anche dal rinvenimento di numerosi chiodi di diversa fattura nel terreno di riempimento.
Dopo il recupero, tutti gli elementi scheletrici vennero suddivisi, per quanto possibile, attribuendo le ossa ad un numero minimo di individui sulla base delle dimensioni, della similitudine e dell'età. Per ciascun soggetto individuato è stato ricostruito un profilo biologico, piuttosto approssimato poiché nessun scheletro era completo, ma rappresentato solo da parziali frammenti.

Figura 3 e 4 – Alcuni momenti della riesumazione e del lavoro di identificazione delle ossa e degli individui di appartenenza, all'interno della Chiesa del Suffragio.





Il primo individuo, rappresentato da una mandibola di morfologia maschile, da alcune ossa toraciche e da quelle delle gambe, era un uomo di età compresa tra i 40 ed i 50 anni, piuttosto robusto e con un discreto sviluppo delle inserzioni muscolari. La statura, calcolata in base alla lunghezza del femore, doveva essere di circa 168-170 cm. Questi resti potrebbero essere appartenuti al Conte Lazzoni per corrispondenza con il sesso maschile e per l'età compresa tra 40 e 50 anni.
La seconda persona individuata era rappresentata da ossa delle gambe che mantenevano ancora aderenti frammenti di tessuto, forse seta o cotone, e da alcune ossa del torace. In base alle caratteristiche fisiche, potrebbero essere appartenute ad una donna di età compresa tra i 30 ed i 40 anni e con una statura di 155-158 cm. In quanto alla sua identificazione, l'ipotesi più ovvia andò nei confronti di Cinzia, moglie del Conte Lazzoni citata sulla lapide, ma il Sig. Renato Lazzoni, discendente del Conte e presente alla riesumazione, riferì che Cinzia doveva essere morta all’età di 61 anni, mentre le ossa sembravano appartenere ad una donna più giovane. Pertanto l'attribuzione rimase incerta.
I resti attribuiti ad un terzo individuo erano rappresentati da ossa delle gambe (con frammenti di stoffa adesi) e delle braccia, parzialmente frammentate con dimensioni intermedie tra i due precedenti individui. In base alle dimensioni potrebbe trattarsi di un soggetto di sesso maschile, morto tra i 30 ed i 40 anni, mediamente robusto e mediamente alto (ma potrebbe anche essere stata una donna robusta...). Non fu possibile trovare indicazioni sulla possibile identità di questo soggetto.
Alcuni frammenti ossei di colorazione biancastra, non compatibili con gli altri soggetti, furono attribuiti ad una quarta persona e sembrerebbero quelli rinvenuti sotto il gradino dell’altare durante l’ispezione del 1942 e, in quell’occasione, attribuiti al Conte, e così descritti: “indi si procedette ad una seconda indagine sotto il gradino dell'altare ove furono trovate alcune ossa quasi bianche e consunte di braccia e di gambe.”  Rispetto a quanto riportato, le ossa rinvenute in questa occasione erano solo di tibia e femore ma non dell'arto superiore, inoltre non furono trovate tracce di ricognizione sotto l’altare perché, in quella direzione, la tomba appariva scavata solo per una trentina di centimetri, dopodiché il terreno risultava troppo compatto per essere stato indagato nel ’42.
Infine, alcune ossa, differenziabili da tutte le altre in base alle piccole dimensioni ed alla presenza di alterazioni di tipo degenerativo legate ad un'età senile, furono identificate ed attribuite a Madre Maria Teresa Castelpietra, oggetto della ricerca, della quale si sapeva essere stata di bassa statura e morta all’età di 88 anni. I resti scheletrici erano rappresentati dall'unico cranio rinvenuto di morfologia femminile, benchè in parte frammentato, con mascellari privi denti (perduti nel corso della vita), da alcune vertebre affette da forti alterazioni artrosiche e da altri elementi del torace, alcuni frammenti degli arti superiori e parte delle gambe. Tutte le ossa mostravano caratteristiche alterazioni, tipiche dell’invecchiamento, come artrosi, perdita di mineralizzazione ed osteoporosi.
Al termine della ricognizione, il 4 Maggio 2011, i resti attribuiti a Madre Castelpietra furono prelevati per successive analisi e per effettuarne il restauro ed il consolidamento, mentre tutti gli altri vennero raccolti in una cassetta di legno, separati per individuo, e sepolti nuovamente all’interno della tomba, sotto indicazione del Sig. Renato Lazzoni.
A questo punto, malgrado le forti corrispondenze tra l'esame antropologico dello scheletro con le sembianze di Madre Castelpietra, si rendeva necessaria un'ulteriore conferma su base molecolare. Pertanto, dopo un'attenta analisi della genealogia, eseguita anche grazie all'indispensabile aiuto del Sig. Vittorio Castelpietra discendente di un fratello di Madre Maria Teresa, fu esclusa la possibilità di comparare il DNA mitocondriale o nucleare con eventuali discendenti. Rimaneva però ancora un tentativo: quello della ricerca nel DNA mitocondriale di Madre Castelpietra di alcuni alleli comuni agli ebrei Askenaziti di cui si sapeva esserne discendente. Vennero così effettuate analisi genetiche, su alcuni piccoli frammenti di osso, da parte del Dr. Sergio Tofanelli dell'Università di Pisa.  Malgrado alcune limitazioni rappresentate dalle possibili contaminazioni di DNA estraneo, avvenute nel corso degli anni, sia dalle ossa degli altri individui presenti nella tomba sia dalle persone che le maneggiarono nel '42, i risultati rivelarono una moderata probabilità che il profilo genetico delle ossa riesumate fossero compatibili con un individuo di origine ebraica. Benchè “moderata”, questa probabilità fu comunque sufficiente a far ritenere che le ossa rinvenute fossero proprio quelle di Madre Castelpietra, vista la forte coincidenza tra le indicazioni sul luogo di sepoltura e la concordanza del profilo biologico ricostruito attraverso l’analisi antropologica.  
Al termine di questa lunga indagine multidisciplinare che ha integrato i risultati ottenuti dalla ricerca delle fonti storiche, dell’antropologia forense e della genetica, è stato possibile identificare le antiche spoglie di Madre Maria Teresa Castelpietra per riportarle a Verona, presso la sede centrale della Congregazione, dove hanno trovato degna sepoltura (Fig.5).

Un sentito ringraziamento all’Ing. Alberto Maria Sartori di Verona che ha organizzato e coordinato le ricerche ed al prof. Gino Fornaciari dell’Università di Pisa che ha supportato l’indagine antropologica.

Figura 5 – La lapide posta sulla tomba di Madre Maria Teresa Castelpietra a Verona






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