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Renato Ricci

Persone illustri
RENATO RICCI, breve biografia.
Renato Ricci nacque il 1° giugno 1896 a Carrara, in seguito sposò la figlia dell’industriale Figaia, carraresi, ed ebbero un figlio, Giulio che vive a Roma. Si diplomò in ragioneria nelle scuole cittadine. Dopo essere stato ardente interventista si è arruolato nel 5° Bersaglieri ed ha partecipato al primo conflitto mondiale. Il primo settembre 1919, seguito da tutto il suo Battaglione, si unisce a D'Annunzio, che aveva appena occupato Fiume. Viene nella circostanza incaricato del comando della Compagnia Bersaglieri del Battaglione Carnaro a Zara. Divenne Gerarca del Partito Nazionale Fascista, si iscrisse al PNF nel 1921 fino al 1943. Fondò il P.N.F. a Carrara nel 1921, ma conosciuta, poi come Apuania (costituita con regio decreto legge 16 dicembre 1938, n. 1860, con la fusione dei comuni di Massa, Carrara e Montignoso e annullato il 10 gennaio 1946, n. 48, la provincia di Apuania ha riassunto la denominazione di Massa e Carrara ed è stato soppresso il comune di Apuania; i comuni di Massa, Carrara e Montignoso sono stati pertanto ricostituiti in comuni autonomi). Alla vigilia della Marcia su Roma, nell’ottobre del 1922, Ricci procedette all’occupazione della Caserma Dogali a Carrara, con un gruppo di squadristi, quindi andò a Massa ad occupare la Prefettura. Ricoperse le seguenti cariche: nel 1924 Mussolini lo nominò Commissario Governativo per l’Ente Portuale di Carrara e nel 1928 quale responsabile per l’Industria ed il Commercio del marmo, proprio per i suoi legami con gli ambiente economici carraresi; subito ci furono gli scontri con gli industriali del marmo e con gli operai addetti alle cave, per cui iniziarono le contestazioni tanto che chiuse le sedi sindacali e mandò i suoi sgherri per tutta la provincia Apuana contro gli antifascisti, a cominciare dai fatti di Sarzana e di Bergiola Foscalina. Il giornalista Giovanni Ansaldo, che scriveva per “Il Lavoro” di Genova, che rimpiangeva i tempi dell’anarchico Alberto Meschi, ma secondo Ricci non seguiva le disposizioni fasciste e fu barbaramente bastonato dai suoi squadristi. Fin dal 1927 pensò di creare un obelisco con il più grande blocco di marmo in un pezzo unico e lo trovò nella cava di Carbonella, sopra Torano. Si recò a cavallo a costatarlo ed ordinò di imbragarlo con legni e ferri per farlo lizzare sino al Porto di Carrara, porto per modo di dire, a un attracco proprio alla fine del viale XX settembre, su di un pontone costruito a La Spezia, di nome l’Apuano, imbarcarlo sino a Roma Fiumicino e trainarlo lungo il Tevere sino a destinazione, il Foro. L’esecuzione dei lavori sul “Monolite” ( = struttura architettonica od ornamentale costituita da un blocco unico di materiale, in questa caso, marmo). Ha fatto porre una grande cuspide, la parte più alta sull’obelisco, in oro massiccio, che – guarda caso – andò poi smarrita proprio il 25 luglio 1943 alla caduta del fascismo e non più ritrovata. Materialmente è costata oltre cinquecentomila lire, inaugurato il 29 ottobre 1932 nel cosiddetto Foro Mussolini (ora Foro Italico). Cinquecentomila lire del 1932 oggi varrebbero oltre ottocento milioni di lire! Il Foro comprendeva anche sessanta statue di ornamento, appena in tempo a costruirle da molti scultori, che Ricci lascio la guida dell’organizzazione giovanile a Achille Starace, questo non intese continuare a portare avanti i progetti intrapresi dal suo predecessore. – Presidente Opera Nazionale Balilla, (O.N.B.), carica da lui stesso ambita, dal 1926 al 1937 (poi confluita nella Gioventù Italiana del Littorio, (G.I.L, nel 1937, organizzazione unitaria delle forze giovanili del regime fascista, motto: «credere, obbedire, combattere»), per guidare la formazione e controllo della gioventù nell’educazione di Stato, che considerava il romanticismo della violenza (dai “balilla” agli “avanguardisti”: io, personalmente sono stato un balilla, ma a sei anni neppure sapevo cosa significasse, mentre i famosi “MaiMorti usavano il manganello e l’olio di ricino di cui mio padre, assieme al suo amico Giovanni Bernardi conosciuto come “Ulisse” tra i partigiani ed anche con il soprannome di “Capuralin” ne hanno bevuto molto: erano due impresari del marmo. Brigata Nera “Mussolini” detti “Mai Morti” specialmente dagli antifascisti, per la doppia “M” che avevano sul cappello e sui baveri della camicia nera, un gergo della Repubblica di Salò), e per guidare l’ufficio tecnico dell’Ente, incaricò il suo concittadino carrarese architetto Enrico Del Debbio (che costruì la villa Casa Mia e ristrutturò la Villa Giampaoli, ora Lagomarsini, entrambe sul viale XX Settembre e molte altre costruzioni a Roma, tra cui lo Stadio dei Marmi romano (1928), il Palazzo della Farnesina (1937, dove c’è il Ministero degli Esteri: il nome deriva dagli Orti Farnesiani di Papa Paolo III Farnese). – Trasformò nel 1937 la O.N.B. in GIL, voluta da Achille Starace, allora Presidente del P.N.F., che temeva una eccessiva influenza di Ricci su Mussolini. Infatti iniziarono le costruzioni della Casa del Balilla, furono 900 in tutta Italia: a Carrara esiste tutt’ora in via Verdi angolo via Pelliccia, iniziata il 2 maggio 1929, progettata dall’architetto Giuseppe Boni (lo stesso del Palazzo delle Poste, 1934). L’inaugurazione avvenne in aprile 1935 alla presenza di S.E. il ministro Renato Ricci e nell’ottobre 1938 furo terminati ed inaugurati l’annesso teatro, oggi anche Cinema Garibaldi, tutto in marmo massiccio delle nostre cave, col retrostante campo sportivo, dove oggi esiste una piscina. - Come  Sottosegretario al Ministero dell’Educazione Nazionale dal 12 settembre 1929 al 12 novembre 1937 – Sottosegretario del Ministero delle Corporazioni, dal 20 novembre 1937 al 31 ottobre 1939 – Ministro delle corporazioni dal 31 ottobre 1939 al 5 febbraio 1943 - Comandante generale della M.V.S.N. (Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, dal 18 settembre 1943 all’agosto 1944 nel Governo Mussolini, che poi passò, su progetto di Ricci stesso, nella Guardia Nazionale Repubblicana (G.N.R.).  – Nel PNF seguì le legislature XXVII, XXVIII, XXIX e nella XXX come membro del Gran Consiglio del Fascismo, col grado di Tenente Colonnello. -Comandante degli Arditi, Comandante della 14° Fanteria, della M.V.S.N. Poi passò, sempre con Mussolini nel Partito Fascista Repubblicano dal 1943 al 1945, come Ministro di Stato e Comandante della Guardia Nazionale della Repubblica di Salò. Fu Ricci, per non implicare Mussolini nel rifiutare la domanda di grazia del genero, già Ministro degli Esteri, Galeazzo Ciano, condannato a morte.
Ebbe tre onorificenze:  
- medaglie di bronzo al valore militare, nella prima guerra, in Val d’Assa il 24 aprile 1918.
- una croce al merito di guerra, di cui non si conosce, quando e dove, comunque durante la prima guerra mondiale.
- Una medaglia d’argento al valor militare, in Albania, il 30 gennaio 1941.
Hitler come riferisce anche il figlio: “mio padre ed io raggiungemmo con una rocambolesca avventura l'aereo di Kesserling, presso Lucca, che ci portò al quartier generale di Hitler sui laghi Masuri (confine Russo). Era il 17 agosto 1943”. Proprio Hitler propose Ricci di sostituire la figura di Mussolini, ma esso rifiutò, e ripropose Mussolini alla guida della nascente Repubblica Sociale di Salò.
Era il 5 ottobre 1944, il fratello di Renato, con fama di bastonatore, usci nelle prime ore del mattino dal salone di barberia di Delfino in via Verdi a Carrara. La giornata era livida ed una fitta pioggia si abbatteva sulle strade della città, Ricci acquistò un giornale nella vicina edicola, si strinse in un impermeabile blu, il mitra a tracolla con la canna verso il basso. Dopo aver percorso una decina di metri, una raffica di fuoco lo raggiunse alle spalle. Il suo corpo alto e robusto, cadde sul selciato, lasciando una grossa chiazza di sangue che si mescolò con la pioggia: Le forze fasciste avevano a quel tempo già lasciato la città per ripiegare su Milano e solo un piccolo nucleo della G.N.R. (di cui Umberto Ricci era sergente) occupava la Caserma Dogali. Il cadavere del sergente fu rimosso, posto su un carretto e spedito all’obitorio. La notizia giuse immediatamente nel capoluogo lombardo sul tavolo di Pavolini, che telefonò a Renato Ricci. “L’8a Brigata Nera "Aldo Resega" ci dà cinquecento uomini e altri cinquecento la legione autonoma Muti di via Rovello . . . metteremo Carrara a ferro e fuoco e vendicheremo così il camerata Umberto colpito dai nemici d’Italia. I camion carichi di armati prese a dirigersi verso il Castello Sforzesco e lugubri canti si alzavano nell’aria. Scariche di mitra al cielo e incitazioni alla vendetta. A Carrara, la vita scorreva quasi inconsapevole della tragedia incombente, tra una popolazione che sembrava quasi estranea agli eventi bellici, volta piuttosto alla ricerca di generi alimentari per sopravvive alla carestia. Renato Ricci dal suo quartier generale, convocò il Comandante della Brigata Nera di Milano e della legione Muti “Nessuna rappresaglia a Carrara – disse con voce grave ma ferma – ad uccidere mio fratello è stato certo un bastardo carrarese, ma non un carrarese”.
(A.N.Radia, “Il gerarca che risparmiò la città”, nel Il Tirreno del 23 novembre 2001, cronaca di Carrara pag. VII. Versione sopra riportata è tratta dai verbali del processo a Renato Ricci presso tribunale di Roma, anche se discordante da quella del figlio di Ricci, Giulio, che precisa di essere intervenuto anche Kesselring per promuovere “una esemplare azione di rappresaglia” mettendo a disposizione
“ingenti reparti tedeschi”. Ovviamente anche secondo questa versione, “Renato Ricci rifiutò ogni consiglio”).

Finita la guerra nel 1945, Ricci evitò l’arresto perché fu creduto, dai partigiani, morto suicida. Catturato nel giugno del “45 e rinchiuso a Procida, dove rimase per cinque anni, fu deferito al Tribunale di Roma e condannato per due volte, a trenta anni di pena, ma nel 1950 grazie all’amnistia di Palmiro Togliatti, usci dal carcere, con la delusione di molti antifascisti, specialmente di Carrara, che erano al corrente delle stragi a cui aveva partecipato e la pagò il fratello Umberto, ucciso a Carrara. Ma tanto vale . . .
Renato Ricci morì a Roma il 22 gennaio 1956, a sessant’anni, in seguito a lunghe sofferenze date da un tumore al fegato.  
Lucio Benassi Carrara, 8 ottobre 2016.

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