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Sezione a cura di Mario Volpi
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La fabbrica dei soldi

Una Volta Invece
Spetta/Le Redazione
Qualcuno afferma che solo con l'avvento della moneta come unità di scambio, l'umanità ha conosciuto la civiltà. Non so quanto questa affermazione sia veritiera, ma sta di fatto che anche i potenti del passato facevano di tutto per apporre la loro effige su di esse.

L’altro giorno, il mio nipotino di otto anni, era a giocare al computer, e improvvisamente mi ha chiesto ”nonno dove fabbricano i soldi?” Sullo schermo vi era un cartone animato dove da una specie di pressa uscivano monete d’oro, e l’associazione di idee era evidente. Devo dire che io ho avuto l’opportunità, data l’età, di poter vedere oltre l’Euro, la Lira, ma anche alcuni tipi di pseudo monete che hanno circolato in Italia dagli anni sessanta fino ai primi del 1980. Parlerò solo delle monete metalliche, in quanto le mitiche “Mille Lire M” grandi quanto un moderno volantino pubblicitario, erano per la maggior parte della popolazione, solo un sogno. Nel 1946, l’Istituto Poligrafico Zecca dello Stato, conia monete da 1,2,5,10 lire in un materiale chiamato Italma. Dopo pochi anni però, a causa dell’inflazione si sente il bisogno di un taglio di monete metalliche dal valore più alto così, nel 1954, la Zecca emette una prima moneta da 50£, che andrà a sostituire quelle in banconote ormai obsolete, e dopo un anno vede la luce anche la moneta da 100£. Il materiale con cui queste monete vengono coniate è nuovo, si chiama Acmonital, ed è composto da una lega di cromo, vanadio, acciaio e nichel. In pieno boom economico, la Zecca decide di coniare e mettere in circolazione anche una moneta da 500£ in argento, da affiancare alla banconota in carta. La prima serie sarà dedicata alle Tre Caravelle di Cristoforo Colombo, ma l’incisore, commette un errore, e sulla prima serie la bandiera sul pennone delle navi, è controvento. L’errore viene subito corretto, ma quelle monete ormai circolanti acquistano per i collezionisti un enorme valore numismatico. Alla prima serie di cinquecento lire d’argento ne seguiranno altre due, dedicate all’unità d’Italia, e a Dante Alighieri, fino ad arrivare al 1970, dove cessò la produzione perché gli 11 grammi di argento necessari per coniare la moneta, avevano un valore di molto superiore al suo valore nominale. Intanto nel 1973, i Paesi dell’Opec, provocano una crisi petrolifera mondiale, che genera una crisi finanziaria senza precedenti. L’inflazione diventa galoppante, e a detta di qualcuno provoca una penuria di contante. A proposito di questa scarsità monetaria che si verificò in Italia in quel periodo, anni dopo si scoprirono le vere cause di tale penuria. La prima era che le monete da 50, e 100£ italiane, erano coniate con grande maestria, e raffiguravano secondo le serie, Minerva, il dio Vulcano, o il ritratto di Guglielmo Marconi. Questo faceva si che fossero desiderate come souvenir dai turisti che frequentavano il Bel Paese. Un’altra causa fu certamente meno poetica e assai più pratica. La nuova lega Acmonital con cui erano coniate le monete, era assai ricercata dalla nascente industria giapponese degli orologi, perché da ogni moneta si poteva ricavare una perfetta cassa per orologio, ad un costo infinitesimale. Per sopperire a questa penuria monetaria, l’italico ingegno non si fece trovare impreparato, e così molte Banche, Associazioni di Artigianato e Commercio, e perfino Supermercati, emisero dei “mini assegni” circolari dal valore di 50, 100, 150, 200, 300 e 350 Lire che funzionavano esattamente come moneta a tutti gli effetti. Ancora oggi non è noto quanti di quegli oltre 200 miliardi di lire in controvalore agli assegni, abbia fatto ritorno nelle tasche dei consumatori italiani. La pessima carta con cui erano stampati, gli inesistenti controlli sul loro effettivo valore depositato, e soprattutto la totale assenza di sistemi anti contraffazione hanno procurato a qualcuno un vero tesoro, a scapito di tutti gli italiani. Solo nel 1978, la Zecca riuscì di nuovo a battere moneta sufficiente al fabbisogno del Paese. Negli anni a seguire Istituto Poligrafico, e Zecca dello Stato, coniò e mise in circolazione diverse serie di monete da 50 e 100 £ tra cui una di diametro ridotto che non ottenne il favore della gente, e dopo appena tre anni fu ritirata. Coniò anche le venti lire in una lega di rame e ottone, le “dorate” come furono chiamate per arrivare alle prime cinquecento lire bimetalliche, prima nel mondo. Non a caso, essendo una delle più antiche del mondo, la Zecca italiana aveva, e ha, una professionalità riconosciuta a livello internazionale, tanto che in qualche occasione coniò monete anche per altri Paesi. Con l’avvento dell’Euro, le Zecche di tutta la Comunità Europea, possono battere moneta in quantitativi ben stabiliti, e con modalità codificate. Per le monete da 1 e 2 Euro, ogni Paese può coniare sul fronte e sul retro della moneta, un volto o un monumento che abbia per loro un valore simbolico, mentre per le banconote, prima del numero di serie, è presente una lettera in maiuscolo, per l’Italia è la “S”. Oggi è sempre più usata la “moneta elettronica” e penso che quella metallica e cartacea, finirà per sparire completamente, e con essa i meravigliosi artisti che le incidono, assieme ai ricordi di quelli come me, che hanno avuto la possibilità di vederne diverse, nell’arco di una sola vita.
 
Mario Volpi 1.10.22
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