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Sezione a cura di Mario Volpi
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Alieni terrestri

Una Volta Invece
Spetta/Le Redazione

Avete mai pensato a come si sentirebbe un indigeno abitante nella foresta Amazzonica, ad essere prelevato a forza ed  messo alla guida di un caccia bombardiere? Bene, questo più o meno è quello che provano quelli della mia generazione nei confronti delle nuove tecnologie. Questo non è giusto, e non è accettabile, ma nessuno se ne preoccupa, facendo sentire noi anziani, dei veri e propri...alieni terrestri!
Alieni terrestri
Spesso, quando penso a quanti cambiamenti, a volte radicali, ho assistito nel corso della mia vita, ho il dubbio di essere un alieno, o per lo meno, un viaggiatore del tempo. Il salto tecnologico è sociale, è cominciato a metà degli anni sessanta. La Società italiana, da prettamente agricola, si stava acculturando, cominciava a cambiare, aprendosi sempre più a novità tecnologiche che al tempo sembravano fantascientifiche. Negli uffici ad esempio, dove imperava la macchina da scrivere, si cominciava a sentire la necessità di un qualche cosa, che potesse produrre più copie di un identico testo, senza dover ricorrere alla vecchia e lenta “carta carbone.” Prese così campo l'uso del ciclostile, macchina inventata, proprio da un italiano a metà del 1800. Geniale e semplice, non necessitava di energia elettrica per funzionare, ma solo di un volenteroso che girasse una manovella. Su un sottile foglio di carta di riso incerata, veniva battuto il testo, avendo l'accortezza di bloccare, tramite l'apposito tasto, il nastro della macchina da scrivere. I martelletti dei caratteri, asportavano lo strato di cera dal foglio, che così poteva trasferire su di un' altro foglio di carta vergine, il carattere debitamente inchiostrato dall'apposito rullo. Questa macchina, antesignana dell'odierna fotocopiatrice, divenne utilissima a movimenti operai e studenteschi per  informare la gente delle loro rivendicazioni tramite il così detto”volantinaggio,” ma diventerà tristemente famosa anche per essere il mezzo preferito del movimento terroristico Brigate Rosse, per rivendicare i loro atti criminali. Agli inizi del 1970, la S.I.P (Società Idroelettrica Piemontese) gestore unico della telefonia Italiana, contava appena 4 milioni di telefoni fissi in tutta Italia, compreso circa 26.000 posti telefonici pubblici gestiti da privati, decise, per rilanciare il settore delle telecomunicazioni che languiva, di istallare oltre 30.000 cabine a gettone su tutto il territorio nazionale. Fu una vera rivoluzione! Con un semplice gettone dal costo di 30 lire, (passato rapidamente a 50) era possibile da una cabina pubblica chiamare un qualsiasi utente cittadino senza passare per il centralino. Intanto la commercializzazione del transistor, imprime una accelerazione nella miniaturizzazione degli apparecchi radio, fino ad allora grossi e pesanti come un comò. L'industria giapponese sfornerà migliaia di radioline alimentate a batteria, e diverrà una consuetudine vedere la domenica, una famigliola impegnata nello “struscio” festivo, con il papà con l'auricolare collegato al transistor per sentire la partita di calcio. Il disco di vinile, dopo essere stato “ridotto” da 75 a 45 giri, conoscerà un' attimo di gloria con il lancio dei “mangiadischi” portatili, i principali attori delle nostre “festine,” ma che, in quanto a praticità, lasciavano molto a desiderare. Così vengono quasi di colpo sostituiti da una nuova invenzione; la musicassetta Compact. Piccola, con il nastro magnetico di appena 8mm, registrabile su ambo i lati, oltre ad essere abbinata a quasi tutte le autoradio, saranno vendute in milioni di copie, anche grazie a un nuovissimo apparecchio per la riproduzione individuale; il Walkman. Questo piccolo riproduttore portatile era estremamente versatile, piccolo e leggero, dotato di auricolare, e nei modelli più evoluti anche di autoreverse della cassetta, permetteva di ascoltare i brani musicali preferiti mentre si fa jogging, si fa la spesa, o anche comodamente seduti sul divano di casa senza disturbare nessuno. A metà degli anni settanta la Rai comincia le trasmissioni televisive a colori, ma l'apparecchio era molto costoso, così l'italico ingegno sfornò uno dei suoi famosi colpi di genio. Il rivenditore forniva a casa del cliente l'apparecchio televisivo munito di una gettoniera, in cui, con l' intruduzione, per esempio di cento lire, l'apparecchio funzionava per un'ora, ogni mese poi, passava a ritirare i denari fino alla totale estinzione del debito. Intanto anche la fotografia, un tempo solo in bianco e nero e costosissima progrediva. Un' Azienda americana la Kodak, immise sul mercato una pellicola fotografica a colori in un praticissimo rullino del formato 24X36mm, in contemporanea molte aziende elettroniche giapponesi lanciarono macchine fotografiche compatte, facili da usare, quasi a prova di errore. Il successo fu immediato, le foto che un tempo richiedevano quindici giorni per il loro ritiro, erano, oltre che a colori, pronte in un'ora. Intanto anche le riprese” cinematografiche,” come si chiamavano al tempo, quelle su piccole pellicole 8 mm, con l'avvento dei videoregistratori e le piccole e sempre più a buon mercato videocamere, conobbero un successo senza pari, tanto che dopo pochi anni proprio la Kodak rischiò la bancarotta, perchè nessuno faceva più foto, optando per la più pratica “videofoto.” Oggi di tutte queste cose da me descritte, non vi è più traccia, se non nei ricordi di quelli della vecchia generazione, o come spesso mi, e li descrivo, della generazione aliena, perchè abbiamo vissuto un periodo di velocissimo progresso tecnologico, che ci aveva quasi esaltato, ma che adesso, anche per le decadenze fisiche dovute all'età, non siamo più in grado di seguire. Così molti servizi, che sono ormai una consuetudine per buona parte della popolazione, come acquisti in Rete, moduli per via telematica, comunicazione con i moderni iPhone ecc. ci sono preclusi, proprio come se fossimo terrestri,... caduti per caso su Alfa Centauri.

Mario Volpi
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