Torri d'avorio - carraraonline.com

Sezione a cura di Mario Volpi
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Torri d'avorio

Una Volta Invece
Spetta/Le Redazione

La razza umana è forse l'unica specie che non impara dagli errori del passato, anzi si industria per procurarsene di più grossi. Nonostante si sia a conoscenza dei rischi, e dei disagi, che vivere in un grattacielo comporta, i potenti della terra, sono disposti a sborsare milioni di dollari per avere il "privilegio" di vivere a parecchi metri dal suolo, pensando così di differenziarsi dagli altri"terricoli" che vivono sulla superficie di questo martoriato pianeta.
Torri... d'avorio
Certamente già all’apparire dei primi uomini sulla terra, oltre all’istinto di sopravvivenza, c’era un altro sentimento che li caratterizzava, cui molto più tardi si sarebbe assegnato un nome; la superbia. Questo vero e proprio comportamento istintivo, li spingeva a lottare uno contro l’altro per avere la supremazia del gruppo, e una volta ottenutala, questa andava segnalata, magari con un ciondolo, o un copricapo particolare, perché tutti capissero chi era, ad avere il potere. Col passare dei millenni, quest’atteggiamento non è cambiato, anzi, è cresciuto di pari passo con l’evolversi della razza umana. Ora per distinguersi dalla massa, il capo non aveva più un semplice cappello, ma pretendeva una capanna più bella e più grande delle altre, fino ad arrivare agli splendidi palazzi eretti dalle civiltà più vicine a noi. Anche il territorio Carrarese non è stato risparmiato da questa effimera manifestazione di superbia, in epoca medievale, infatti, ben tre poderose fortezze furono costruite sia per motivi difensivi, ma soprattutto per dimostrare potere sul territorio. Oggi di quelle opere, costate al popolo immensi sacrifici, restano pochi ruderi anneriti dall’ingiuria del tempo.
Nel ventunesimo secolo, nulla è cambiato, i ricchi, e i potenti segnalano la loro superbia al resto del mondo facendo erigere, e rinchiudendosi, in vere e proprie torri d’avorio; i grattacieli.  Questo nome è la traduzione del termine inglese “Sky-craper,” che letteralmente significa “che gratta il cielo”, e pare derivi dagli altissimi alberi maestri dei velieri inglesi. Questo tipo di edificio, nacque negli Stati Uniti sul finire del 1800, per due ragioni, una prettamente commerciale, e l’altra per ottenere più prestigio. Nelle città di New York, e Chicago, si andava sviluppando una vera e propria cittadella degli affari, perciò tutte le più importanti Società commerciali volevano essere presenti sul posto, ma lo spazio era limitato, così i proprietari dei terreni per lucrare al massimo sulle vendite, e i progettisti per ricavare più spazi vendibili, pensarono di sviluppare questi edifici in altezza. Ma la pietra e il calcestruzzo ponevano dei limiti, che, con l’introduzione delle strutture portanti in acciaio, e l’invenzione dell’ascensore, furono superati. Cominciò così una vera e propria gara, tra i committenti a superare gli altri in altezza, e tra gli ingegneri per affermare la propria bravura nel progettare edifici sempre più alti e imponenti. In questa gara di superbia, i problemi non tardarono a presentarsi. Interi quartieri furono condannati a non vedere più il sole, coperti per sempre dal cono d’ombra di questi giganti di cemento, tanto che le Amministrazioni Comunali, decretarono che le future costruzioni dovessero essere fatte a “scalare” a mano a mano, che si saliva, per consentire al sole di illuminare le strade sottostanti. Non furono questi però, gli inconvenienti più gravi. Il nemico principale di questi mega-edifici era il fuoco, gli incendi per prima cosa, eliminavano la corrente elettrica, impedendo così alle pompe antincendio di funzionare, e alle persone di evacuare rapidamente il palazzo tramite gli ascensori. Neppure i pompieri potevano fare nulla data l’altezza, così i primi grattacieli si trasformarono in orrendi forni crematori, per decine di persone. Si scoprì anche, che il calore degli incendi, riusciva a indebolire a tal punto l’acciaio delle strutture portanti, che queste collassavano miseramente distruggendo completamente l’edificio. La cinematografia hollywoodiana, non perse l’occasione di rappresentare queste tragedie, sfornando sul finire degli anni sessanta dei veri e propri colossal, riguardanti gli incendi nei grattacieli. Con il progredire della tecnologia, quest’assurda gara di altezze è proseguita, implicando non più ambiziosi e superbi proprietari, ma addirittura Governi, che volevano mostrare al resto del mondo la loro potenza economica e tecnologica. Per ovviare al pericolo degli incendi, che erano aldilà di essere evitati, si ricorse al massiccio uso dell’amianto, non conoscendone ancora i sui terribili effetti cancerogeni. Nel catastrofico disastro delle due torri gemelle di New York, più di 2000 soccorritori si sono ammalati di cancro proprio per le polveri di amianto che si sono sprigionate nel crollo. Con l’aumentare delle altezze venne a presentarsi un altro problema, il vento. Questa forza della natura incontrollabile, costrinse i progettisti a studiare forme architettoniche che ne deviassero la forza, oltre a inventare sistemi e materiali che resistessero alla sua furia. Ci si accorse che nelle costruzioni più alte, in una giornata di forte vento, l’oscillazione poteva essere di parecchie decine di centimetri, questo non comportava pericoli per la struttura, ma era sicuramente un disturbo per i ricchissimi futuri proprietari, che rischiavano di soffrire il mal di mare nel proprio letto. Anche le eventuali scosse telluriche furono previste. Così si progettarono dei giganteschi contrappesi mobili, dal peso di centinaia di tonnellate che, opponendosi in senso opposto alla forza del vento, o del terremoto quasi ne azzeravano l’ondeggiamento. Le finestre furono dotate di vetri a prova di proiettile, e senza chiusure, affidando l’areazione dell’edificio a un sistema di ventilazione forzata. Quest’insensata sfida alla superbia, non sembra fermarsi, pur sapendo che queste mostruose costruzioni, chiamate pomposamente “Towers”, sono degli insaziabili mostri mangia - energia, che vivere praticamente sigillati al loro interno, non è privo di rischi, e che proprio la loro altezza li rende dei giganti con i piedi d’argilla. Io, da uomo della strada, e abitante di questo pianeta, mi chiedo se tutto ciò abbia ancora senso, e soprattutto, se sia ancora ecologicamente sostenibile. Oggi i maggiori concorrenti di quest’assurda sfida sono i Signori del petrolio, che vogliono dimostrare al mondo intero che con la ricchezza tutto è possibile, anche erigere edifici, e far vivere migliaia di persone in mezzo al deserto. Così si fanno costruire grattacieli dalle forme avveniristiche, che superano gli ottocento metri d’altezza, scintillanti lame di vetro e cemento che svettano verso l’alto, quasi a voler forare il cielo, ma in verità sono delle effimere … Torri d’avorio.  

Mario Volpi

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