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Sezione a cura di Mario Volpi
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Agenzia viaggi

Racconti

Come d'accordo - e data la giornata particolarmente uggiosa - vi trasmetto l'altro racconto di ambiente carrarese: tratta di un avventuriero che per poco non riuscì ad infinocchiare anche me, ma che imperversò per qualche tempo sulla costa apuana.
Il racconto fa parte della serie delle legére (in genovese gaglioffi o persone poco affidabili: fate voi) incluse nel mio sito.
Buona lettura.

  • nota per il lettore: questa racconto è scritto parzialmente in lingua genovese; ma, dal momento che il mio vecchio programma di scrittura non ha né dieresi né cediglie, ho dovuto usare un fai da te:


u^ si legge come la u     francese di élu (eletto)
o^  "      "        "    oeu       "        "  oeuil (occhio)
x    "      "        "    j            "        "  je (io)
z     "      "        "   esse dolce di  uso

LA VERA STORIA DELL'ORGANIZZAZIONE VIAGGI TRAVERSO GIAMBATTISTA

Verso mezzogiorno di un sabato di Ottobre, quando l'estate pareva non finire mai,  stavo per chiudere la settimana spedendo una comunicazione di servizio alla nostra di Torino per via di una bottegaia che non accettava il porto assegnato. Nel piazzale polveroso il cane ringhiava attorno all'autista ed al fattorino che stavano bestemmiando  come turchi per via di un cartone di Tide che doveva essere andato in disguido chissà dove, quando varcò il cancello un tipo alto, vestito di marron e con in testa un cappello alla tirolese come di quelli che si vedono solo nei negozi di souvenirs dal Trentino in su.
Chiese di me e si presentò, con accento fortemente genovese, come Traverso Giambattista titolare della omonima agenzia di viaggi in fase di apertura in Piazza Marconi.
Mi disse: "So che lei è uno dei pochi genovesi che abitano da queste parti: un altro è un ragioniere di un'azienda di marmi ed un altro un barbiere di Fòssola. Preferirei parlarle in genovese, perché cuscì se capimmu mégiu."
Non gli dissi di no, incuriosito. Il tipo era abbastanza allampanato, aveva gli occhi chiari ed un po' spiritati ed i denti in disordine; fumava sigarette Virginia perché aveva imparato a gustare questo tipo di tabacco dagli inglesi. Aveva parcheggiato davanti al mio magazzino una Bianchina panoramica luccicante di cromature con la quale, mi disse poi, andava spesso a Spezia all'Upim a far acquisti di cancelleria perché qui i cartolai sono ladri.
"Cumme scià vedde, me ciammu Traverso e niatri Traverso semmu i ciù nu^merusi de tu^tta Zena secundu a Teti: poi, végnan i Parodi, i Boero, i Pedemonte, i Vassallo eccetera.. Mì sun de Via Vallechiara vixìn a-a Zecca, scia se ricorda a zona? e vuscià?"
Gli spiegai che avevo abitato con la mia famiglia per parecchi anni a Marassi prima di trasferirmi da queste parti a seguito di alcune disgrazie familiari legate al dopo-guerra.
A sentir parlar di quei tempi bui, Traverso Giambattista ebbe un sussulto e disse: "Mì su du vintiduì e ho fètu a campagna de Libbia cui Giovani Fascisti ed ho fètu a battaggia de Bir el Gobi. Poi, i ingleixi n'àn piggiòu tu^tti e n'han spedìu un Kenia: ma mì nun ho collaboròu e me sun fètu un annu da prixuné in ciù^ finna au quarantesette. Ho imparòu l'ingléize e per questu che sùn in tu mundu di viàgi. Mè papà u l'é un di ciù^ grandi importatuì da Darsena e i mè frèe sun i ciù^ grandi cuncessiunài de macchine Innocenti e lambrette  perché han un salùn in Via Carlo Rolando a Sampédenn-a.
E vuscià?  ghe piaxéiva vegnì a travaggià da mi e levàse da questi bru^tti posti pìn da gente ordenaia e che magara a nu paga, cumme du restu, tu^tti da queste parti?"
Gli dissi di no, perché, anche se il luogo del mio lavoro era tutt'altro che bello, mi trovavo abbastanza bene e mi accontentavo di quello la mia direzione di Milano mi dava puntualmente.
"Allùa, scià vegnià da mì fra un pà de settiman-e quande faiému l'avertu^a uffisiale de quelle che a se ciamià Organizzazione Viaggi Traverso Giambattista. Ghe mandiò u bigiettu u^ffisiale, cuscì scia purrià ése di nostri pe tu^tta a cerimonia."
L'invito effettivamente arrivò: cartoncino Bristol e marchio con tanto di logo che aveva un che di massonico: OVTGB, cioè Organizzazione etc.,in un triangolo composto da sci, remi ed alpenstock stilizzati.
Alla cerimonia ci andai e cercai di essere il più presentabile possibile, con tanto di giacca e cravatta.
Ci fu la benedizione del parroco, il discorso del presidente della proloco, la lettura dei telegrammi del prefetto, del questore, dell'intendente di finanza e dell'assessore comunale all'annona. Tutti auspicanti anni di felice successo all'Organizzazione Viaggi etc.
C'erano i titolari di due pensioni e dell'albergo di seconda, alcuni autisti della Lazzi, tre gestori di campeggi  delle pinete, il capostazione e due spedizionieri, tutti a rappresentare le categorie che stavano per essere coinvolte nel piano quinquennale della OVTGB.
Erano presenti anche - come scrivono i cronisti di provincia - alcuni rappresentanti del bel mondo genovese, e cioè:
* un dentista-divo, scuola Galliera, che aveva avuto l'incarico di sistemare  la bocca di TGB,
* un grande agente della Borsa Valori di Genova, scuola Pastorino, addetto al patrimonio mobiliare di TGB, nonché
* un grande fiscalista, scuola Uckmar, che provvedeva al patrimonio immobiliare di TGB
C'era anche un agente di viaggi di Pisa, addetto al ricevimento dei turisti che sarebbero arrivati all'aereoporto Galileo Galilei convogliativi dalla OVTGB, e che aveva portato in omaggio una torta co-bìscheri ed un fiasco di San Torpé.
C'era, poi, una combriccola di livornesi, tutti impiegati di diverse agenzie marittime, che si erano sdebitati con una confezione di tre bottiglie di rumme, necessario per fare il ponce nella stagione fredda che prima o poi sarebbe arrivata.
Erano venuti a far numero anche il ragioniere dell'azienda di marmi ed il barbiere di Fòssola .
Ma, soprattutto, c'era la sacra famiglia unita al gran completo:
* la moglie, maestra elementare spedita dal Provveditorato in un lontano paesino della Lunigiana, ma prossima all'avvicinamento su sollecitazione degli onorevoli Taviani, Pertini e D'Alema senior,
* le figlie, tutt'e due bionde e, a dire del figlio di un camionista che le aveva avute compagne di scuola, schifiltose quanto oche,
* il padre, il grande importatore che dava del tu ai più grandi produttori spagnoli e portoghesi di tonno e sardine sottolio: un ometto alto così e con in testa una lobbia blu,
* i due fratelli della grande concessionaria di Via Carlo Rolando, arrivati con una Mercedes lunga e nera anziché su una Mini della Innocenti.
Mentre moglie e figlie vestivano tailleurs che sapevano un po' di Standa di Via Venti, lui sfoggiava una giacca blu con lo scudetto del Genoa cucito dalla parte del cuore, perché era genoano dai tempi di Verdeal.
Il rinfresco che seguì la benedizione dei locali era stato fornito da una pasticceria di Sarzana, perché quelle di qui sono in mano a dei ladri.
Al levar dei calici del brindisi finale, TGB - come riportarono i giornali il giorno dopo - espose al pubblico ed all'inclita il suo programma quinquennale, degno di un Suslov in salsa di noci.
Grossomodo era questo:
* intervento immediato a Roma per la demolizione della stazione ferroviaria, indegna di una città civile, ove avrebbero dovuto scalare i turisti provenienti dal Nord Europa, reclutati dalla rete europea di agenzie corrispondenti della OVTGB;
* sua immediata ricostruzione su progetto di un giovane architetto genovese, cui era stata demandata anche la
* progettazione della stazione marittima di Livorno, porto di attracco delle navi che avrebbero dovuto imbarcare per crociere da sogno tutti gli industriali e le persone facoltose in genere di tutta l'Italia, isole comprese; tutta gente fino ad allora frustrata dalle vacanze con moglie e suocera al seguito a Viareggio od al massimo all'Abetone;
* stazione FFSS e stazione marittima erano state progettate da quell'architetto che, vituperato in patria, stava lavorando a Parigi per un centro culturale nella zona del Beaubourg; non lontano cioè da quelle Halles dove TGB, tutte le volte che andava a Parigi,  andava a degustare la soupe-aux-oignons e dove una volta incontrò il commissario Maigret;
* la OVTGB aveva anche un occhio al sociale ed aveva stipulato delle convenzioni coi sindacati per dei soggiorni per operai ed impiegati  Per loro sarebbero state attivate delle autolinee granturismo della Lazzi  con destinazioni le conche di Courmayeur e di Cortina d'Ampezzo, finora viste dai suddetti operai ed impiegati solamente al cinema;
* per loro sarebbero stati chiamati a cantare al Politeama Luciano Tajoli, Giuseppe Di Stefano, Nilla Pizzi ed Achille Togliani. Purtroppo, erano inavvicinabili i cachets di Maria Callas e di Totò, mentre erano in corso trattative con Renata Tebaldi e Claudio Villa;
* sarebbe stata scatenata una strenua lotta contro ogni abusivismo, e, come esempio, sarebbe stato denunciato al Questore - ovviamente amico personale di TGB - un bellimbusto locale che, sapendo il tedesco, faceva per hobby l'interprete nell'albergo di seconda.
Questo perché la OVTGB aveva personale altamente qualificato e specializzato all'uopo assunto alla Spezia, e regolarmente a libro paga con tanto di marchette.
* stesse denunce sarebbero state fatte all'Ufficio d'Igiene contro tutti quei cuochi e quelle cuoche che erano la vergogna della ristorazione locale. Ce ne sarebbe stata anche per i loro datori di lavoro che spesso li pagavano al nero.
Questo po'po' di proclama lasciò piuttosto perplesso l'uditorio, ma fu rilanciato con titoloni dalle cronache locali del Tirreno e della Nazione. Anche il corrispondente dell'Ansa lanciò un dispaccio  che crepitò su tutte le telescriventi d'Italia, che fu ripreso dalle pagine economiche  di alcuni quotidiani nazionali.
Per due o tre volte feci, alla sera dopo aver chiuso ufficio e magazzino, delle capatine alla OVTGB che nel frattempo aveva messo su insegne al neon, per vedere che cosa stesse succedendo. L'ultima volta TGB mi mise sotto il naso una carta intestata che recitava in rosso: OVTGB -Pink Marble from Portugal dpt.
" Mè papà cu l'é amigu d'u^n grande industriale portughéize u m'a fètu avéi l'esclu^siva pe l'Italia e a Fransa du sò marmu ro^sa, che vendiému a péisu d'òu e guagniemu un mu^ggiu de palanche"
Gli augurai ogni bene, mettendolo però in guardia  da certi ganci che prosperano in ogni angolo di segheria dietro ad ogni pastello di lastre.
Due o tre mesi dopo, un ispettore della Gondrand mi propose di trasferirmi a Genova; in cambio mi avrebbe passato di categoria e fatto guadagnare bene, tra stipendio e straordinari, come vicecapufficio sviluppo e contenzioso.
Il trasferimento fu fatto, ma mi trovai scaraventato in un ambiente che non era più il mio.
Faceva sempre freddo e nevicava quasi tutti i giorni; Genova era tutta un pantano per gli scavi della Sopraelevata e, sul lavoro, l'ambiente era da legione straniera. L'unica soddisfazione era fare più ore degli orologi  e cercar di mettere da parte più soldi possibile.
E, allora, pensioncine squallide, trattorie da due lire e qualche film di seconda visione a Sampierdarena.
Feci però una scoperta interessante: una volta che mi avevano spedito in Darsena a riscuotere una fattura oggetto di mille contestazioni, incontrai sotto la neve il padre di TGB con la solita lobbia blu. Non mi riconobbe, ma il nostro fattorino siciliano addetto alle prese ed alle consegne di aringhe, stoccafissi, baccalà e tonno in scatola, mi disse: "Tutti lo conoscono. Macché importatore! E' solamente un bagarino da due soldi  che viene qui tutti i giorni ad elemosinare qualche senseria. Ma dicono che sia pieno di soldi."
Un'altra volta che ero in ferie a casa mia  - niente villeggiature per i motivi di cui sopra - il corrispondente della Nazione mi diede un passaggio sulla sua Vespa fino al mare. Passammo davanti alla OVTGB e trovammo appiccicato sulla serranda un cartello di chiuso per lutto.
Chiedemmo al bar accanto. "E' morto: un brutto male. Gli impiegati ora sono tutti in mezzo a una strada perché non ci sono neanche i soldi per le liquidazioni."
Un pomeriggio che ero a Sampierdarena da uno che vendeva dischi ma che sapeva anche dove il diavolo teneva la coda nel suo rione, chiesi perché la concessionaria di Via Carlo Rolando era chiusa.
"Tu^tti a Marasci. Appropriazione indebita, truffa e bancarotta fraudolenta.
Ma pe furtu^n-a a Zena gh'emmu de megiu. Scià stagghe a sentì questa cansunetta. Se ne parlià ancùn tra u^n-a sinquanténn-a d'anni"
Mise su 45 giri e la voce un po' belante di Gino Paoli attaccò
Sapore di sale, sapore di mare
che hai sulla pelle, che hai sulle labbra .

Nino Bezzi
minobezzi@alice.it


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