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Sezione a cura di Mario Volpi
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Itagliano macchiaronico

Una Volta Invece
Spetta/Le Redazione
La lingua italiana a dire di molti, è la più bella del mondo per la sua musicalità, e per l'enorme numero di vocaboli in grado di descrivere al meglio ogni sentimento umano. Ultimamente però ...

Qualcuno, vedendo il titolo di quest’articolo, penserà a un refuso di stampa, o a un errore di battitura, niente di tutto ciò, la cosa è voluta, per sottolineare come la lingua italiana sia da alcuni decenni sotto attacco d’improbabili scrittori, e improvvisati oratori. L’Italia è da sempre considerata terra di poeti, santi, e navigatori. Non ha caso nel 2021 si celebrano in tutto il mondo i settecento anni della morte di un certo Dante Alighieri, avvenuta in quel di Ravenna nel 1321. Il Sommo poeta però, si rivolterebbe nella tomba se potesse udire il brutale massacro cui giornalmente è sottoposta la nostra bella lingua. Questo imbarbarimento letterale si è accentuato negli ultimi decenni, a mio avviso, anche per l’avvento di nuovi Media, deputati alla comunicazione interpersonale, che ne favoriscono la diffusione. La cosa più grave però, è che solo poche persone si accorgono di questa vera e propria deriva letteraria, e sono quelli di una certa età, cui la scuola di un tempo, spesso con esasperante pedanteria, ha inculcato loro, l’uso corretto dei congiuntivi, degli apostrofi, insieme alla coniugazione dei verbi, con i loro quattro tempi. L’accento grave, o acuto, è per molti un vero e proprio oggetto misterioso, così com’è sconosciuta la funzione, ma soprattutto l’uso corretto della punteggiatura. Questo scempio letterario si traduce spesso in una ”lingua parlata” piena di strafalcioni, alcuni talmente gravi che farebbero prendere un colpo apoplettico alla “maestrina dalla penna rossa,” eroina del libro Cuore di De Amicis, o talmente ridicoli da ricordare quelli usati nei suoi film dal grande Totò. Spesso è durante gli innumerevoli “programmi spazzatura, ” che la tv di Stato, e le emittenti private, ci propongono giornalmente, che si odono delle vere e proprie “perle linguistiche, ” pronunciate da personaggi, più o meno famosi. Una delle più belle fu quella detta da una subrettina, che affermò candidamente che sua nonna soffriva terribilmente, a causa delle “vene vanitose,” alle gambe. Sempre una rappresentante blasonata, del mondo dello spettacolo, dopo la fine di una burrascosa storia d’amore, con un attore straniero, ebbe a dire durante un’intervista “che meglio sarebbe, che non lo ebbi conosciuto!” Simili errori nello scegliere i vocaboli, o di sintassi, sono tollerabili se pronunciati da persone comuni, mentre scambiano quattro chiacchere sul ballatoio di casa, o al mercatino rionale, non certo in televisione, un tempo vero e proprio tempio del “parlar forbito.” E’ ancora più grave poi, usare vocaboli “difficili,” per fare colpo sull’interlocutore, di cui spesso, non si conosce neppure il significato, rischiando oltre a magre figure, di stravolgere completamente il senso della frase, con risultati tragico-comici. E’ ciò che è successo alcuni mesi fa in Senato, dove un Senatore della Repubblica Italiana, esordì al suo discorso con un secco “sarò circonciso!” Sembra una barzelletta del compianto Bramieri, invece purtroppo è tutto vero, e il maldestro oratore, dopo essere stato ripreso dalla Presidente Casellati, invece di sparire per la vergogna, ha continuato il suo eloquio come nulla fosse. Anche i giornalisti televisivi, un tempo veri e propri “vocabolari viventi,” oggi inciampano spesso in strafalcioni grammatico-letterali a dir poco esilaranti. La mezzo busto, di un’emittente privata, affermò, alcuni anni fa, che il “cadavere presentava evidenti segni di decesso.”  Non sono da meno i giornalisti della carta stampata. Questo è certamente da imputarsi alla politica del “risparmio,” sposata da tutte le redazioni. Un tempo ogni testata giornalistica aveva tra i suoi dipendenti, uno o più “correttori di bozze.” Compito di questo professionista era leggere e correggere, eventuali errori grammaticali, o di sintassi presenti nel pezzo del giornalista. Oggi, questa importante funzione viene svolta dai cosiddetti “programmi di scrittura,” che contengono al loro interno un correttore grammaticale automatico, ma che poco o nulla può, contro la sintassi, o lo strafalcione letterario, se scritto in modo corretto. Così, un po’ di tempo fa, si apprese che il giornalista autore del pezzo, si trovava nel paese natale di un grande “water italiano, ” Alessandro Manzoni, per celebrarne l’anniversario della nascita. Mentre su un noto rotocalco, nell’angolo della donna, vi erano utili consigli su come fare in sicurezza la “ceretta al linguine.” Anche il mondo dello sport, alimenta validamente questa carneficina della lingua italiana. Un campione di rally automobilistico, ebbe a dire che nello spaventoso incidente che lo aveva visto cappottarsi con la sua vettura, non si era fatto nulla, escluso un’abrasione da cintura sul “corbezzolo,” sinistro. Nel lessico comune poi, sono innumerevoli gli strafalcioni letterali entrati ormai, purtroppo, nel parlare quotidiano. “Esci il cane che lo piscio” è una frase consolidata, come lo è, specialmente nelle regioni del Nord Italia, “oggi andiamo dal Giorgio.” Vi sono poi i fantastici messaggi spediti sui vari Social, che sono vere e proprie chicche linguistiche. Frasi ecologiche come “l’uso del DDT ha allargato il buco nell’Orzoro,” o mediche, come le miracolose “supposte effervescenti,” sono all’ordine del giorno. Come resistere poi alle ultime volontà del caro estinto, che ha scritto di proprio pugno il desiderio di “essere cromato?” Io comunque, se fossi ” al podere, pretenderebbi, e obbligherebbi tutti gli abitanti, che almeno l’italiano lo sallino! “
Volpi Mario 15.5.21
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