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Via Ludovico Zamenhof

STORIA > Strada facendo
Un “visionario” … oculista!
Ci sono cose, nel Vecchio Continente, o almeno in buona parte di esso, così comuni che il cittadino non ci fa più neppure caso. Una di queste è certamente l’abitudine tutta italiana, ma recentemente adottata anche da altri paesi Europei, di intitolare le strade cittadine a personaggi famosi, mestieri, o animali. Pochi sanno che questa consuetudine, chiamata Odonomastica, è una vera e propria scienza, dal cui studio, è possibile capire l’orientamento sociopolitico, e ideologico-culturale di un’Amministrazione, o di un Comune, oltre che il radicamento storico del cittadino al suo territorio.
 
Esclusi gli abusati nomi di re, navigatori, o eroi risorgimentali, come Vittorio Emanuele, Mazzini, Colombo, o Garibaldi, vi sono nomi di persone illustri, di cui la maggior parte della gente non conosce il motivo del loro inserimento nella Toponomastica cittadina. Nella nostra bella, Marina di Carrara, vi è una strada con un nome quasi impronunciabile, Ludwik Lejzer Zamenhof, italianizzato poi in Ludovico Lazzaro Zamenhof. Questo signore, era un medico oculista, ma non è questo il motivo per cui è stato candidato ben dodici volte al premio Nobel per la pace, ed è da tutti riconosciuto come un vero e proprio cittadino del mondo. Nacque, in una piccola cittadina dal nome difficilissimo, Bialystok, situata nello sconfinato Impero dello zar russo, nel 1859 da una famiglia di ebrei lituani. Dopo alcuni anni si trasferì con la famiglia a Varsavia, dove Ludovico frequentò il ginnasio, per laurearsi poi in Oftalmologia nella locale Università. Fu però la fanciullezza e l’adolescenza passati in Russia che ne formarono indelebilmente il carattere. All’epoca lo smisurato Impero zarista, era popolato da svariate etnie, come svariate erano le lingue da essi parlate. La cittadina dove era nato era situata proprio su uno dei confini dell’Impero, e le diatribe e gli scontri, spesso violenti, tra le varie etnie che vi transitavano, erano frequenti. Il giovane Ludovico capì che l’origine di tutto ciò, stava nella differenza, spesso abissale della lingua, con la quale i diversi gruppi etnici cercavano, spesso invano, di dialogare. Pensò così che un idioma comune sarebbe stato fondamentale per la pacificazione di quelle popolazioni. Zamenhof, conosceva diverse lingue, tra cui quelle cosiddette “latine, o romanze” come l’italiano e il francese, oltre alle germaniche come il tedesco, il polacco e ovviamente il russo. Da queste lingue Zamenhof, scelse i fonemi più semplici, cercando di formare con essi una lingua facile e ricca di espressioni, nacque così quello che più tardi prenderà il nome di Esperanto. La prima “grammatica” fu pubblicata nel 1887 con una tiratura di 3000 esemplari, oggi introvabili, perché ne esistono solo quattro esemplari, tre in musei europei, e uno nella collezione di un italiano. Questo libro è talmente importante da essere menzionato nella Cronologia degli avvenimenti più importanti del mondo. A causa di quest’opera, pubblicata sotto lo pseudonimo di “Dottor Esperante”(ossia speranza, da qui il nome Esperanto,) la nuova lingua ottenne subito un notevole successo, perché era facile da imparare, e soprattutto, pensata in una sorta di vera e propria “democrazia linguistica” perciò priva di sopraffazioni di una lingua a discapito di un’altra. La diffusione della stessa fu rapidissima fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, dove subì un forte declino a causa di Hitler, che la giudicava la “lingua degli ebrei” e di Stalin, che temeva fosse usata per scopi complottistici. Oggi questa lingua è la più diffusa tra le cosiddette “ausiliarie internazionali”, parlata in 120 Paesi da quasi un milione e mezzo di persone, che la usano come seconda lingua, mentre per circa duemila, e considerata madrelingua. Nata al solo scopo di far fraternizzare i popoli del mondo, è facilissima da imparare, ciò è possibile in circa sei mesi di studio. In informatica è ”capita” molto facilmente dai computer, ma nonostante ciò, subisce un forte boicottaggio soprattutto dagli Stati Uniti, che temono di perdere la prevalenza dell’inglese, come lingua mondiale dominante.
 
Nel 1917, il “visionario” oculista, creatore dell’Esperanto, moriva a Varsavia per insufficienza cardiaca. Dopo aver subito le persecuzioni naziste e staliniste, che gli avevano ucciso i fratelli, il medico lituano non ebbe la soddisfazione di vedere la nuova lingua affermarsi, e pacificare il mondo, ma il seme da lui gettato ha attecchito così bene che oggi, dopo più di un secolo dalla sua morte l’Esperanto è più vivo che mai, e senza dubbio, la sua diffusione, ma soprattutto la sua primaria missione di pace nel mondo, crescerà nei secoli a venire.
 
La strada subì la nuova denominazione del 28 agosto 1963, da Via Vicinale Bassagrande (lat.) a l’attuale Via Ludovico Zamenhof
 
 
Mario Volpi
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