Calice di Cornoviglio - carraraonline.com

Vai ai contenuti

Calice di Cornoviglio

Itinerari liguri
Calice al Cornoviglio, il paese rubato nel vento.
Cari, amici ero in autostrada in direzione Genova, quando a un certo punto scorsi in lontananza sulla mia destra una costruzione imponente che si stagliava da sopra una collina. Mentre ci avvicinavamo con l’auto, dissi a mio fratello di rallentare, abbassai il  finestrino e scatti una foto al volo con il cellulare. Passarono alcune settimane e ripensai alla foto rubata nel vento, e alla massiccia  costruzione scura. Così un giorno decisi di mettermi alla ricerca di quel maniero e  in quale paesino si trovasse. Non avevo altri indizi che la foto scattata poco prima nel tratto autostradale tra Brugnato e Vezzano Ligure. Con l’immagine sul monitor del Pc cercai di individuare la zona  con l’aiuto del satellite di Google. Dopo svariate ipotesi, credetti d’aver  identificato il paese e conclusi che le mura ad archi che si stagliavano a protezione del piccolo borgo medioevale erano quelle del castello di Calice al Cornoviglio, un paesino nel cuore della Lunigiana storica, ubicato sopra le colline liguri della Val di Vara. Uscito dal casello di Vezzano Ligure presi le indicazioni per il paese, e iniziai a salire per un serpente d’asfalto che tagliava in due un monte di castagni rigogliosi, e tornante dopo tornante la fortezza che cercavo diventava innanzi a me sempre più maestosa. La strada finiva in una piccola piazza con al centro una fontana in pietra arenaria locale recante sopra un pilastro un leone seduto sulle quattro zampe. La piazza spezzava la simmetria di un paese moderno e senza fascino. Una borgata che nulla aveva a che vedere con i paesini medioevali della Lunigiana. Quest’ultimo risultava essere un agglomerato di case moderne senza intonaco, attaccate l'una all'altra. Per fortuna  due cose interessanti da vedere c’erano:  a destra una scalinata saliva alla chiesa di santa Maria, mentre a sinistra un camminamento in ciottolato portava al maniero.
Decisi di salire per primo all’edificio sacro, che ormai come di consuetudine era chiuso.  A malincuore ridiscesi la scalinata in arenaria grigia come le nuvole plumbee di quella giornata che si faceva sempre più minacciosa. Dall’altra parte della piazza, adiacente a un giardinetto due anziani erano seduti su una panchina e mi guardarono con aria pensierosa e stupita di chi non vede una faccia nuova da molto tempo. L’uomo seduto a destra fumava rilassato, mentre l’altro accarezzava la testa di un bastardino dal pelo grigio accovacciato a terra di lato. Entrambi mi seguirono con gli occhi mentre attraversavo la piazza, giunto nei loro pressi mi salutarono con un cenno del capo. Contraccambiai il saluto e prosegui dritto senza voltarmi verso il cancello in ferro posto all’ingresso del camminamento. In quel breve tragitto che dalla piazza portava all’ingresso per il castello sono sicuro che i due continuarono a seguirmi con lo sguardo, fin quando non sparii dietro l’angolo. Salii per il viottolo e in pochi minuti arrivai ad una  corte dalla quale si godeva una magnifica vista sulla vallata sottostante. Mi fermai qualche minuto ad ammirare il panorama, e il cielo che sembrava una voragine nera. Dopodiché salii le scale, giunsi alla porta d’ingresso e nel frattempo la pioggia iniziò a scendere copiosa. Attaccate alle pareti del vestibolo alcune locandine promuovevano gli eventi che si sarebbero tenuti al castello nei mesi estivi il quale dopo essere stato sede comunale era diventato un polo museale e ospitava al piano nobile il Museo della Brigata "Val di Vara" e il Museo delle Risorse Faunistiche. Il piano sottostante quel giorno ospitava in una stanza la mostra di un pittore nato a Calice nel 1854, mentre nelle altre si trovavano il Museo della tradizione contadina e il museo dell’Apicoltura. Grossi nuvoloni si rincorrevano aggrovigliandosi e sfilacciandosi nel cielo sotto un vento sempre più insistente, la pioggia come all’improvviso era arrivata cessò di colpo e io ne approfittai per raggiungere la macchina. Un attimo dopo lance d’argento si scagliarono, in un picchiettio ritmico contro il parabrezza. Misi in moto, accesi i fari e partii e mentre scendevo, riflettei che non era stata una gran giornata. La chiesa chiusa, nessuna visita al castello, la pioggia… però avevo assegnato un nome a quel paese rubato nel vento.
Chiesa di Santa Maria Lauretana.
Fondata il 1° settembre 1638 dalla marchesa Placida Spinola proprietaria del feudo di Calice e Veppo. La nobildonna genovese nel 1625 dopo la morte del nonno paterno Nicolò ( ultimo erede del feudo ) ottenne l’investitura imperiale da Ferdinando II e nel 1625 si unì in matrimonio con Carlo Doria Del Carretto 1° Duca di Tunisi e Signore della Repubblica di Genova ( divenendo così Doria – Spinola ). Placida aprì muove strade e migliorò il sistema delle comunicazioni del territorio realizzando anche altre importanti opere pubbliche e riformando gli statuti nello spirito di aiutare concretamente la povera comunità locale. Ampliò la sua residenza, il castello  utilizzando notevoli quantità di pietre provenienti dal sottostante torrente Usurana trasportate a mano dalla gente del posto. La realizzazione della chiesa per sua volontà, fu testimonianza di fede e generosità verso la comunità locale che l’aveva servita. L’edifico religioso fu intitolato a Santa Maria Lauretana ricollegandosi alle litane lauretane che indicano le suppliche pregate alla fine del Rosario. La nuova chiesa fu costruita, probabilmete in prossimità e in ampliamento di una preesistente cappella a conferma e nella continuità della sacralità del luogo. La Marchesa assegnò alla novella chiesa un fondo di 2.100 scudi per il reddito annuo di 800 realoni, come risulta dall’atto pubblico di fondazione ( 1° settembre 1638 ) rogato da ser Bernardo Zambeccari, notaio a Pontremoli. Le vicende della chiesa nei tempi successivi subirono condizionamenti da parte del potere locale senza compromettere, tuttavia, lo spirito originario di fedeltà cristiana alla cultura e alla storia di questa terra. All’interno della chiesa è presente una cappella dedicata a S. Luigi Gonzaga patrono del borgo.
Il feudo sul monte Cornoviglio
Durante l'alto Medioevo il feudo era controllato dal ramo obertengo degli Estensi e in seguito passò sotto la dinastia dei Malaspina che nel XIII secolo, si trovarono a fronteggiare gli attacchi del vescovo di Luni, che sotto il dominio del  vescovo Gultiero avevano occupato abusivamente la dimora. Nel 1206 il contenzioso si risolse e il “castrum calisi” fu restituito a Guglielmo e a Corrado Malaspina, legittimi proprietari. Nel corso del XIII e del XIV secolo la proprietà Feudale subì numerosi passaggi di proprietà, pervenendo da Corrado l'Antico nel 1221, a Manfredi di Giovagallo nel 1266, al ramo di Villafranca nella prima meta del XIV secolo e, con la nuova divisione del 1355, ad Azzone Malaspina di Lusuolo. Negli anni a venire Calice affrontò anche radicali cambiamenti nei vari avvicendamenti di governo, e passò dai Doria al breve ritorno dei Malaspina, al Granducato di Toscana, all’Impero Francese Napoleonico, agli Estensi di Modena, sino al Regno d’Italia ed alla attuale Repubblica.

Castello Doria Malaspina di Calice
La data precisa della costruzione non è nota, ma questo maniero ha origini molto antiche. La contesa tra i diversi rami delle famiglie per il dominio su Calice fu bruscamente interrotta  nel 1416, dalla occupazione delle truppe della Repubblica genovese che se ne impadronirono. Dopo altri passaggi  i Fieschi risultavano ancora proprietari del feudo fino a quando, in seguito al fallimento della congiura ordita da Gian Luigi Fieschi contro Andrea Doria, il castello venne donato dall’imperatore Carlo V all'ammiraglio stesso. Probabilmente risale a questo periodo l’intervento di trasformazione più massiccio alle strutture del castello, che perse la funzione difensiva a favore di quella abitativa durante il dominio di Placidia Doria, discendente di Andrea. Nel 1772 la definitiva cessione del castello a Pietro Leopoldo Granduca di Toscana che ne fece uso burocratico – amministrativo. Dopo la proclamazione dell’Unità d’Italia fu sede comunale fino al 1993 e successivamente divenne polo museale, ospitando al piano nobile il Museo della Brigata "Val di Vara", il Museo delle Risorse Faunistiche e Museo dell’apicoltura.
22.07.2020 la redazione
Tutti i diritti sono riservati.
Le immagini qua riportate sono di propietà di CarraraOnline.com, è vietata la riproduzione senza previa autorizzazione scritta da parte della propietà.
In questa sezione trovi
Torna ai contenuti