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Storia del Duomo di Massa e dinastia dei Malspina

Chiese > Massa
Massa, una figlia di Luni, prende possesso delle sue membra in un medesimo popolo: le parrocchie, coi monasteri, con le chiese agglomerate, compagina, ordina la popolazione e nell’ unione del sentimento religioso del principe e dei sudditi, germoglia, si accresce, prende nome e figura la sua principale grandezza.
La Storia del Duomo, attuale Basilica Minore, parte la lontano, dal piccolo tempio che fu costruito da Arrigo Rito di Antonio, comasco, trasferitosi nel massetano. Questa chiesa sarebbe stata dedicata a San Remigio e annessa al chiosco delle Suore Benedettine, con un umile campanile provvisto di una sola campana, con annesso il cimitero (poi orticello dell’Arciprete). L’ubicazione esatta non si conosce, ma si presume si trovasse nella crociera della Cattedrale attuale, dalle tribune al presbiterio.
Quando le Suore Benedettine furono costrette a lasciare il loro Chiostro, ne approfittò Giacomo Malaspina che istituì la prima fabbrica della Chiesa di San Francesco, ora Chiesa Cattedrale, tramite autorizzazione di papa Pio II, il 19 febbraio 1460.  Si trattava di un restauro della Chiesetta esistente, iniziato il 14 gennaio 1477 (come precisa Francesco Musetti nella sua “Memoria storica su Ricciarda Malaspina e Giulio Cybo”), in riferimento a due probabili Cappelle che crearono la pianta a croce nell’antica chiesetta di San Remigio, dedicata poi a San Francesco.  In seguito  nel piazzale che si trovava innanzi la Chiesetta, ed in epoca imprecisata, a destra di chi saliva verso le Cappelle, fu costruita un’altra Cappella, che divenne sede della “Confraternita delle Stimmate”.
Tale costruzione, chiesa poi dedicata a San Francesco, risulta da una lapide che ora si trova murata in una successiva cappella (quella della Madonna di Loreto), con questa dicitura, di non facile lettura.

M. CCC. LXXXVIIII.  INDICTIONE X(II)
DIE  XXIII.  MENSIS?  MAII
HOC  OPUS  FECIT  MAGISTER
ARIGUS. RITUS. ANTONI
DE  COMO
“Anno 1389,  dichiaro che il  giorno 23 maggio, qui costruito dal maestro Arrigo Rito di Antonio, nativo di Como”.

Tale chiesa sarebbe stata dedicata a San Remigio, con annessione al Chiosco delle Suore Benedettine. Ovviamente riferito alla costruzione di un piccolo tempio, dove oggi si trova la Cattedrale. Altre fonti dichiarano che il 19 febbraio 1460, Papa Pio II, concede alla marchesa Taddea Pico della Mirandola, consorte di Jacomo Malaspina, marchese di Massa, la facoltà di erigere un convento per Frati Minori Osservanti, come riportato sopra, dopo l’abbandono delle Suore Benedettine. Ora l’antica lapide dopo essere stata murata nella Cappelletta della Madonna di Loreto, nell’attuale Cappella Battesimale, è finita al termine del corridoio della Sacrestia, sopra una piccola acquasantiera in marmo, fuori la porta che conduce al Presbiterio!
Infatti, con l’autorizzazione di Sisto IV,  il quale con il Breve dell’ 8 febbraio 1476, concedeva quanto disposto dal precedente Papa e  che i beni della Chiesa di San Remigio, fossero passati alla nuova fabbrica di San Francesco (dove ora esiste il Municipio) e  il 4 gennaio 1477 fu posta la prima pietra del convento francescano, alla presenza dei marchesi Taddea e Jacopo con i figli Alberico e Francesco. Dal manoscritto del prete Nardino Bertoloni, scritto nel 1732, conservato nella biblioteca del Seminario Vescovile, (nel corridoio che conduce all’uscita di via dei Colli e di piazza del Portone), si apprende che la chiesa di San Francesco fu terminata assieme al convento. Altra divergenza: il prof. Antonio Matteoni nella sua “Guida alle Chiese di Massa Lunense”, stampato nel 1880, sostiene che la Chiesa sarebbe stata fondata nel 1389. Poi, nel 1650 parte della chiesa fu danneggiata da un temporale e riparata a spese di Jacopo Cybo, (il disastroso temporale fece cadere un pino sulla casa a fronte dell’attuale via Zoppi, senza conseguenze tragiche. Non esisteva ancora la costruzione della Chiesa ad esclusivo uso per i Seminaristi, ma vi era una specie di grande poggio rialzato dalla strada, con giardino), decidendo contemporaneamente l’ingrandimento del luogo sacro, con l’affidarne i lavori al carrarese ing. Giovanni Francesco Bergamini, quindi nel 1660 autorizzò l’unione della Cappella delle Stimmate (oggi anche Cappella del Battistero), aprendo un ingresso all’inizio della navata destra per accedervi direttamente. Lorenzo Cybo verrà nominato Vescovo di Jesi, dove poi morirà nel 1680 ed il corpo portato a Massa e sepolto nel sepolcro dei Cybo-Malaspina, sotto la Cappella Ducale. Le spese, per ultimare i lavori iniziati, furono sostenute dal Cardinale Alderano e dal Duca Alberico II, della famiglia Malaspina. Si può dichiarare apertamente che la Cattedrale fu finanziata, quasi tutta, comprese mura ed opere d’arte, sculture e pitture, da personaggi della famiglia Malaspina e Cybo-Malaspina, anche se si fecero costruire ballatoi rialzati nelle pareti laterali e nel presbiterio, a loro uso esclusivo (oggi non sono più praticabili per questioni di sicurezza a chi dovesse accedervi).
Il 20 gennaio 1690 il Duca muore ed il successore Carlo II s’impegna a proseguire con le spese, la costruzione della Cappella Ducale e del Sepolcreto sottostante. L’organo di San Francesco, nell’orchestra sopra l’ingresso principale, fu costruito nel giugno del 1573.
Soltanto nel 1616 la Chiesa di San Francesco attenne le proporzioni attuali ed incorporò la Cappella della Stimmate, che il 5 agosto 1618, dopo il riconoscimento di Chiesa a se stante, fu consacrata dal Vescovo di Sarzana. Poi nel 1674, fu terminata la cantoria.
Dall’abbellimento e ingrandimento della Chiesa, come riporta Luigi Staffetti, affidata ai Minori Osservanti della Provincia Toscana, in buona vista e benemeriti del cardinale Alderano, quale Segretario di Stato del Pontefice Innocenzo XI e protettore della Confraternita delle Stimmate, ingrandì anche questo Oratorio, facendogli inserire la Cappella della Madonna di Loreto. La chiesa  detta di San Francesco, voluta da Jacomo o Giacomo Malaspina, fu l’attuale Cattedrale. I lavori iniziati il 14 gennaio 1477, furono quelli che diedero la pianta a croce all’antica chiesetta di San Remigio, ora dedicata a San Francesco. Il Cardinale Malaspina fin dal 1672 fece iniziare, da Giovanni Lazzoni, il maggiore dei tre altari in marmi policromi, che ancor oggi si possono ammirare. L’altare maggiore, alla romana e di vago disegno, era sormontato dalle due statue sempre del Lazzoni, di San Francesco e San Bernardino da Siena, portati poi in alto, all’interno di due nicchie, dove tuttora sono alloggiate. Alberìco II provvide, nel 1684,  alla copertura della pavimentazione ed alla collocazione sull’altare il quadro dell’Immacolata Concezione. L’altro altare, frontale al precedente era dedicato a San Giovanni Evangelista e dedicato ai defunti. Divennero poi il primo l’Altare del Crocifisso, mentre l’altro con l’altorilievo, bellissimo, da sembrare un merletto ricamato, della Madonna del Rosario, entrambi pervenuti alla demolizione di San Pietro in Bagnara.  Il  SS. Crocifisso, in legno di stile bizantino, fu portato da Luni (distrutta dai Saraceni, risalente ad artigiani lucchesi, in legni policromi), a Massa tra il 1201 ed il 1204 in San Pietro dove, nella seconda metà del 1600, fu costruito un altare apposito, perché era molto venerato da pellegrini massesi e popolazioni vicine, ma poi traslato di nascosto nella Cattedrale, al posto e sull’altare dell’Immacolata Concezione, dove ancor oggi si può venerare.
Sempre il Cardinale Alderano Cybo-Malaspina contribuì di tasca propria alla costruzione della Cappella dei Principi, della famiglia Ducale. Ideata da Alberico II, il quale incaricò, per testamento, il figlio Carlo II che provvide subito, su disegno dello scultore carrarese Giovanni Francesco Bergamini, terminata nell’estate del 1694 ed inaugurata l’ 8 settembre: dichiarata da Matteoni  “di particolar gusto e magnificenza” mentre Staffetti “l’opera più pregiata che si ammiri nelle chiese massesi”. Altro benemerito della futura Cattedrale fu Lorenzo Cybo-Malaspina (che riposa nel sottostante sepolcreto, ma non nel sarcofago con sopra la sua statua adagiata, ma i suoi resti sono sotto il pavimento), che fece allargare ed allungare la Chiesa, anche con il contributo dei fedeli.
(Tomba è il termine più generale per indicare il luogo di sepoltura di una salma, che a seconda delle epoche e dei costumi può avere le caratteristiche e le forme più diverse. Suo equivalente è Avello.    
Nell'antichità le spoglie di un personaggio importante venivano deposte in un Cenotàfio: cassa sepolcrale di pietra, marmo o alabastro, per lo più scolpita e istoriata, ma è un monumento sepolcrale in onore di un grande personaggio i cui resti sono sepolti altrove. E’ il caso di Lorenzo Cybo-Malaspina ed anche di Eleonora, le cui statue sono nelle pareti frontali, poggianti sopra i sottostanti cenotàfi.
L'Urna è invece un vaso in pietra o in metallo in cui già nell'antichità venivano conservate le ceneri di un defunto.
Il Sepolcro è un monumento funebre, in genere in una chiesa o in un cimitero, che costituisce la tomba di un defunto e nello stesso tempo ne onora con la sua imponenza o bellezza la memoria.
Mausoleo, che prende il nome dal sepolcro in onore di Mausolo re di Caria, eretto in Alicarnasso (antica città greca ma oggi in Turchia, a Bodrum, sul Mar Egeo, già una delle Sette Meraviglie del Mondo), nel IV secolo avanti Cristo, è un grandioso monumento funebre, degno appunto della grandezza di un re o di un imperatore).
Tra il 1600 e 1700, ad opera di alcune famiglie benestanti massesi, furono eretti i sei altari (tre per parte), che si trovano tra le tribune e la cantoria. Soltanto con l’invasione dei francesi, il 21 luglio 1805, furono soppressi ogni ordine religioso ed i Minori Osservanti dovettero lasciare il loro Convento, abbandonando la Chiesa alle mercé dei ribaldi francesi napoleonici, dove il Buonaparte pose a Massa e Provincia la sorella Maria Anna Bonaparte, detta Elisa (Ajaccio, 3 gennaio 1777 – Trieste, 7 agosto 1820), fu, suo jure, (= all’istante), principessa di Lucca e Piombino, contessa di Compignano, duchessa di Massa e principessa di Carrara e granduchessa di Toscana (1809-1814), consorte di Felice Baciocchi, marito quasi inetto e poco propenso agli affari politici. L’atto che i massesi le rimproverarono fu l’abbattimento della Collegiata di San Pietro, in piazza Grande (oggi piazza Aranci), perché pare le impedisse, dalla sua finestra in Palazzo Ducale, la vista di una città  spaziosa, della Massa Nuova, quella fuori le mura. A Carrara fece costruire addirittura la “Banca Elisiana”: apre il 2 maggio 1807 (quando Elisa fece abbattere la Collegiata di San Pietro), apre i propri atelier di scultura, architettura e ornato, “made in Carrara”, distribuiti tra i locali della chiesa del Carmine e del Convento dei Carmelitani nell’attuale piazza Mazzini. La direzione tecnica è affidata a Lorenzo Bartolini, scelto personalmente da Napoleone, che divide questa attività con l’insegnamento accademico. Non solo l’alta qualità del marmo statuario ma anche con un sigillo che garantisce mano d’opera altamente specializzata tanto in Italia che all’estero. Terminerà nel 1811.
Con la restaurazione, la duchessa Maria Beatrice d'Este ne decretò il recupero. Grazie alla sua intercessione nel 1822 la città di Massa, fino  allora soggetta all’antica diocesi di Luni-Sarzana, fu eretta a sede Vescovile. Al primo vescovo Francesco Maria Zoppi, la Duchessa donò come residenza episcopale, l'edificio ristrutturato per opera dell'architetto Giuseppe Marchelli. Il palazzo ospitò i primi dieci vescovi diocesani fino al 1970, quando Monsignor Aldo Forzoni spostò la sua residenza presso il seminario. Al termine di un lungo restauro, il Vescovo Mons. Eugenio Binini, oggi emerito, ha destinato il piano nobile del palazzo a sede della prima sezione del Museo di Arte Sacra della nuova diocesi, sorta nel 1992 dalla fusione delle due sedi vescovili di Massa Carrara e di Pontremoli (oggi Museo Vescovile di Massa).
Nel 1807, il Principe di Lucca e Piombino, Felice I  Baciocchi, marito di Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone, specialmente quest’ultima, fecero demolire la Chiesa di San Pietro in Bagnara, (dipendente della chiesa di Luni fin dal 1248) perché, sembra, limitasse la visione  e l’espansione alla piazza,  togliendo quanto di bello alla vista e all’orizzonte, sovrastando il palazzo Ducale e inquinando col continuo andirivieni di fedeli alle funzioni religiose presso il Sacro luogo. La Parrocchia e la Collegiata di San Pietro Apostolo, dopo l’abbattimento, molte opere furono trasferite nella Chiesa di San Francesco d’Assisi, voluta anche dal Santo Padre, che la volle contitolare ai due Santi, in occasione della visita Pastorale di Mons. Francesco Maria Zoppi, primo Vescovo di Massa, dal 1824 al 1831, che nacque a Cannobio, sulle rive del lago Maggiore, il 6 giugno 1765.  Arriviamo così al 17 novembre 1823, quando il nuovo Pontefice, Leone XII, il quale era succeduto a Pio VII, morto il 20 agosto dello stesso anno, completò l'opera del predecessore nominando lo Zoppi Vescovo della nuova Diocesi di Massa. Alcuni giorni dopo, il 23 novembre, avvenne la consacrazione episcopale. L'8 gennaio 1824 il vicario episcopale massese, l'arciprete conte Staffetti, preso possesso della Cattedrale in vece del vescovo, il cui ingresso trionfale nella diocesi avverrà il 10 aprile successivo, proveniente dalla “moderna” Lombardia, trovò in quel di Massa una tale confusione che lo gettò nello sconforto.  Per prima cosa consacrò la Diocesi a San Francesco d’Assisi, scegliendolo anche come Patrono della città e imponendo il 4 ottobre festa di precetto. Quindi iniziò una accurata visita alla Diocesi, che si protrasse per due anni e al termine della quale poté costatare la superficialità, l’ignoranza e la precarietà delle vocazioni che caratterizzavano alcuni elementi del clero apuano, che secondo lui andrebbero rinnovati nello spirito. Promosse seminari, tra cui quello di Massa, finanziato dalla casa Ducale di Modena, come conferma la targa all’entrata dell’edificio, ormai da anni divenuto un ex-seminario, per la mancanza di vocazioni, accorpandolo ad altri seminari toscani (tra cui quello di Castelnuovo di Garfagnana e Pontebosio). Il luogo fu il convento francescano annesso alla Cattedrale, addebitando i lavori di adattamento a carico della Duchessa Maria Beatrice (tornata dopo il periodo giacobino francese), e del figlio Duca di Modena, Francesco IV, e terminarono nel 1830. Intenso, fin da subito, fu anche lo sforzo promosso dal Vescovo, per favorire un maggior livello d’istruzione, religiosa e culturale, tra i suoi diocesani.  Il 1° ottobre 1832 annunciò le sue dimissioni che furono accolte dalla Sante Sede.  Si spense a Milano, il 7 aprile 1841.
Come precisato, i bene e le opere, andarono dalla Chiesa di San Pietro a quella di San Francesco ed ad altre chiese: il Santissimo Crocifisso ligneo policromo, miracoloso, del XIV secolo, di Maestro di Camaiore, che si vuole proveniente da Luni (leggenda priva di fondamento),  manufatto attribuito al  XIII secolo  e fa parte della storia di Massa sin dalle sue origini, trasportato in incognito da San Pietro a  San Francesco e posto nell’ex altare dell’Immacolata.  L’immagine della Madonna del Rosario, scolpita in marmo ed in altorilievo, vero capolavoro di Andrea e Tommaso Lazzoni, artisti carraresi, del 1697, commissionato dal Card. Alderano per la Collegiata di San Pietro e collocato nell’altare destro del transetto nel 1856, già col quadro di San Giovanni Evangelista, dove ancor ora appare nella sua stupenda bellezza. Un polittico quattrocentesco (al centro, Madonna con Bambino e angeli, nei  laterali i Santi  Pietro e Paolo a sinistra e Giovanni Battista con Nicola da Bari a destra),  attribuito a Bernardino di Castelletto, dipinto su tavola del XV secolo, posto nella Cappella del Santissimo (già Cappella Ducale, oggi traferito nella prima sala del Museo Vescovile). Al suo posto nella ex Cappella Ducale è stato esposto un quadro (un po’ lugubre, dai colori scuri) di San Filippo Neri, in preghiera, copia di tela romana (collezione Coldiretti) di Carlo Maratta, nella Cappella già Ducale, ora del Santissimo. La bella Fonte Battesimale, in marmo finemente lavorato, a forma ottagonale del secolo XV, con scene evangeliche intagliate, dei Riccomanni di Pietrasanta, discepoli di Jacopo della Quercia, ora nel Battistero,  già  Cappella delle Stimmate. (La Famiglia Riccomanni,  scultori  e  architetti  di Pietrasanta, comprendono, Guido col figlio Leonardo, secolo XV, il nipote di quest’ultimo Francesco, con i figli Lorenzo e  Giovanni.  Loro lavori si trovano, prevalentemente, in quel di Sarzana e di Lucca, ma anche a Genova e Napoli, sempre per committenti di alto livello culturale e sociale).
“Altri oggetti, con certezza documentati, furono trasferiti, al momento dell’abbattimento, dalla Chiesa di San Pietro in Bagnara a :
1) – Altare Maggiore, nella Chiesa di S.Donato a Chianni, in provincia di Pisa.
2) – Organo, nella Chiesa di Santa Maria Assunta a Stazzema (LU).
3) – Coro ligneo, nella Chiesa di San Michele a Gragnana di Carrara.
4) – Portale laterale, Chiesa di Gragnana suddetta.
5) – Pulpito, Chiesa di Gragnana, suddetta.
6) – Ante di legno della porta principale, nell’ingresso del Palazzo Ducale, a Massa.
7) – Altare “Preziosissimo”, nella Chiesa di San Michele a Lucca.
8) – Statue di San Rocco e di San Sebastiano, nel cimitero di Ortola (MS).
9) – Due vasi in marmo del campanile, nel cimitero di Ortola (MS).
10) – due Confessionali, nel Duomo di Pontremoli.
11) – Bassorilievo della Natività, in marmo, nella Cappella di Palazzo Ducale.
Con altri oggetti documentati ma irreperibili, ed altri, in alcune chiese, ma non si ritrova riscontro preciso e sicuro.
Quelli portati nel Duomo di Massa, hanno una descrizione a parte, elencata man mano che s’incontrano, comunque si anticipano che trattasi di :
– Crocefisso ligneo, Altorilievo Beata Vergine del Rosario, Fonte Battesimale, Parte dell’Archivio della Collegiata, Trittico quattrocentesco di Bernardino del Castelletto, Crocifisso in bronzo, Quadro di San Gaetano da Thiene, Epigrafi varie” ed altri minori.
(“Questi trasferimenti ricavati dalla Tesi di Laurea di Marco Tonelli, livornese, residente a Massa, del 1999”)
La Diocesi di Massa fu eretta con bolla pontificia di Pio VII, il 17 febbraio solennemente pubblicata il 23 luglio del 1822, alla presenza di tutto il  vecchio  Capitolo, Sigillo, Archivio e tutto quanto compete nella giurisdizione, prerogative, privilegi, oneri, grazie, favori, indulti reali e personali e misti, innalzando Massa a Cattedrale Vescovile. Per rendere la Cattedrale più degna del titolo acquisito, cui era stata elevata nel 1837, il secondo Vescovo, Mons. Francesco Strani, la rimodernò notevolmente, affidando il progetto interno della Chiesa all’arch. Giuseppe Marchetti di Reggio Emilia, il quale l’accrebbe della tribuna del coro, tirò più indietro l’altare maggiore e alzò di quattro scalini la crociera, le statue di San Bernardino da Siena e San Francesco d’Assisi, che si trovavano sopra i pilastri che dividono la navata principale collocate in nicchie fra mezzo i pilastri del Presbiterio; seguono altre due statue simili, di San Pietro e San Paolo, sempre in nicchie nei due pilastri laterali all’altare maggiore (forse troppo in alto per osservarle o vederle ed apprezzarle). Le tribune, alle quali accedevano i nobili Malaspina, attualmente sono impraticabili e potrebbero avere dei cedimenti, come pure la cantoria sopra l’ingresso della navata. Dietro l’altare maggiore, ove era un sepolcreto, che probabilmente conteneva le salme dei Marchesi Malaspina del XV secolo, fu costruita l’abside col  materiale ricavato dalla demolizione di San Pietro in Bagnara. La consacrazione del nuovo Altare Maggiore e della Chiesa stessa, avvenne il 13 settembre 1839. Altri importanti lavori all’interno della Cattedrale furono iniziati nell’anno 1889 da S.E. Mons. Amilcare Tonietti (25 novembre 1887 - 12 giugno 1893), poi  nominato vescovo di Montalcino e terminati da Emilio Maria Miniati (18 maggio 1894 - 29 aprile 1909 dimesso) : il pavimento fu portato tutto ad un piano, fino al presbiterio, le lapidi che si trovavano lungo la navata furono portate nella Cappella della Stimmate, le pareti, i pilastri ed i cornicioni, furono ornati di stucchi e pitture. Le ossa dei vari Malaspina, nelle tombe del pavimento furono raccolte e rinchiuse nel pavimento del Sepolcreto. Qui non rimane che fare una spiacevole considerazione: tanto la Cappella Ducale che il Sepolcreto furono costruite e pagate dai Malaspina (in primis Alberico I e II con il Cardinale Alderano), che quest’ultimo non lesinò alcuna opera da inviare alle chiese di Massa, da puro mecenate, ma Alderano non si fece seppellire a Massa, bensì nella loro Cappella nella Basilica Minore di Santa Maria del Popolo a Roma. Ora ci sono, se non erro, quattro Vescovi della Diocesi massese, con tombe che come definisce, l’esperto viareggino ora residente a Massa, Fabrizio Federici: “Dieci urne con i resti dei duchi e delle duchesse vissuti nel Sei e nel Settecento erano in origine poste lungo le pareti: nel secondo dopoguerra, purtroppo, il vescovo Carlo Boiardi ne ordinò la distruzione, perché la cripta doveva divenire il sepolcreto dei vescovi apuani, le cui tombe – autentici pugni in un occhio – sono addossate ai muri perimetrali. Uomini ricchi di fede e poveri di buon gusto, evidentemente. Come spesso succede da queste parti, alle brutture si mischiano autentiche gemme”. Queste tombe dei Vescovi sono autentici “catafalchi”. No comments.
Nel 1936 Mons. Cristoforo Arduino Terzi, O.F.M. (11 maggio 1934 - 10 luglio 1945 dimesso), inaugurò la facciata in blocchi e lastre di marmo con alte colonne, iniziata dal predecessore Giuseppe Bertazzoni (30 giugno 1917 - 2 luglio 1933 deceduto, (busto in marmo dello scultore  A. Piazza, nelle scale interne del Museo Diocesano, uscita interna in via Alberìca, 26). Nella scalinata esterna della Cattedrale, due lapidi riportano, una a destra e l’altra a sinistra, la data: A.N.D. MCMXXXVI -  (Anno Nascenti Domino 1936). Nel pronao furono scolpiti i nomi dei caduti nelle guerre, prima mondiale 1915-1918 e quella di Spagna, 1936. Nel 1950 il Sepolcreto della Famiglia Cybo-Malaspina, nella cripta sotto la Cappella del Santissimo Sacramento, fu ridotto alla forma attuale e destinato alla sepoltura dei Vescovi di Massa. Mentre nel 1957 fu restaurata la Cappella delle Stimmate, rifatto il pavimento del presbiterio, proceduto ad un nuovo impianto d’illuminazione e fu acquistato il nuovo organo che abbandonata la vecchia cantoria, fu installato nel coro.  Nel 1963 è stato rifatto il pavimento del corridoio di accesso alla segreteria e alla sala capitolare, provvedendo ad un moderno impianto di riscaldamento ad aria calda. Per ultimo, con Breve Pontificio del 18 novembre 1964 la Cattedrale di Massa è stata elevata al titolo di Basilica Minore.
(Breve spiegazione del significato di Basilica Minore e di Basilica Maggiore :

Basilica Minore, è una denominazione onorifica che il papa dà ad edifici religiosi cattolici particolarmente importanti. Attribuzione e denominazione non sono limitate allo stile ed alla omonima tipologia architettonica. Una basilica minore può avere anche il titolo di basilica papale: attualmente questo status è stato concesso solo alla basilica di San Francesco, alla basilica di Santa Maria degli Angeli, alla basilica del Santo che sono perciò basiliche papali minori. Tutte le altre basiliche sono invece dette basiliche  pontificie minori o semplicemente basiliche pontificie. L'assegnazione del titolo di basilica minore ha lo scopo di rafforzare il legame che una singola chiesa ha con il vescovo di Roma (che poi è il Papa) e di evidenziare l'importanza della medesima nella zona. Il procedimento per l'ottenimento del titolo di basilica minor è regolato oggi dagli “Acta Domus ecclesiae de titulo basilicae minoris” (Gli atti della Chiesa, per il titolo di Basilica Minore), del 9 novembre 1989 della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti.
Basilica papale maggiore, o più semplicemente Basilica Maggiore, è il titolo dato alle quattro chiese cattoliche di più alto rango: San Pietro in Vaticano, San Giovanni in Laterano, San Paolo fuori le mura e Santa Maria Maggiore. Esse sono tutte nella città di Roma (San Pietro all'interno della Città del Vaticano); godono anche dello status di basiliche papali (ex patriarcali). L'arcibasilica di San Giovanni in Laterano ha la cattedra papale, ed è la più antica, nonché la prima a cui è stato assegnato il titolo di Basilica. Le quattro basiliche maggiori hanno una porta santa, che viene aperta con un rito speciale dal Papa o da un suo incaricato solo per la durata di un Anno Santo, e gioca un ruolo importante nella concessione della cosiddetta indulgenza plenaria. L'altare maggiore è detto altare papale, e solo il Papa ed i suoi delegati possono celebrarvi la messa. Vi è assegnato un collegio di sacerdoti, costantemente a disposizione per ascoltare le confessioni. Il titolo di basilica maggiore è stato introdotto nel 1300 da Papa Bonifacio VIII con una bolla pontificia promulgata il 22 febbraio 1300 a indizione del primo Giubileo della storia. Con la bolla “Antiquorum habet fida relatio”, egli istituì l'Anno Santo e impostò le condizioni per le indulgenze).
La facciata marmorea, luminosissima, è a due piani, costituita da due ordini di archi, formati ciascuno da tre arcate sorrette da colonne, sempre di marmo, l’inferiore occupa l’area del pronao, la superiore il loggiato. Alle due più grandi pareti del pronao ci sono i nomi degli eroi caduti nelle due guerre suddette, sormontati da una grande scritta:
“Melius est mori in bello – quam vodere mala gentis nostrae – Moriamur in virtute et non inferamus crimen gloriae nostrae”.
Traduzione = "Meglio morire in battaglia – senza vedere i mali della nostra nazione, se -. Moriamo in virtù e non dobbiamo macchiare la nostra gloria"
Sopra gli elenchi dei caduti, cinque mosaici rappresentano episodi della Vita di San Francesco:
1) – L’incontro di San Francesco con San Domenico.
2) – San Francesco depone le vesti davanti al Vescovo di Assisi.
3) – San Francesco riceve le Stimmate. (quello al centro)
4) – San Francesco e il Presepio.
5) – San Francesco ammansisce il lupo di Gubbio.
Nelle pareti del loggiato si trovano mosaici che riproducono episodi della vita di San Pietro Apostolo:
1) – San Pietro che rinnega Gesù.
2) – San Pietro che cammina sulle acque.
3) – San Pietro che riceve le chiavi da Gesù.
4) – La Crocifissione di San Pietro.
5) – San Pietro liberato dal Carcere.   

Fra il pronao ed il loggiato sono scolpite le seguenti parole:

Servite  Domino  in  humilitate  et  laetitia
( = Servite il Signore con umiltà e gioia)

Nella fascia fra il loggiato e il timpano è indicata la dedicazione del Tempio:

Sanctis  Francisco  et  Petro  dicatum = ( traduzione intuibile)
Il timpano sormontato dalla Croce,  porta al centro un rosone,  che immette luce all’interno della Chiesa.
(Destra e sinistra sono determinati sempre da chi osserva)
LATERALI :
Sul lato destro della facciata un Portale di marmo, secolo XV, con nella cunetta Il Battesimo di Gesù da parte di San Giovanni Battista, in un bassorilievo in marmo statuario, che porta alla Cappella delle Stimmate, ma quasi sempre chiusa. La porta esterna d’ingresso, durante il periodo dell’Anno Santo, è stata creata e lasciata aperta, quale Porta Santa della nostra Provincia.
Sulla sinistra altro portale di marmo, del XV secolo, con nella cunetta la Madonna con Bambino ed i Santi Francesco e Giovanni Battista, dell’Antico Convento o Chiesa di San Francesco, conduce alla Sacrestia, attraversando un lato del giardino del Convento e del Seminario. Inoltre in questo corridoio si trovano la porta d’ingresso della Casa Canonica dell’Arciprete, l’Ufficio Parrocchiale, l’abitazione del Vice-Parroco (ed il corridoio che conduce alla Chiesa, alla Biblioteca ed all’ingresso del Seminario Vescovile Maggiore, intitolato a Santi Ambrogio e Carlo). A destra del corridoio alcune porte che immettono nella Cattedrale. Nelle pareti del corridoio ci sono lapidi, stemmi, frammenti di altari, tra cui alcuni angioletti dell’altare della Resurrezione, di Buglione della Robbia, che si trovava nel passato all’interno del tempio di San Francesco. Furono collocati verso il 1920.
SACRESTIA :
Locale ampio e funzionale, con appeso ad una parete un Crocifisso in bronzo del grande  Pietro Tacca, fra due bassorilievi marmorei raffiguranti San Francesco che riceve le Stimmate e l’Annunciazione della Beata Vergine.  Nella  Sala Capitolare tre grandi dipinti raffiguranti fatti biblici, che si trovavano sino al 1807 alla Collegiata di San Pietro. Un grande  ritratto dell’Abate Mansi di Mario Germani (L’abate Carlo Mansi della Collegiata di San Pietro in Bagnara). Alcuni indumenti, pianete, vestigia sacre, un’urna cineraria in marmo, messale con incisioni in rame, ed altri oggetti. Sulla destra un grazioso lavabo in marmo bianco ed arredi antichi in legno pregiato.
INTERNO DELLA CATTEDRALE :
Entrando dall’ingresso principale, ci accolgono due uguali e grandi acquasantiere di marmo, finemente lavorate, innanzi due colonne che reggono la soprastante orchestra, munita del primo grande organo.
Oltre all’Altare Maggiore, all’interno della Chiesa in stile barocco, vi sono altri otto altari laterali, di cui due in fondo ai bracci della crociera, e sei lungo la navata, quelli a Destra:
1) – Il primo altare, a destra di chi entra dalla porta principale, dedicato alla Beata  Maria Vergine Assunta in Cielo, con Angeli, tela di Matteo Rosselli (Firenze, 8 agosto 1578 – 18 gennaio 1650). Nel quadro è rappresentata l’Incoronazione e vi assistono alcuni Santi, tra cui San Remigio, San Lorenzo, e patriarchi di ordini religiosi con la Santissima Trinità, attribuito al fiorentino Matteo Rosselli  olio su tela del XVII secolo, da altri a Domenico Fiasella (Sarzana , 12 agosto 1589 – 19 ottobre 1669) che nel 1631 fece tre tavole di cui una rappresentava la SS. Trinità e potrebbe essere questa, ma non è accertato quest’autore. Fino al 1957 sull’altare c’era il dipinto della “Desolata”, molto amata dal popolo massese, ora nella Cappella Battesimale, primo altare a sinistra.
Sotto la mensa c’è il corpo di Santa Settimina, proveniente dai componenti delle Catacombe di Santa Priscilla a Roma e vi è stata portato nel 1965, dalla chiesa di San Giacomo in Massa Vecchia dove era dal 1725; inoltre aveva un oratorio in piazza della Gora, poi chiamata piazza Santa Settimina, dove una lapide esiste tuttora.

2) – Il secondo altare è dedicato a Sant’Antonio da Padova, altri al Santo del dipinto ad olio su tela del XVII secolo, a San Gaetano da Thiene, di Lucrezia Prandini, (pittrice di cui non si hanno altre notizie), raffigurante San Gaetano, San Giuseppe, Santa Caterina di Alessandria, San Pietro di Alcantara, San Carlo Borromeo e Santa Teresa. Il quadro che secondo Saverio Salvioni apparteneva al Marchese Claudio Malaspina del Ponte.

3) – L’altare dedicato a San Giovanni Evangelista, col quadro che rappresenta La Trinità in gloria, con l’Apostolo che scrive il Vangelo e con San Pietro, San Giovanni Battista, San Giacomo (questa è una delle tele inviate al Duca Alberico II, dal Card. Alderano Cybo-Malaspina, intorno al 1684), di Luigi Garzi (Pistoia, 1638 – Roma, 1721), che lavorò a Roma assieme a Maratta. Dipinto del XVII secolo. Originalmente collocata sull’altare destro del transetto e sistemata nell’attuale posizione alla metà del 1800, quando bisognava far posto alle opere provenienti dalla demolita Pieve di San Pietro in Bagnara. Le due mense del transetto, che conservano l’impianto conferito loro da Giovanni Francesco Bergamini, carrarese, (aiutato dal figlio Orazio, tra il 1675-94). Struttura e grande dossale con colonne binate e, sulla trabeazione, arco diviso con elemento decorativo al centro, sono poste, oggi, due delle opere scampate alla dispersione degli arredi della vecchia collegiata: Il Santissimo Crocifisso e l’altorilievo della Madonna del Rosario, che cede la coroncina a San Domenico.

Quelli a Sinistra:
1) – Il primo altare a sinistra, dopo l’entrata, è dedicato a Santa Margherita da Cortona e Maria Vergine con Bambino, Santa Maria Maddalena dei Pazzi, San Francesco Nolano, San Vincenzo Ferrari e un’altra Santa. L’autore è ignoto. dal 1965 si trovano riuniti nella Basilica di San Pietro Apostolo e San Francesco d'Assisi in Massa ed esposti alla pubblica venerazione in urne di bronzo i corpi di questi presunti martiri provenienti dalle catacombe romane di Santa Priscilla.
Quello di Settimina vi è stato portato nel 1965, dalla chiesa di San Giacomo in Massa Vecchia dove era dal 1725, ora sotto la mensa del primo altare di destra, come sopra riferito; quello di Quintiliano, estratto dalle catacombe di Priscilla, fu donato dal Card. Cybo nel 1672 ed ora esposto sotto l’Altare Liturgico, nel Presbiterio; Sotto l’altare i resti dei Santi: quello di Severo, già disposto dall'Abate Allegretti, l'aveva avuto da Roma, nella Collegiata di San Pietro in Bagnara, fu portato nella Cattedrale di Massa nel 1807 in seguito alla demolizione della collegiata; quelli di Benedetto e Felice, già nel Battistero, sono stati posti in questo altare, trasferiti nel 1965. Degli ultimi quattro si ignora il cimitero di provenienza. Di tutti si ignora tutto all'infuori del nome. Che si tratti di martiri è una pia ipotesi basata sui famigerati ma screditatissimi segni di martirio, quali il "vasetto di sangue". Siamo con quasi certezza di fronte a dei corpi santi che mai avrebbero dovuto lasciare la pace del loro primitivo sepolcro (cf A. Ferrua - A. Carinci, s.v. Corpi Santi, in Enc. Catt., IV, coll. 586-88 – di Benedetto Cignitti). Il grande quadro dell’ancona, oggi fine 2016, risulta mancante e lo spazio ricoperto da un telo, sul davanti una statua dorata di San Francesco con le braccia rivolte al cielo.

2)  – Il secondo altare dedicato a San Giuseppe, con tela di Giacomo Grandi, carrarese, pittore del ’600 e rappresenta l’Epifania, già appartenuto alla famiglia Venturini di Gragnola; nei pilastri dell’altare l’arma dei Venturini ed il motto: “Semper bona fortuna”. Questo motto fu assegnato con diploma il 23 aprile 1449 da Carlo VIII, Re di Francia, a Michele Venturini, Capitano d’Armata, come segno del suo valore. Le due lapidi che ricordavano Gerolamo e Gaspare Venturini, erano nel Battistero, murate nella cappella della Madonna di Loreto: attualmente tolte. L’altare in questo momento, Natale 2016, occupa il Santo Presepe.

3) – Il terzo altare, sempre a sinistra, è dedicato a Maria Vergine, Immacolata Concezione in mezzo alla gloria del Paradiso, circondata da Angeli, con sotto i quattro dottori della Chiesa, primi a parlare della Concezione: San Gregorio Magno, Sant’Anselmo, Sant’Agostino e San Gerolamo, tela di Carlo Maratta. L’olio su tela, del 1684 ca. di Carlo Maratta (1625—1713), fu destinata all’altare che ora accoglie il Crocifisso e fu donata dal  Card. Alderano Cibo-Malaspina.

Nel Transetto, a sinistra il Crocifisso ligneo policromo del sec. XIV, ritenuto l’autore Maestro di Camaiore. Ha una storia, ma probabile leggenda: ritrovato sulla spiaggia di Luni, dopo una tremenda tempesta tanto il Crocifisso che un Volto Santo, furono caricati ciascuno in un carro trainati da buoi e lasciati che gli animali si fermassero dove ritenessero opportuno lasciarli, accade che il carro col Crocifisso si fermò a Massa, ed il Crocifisso portato in San Pietro, mentre quello dichiarato poi col Volto Santo, si fermò a Lucca. Indipendentemente da questa leggenda, il Santo Crocifisso è molto venerato specialmente dal popolo massese e fu traslato da San Pietro in Bagnara, con circospezione durante la notte, perché il fatto di abbattere la Collegiata, ciò non fu né molto né poco apprezzato dalla popolazione. Un primo momento, posto sull’altare fu coperto da una tenda e scoperto soltanto nella settimana di Pasqua. In seguito lasciato scoperto permanentemente. A sinistra dell’altare del Crocifisso è stato posto l’Organo del Transetto, la cui descrizione è sopra tra gli Organi. Al soffitto la Volta della crociera con vele dipinte da Giovanni Panti, (attivo a Perugia nella seconda metà del XIX secolo),  con gli arcangeli Michele, Gabriele, Raffaele e l'Angelo Custode, del secolo XIX.
Gli Organi nella Cattedrale sono :
ORGANO MAGGIORE
Costruttore: Jardine & Co.
Anno: 1944
Restauri/modifiche:  nel 2007-2008, restauro, aggiunta del registro Trombone 16' al Pedale e trasferimento nella cattedrale di Massa
Registri: 34
Trasmissione: elettrica
Consolle: aderente al corpo d'organo, al centro della parete anteriore della cassa
Tastiere: 3 di 56 note
Pedaliera: concavo-radiale di 30 note
Collocazione: in corpo unico, sulla cantoria in controfacciata.
ORGANO nel TRANSETTO
Costruttore: Bishop & Son
Anno: 1836
Restauri/modifiche:  nel 2007-2008, restauro e trasferimento nella cattedrale di Massa.
Registri: 11
Trasmissione: meccanica
Consolle: a finestra, al centro della parete laterale destra della cassa
Tastiere: 2 di 56 note
Pedaliera: concavo-radiale di 30 note
Collocazione: in corpo unico indipendente, a pavimento nel braccio sinistro del transetto, a fianco dell’altare del Crocifisso ligneo. Organo in uso nelle varie funzioni religiose, attualmente, fine 2016.
ORGANO DELL’ABSIDE
Costruttore: Zanin
Anno: 1953
Restauri/modifiche: no
Registri: 29
Trasmissione: elettrica
Consolle: mobile indipendente, a pavimento nel coro
Tastiere: 3 di 61 note
Pedaliera: concavo-radiale di 32 note
Collocazione: in tre corpi: uno dietro all'antico altare maggiore; due contrapposti ai lati dello stesso, a ridosso delle pareti dell'abside.
PRONAO = spazio antistante alla cella del tempio greco, delimitato all'esterno da colonne
EPISCOPIO = casa e curia vescovile.
CURIA VESCOVILE = anche Curia diocesana; uffici ausiliari del vescovo nel governo della diocesi che lo coadiuvano nelle sue mansioni amministrative, disciplinari e contenziose.


BATTISTERO : (fondato e pagato da Alderano Cybo-Malaspina)
Sopra l’ingresso, provenienti dalla navata del Duomo, spazio per l’orchestra, ora vuoto.
A sinistra, primo ingresso, al disopra del portale una lapide con la scritta : OPA
(OPA =  Per Offerta Pubblica di Acquisto o OPA, in inglese tender offer, s'intende ogni offerta, invito ad offrire.
Tutte le Compagnie Religiose ed anche l’Opera o Consiglio di Amministrazione della chiesa e del monastero. Ogni Opera che amministrava una chiesa era semplicemente chiamata OPA: amministrare le entrate e  le uscite dell’unità religiosa, provvedere al mantenimento, alla manutenzione e all’abbellimento della chiesa o del monastero, con un Camerlengo, che era il Tesoriere e disponeva del Consiglio di Amministrazione,  veniva eletto dagli Operai (amministratori) dell’OPA, che non superavano mai la mezza dozzina di unità. Furono istituiti sin dal 14 febbraio 1374. Anche l’antica Pieve di San Pietro in Bagnara, aveva l’OPA, con la Fabbrica dell’antica San Pietro e dietro la chiesa di San Sebastiano che si trovava,  pressappoco  dove ora c’è l’attuale Municipio).
Al centro, altare maggiore applicato alla parete, con Tabernacolo.
Sopra, a mo’ di ancona, un quadro ad olio su tela, autore sconosciuto, raffigurante  San Francesco che riceve le Stimmate. Altare di marmi bianchi e policromi, con ai due lati piccole mensole, sempre di marmo.
Nel presbiterio due grandi vasche marmoree, applicate alle pareti, probabili antichi vasi battesimali ad immersione, con due lapidi alle pareti laterali, una per lato, scritte in latino, a sinistra quella del primo Vescovo Zoppi – era nel presbiterio della navata centrale della Cattedrale e priva del capo che ha lasciato in eredità ai massesi, ora sepolto nella sua tomba primitiva; al centro un bel Battistero, a forma ottagonale, in marmo statuario del XV secolo, proveniente dalla precedente Chiesa di San Pietro in Bagnara, con scolpite scene evangeliche finemente lavorate e con alla base, sul piedistallo scritta in latino, poco chiara per la vetustà del manufatto, eseguito dal pietrasantino Riccomanni (1374-1438). Il Presbiterio è separato dalla navata tramite una balaustra in marmo con due cancelletti in ferro. Nella parete Altare Maggiore, due porte in legno di castagno con stipiti e architrave in marmi policromi.

2) - Cappella di Sant’Antonio da Padova, secolo XVII, con statua dedicata nel 1865.
Altare in marmo di Luigi Grossi, con Tabernacolo e tomba sul pavimento del 1716, marzo, con scritto Monas Augusti (?). In nicchia, un busto di San Remigio.

1) - Cappella Beata Vergine ADDOLORATA,
altare in marmi policromi, fondata nel 1716 da Pier Maria Cibeo, già con pala di San Francesco da Paola, sec. XVIII, oggi nella Cappella Ducale o del Santissimo.

A  SINISTRA: ^

2) - Cappella della Madonna di Loreto, con altare e statua legno dipinto del XVII secolo,
inviata da Roma dal Cardinale Alderano Cybo-Malaspina. Alle pareti lapidi in marmo con dediche, relative alla Madonna di Loreto, oggi protettrice dell’Aeronautica. Consacrazione avvenne il 10 dicembre 1692.

1) – Cappella di San Michele Arcangelo, con statua marmorea, bianco statuario, di Luigi Grossi, fatta erigere nel 1701 da Giuseppe Berti. Altare in marmi policromi, datato 1791, sempre di Luigi Grossi (1754 - 1797).
A  DESTRA:^

A N D  =  Anno Nativitate Domini  (Anno dalla Natività di Nostro Signore)
Riferimenti :
Elisa Bonaparte (Maria Anna Bonaparte, detta Elisa (Ajaccio, 3 gennaio 1777 – Trieste, 7 agosto 1820), sposata a Felice Baciocchi. Figlia di Carlo Maria Bonaparte e di Letizia Ramolino, sposò a Marsiglia il 5 maggio 1797, contro il volere del fratello, Napoleone, (Ajaccio, 15 agosto 1769[1] – Isola di Sant'Elena, 5 maggio 1821), il capitano Felice Baciocchi (1762 – 1841) membro della nobiltà corsa. Divenuto imperatore di Francia, Napoleone creò e assegnò a Felice, il 18 marzo 1805, il principato di Lucca e Piombino. L'anno dopo, Napoleone I vi unì il ducato di Massa e Carrara. Il territorio venne di fatto governato dalla volitiva Elisa più che dal marito.

Antonio Alberico I Malaspina, di Fosdinovo iniziò a governare la Signoria di Massa dopo la convenzione dell'8 dicembre 1442. Il 22 febbraio 1473 suo figlio Giacomo (Jacopo) Malaspina ottenne a titolo di permuta la Signoria di Carrara da Antonietto Fregoso, figlio di Spinetta Fregoso: con la mediazione del Ducato di Milano, in una riunione tenutasi a Pavia, Giacomo Malaspina cedette ai Fregoso i propri domini di S.Nazzario presso Pavia e diede loro 5000 scudi d'oro in cambio del possesso del territorio di Carrara, Moneta ed Avenza incluso il  littorale di Marina. Con quest’atto la Signoria di Carrara passò stabilmente sotto il controllo dei Malaspina e, da allora, Carrara unì le sue sorti con quelle della città di Massa. L'ultimo evento significativo che riguarda la sola Signoria di Carrara risale al 1483 a seguito della morte di Giacomo Malaspina e degli scontri tra i due figli Alderano e Francesco, che si contendevano l'eredità. In quell'anno Francesco invase e occupò per breve tempo la Signoria di Carrara, che poi il 2 gennaio 1484 cedette di nuovo al fratello Alderano (detto anche Alberico),  dopo un'imposizione degli arbitri nominati a dirimere la contesa.

VESCOVI
(dal 1822 "Massa Ducale" - dal 1939 "Apuania" - dal 1986 "Massa")
Vescovi di Massa
Francesco Maria Zoppi † (17 novembre 1823 - 1º ottobre 1832 dimesso)
Francesco Strani † (23 giugno 1834 - 16 dicembre 1855 deceduto)
Giacomo Bernardi † (16 giugno 1856 - 23 dicembre 1871 deceduto)
Giovanni Battista Alessio Tommasi † (6 maggio 1872 - 7 agosto 1887 deceduto)
Amilcare Tonietti † (25 novembre 1887 - 12 giugno 1893 nominato vescovo di Montalcino)
Emilio Maria Miniati † (18 maggio 1894 - 29 aprile 1909 dimesso)
Giovanni Battista Marenco, S.D.B. † (29 aprile 1909 - 7 gennaio 1917 nominato arcivescovo titolare di Edessa di Osroene)
Giuseppe Bertazzoni † (30 giugno 1917 - 2 luglio 1933 deceduto)
Cristoforo Arduino Terzi, O.F.M. † (11 maggio 1934 - 10 luglio 1945 dimesso)
Carlo Boiardi † (30 ottobre 1945 - 24 febbraio 1970 deceduto)
Aldo Forzoni † (23 aprile 1970 - 23 febbraio 1988 ritirato)
Vescovi di Pontremoli
Girolamo Pavesi † (24 luglio 1797 - 25 luglio 1820 deceduto)
Adeodato Venturini, O.S.B. † (13 agosto 1821 - 1º settembre 1837 deceduto)
Michelangelo Orlandi † (23 dicembre 1839 - 9 novembre 1874 deceduto)
Serafino Milani, O.F.M. † (21 dicembre 1874 - 11 febbraio 1889 ritirato)
David Camilli † (11 febbraio 1889 - 16 gennaio 1893 nominato vescovo di Fiesole)
Alfonso Maria Mistrangelo, Sch.P. † (16 gennaio 1893 - 19 giugno 1899 nominato arcivescovo di Firenze)
Angelo Antonio Fiorini, O.F.M.Cap. † (15 settembre 1899 - 5 maggio 1929 deceduto)
Giovanni Sismondo † (6 febbraio 1930 - 30 settembre 1954 nominato vescovo titolare di Cesarea di Bitinia)
Giuseppe Fenocchio † (11 dicembre 1954 - 10 giugno 1983 ritirato)
Bruno Tommasi † (10 giugno 1983 - 23 febbraio 1988 nominato vescovo di Massa Carrara-Pontremoli)
Vescovi di Massa Carrara-Pontremoli
Bruno Tommasi † (23 febbraio 1988 - 20 marzo 1991 nominato arcivescovo di Lucca)
Eugenio Binini (20 luglio 1991 - 19 maggio 2010 ritirato, Vescovo Emerito).
Giovanni Santucci, dal 19 maggio 2010, in carica ad oggi, dic.2016
Albero GENEALOGICO della Famiglia  MALASPINA di Massa-Carrara

GIACOMO I° - (o Jacopo), sposa Taddea Pico della Mirandola
Marchese di Massa e Sannazzaro poi di Carrara, con due figli sottostanti.
Il 14 gennaio 1477 fu posta la prima pietra della Chiesa di San Francesco (ora Basilica Minore), Intitolata a San Francesco ed a San Pietro.

1) - Antonio Alderano II°  1432 ? – 1519, Marchese di Carrara, sposa Lucrezia d’Este di S. Martino (defunta il 20 gennaio 1544), Marchese di Massa e Carrara
Da cui discende la dinastia Apuana dai seguenti quattro figli :
1) - Francesco,  defunto 1484 – Marchese di Sannazzaro, Albissola e Scaldasole in Lomellina. Sposa Costanza dei Marchesi Fogliani di Vighizzolo

1) - Eleonora, nata 1493 e defunta 15 genn. 1515, sposa Scipione Fieschi dei Conti di Lavagna.
          2) – RICCIARDA, nata a Massa nel 1497 e defunta nel 1553 a Bagni di Lucca, sposa in   prime nozze, a 19 anni, il cognato Scipione Fieschi, in seconde a 23 anni Lorenzo Cybo, nel 1520 duca di Ferentillo, precursore dei Cybo-Malaspina, Marchese di Carrara e defunto nel 1549. Il padre Antonio Alberico istruisce la figlia in opposizione alla legge di successione dei Malaspina che escludeva le donne, facendola erede di tutti i feudi posseduti.
          3) - Taddea, nata 1505 / +1559),  nel 1524 sposa Giovan Battista Boiardo (nato 1503 / morto 15 dic.1528), Conte di Scandiano, hanno una figlia a nome Giulia che non portò unione nella coppia.
4) – Dianora Caterina, nata intorno al 1500,  (Suor Lucrezia, a Ferrara).

Figli di RICCIARDA Malaspina e Lorenzo CYBO :
Da Fieschi ha Isabella che sposa Vitaliano Visconti Borromeo.
Da Lorenzo Cybo, nascono :
1) – Giulio, (nato a Roma 1525, defunto il 18 maggio 1548 a Milano),
      sposa, Peretta Doria (sorella di Giannettino, decapitato nel Castello di Milano,
      nel 1546. La moglie si unì poi con Alfonso del Carretto, marchese di Finale ed in
      terze nozze col principe Filippo Doria.
          2) - ALBERICO I°, (nato a Genova il 28 febbr. 1532 – muore a Massa il 18 genn. 1623
                 Marchese  di Massa e di Carrara,  Duca di Ferentillo, ecc. (precursore dei
     Cybo-Malaspina), sposa in prime nozze, nel  1552, Elisabetta della Rovere
     (nata 1543, morì a Massa il 6 giugno 1561), dei duchi di Urbino.

Figli del suddetto ALBERICO I°
da Elisabetta Della Rovere dei Duchi di Urbino,  (nata 1543, morì a
Massa il 6 giugno 1561), dei duchi di Urbino, nacque :
1) – Alderano I°, nato il 9 dic. 1552, sposa Marfisa d’Este dei duchi di Ferrara,
       premorto al padre nel 1606.
ed in seconde nozze, nel 1563, Isabella di  Capua, (nata nel 1543 - morta
a Massa 14 genn. 1575), dei duchi di Termoli, nacquero :
2) – Eleonora, (nata a Carrara il 19 marzo 1523, defunta a Firenze il 17 febbr. 1594),
     sposa il 30 genn. 1547 Gian Luigi Fieschi (detto “Giannettino”,  della congiura,
     morto il 18 genn. 1546) ed in seconde nozze, nel  1548 con Gianluigi Vitelli,
     detto “Chiappino” nato a Città di Castello nel 1520, morto nel  novembre 1575.
3)   Lucrezia, (Carrara 11 ott. 1565 – Roma 1607, promessa sposa di Ercole Sfrondati,
      il cui zio fu eletto Papa, col nome di Gregorio XIV.
4)   Caterina, (Massa 19 ott. 1567 – Firenze 17 ago. 1610), monaca. Altri la dicono
                 defunta 1640.
5)   Ferrante, (Massa 26 febbr. 1568 –Venezia o Napoli 1593), marchese di Aiello.
                           (Ebbe altri 5 figli naturali non meglio identificati) :
6)   Vittoria, (Massa 1555 – 12 marzo 1587)
           7)   Francesco, (Roma 1563 – Genova 1629), entrò in convento)
           8)   Maria, (Genova 4 marzo 1582 – Massa 1633).
           9)   Angelo, (Genova 1590 - Genova 1673)
10   Maurizio, (Carrara 4 sett. 1600 – Massa ???), prese i voti-

Figli di ALDERANO I°, ben sette:
1) - CARLO I°  (1623-1662), sposa Brigida Spinola.
   2) – Francesco,    3) – Odoardo,   4) – Cesare,   5) – Ferdinando,   6) - Alessandro,  
           7) - Vittoria.

Figli di CARLO I°, ben quattordici
    1)-– ALBERICO II°  (1663-1710), sposa Fulvia Pico della Mirandola, I° duca di
           Massa... ed una sequenza di altri figli :
    2) - ALDERANO Cardinale,
    3) - Giannettino luogotenente dei Doria sulle galere di  
           S.M.C.,   4) - Francesco,   5) - Lorenzo Vescovo d’Iesi,  
       6) – Odoardo, patriarca di Costantinopoli,   7-Domenico,   8-Gianbattista,  
       9-Marfisa,  10- Maria,   11) - Veronica sposa Jacopo Salviati (ricordata nelle
       cronache fiorentine  per una feroce  gelosia),   12) - Placida,   
       13) - Diana  e  14) - Ricciarda.

Figli di ALBERICO I°, ben tredici figli
1) – CARLO II° (Massa, 9 giugno 1631 – Massa, 7 dic. 1710) sposa Teresa Panfili
2) – Alessandro,   3) – Gianbattista,   4) -Ferdinando sacerdote,   5) -Francesco  
6) - Innocenzo,  7) – Laura, nata morta,  8) – Caterina, nata morta  
9) – Ferdinando, abate   10)  – Francesco  Maria  11) – Costanza, suora  
12) – Anna   13) – Teresa, suora.

Figli di CARLO II° , otto figli :  
1)– Alberico III°  (Massa, 30 agosto 1674 - Agnano, 20 novembre 1715) ,
      sposa Nicoletta Grillo, senza prole.
2) – Camillo, cardinale. (Massa, 30 agosto 1674 - Agnano, 20 novembre 1715)
3) – Alderano, morto giovanissimo.   
     4) - Alderano II°,  (21 Luglio 1690 – 18 Agosto 1731), sposa Ricciarda Gonzaga
            di Novellara.  5) – Teresa Camilla,   6) –Fulvia Caterina,   7) – Teresa Maddalena,  
            8) – Teresa Vittoria, tutte  suore.

Figli di ALDERANO II° :
     1)– MARIA TERESA, (Novellara, 29 giugno 1725 – Reggio nell'Emilia, 25 dicembre
           1790), succeduta nel 1732, sotto la tutela della madre e dello zio Cardinale,
           sposa nel 1741 Ercole Rinaldo III° d’Este.
     2) - Marianna, sposa Orazio Albani.
     3) - Maria, sposa Duca di Popoli

Figli di MARIA TERESA :
MARIA BEATRICE, (Modena, 6 aprile 1750 – Vienna, 14 novembre 1829),
           fu duchessa di Massa e Principessa di Carrara, ultima erede delle famiglie Cybo
           ed Estense, sposa nel  1771 l’Arciduca Ferdinando d’Austria.
QUI  TERMINA  LA  DINASTIA dei CYBO-MALASPINA

Maria Beatrice con l’Arciduca Ferdinando d’Austria, ebbero dieci figli, tra cui l’erede :
Francesco IV, Giuseppe Francesco, Maria Teresa, Giuseppina, Maria Leopoldina,
           Ferdinando Carlo Giuseppe,  Massimiliano Giuseppe, Maria Antonia,
           Carlo Ambrogio, Maria Ludovica.
1)– FRANCESCO  IV  d’Austria, Giuseppe Carlo Ambrogio Stanislao d'Asburgo-Este,
(Milano, 5 ottobre 1779 – Modena, 21 gennaio 1846), defunto nel 1845, duca di
          Modena, Reggio Emilia e Massa con Carrara, che a sua volta ha un figlio:

1) – FRANCESCO  V°,  d’Asburgo-Este, (Modena, 1º giugno 1819 – Vienna, 20 novembre
          1875), spodestato nel 1859, Arciduca d'Austria-Este, Duca di Guastalla, Duca di Massa e
           Carrara, Principe di Carpi, Principe di Mirandola e Concordia. Il 30 marzo 1842
           Francesco sposò la Principessa Adelgonda di Baviera. La coppia ebbe una sola figlia,
           Anna Beatrice, nata il 19 ottobre 1848 e morta l'anno successivo, l'8 giugno 1849.
           Era figlio di Francesco IV e Maria Beatrice di Savoia (1792-1840, figlia di Vittorio
           Emanuele I°, re di Sardegna).  

Le date ed i nomi dei figli sono un po’ discordanti nei vari controlli effettuati, tanto sulle storie scritte che all’Archivio Statale di Massa, in via Sforza, nel 2015.
CYBO = Famiglia aristocratica provenienti da Genova, verso il XV secolo, furono già presenti in Liguria alcuni secoli prima. I Cybo acquisirono il Marchesato (poi ducato) di Massa grazie al matrimonio tra Lorenzo Cybo e Ricciarda Malaspina. Dopo l'esecuzione del loro primogenito Giulio fu il loro secondogenito Alberico I il vero iniziatore della signoria di Massa ed assunse il doppio cognome di Cybo-Malaspina

Luoghi ed avvenimenti legati alla dinastia Malaspina e Cybo-Malaspina

Per quanto ci riguarda, i Cybo-Malaspina riebbero, dopo il Congresso di Vienna,  il Ducato ed il Principato di Massa e Carrara con le signorie di Moneta ed Avenza (compresa Marina non ancora riconosciuta come indipendente, dalla Marina di Avenza).
Giulio Cybo-Malaspina nacque a Roma il 1º marzo 1525 nel palazzo Cybo in piazza Navona, di proprietà del padre e in seguito incorporato nella residenza dei Pamphilj, dove Ricciarda amava soggiornare. I suoi genitori erano Ricciarda Malaspina, ultima del ramo dinastico, e Lorenzo Cybo, conte di Ferentillo, discendente di una famiglia nobile genovese, sposato con Peretta Doria. Imprigionato per complotto con gli spagnoli, dopo aver soggiornato nelle carceri di Pontremoli e Milano, qui fu decapitato a soli 23 anni il 18 maggio 1548. Il suo corpo, inumato nella chiesa milanese di Santa Maria degli Angeli, fu infine sepolto dopo un quarto di secolo, nel 1573 su provvedimento del fratello minore Alberico I nella cripta del Sepolcreto nella Cattedrale di Massa: la salma fu composta vicino a quelle del padre Lorenzo e della madre Ricciarda che non avevano mosso un dito per salvarlo.
Nel 1566 il Feudo di Aiello (Cosenza), viene acquistato dal principe di Massa, Alberico Cybo Malaspina. Con questa famiglia di origini liguri toscane, che mantenne la proprietà del feudo sino all'eversione della feudalità, lo “Stato di Aiello” passa da contea a marchesato e poi a ducato nel 1605. A questo periodo si devono alcune delle più pregevoli testimonianze architettoniche artistiche e storiche del Borgo antico: il palazzo Cybo e la omonima cappella gentilizia. Ma anche il castello, “una delle prime fortezze del regno”, come ebbe a definirlo Leandro Alberti nel 1525-6, che fu scelta come dimora dal cavaliere Francesco Cybo, dove organizzò una ricca biblioteca con opere rarissime. Nel decennio francese la cittadina passa nella giurisdizione del cantone di Belmonte, quindi nel governo di Rogliano, sino al 1811, anno in cui diventa capoluogo di Circondario (comprendente Terrati, Serra, Lago, Laghitello, Pietramala e Savuto). Dopo vi fu la Restaurazione borbonica, poi Garibaldi che unì l'Italia, il Brigantaggio, e il terremoto del 1905 che distrusse buona parte dell'abitato. Nel 1864 prese il nome di Aiello di Calabria che mutò poi nel 1928 in Aiello Calabro, incorporando Cleto e Serra, i quali divennero comuni autonomi, il primo nel 1934, il secondo nel 1937.

SEPOLCRETO dei CIBO-MLASPINA
Per visitare il sepolcreto che si trova al di sotto della Cappella Ducale (ora Cappella del Santissimo), devo tornare nella navata del Duomo ed imboccare una porta, su cui un bel cartiglio marmoreo reca scritto «Ingressus ad requiem, regressus ad iudicium»: ci si entra per il riposo, se ne esce nel Giorno del Giudizio. Locale non abbastanza grande per futuri progetti: è proprio una tomba !
Iscrizione sulla lapide terragna, nel sepolcreto della Cattedrale di Massa, in latino :

ALBERICUS CYBO MALASPINA
SACR. ROM. IM.ET MASSAE PRIN
CEPS PRIMUS CARRARIAE ET
AGELLIMARCH. ET FERENTILLI
COMES UXORES DUAS HABUIT
MAGNIS PRINCIPIBUS ORTAS
ISABETTAM FRANC. MARIAE
URBINATIS DUCIS ET ISABELLAM
VINC. TERM. DUCIS FILIAS ET
GENERIS ET VIRTUTUM SPLENDORE
PARES DECESSERUNT IPSO
AETATIS FLORE ALTERA OCT.
IDUS IUNII M.D.LXI ALTERA
VERO AD XIX. CAL. FEBRUARII
M. D. LXXV.
HARUM CORPORA MOPESTISSIMUS
VIR HOC IN TUMULO CONDITA
POSUIT ANNO M. D. XCVIII.

Traduzione del sottoscritto :
ALBERICO CYBO MALASPINA
PRIMO PRINCIPE DEL SACRO ROMANO IMPERO
DI MASSA E DI CARRARA E MARCHESE DI
AIELLO E CONTE DI FERENTILLO EBBE DUE
MOGLI DI ORIGINI PRINCIPESCHE
ELISABETTA FIGLIA DI FRANCESCO MARIA DUCA DI URBINO
E  ISABELLA FIGLIA DI VINCENZO DUCA DI TERMOLI
E  EGUALI PER LO SPLENDORE DELLA STIRPE  E DELLE VIRTU’
MORIRONO NEL FIORE STESSO DELL’ ETA’
L’UNA NELL’OTTAVO GIORNO PRIMA DELLE IDI DI GIUGNO
(= 6 GIUGNO) 1561
L’ALTRA 19 GIORNI PRIMA DELLE CALENDE DI FEBBRAIO
(= 14 GENNAIO) 1575
LO SPOSO ADDOLORATISSIMO SEPPELLI’ LE SALME IN QUESTA TOMBA
I  LORO CORPI E POSE LA MEMORIA
NELL’ANNO 1598

Questa è la lapide di Alberico I° Cybo-Malaspina, al centro del Sepolcreto.
Ma ce sono tante in tutto il pavimento, sin da quando il Vescovo Carlo Boiardi (30 ottobre 1945 –
24 febbraio 1970 deceduto), fece togliere dalle pareti le tombe Malaspina (per seppellirci i Vescovi).



1) – Altare con altorilievo in marmo bianco raffigurante Cristo tra la Madonna e San Giovanni Battista e Anime Purganti.

2) – Lastra tombale di Elisabetta della rovere (+1561) ed Isabella di Capua (+1575), consorti di Alberico I° Cybo-Malaspina. Elisabetta figlia di Francesco Maria I° della Rovere duca di Urbino, venne data in moglie ad Alberico nel 1552; la coppia ebbe in solo figlio. Alderano, morto nel 1606 (la sua lastra tombale si può ammirare pochi passi da qui, nel chiostro del Duomo). Alberico si risposò con Isabella di Capua, figlia del duca di Termoli, nel 1563; i due ebbero molti figli. La lastra delle due mogli di Alberico è stata restaurata nel 2012, grazie al finanziamento del “Gruppo Consorti” del Rotary Club di Carrara e Massa.

3) – Lastra tombale di Alberico I° Cybo-Malaspina (+1623). Alberico ereditò dalla madre Ricciarda Malaspina gli Stati di Massa e Carrara nel 1553 e li governò fino alla morte, cingendo di nuove mura le due città e favorendo un notevole sviluppo economico, sociale e culturale nei suoi domini: Gli successe il nipote Carlo I° (1581-1662, figlio di Alderano e Marfisa d’Este, che alla sua morte fu sepolto nella scomparsa Collegiata di San Pietro.

4) Lastra tombale di Lorenzo Cybo (+1549), della moglie Ricciarda Malaspina (1553 e del loro figlio Giulio (+1548). Lorenzo Cybo, nipote di Papa Innocenzo VIII° da parte di padre e di Papa Leone X° da parte di madre, sposò Ricciarda, secondogenita di Antonio Alberico II° Malaspina, nel 1520. Ebbero tre figli: Giulio, Alberico ed Eleonora: Il primogenito Giulio rivendicò i suoi diritti su Massa e Carrara, muovendo guerra contro la madre; accusato poi di tradimento nei confronti dell’Imperatore Carlo V°, fu decapitato a Milano nel 1548. A Ricciarda successe quindi, nel 1553, il secondogenito Alberico.

5) Monumento sepolcrale (cenotafio) di Lorenzo Cybo (+1549), di autore ignoto. Ricomposto nel sepolcreto nella forma attuale nel 1981.

6) Lastra tombale di Laura Cybo (+1642), figlia di Alberico II° e di Fulvia Pico della Miranda.

7) Lastra (1592) posta da Alberico I° in memoria di alcuni membri della famiglia Malaspina.

8)  Lastra tombale di Ferrante Cybo-Malaspina (+1593), figlio di Alberico I° e Isabella di Capua. In basso lastra tombale di Alessandro Cybo (+1612).

9) Monumento sepolcrale (cenotafio) di Eleonora Malaspina (+1515), sposa di Scipione Fieschi e sorella Ricciarda. Il monumento è opera dello scultore Pietro Aprile da Corona (BG). Ricomposto nel sepolcreto nella forma attuale nel 1981.

10)  Lastra tombale di Maria Cybo-Malaspina (+1634), figlia naturale di Alberico I°.

Seminario Vescovile Maggiore dei Ss. Ambrogio e Carlo via dei Colli, 2 - 54100 Massa
Il Seminario Vescovile di Massa si trova in Via dei Colli nr. 2 ed e' adiacente alla Basilica Cattedrale di Massa e alla Curia di Massa, alla quale e' collegato da un cortile interno.
 
RETTORE e DIRETTORE DEL CENTRO DIOCESANO VOCAZIONI:
Don Marco Baleani
Marco Baleani: psicologo e pedagogista, docente ordinario di Morale e di Psicologia. È Sacerdote diocesano, ha conseguito la Licenza e il Dottorato in Teologia Morale ed è attualmente rettore del Seminario Vescovile dei Santi Ambrogio e Carlo di Massa e Direttore della omonima Biblioteca Diocesana di Massa.
Capire e sentire questo è il segreto della nostra gioia, non è pubblicità, ma sembra. Diventare sacerdote, religioso, religiosa non è primariamente una nostra scelta, ma è la risposta ad una cvocazione e ad una chiamata di amore. Questa è la gioia dell’incontro con Lui e questa sua chiamata porta a non chiudersi, ma ad aprirsi; porta al servizio nella Chiesa. Lo ha pronunciato  ”Papa Francesco ai seminaristi”. I locali sono ospitati in parte nell’antico Convento di S. Francesco, innalzato nel 1477 tra il colle di Volpigliano e la medievale Pieve di S. Pietro,. Il convento fu poi rimaneggiato ed inglobato durante i lavori di costruzione dell’attuale Duomo di Massa. La bella Cappella, che si affaccia sul chiostro dell’antico convento di San Francesco, con grandi finestre sulla via Zocchi, che la rende luminosa anche se un po’ monotona (avendo soltanto l’Altare Maggiore), è attrezzata oggi per ospitare incontri ed eventi, così come il bel Refettorio, che accoglie ancora un bassorilievo marmoreo con Annunciazione del XVI secolo, proveniente dall’antico convento francescano.
Questo è il seminario! Una comunità dove i nostri giovani possono verificare la loro vocazione alla ricerca della felicità, in un ambiente moderno, discreto, accogliente ed invitante per i giovani chierici o laici che siano, in qualche modo indipendenti: hanno da vivere decentemente, cosa possono chiedere di più?

Biblioteca  Diocesana, intitolata a Sant’Ambrogio e San Carlo Borromeo.
La Biblioteca Diocesana di Massa nasce come Biblioteca del Seminario Vescovile, per volere del primo Vescovo di Massa, mons. Francesco Zoppi, negli anni ’30 dell’800, negli ambienti, occupati dal neonato Seminario medesimo, dell’antico Convento di San Francesco, costruito alla fine del XIV secolo.
Una lapide, conservata nella Cappella delle Stimmate dell’adiacente Cattedrale dei Santi Pietro e Francesco, reca l’iscrizione della consacrazione del tempio nel 1389. Ora la lapide è stata spostata al termine del corridoio della Sacrestia, murata sopra un’acquasantiera all’entrata del Presbiterio. Dotata da mons. Zoppi di un ricco fondo librario, oggi costituente la parte più antica e preziosa del patrimonio, la Biblioteca raccoglie nei decenni donazioni importanti quali quella del canonico Pietro Reschigna e quelle recenti di Mons. Ugo Berti, (+25 giu. 1999), già Parroco del Duomo, massese, curatore fino agli anni ’90 del XX secolo del Centro Studi di Storia Locale della Cattedrale di Massa. Diventa ufficialmente responsabile della Biblioteca Diocesana dei Santi Ambrogio e Carlo nel 1990, per volere del Vescovo di Massa Carrara Pontremoli Mons. Eugenio Binini, in seguito al proprio ingresso nel progetto CEI BIB, dedicato alle Biblioteche Ecclesiastiche, divenendo così riferimento delle biblioteche ecclesiastiche della Diocesi. Sita nei locali del Seminario. Oggi, all’inizio dell’ano 2017 è una Biblioteca Ecclesiastica felicemente anomala. Aperta a tutti. Per studiare, ricercare, proporre. Insegue la conoscenza sopra le parti, senza pregiudizio. Dal dicembre 2005 oltre 40 eventi per più di 100 incontri su musica, letteratura, teologia, filosofia, storia ed arte. Oltre 300 tesserati, una media di 30 studenti e/o studiosi al giorno, circa 30.000 documenti, tra libri antichi e moderni, riviste e risorse elettroniche (Patrocinati dalla Cassa di Risparmio di Carrara), due bibliotecarie iperattive, un direttore illuminato e un gruppo di volontari sempre all'erta!
Un’accogliente e silenziosa sala lettura con circa 50 sedute si pone come valida alternativa ai pochi spazi di studio che la città offre. Una splendida terrazza in posizione panoramica, in primavera ospita eventi musicali e culturali. Il bel refettorio, che accoglie un bassorilievo marmoreo con annunciazione del XVI secolo, adiacente all’antico chiostro del convento francescano, voluto nel XV secolo da Taddea Pico della Mirandola, moglie del Marchese Iacopo Malaspina, attrezzato per ospitare incontri ed eventi in un’atmosfera accogliente.
La Biblioteca Diocesana è situata nel centro storico di Massa, vicina ai principali servizi cittadini, ma al tempo stesso in una posizione privilegiata di pace, sole e silenzio. La biblioteca conserva un ricchissimo fondo di libri antichi e moderni per ricerche di ogni tipo; oltre 18.000 volumi (di cui circa 6000 catalogati) di religione, teologia, storia, filosofia, psicologia, pedagogia, letteratura, storia locale, arte. Riviste di attualità e religione, dizionari ed enciclopedie in consultazione a scaffale aperto. Il fondo antico, meravigliosa raccolta di libri a stampa dal XVI al XIX secolo, custodisce la storia e la cultura di questi antichi luoghi.
Questi ed altri locali della Biblioteca e del Seminario sono a disposizione per l'organizzazione di esposizioni artistiche ed incontri culturali anche organizzati da terzi. La Biblioteca Diocesana, in collaborazione con l'Associazione Surus, sostiene e promuove laboratori didattici nelle scuole di ogni ordine e grado, convinta che la trasmissione del sapere in forma originale, pratica e divertente, è in grado di avvicinare chiunque a tematiche poco (o male) considerate dalla didattica istituzionale quali il linguaggio musicale e la biblioteconomia (storia del libro, delle biblioteche, della scrittura e dei materiali).
(a cura della Biblioteca Diocesana)

La Collegiata di San Pietro, in piazza Grande (ora piazza Aranci)

Planimetria di Piazza Grande, ora piazza Aranci, con Palazzo Ducale, San Pietro, San Sebastiano, La Fabbrica. Il vecchio Oratorio di San Sebastiano, che era dietro la Collegiata di San Pietro, la Fabbrica che era dov’è ora il Municipio e Palazzo Ducale, entrambi abbattuti.
La chiesa Collegiata di San Pietro, già esistente nel medioevo come pieve dipendente dalla diocesi di Luni, era localizzata nel lato sud occidentale della Piazza Aranci, il centro dell’antico borgo di Bagnara. La decisione di Alberico I Cybo Malaspina di favorire il borgo ai piedi del castello quale nucleo della cosiddetta “Massa Nova” produce un interesse particolare nei confronti della chiesa che, insieme al Palazzo Ducale, si trovava al centro del piano urbanistico di Alberico I. Collegiata è, nella tradizione della Chiesa cattolica, una chiesa di una certa importanza, che non è sede vescovile (e perciò non ha il titolo di Cattedrale). Non per questo è stata abbattuta! Era, forse, la chiesa più importante di tutta la provincia locale, lunigianese e garfagnina, ricca di opere d’arte, fornite dai Malaspina. Anche Maria Teresa d’Este si diede molto da fare per ottenere un vescovado a Massa, lo ottenne, regalando al primo Vescovo, il Palazzino come sede vescovile, (dove poi fu creato il Museo Diocesano. Mi pare che vissero in tal loco, soltanto dieci vescovi. Al momento della nomina di Mons. Aldo Forzone, 23 aprile 1970 - 23 febbraio 1988 ritirato, optò per il trasferimento, con abitazione ed uffici vari, nel Seminario in via Zocchi, anche perché sarebbe stato più vicino alla sua chiesa).  I massesi per generazioni, dovrebbero conoscere quanto i loro avi amarono e soffersero per secoli intorno alla Collegiata di S.Pietro, che fino al 1807, anno della sua demolizione voluta da Elisa Baciocchi, era all’unanimità considerata la più importante chiesa della città. Esiste una tradizione che vuole la pieve e i territori di Massa legati allo spopolamento di Luni; di questa fa parte la leggenda di un Crocifisso ligneo che lo ritiene "trasportato dalla città di Luni in Sarzana quando si abbandonò affatto quella città: di dove ancora dicasi che gli uomini di Massa presero un altro Crocifisso di rilievo e lo riposero nella loro parrocchiale di S.Pietro" . In effetti nella chiesa era conservato un "Crocifisso, sul quale esiste una leggenda simile a quella dell'arrivo dei Volto Santo a Lucca: sarebbe stato trovato in riva al mare vicino Luni e posto su un carro tirato da buoi, i quali si sarebbero diretti spontaneamente a Massa". Il manufatto, scampato alla demolizione napoleonica e venerato come "SS.Crocifisso", è tuttora conservato nella cattedrale di Massa. Anche se vennero fatti parallelamente dei restauri, gli "ingrandimenti" voluti dal duca insistevano inevitabilmente su un impianto medioevale, le cui fondazioni erano situate da sempre sul terreno di un borgo che dopotutto veniva chiamato "Bagnara" anche per la presenza del canale di Volpigliano che passava poco distante. Ecco che, così appesantita, alla fine del 1671, cioè 40 anni dopo l'erezione della Collegiata, la chiesa crolla quasi completamente. Il Palazzo Ducale era ormai giunto, nel suo ampliamento, a toccare l'attuale Via Alberica che segnava il limite meridionale della piazza e il duca Alberico II Cybo-Malaspina, figlio e successore di Carlo I, voleva dare importanza al suo nuovo palazzo; pertanto, ignorando la decisione presa dal Capitolo di edificare la nuova chiesa nello stesso posto della vecchia, decretò che la Collegiata fosse ricostruita in altro luogo, e fece preparare un progetto molto ambizioso che fu affidato all'architetto Giovanni Francesco Bergamini. L'area prescelta, era situata più verso mare rispetto a quella originale, praticamente a ridosso delle mura della città, in modo che l'abside poggiasse sui bastioni e con la facciata che avrebbe dovuto dare sulla piazza, rimanendo pressappoco sul filo dell'odierna Via Alberica. I lavori si protrassero fino alla morte del Duca, che avvenne nel 1690. Durante questo periodo però, si continuava a officiare tra i ruderi della vecchia chiesa, tanto più che Alberico II aveva ottenuto il permesso dal Vescovo di Luni-Sarzana di riattivare l'Altare Maggiore che sembra perciò non essere stato danneggiato dal crollo. Merita spendere due parole sulla figura dell’architetto Alessandro Bergamini. Questi era figlio di Giovanni Francesco, discendente di una famiglia di artisti originari del Nord Italia (il cui capostipite, Francesco Bergamino da Bergamo, si stabilì a Carrara dopo il 1589) e autore, come abbiamo visto, dell’altare maggiore; gli studiosi Lallai e Lattanzi lo ascrivono inoltre a progettista della prima idea di ricostruzione di S.Pietro. Alessandro nasce il 9 gennaio 1644 a Carrara e vi muore il 2 giugno del 1729. Nel 1683 sposa la ricca commerciante locale Angela del Medico da cui ha sette figli; collaboratore del padre, ne eredita, nel 1678, la carica di architetto di corte che lo porta ad essere il protagonista di numerosi importanti interventi nel Massese e nel Carrarese. Esempi sono la terminazione della cappella dei principi in S.Francesco di Massa, la realizzazione dell’Arco del Salvatore e le opere al Palazzo Ducale della stessa città: il ninfeo, l’alcova, la fontana del cortile e le facciate.
Dai disegni dell'ingegnere camerale Isidoro Raffo, redatti poco dopo la demolizione, si ricavano che sul lato della piazza, nell'angolo, s’innalzava il campanile con l'orologio, posto più in basso della cella campanaria. Dietro il campanile correva un portico che nella pianta del Raffo appare di cinque campate, mentre negli altri disegni (uno nello stesso manoscritto di Raffo, ma sotto la dicitura fatto da chi nulla sapeva disegnare) appaiono tre volte, ma sono più probabili cinque. All'interno si apriva una porta che immetteva nella chiesa, mentre un'altra, all'incirca dove ora si trova la fontana con l'obelisco accedeva alla sacrestia; sul retro esisteva l'"arco dei cavalli" che metteva in comunicazione il piano nobile del Palazzo Ducale con la chiesa. Dalla pianta del Raffo si vede chiaramente la divisione in tre navate divise da quelle che il Rocca chiama gran colonne di marmo bianco, raggruppate due a due su un piedistallo comune. Una tale disposizione di quelli che sono le strutture portanti dell'edificio è piuttosto rara per la zona. Essendo architetto il Bergamini, non è escluso che egli si sia riferito alle chiese genovesi a colonne binate (la famiglia Cybo proveniva infatti da questa città). La croce latina che formava il transetto era un po' sproporzionata, essendo il braccio sinistro più lungo dell'altro; quest'ultimo accoglieva l'altare del SS.Crocifisso, che al tempo della descrizione del Rocca non era ancora stato installato, mentre l'altro braccio accoglieva la pala della SS.Vergine del Rosario Il canonico poi aggiunge che c'erano altri nove altari, per un totale dunque di undici, comprendendo anche l'altar maggiore. In fondo alla chiesa faceva la sua bella figura l'Altare Maggiore, col suo ciborio in marmo policromo sopravvissuto al crollo, e le statue dei Santi Pietro e Paolo in marmo di Carrara; nel paliotto della mensa c'era un'urna con i resti di S. Severo Martire portati dal Cardinale Alderano che li aveva prelevati dalle catacombe romane. L'abside accoglieva, dietro l'Altare, anche il coro in noce e, ai lati, v'erano la Sagrestia e la Sala Capitolare; da qui, partiva il passaggio che, mediante una scala conduceva al Palazzo Ducale, usato in modo particolare da Elisa Baciocchi. Sull'altro lato della chiesa c'era una cappella dove era posto il Fonte Battesimale opera dello scultore Riccomanni di Pietrasanta. Vi erano poi cinque confessionali, disposti, sempre secondo il Raffo, tra un altare e l'altro delle navate laterali; quelli delle navate probabilmente erano addossati ai contrafforti delle campate. La storia di questa Collegiata sarebbe troppo lunga, per cui arriviamo a Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone, diventata Principessa di Massa, e sembra che fosse infastidita e preoccupata dalla mole della chiesa che toglieva l'orizzonte al Palazzo Ducale e che mandava cattivi odori durante le funzioni per la grande folla (da notare dunque che i fedeli che frequentavano S.Pietro erano una gran moltitudine) che vi confluiva; si disse anche che "le campane della chiesa disturbavano i sonni della Principessa". Così Il 30 aprile 1807, la fece chiudere e ne ordinò la demolizione. Ma il vero motivo, probabilmente, fu che "la Principessa abbia voluto rendere più ampia la piazza davanti al Palazzo Ducale, che invece dava l'impressione di essere interrotta a metà dalla chiesa e forse non furono estranee a questa decisione le manovre dei Giacobini massesi. Il dì 24 d'ottobre 1807 le chiudende della porta grande del detto demolito tempio furono messe alla porta del Palazzo Ducale, che si trova nella Piazza Grande, poi degli Aranci. Vedere sopra la destinazione di tutti gli arredi della Collegiata, come specificato, la destinazione e lo smarrimento e la dispersione.

IL MUSEO DIOCESANO

ngresso esterno ed interno, sotto l’arco di via Ghirlanda e in via Alberìca,26, a Massa, aperto dal 2003, fu voluto, creato e pagato dal Duca Alberìco I° Cibo-Malaspina, nel 1580 per i figli cadetti della dinastia, subì nel tempo varie trasformazioni. Sono trascorsi quasi otto anni da quando, terminato il restauro del palazzo, sono iniziati i lavori per l'allestimento del museo fortemente voluto da monsignor Eugenio Binini (vescovo, 20 luglio 1991 - 19 maggio 2010 ritirato) che ha destinato a tale scopo parte del Palazzo vescovile che Alberico I Cybo Malaspina, tra il 1500 e il 1600, fece erigere proprio nel cuore della città di Massa. Alla prima sezione del museo di arte sacra è stato riservato il «piano nobile» del palazzo che la duchessa Maria Beatrice D'Este donò, quale residenza episcopale, al primo vescovo, Francesco Maria Zoppi, nel momento in cui, era l'anno 1822, venne eretta a diocesi la città di Massa, - La duchessa Maria Beatrice d'Este lo donò al vescovo Francesco Maria Zoppi, comasco, nel periodo dal 1824 al 1831, quale sede episcopale con uffici annessi di Massa-Carrara-Pontremoli, funzione che mantenne fino al 1970, quando il vescovo Aldo Forzoni  (23 aprile 1970 – 23 febbraio 1988 ritirato) spostò la sua residenza presso il seminario. Storicamente questo palazzo fu voluto da Alberico per i cadetti della dinastia, chiamato anche il Ducal Palazzino, poi con il dominio francese napoleonico, fu  prima quasi abbandonato, finché dopo il Congresso di Vienna, chiuso il 9 giugno 1815, per ridisegnare la carta dell'Europa e ripristinare l'Ancien régime dopo gli sconvolgimenti apportati dalla Rivoluzione francese e dalle guerre napoleoniche. Con il Congresso di Vienna si apre infatti quella che viene definita come l'età della Restaurazione in Europa, infatti fu restituito il potere ai nobili individui che avevano regnato in tutta l’Italia e su l’Europa. Molte opere provengono dal tesoro della Cattedrale e dalle parrocchie dell'intero territorio diocesano, pertinenti a diversi periodi storici e differenti ambiti culturali. Si possono ammirare preziosi paramenti sacri ricamati in oro e argento , suppellettile liturgica in argento, insegne episcopali legate ai primi vescovi e capolavori esposti, tra cui capolavori esposti, il San Leonardo (al Frigido, del 1420) di Jacopo della Quercia, trittico con la Madonna in trono con Gesù Bambino e santi (ultimo quarto del XV secolo) Bernardino del Castelletto, (lombardo, defunto a Massa). Dipinta per la Collegiata di San Pietro in Bagnara già proveniente dall'altare della Cappella Vescovile  poi Cappella Ducale ed allora era attribuito al monaco fiorentino Bernardino Lippi, oggi Cappella del Santissimo, da sinistra San Pietro con la chiave e San Paolo con la spada dal fodero rosso, Maria con la faccia triste ed il Bambino con in mano una sfera luminosa che rappresenta il nostro mondo, circondati da quattro Angeli e due altri ai piedi, seguono San Nicola da Bari con tre monete. Scultura in marmo, di Felice Palma, la Croce stazionale (XVII secolo), dovuta al mecenatismo del Cardinale Alderano Cybo-Malaspina, realizzata in bronzo,  attribuita a Gian Lorenzo Bernini (?), la Statua reliquario (1685), opera dall'argentiere lucchese Giovanni Vambrè,  la Croce di Tresana dell'orafo lucchese Francesco Marti e ne vale la pena programmare una visita, anche se al momento lo spazio non è molto grande, ma anche con opere di Agostino Ghirlanda e di Domenico Fiasella: comunque i piani soprastanti sono sempre del Vescovado per cui c’è sempre da sperare al meglio.
(di Marco Tonelli, S.Pietro di Massa: immagini virtuali di una chiesa demolita nell'800
tesi di laurea, Relatore: Prof. Marco Bini; Università degli studi di Firenze, facoltà di  Architettura, A.A.1997-98).
PALAZZO  DUCALE

Il palazzo fu iniziato, nel 1563, da Alberico I Cybo-Malaspina come sede della corte, con la sua imponenza è forse il più bel monumento di Massa, per dare al suo piccolo stato un decoro ed un’immagine tali da ben figurare. Rifondata è cinta di mura la Massa Cybea nel 1547, Alberico trasformò il borgo di Bagnara in una reggia per trasferirvi la residenza della corte dal troppo, soprastante austero e medievale Castello Malaspina. Alberico non fu entusiasta del primo intervento per scompensi volumetrici, ma non fece in tempo a portare a termine i progetti. I successori di Alberico, apportarono modifiche e cambiamenti al palazzo che perse l'impostazione iniziale troppo austera. Le variazioni più significative sono dovute alla moglie di Carlo II Cybo-Malaspina, succeduto al duca Alberico II, sposò a Roma nel 1673 la nobile Teresa Pamphili (Roma, 14 ottobre 1654 - Massa, 7 agosto 1704), che governò lo Stato al posto del debole consorte, a lei si dovettero i colori attuali rosso e bianco simbolo della potenza pontificia, essendo nipote di papa Innocenzo X e, avendo vissuto nella Roma papale del Seicento, Per le trasformazioni del palazzo si avvalse del quotato architetto Alessandro Bergamini che ristrutturò i prospetti dell'edificio donandogli l'aspetto e la colorazione attuale. Anche le attuali forme e il caratteristico colore rosso sono sue opere settecentesche, l'esterno, come l'interno, è ricco di finestre decorate da stucchi e busti e portali marmorei che danno un risalto maggiore al complesso. L'opera di Teresa non si limitò solo all'esterno, ma anche all'interno, infatti fu lei a volere la fontana nel cortile, con la grotta del Nettuno, gli affreschi del salone ornato di statue di marmo. Per le trasformazioni del palazzo si avvalse del carrarese  architetto Alessandro Bergamini che ristrutturò i prospetti dell'edificio donandogli l'aspetto e la colorazione attuale. L'opera di Teresa non si limitò solo all'esterno, ma anche all'interno, infatti fu lei a volere la fontana nel cortile, con la grotta del Nettuno, gli affreschi del salone ornato di statue di marmo. L'intero lato orientale di piazza Aranci è occupato dal grandioso palazzo voluto da Alberico I Cybo-Malaspina. Le attuali forme e il caratteristico colore rosso sono opere settecentesche di Alessandro Bergamini. L'esterno, come l'interno, è ricco di finestre decorate da stucchi e portali marmorei che danno un risalto maggiore al complesso. Dopo aver superato il portone d'ingresso si giunge in un fastoso cortile circondato da colonne, scalinate, loggiati e portali in marmo. In fondo ad esso si accede al ninfeo, un ambiente roccioso su cui troneggia la statua di Nettuno che cavalca le onde. Salito lo sfarzoso scalone si arriva al piano nobile, dove gli ambienti sono preceduti da un loggiato decorato da colonne di marmo e stucchi, con la Cappella Ducale, con affreschi di Carlo Pellegrini nella volta e la scenografica dell’Alcova Ducale. Sempre nel palazzo è presente un piccolo teatro denominato Teatro Ducale che soddisfaceva il desiderio di divertimento della corte. Il terzo e ultimo piano della costruzione è adibito a sedi di uffici pubblici.

Ricciarda Malaspina (Massa, 1497 – Bagni di Lucca, 15 giugno 1553) fu marchesa di Massa e signora sovrana di Carrara, Moneta ed Avenza, dal 1519 al 20 settembre 1546 e poi dal 27 maggio 1547 fino alla morte. Ultima esponente dei Malaspina di Massa di Lunigiana, ramo dello Spino Fiorito. Il padre era divenuto nel 1481 marchese di Massa e signore sovrano di Carrara, Moneta e Avenza con la Martina, carica che divideva con il proprio fratello Francesco (morto nel 1484) la discendenza maschile si estinguerà nel 1835. Sprovvisto di prole maschile, in opposizione alla legge salica che escludeva le donne, Antonio Alberico II istituì erede dei feudi la figlia primogenita, Eleonora, sposa nel 1515 del ricco patrizio genovese Scipione Fieschi conte di Lavagna, lo stesso anno, però, la giovane morì. Il marchese padre fece convolare a nozze la secondogenita Ricciarda con il vedovo, già suo cognato e il matrimonio durò quattro anni, fino alla morte dello sposo, con la nascita di Isabella. L'anno prima, nel 1519, Antonio Alberico II morì, e fu la figlia a succedergli sul trono di Massa e Carrara. Giovane, vedova, orfana, ma non bella né attraente, (come Luigi Staffetti la descrisse: brutta come il diavolo) e con diritti opinabili sul marchesato, la marchesa cercò un nuovo matrimonio e il 14 maggio 1520, si unì a Lorenzo Cybo (1500-1549), conte di Ferentillo, secondogenito di Franceschetto Cybo (il cui padre era il papa Innocenzo VIII) e di Maddalena de' Medici (figlia di Lorenzo il Magnifico): l'avvenente Cybo godette sia dell'appoggio di Genova che di Roma, essendo il pontefice Leone X suo zio, ed il cardinale Innocenzo Cybo suo fratello. Il testamento del marchese defunto, però, nonostante l'approvazione dell'imperatore Carlo V sulla successione femminile, prevedeva che non fosse Ricciarda a subentrargli direttamente, ma il suo primogenito maschio e così via fino ad arrivare alla sorella minore Taddea. In attesa delle nascite Ricciarda e la marchesa vedova potevano amministrare i feudi che avrebbero ceduto al primo maschio Cybo-Malaspina che sarebbe nato, dopo il raggiungimento della maggiore età. Giulio nacque a Roma il 1º marzo 1525 ed era il legittimo successore. Ricciarda viveva tra Roma e Firenze, non perdendo d’occhio il suo regno Apuano, era in ottimi e rapporti con il cognato cardinale Innocenzo Cybo (1491-1550), al quale aveva delegato la cura degli affari di Carrara, non andava d'accordo con Lorenzo (al punto che ebbero entrambi figli al di fuori del matrimonio) e non era assolutamente intenzionata ad affidare i suoi Stati (come lei li definiva) a Giulio e cercò con tutti  suoi autorevoli sostegni di impedire al suo primogenito maschio di assumere, com'era nel suo diritto, il rango di marchese di Massa. Al raggiungimento della maggiore età del terzogenito Giulio I nel 1546, col quale i rapporti non furono mai buoni, l'irriducibile quasi cinquantenne nobildonna, tuttavia, dovette cedergli il potere (in cambio di quarantamila ducati d'oro, che il giovane non poteva subito procurare), per riottenerlo in seguito al fallito complotto filofrancese contro la Spagna e Andrea Doria, cui prese parte. Il ventitreenne ex marchese fu decapitato, a Milano, il 18 maggio 1548 e la salma fu tumulata nella tomba del padre, all'interno della cripta del Duomo massese, soltanto 25 anni dopo per decisione del fratello Alberico I. Nelle cronache del periodo si accusò la marchesa di non aver fatto nulla per salvare il figlio, in modo da riprendere il trono che mantenne saldo fino alla morte, avvenuta per un male incurabile, all'età di 56 anni, il 15 giugno 1553. La salma fu composta nei sarcofagi, col marito, (ai lati nell’ingresso Cappella Battesimale nella  cattedrale di Massa) e, dal 1573, l'infelice Giulio, secondo le disposizioni del prediletto Alberico I che le succedette, posto nel Sepolcreto Cybo-Malaspina del Duomo di Massa. In questa cripta furono sepolti quasi tutti i discendenti Cybo-Malaspina, compresi Ricciarda e Lorenzo Cybo.

Alberico I Cybo-Malaspina  (Genova, 28 febbraio 1534 – Massa, 18 gennaio 1623), fu marchese di Massa e signore e marchese di Carrara dal 6 giugno 1553, principe di Massa e marchese di Carrara, Moneta ed Avenza con Marina, dal 23 agosto 1568, conte (dal settembre 1566) e marchese di Aiello, barone di Paduli dal settembre 1566, conte di Ferentillo dal 1549, duca dal 1619, signore di Monteleone dal giugno 1562 all'aprile 1565 - (Il marchesato, poi ducato di Aiello, dove tuttora si ammira palazzo barocco, rimase ai Cybo-Malaspina fino all'eversione della feudalità.  Nel 1566 il Feudo di Aiello (Cosenza), viene acquistato  dal principe di Massa, Alberico I° Cybo Malaspina. Questa famiglia di origini liguri toscane, che mantenne la proprietà del feudo sino all'eversione della feudalità, lo “Stato di Aiello” passa da contea a marchesato e poi a ducato nel 1605. Il palazzo Cybo e la omonima cappella gentilizia, ma anche il castello, “una delle prime fortezze del regno”, come ebbe a definirlo Leandro Alberti nel 1525-6, che fu scelta come dimora dal cavaliere Francesco Cybo, dove organizzò una ricca biblioteca con opere rarissime. Ma il terremoto del 1905 distrusse buona parte dell'abitato. Nel 1864 prese il nome di Aiello di Calabria che mutò poi nel 1928 in Aiello Calabro, incorporando Cleto e Serra, i quali divennero comuni autonomi, il primo nel 1934, il secondo nel 1937). Figlio secondogenito di Lorenzo Cybo e di Ricciarda Malaspina, capostipite della nuova linea marchionale dei Cybo-Malaspina, che unì le due grandi famiglie. A seguito della tragica morte del fratello maggiore Giulio nel 1548 e della madre nel 1553, all'età di ventun anni divenne erede designato della casata Cybo-Malaspina, all'età di ventun anni divenne erede designato della casata Cybo-Malaspina ed il 17 febbraio 1554, giorno in cui l'imperatore Carlo V gli concesse l'investitura feudale, anche se non aveva compiuto l'età canonica di venticinque anni. La fondazione di Massa risale al 10 giugno 1557, giorno in cui venne posata la prima pietra delle mura massesi. Ma già nel marzo del 1557 iniziò l'impresa di fortificazione di Massa e di Carrara. Nello stesso periodo fece edificare il giardino rinascimentale del Pomario, ricco di piante di agrumi e selvaggina, di Bartolomeo Ammannati (Settignano, 1511 – Firenze, 1592 - fu architetto e scultore, insieme a Baccio Bandinelli, suo maestro per breve tempo, Benvenuto Cellini e Giambologna), che si trovava in via Palestro di cui resta ancora oggi l'antico portale in marmo dell’antico giardino di Camporimaldo, (nella zona chiamata Camporimaldo o Campromaldo, detto Pomerio Ducale), con Pasquin e Pasquina, del 1572, le due figure scolpite sulle colonne stesse. Il portale marmoreo risale nella sua forma originale al  1572, allorché Alberico I° lo fece collocare all’ingresso del giardino che aveva fatto realizzare in occasione della fondazione della città di Massa.
Nel 1561 alla morte della moglie Elisabetta, Alberico si risposò nel 1563 con Isabella di Capua, figlia di Vincenzo, duca di Termoli. Alberico fece ritorno nel suo Stato e pose la sua residenza a Massa dove trasformò l'impianto urbanistico e costruì edifici prestigiosi, in questo periodo si parlò di rifondazione della città che venne denominata “Massa Cybea” o “Massa Nuova”. (vedi la lapide in fronte entrata-uscita del nuovo Posteggio a Massa nell’ex Mercato Coperto). Egli aveva provveduto alle esigenze della popolazione attraverso una serie di opere pubbliche, aveva circondato di mura i borghi, lastricato le strade e le piazze, ampliato e modificato il palazzo signorile dei Malaspina, così che il 23 agosto 1568 l'imperatore Massimiliano II elevò Massa a principato e Carrara a marchesato, col titolo per Alberico e i suoi successori di Principi del Sacro Romano Impero. In una lettera del 1602 scritta da Alberico per l'amico duca di Tribalda, si trova una descrizione esauriente di come si presentava Massa all'epoca: "Massa è terra grossa di circa 1000 fuochi in un colle isolato di scoglio durissimo qual cammina fin alla sommità della Fortezza, che ha quasi da per tutto muraglie di quello; et è piazza di gran qualità per il sito, essendo sulla strada maestra di Toscana, Liguria e Lombardia et vicina al mare a tre miglia, con la bellissima pianura innanzi. Dal colle sopra detto s'estende il rimanente della terra al piano con fabbriche e strade belle, essendo tutta nova e fatta da Sua eccellenza da quaranta anni a qua, e tuttavia va crescendo, di modo che la muraglia nova con baluardi e la vecchia di sopra circonda poco meno di due miglia, e presto sarà fatta città." Per queste sue case dipinte e i palazzi decorati con affreschi e graffiti, Massa cybea veniva chiamata Massa picta, cioè Massa dipinta.

Questa è la lapide murata con bassorilievo marmoreo, in fronte entrata-uscita Parcheggio coperto, in via Mura Sud, nell’ex Mercato Coperto di Massa. Data di ricorrenza:  (1577-1957)
Dalla prima moglie, Elisabetta della Rovere, Alberico ebbe un figlio:
Alderano Cybo-Malaspina (Massa 9 dicembre 1552 - Ferrara, 16 novembre 1606), marchese di Carrara, morì prima del padre e non ottenne mai il governo dei possedimenti famigliari.
Alla morte di Alberico il titolo passò al figlio di Alderano, Carlo I Cybo-Malaspina.
Dalla seconda moglie, Isabella di Capua, Alberico ebbe quattro figli:
Eleonora (Carrara,19 settembre 1564 - Genova, 8 ottobre 1585), duchessa d'Evoli;
Lucrezia (Carrara, 11 ottobre 1565 - Roma, 1607) promessa in sposa a Ercole Sfondrati, il cui zio fu eletto papa, con il nome di Gregorio XIV;
Caterina (Massa, 19 ottobre 1567 - Firenze, 1610);
Ferrante (Massa, 26 febbraio 1568 - Napoli, 1593) marchese di Aiello.
Alberico ebbe anche cinque figli naturali:
Vittoria (Massa, 1555 - 12 marzo 1587):
Francesco (Roma, 1563 - Genova, 1629), entrò in convento;
Maria (Genova,4 marzo 1582 - Massa, 1633);
Angelo (Genova, 1590 - Genova, 1673);
Maurizio (Carrara, 4 settembre 1600 - Massa ???), prese i voti.


MARIA TERESA CYBO-MALASPINA D’ESTE
Maria Teresa Francesca Cybo-Malaspina (Novellara, 29 giugno 1725 – Reggio Emilia, 25 dicembre 1790), Duchessa e sovrana di Massa e Principessa di Carrara dal 1731 al 1790; nona della sua dinastia a governare i territori del ducato di Massa e Carrara. Questi i suoi titoli ufficiali: Duchessa di Ajello, Baronessa di Paduli e signora di Lago, Laghitello, Serra e Terrati, Duchessa consorte di Modena.  Per aver sposato in prime nozze il principe Eugenio Giovanni Francesco di Savoia-Soissons, duca di Troppau e conte di Soissons, cadetto dei Savoia. Il futuro sposo, appena ventenne e quindi di dieci anni più grande della principessa, morì di sifilide a Mannheim esattamente quattordici giorni dopo. Subito iniziò la ricerca di un nuovo sposo e la spuntò il duca di Modena Francesco III, costringendo alle nozze il proprio figlio appena quattordicenne Ercole Rinaldo, successore al trono. Le nozze vennero celebrate per procura a Massa nel 1741 senz'alcuno sfarzo.
Il matrimonio non fu affatto felice e ciò porto la dinastia estense a una rapida estinzione: dall'unione nacquero nei primi anni due figli, ma dopo aver adempiuto i propri obblighi coniugali lo sposo iniziò a condurre una vita dissipata e corrotta, con le sue relazioni aperte con amanti  portarono la coppia alla separazione definitiva. Maria Teresa si ritirò a Reggio Emilia, allietata solo dalle visite dell'unica figlia Maria Beatrice e del genero Ferdinando d'Asburgo. Si dedicò a opere di rinnovamento a Massa-Carrara e nel 1757 riformò l'economia carrarese tramite editti che concedevano gli agri marmiferi alle varie comunità paesane delle cave, (di questi editti ancor oggi se ne discute), fece proseguire e completare una strada che da Massa conducesse a Modena, l'odierna via Vandelli conosciuta anche come Via della Tambura, percorsa dal sentiero che parte da Resceto e termina ad Arnétola, aprendo interessanti prospettive commerciali, proprio per un porto da costruire a Marina di Avenza (poi Marina di Carrara), con incarico di progettarla all’abate cartografo, ingegnere e matematico di corte Domenico Vandelli (Modena 1691-Modena 1754).
Tra le molteplici opere di rinnovamento iniziate dalla Duchessa, una tra le principali è sicuramente la fondazione di un'Accademia d'Arte a Carrara. Nel 1757, accogliendo vari suggerimenti, Maria Teresa aveva promulgato gli statuti di un'Accademia che avrebbe dovuto curare la preparazione alle delle tre arti principali, pittura, scultura e architettura. che avvenivano favoriti dall’antico metodo della bottega: singoli privati avevano uno studio in Carrara - allora famoso come quello del Baratta al Baluardo - e si facevano mecenati dei propri allievi. Il primo tentativo rimase però lettera morta se, dodici anni dopo, il 26 settembre 1769 Maria Teresa, con un successivo chirografo, sancisse l'atto di fondazione ufficiale dell'allora Ducale Accademia di Scultura (l’Accademia di Scultura era la dicitura voluta da Maria Teresa Cybo-Malaspina-d’Este duchessa di Modena e Reggio. - Figlia unica (n. 1725 - m. 1790) ed erede di Alderamo Cybo Malaspina, ultimo principe di Massa e Carrara), sposò nel 1741 Ercole Rinaldo d'Este, che nel 1780 divenne duca di Modena e Reggio col nome di Ercole III, come sopra riportato. Durante gli anni 1769-1771, come testimonia un’iscrizione marmorea, per l'educazione tecnica e artistica delle maestranze addette alla lavorazione del marmo, con la denominazione sopra riportata e con la sede nel Palazzo Rosso fino al 1810 (ed il Cybei fu nominato primo direttore fino alla morte, ma anche Professore delle Serenissime Altezze il Duca di Modena e la Duchessa di Massa, Principessa Ereditaria di Modena), quando venne trasferita nel Castello Malaspina dove tuttora trovarsi. (vedi Giovanni Antonio Cybei, scultore e sacerdote).
Accademia di Belle Arti di Carrara, eliminando però dal suo statuto il corso di Pittura: furono infatti istituite le sole sezioni della Scuole di Scultura e di Architettura perché l'Accademia, così creata, promuovesse lo sviluppo di arti legate alla locale industria e il commercio del marmo. Il Direttore primario della Scuola di Scultura fu Giovanni Antonio Cybei; l'ispettore della Scuola di Architettura fu Filippo Del Medico, che progettò anche la sede dell'Accademia (l'attuale Palazzo Rosso, che ospitò prima il Municipio poi la Biblioteca Civica locale, ed ora chiuso per impraticabilità dei locali, in seguito ad un terremoto), i cui lavori iniziarono nel 1771.
Maria Teresa nel 1781 istituì una tassa sui marmi per finanziare i costi della scuola. ma la morte della fondatrice nel 1790 stravolse i suoi futuri progetti e venne sepolta nella Basilica della Madonna della Ghiara di Reggio Emilia.

Maria Beatrice D'Este
Maria Beatrice Ricciarda d'Este (Modena, 6 aprile 1750 – Vienna, 14 novembre 1829) fu duchessa di Massa e principessa di Carrara dal 1790 al 1796, poi dal 1814 al 1829: decima e ultima sovrana indipendente di quei territori. Titoli : Principessa di Modena e Reggio, duchessa di Ajello, baronessa di Paduli e signora di Lago, Laghitello, Serra e Terrati, arciduchessa d'Austria. Figlia di Ercole III d'Este e di Maria Teresa d’Este Malaspina, sposa Ferdinando d'Asburgo d’Este, con ben undici figli : Giuseppe Francesco, Maria Teresa, Giuseppina, Maria Leopoldina, Francesco IV, Ferdinando Carlo, Giuseppe, Massimiliano Giuseppe, Maria Antonia, Carlo Ambrogio, Maria Ludovica. Ambiziosa e vendicatrice, vive a Vienna stabilmente, dando disposizioni al suo factotum a Massa, che era il conte Pietro  Ceccopieri, trasmettendogli precisi ordini e disposizioni, detestava Pellegrino Rossi primo ministro dello Stato Pontificio, desiderando di averlo prigioniero. La quarantenne sovrana e arciduchessa d'Austria (era cognata di Maria Antonietta regina di Francia, di Maria Carolina regina di Napoli, di Maria Amalia duchessa di Parma, dell'imperatore Giuseppe II e del futuro imperatore e granduca di Toscana Leopoldo II) ambiva molto a tenere distinti gli stati malaspiniani da quelli estensi, nonostante fosse consapevole che, alla propria morte, visto che anche in Austria vigeva la legge salica, con erede un maschio, Massa sarebbe diventata una semplice provincia del ducato di Modena e Reggio, munita dell'agognato sbocco sul mare.

ALDERANO CYBO-MALASPINA, Cardinale

“TI  IMPLORIAMO  DI  ASSOLVERE  NELLA MORTE L’ANIMA DEL TUO SERVO ALDERANO  CARDINALE VESCOVO ATTRAVERSO LA FRAGILITA’ DELLA CARNE UMANA, CHE SI SONO IMPEGNATI IN TUTTO IL MONDO,  CON  LA  MISERICORDIA E L’AMORE MA  STANNO VENENDO A SPAZZARE VIA L’IMPEGNATA  VITA  UMANA.”

Alderano Cybo Malaspina, (Genova, 16 luglio 1613 – Roma, 22 luglio 1700), è stato un Vescovo e Cardinale di Santa Romana Chiesa.
Figlio cadetto di Carlo I Cybo-Malaspina, principe del ducato di Massa e Carrara, e di sua moglie Brigida Spinola, venne avviato giovanissimo alla carriera ecclesiastica. Prelato domestico di papa Urbano VIII, referendario di Segnatura nel 1641, (nell'antica terminologia ecclesiastica, atto con il quale il Papa firmava i provvedimenti di grazia e di giustizia, e approvazione da lui apposta a tali provvedimenti). Maggiordomo pontificio e prefetto dei Sacri Palazzi Apostolici nel 1644, nel concistoro del 6 marzo 1645 papa Innocenzo X lo creò cardinale del titolo di Santa Pudenziana (venne trasferito, il 30 gennaio 1668, a quello di Santa Prassede e poi, il 13 settembre 1677, a quello di San Lorenzo in Lucina).
Dal 23 settembre 1676 al 12 agosto 1689 collaborò come Segretario di Stato alla politica di papa Innocenzo XI, partecipando alle vicende che portarono alla condanna del quietismo; fu legato pontificio ad Avignone dal 1677 al 1690, segretario della Suprema Congregazione dell'Inquisizione Romana ed Universale, prefetto della Congregazione dei Riti, prefetto della Congregazione per i Vescovi e i Regolari. Nel 1679 Palestrina venne nominato vescovo suburbicario di Frascati: nel 1680 fu traslato alla sede suburbicaria di Porto-Santa Rufina.
Queste le cariche ufficiali : Cardinale presbitero di Santa Pudenziana, Il 24 aprile 1656 venne eletto vescovo di Jesi, carica che ricoprì fino al 10 settembre 1671 (gli successe Lorenzo Cybo), quindi Cardinale presbitero di Santa Prassede, poi Cardinale Segretario di Stato, Cardinale presbitero di San Lorenzo in Lucina, Cardinale proto-presbitero, Cardinale vescovo di Palestrina, Cardinale vescovo di Frascati, Segretario della Congregazione della Romana e Universale Inquisizione,
Prefetto della Sacra Congregazione dei Riti, Prefetto della Sacra Congregazione dei Vescovi e dei Regolari, trasferito quindi come Cardinale vescovo di Porto e Santa Rufina, e divenuto decano del Sacro Collegio, poi Cardinale vescovo di Ostia e Velletri.
Ebbe due figli naturali da madre sconosciuta, e furono dal Cardinale riconosciuti!: Orazio, chierico regolare della Compagnia di Gesù (1650 circa - Roma, 1713) ed Ottavio, cavaliere professo dell' Ordine di Malta (non se ne conosce la data di nascita – defunto a Roma nel 1701). Ma si è trovato in buona compagnia con Alessandro VI°, Papa 214, dal 1492 alla morte il 18 agosto del 1503 con molti figli illegittimi, tra cui Cesare, Lucrezia, Goffredo e Giovanni, i più noti i primi due:  Cesare e Lucrezia Borgia, (che col padre Papa tutti e tre formavano la trinità diabolica), madre Vannozza Cattanei, detta Giovanna, locandiera di Roma, sua amante per oltre quindi anni, fin quando non conobbe Giulia Farnese, nativa di Capodimonte, splendida amante, sorella di Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III. Ma qui ci inoltriamo fra discutibili accoppiamenti, tra cui l’incesto, meglio fermarci !
Il Cardinale Alderamo è sepolto nella Cappella Cybo della basilica di Santa Maria del Popolo in Roma.

Vittorio Amedeo III, il sovrano Vittorio Emanuele III, Umberto II
che stabilì le leggi di successione e il piccolo Vittorio Emanuele.
in Casa Savoia.



Vittorio Emanuele III, Umberto II
che stabilì le leggi di successione e il piccolo Vittorio Emanuele.

La legge salica : prendiamo ad esempio la successione dinastica in Casa Savoia è regolamentata da una serie di norme contenute in diversi atti: le Regie Lettere Patenti del 1780 e il Regio Editto del 1782, entrambi emanati da Vittorio Amedeo III, lo Statuto Albertino del 1848 e il Codice Civile del 1942 (artt. 92, 105 e 114).
I matrimoni dei principi di Casa Savoia avvengono rigorosamente tra pari: questo uso, vera e propria legge consuetudinaria, è sancito dalle leggi suddette[10]. Il principe che sta per sposarsi, inoltre, deve obbligatoriamente ricevere l'assenso al matrimonio dal Capo della Casa, pena la perdita di tutti i diritti di successione[11]. Nel caso di nozze fra principi che non siano state autorizzate, il Capo della Casa potrà decidere le sanzioni caso per caso, mentre nel caso di mancato assenso a un matrimonio diseguale (ad esempio, un principe e una persona non di sangue reale o di casa sovrana) è prevista la decadenza automatica del principe contraente matrimonio e l'esclusione da qualsiasi titolo e diritto di successione per sé e per la sua discendenza.
Lo Statuto Albertino del 1848, che si occupa dei rapporti fra i poteri e fra gli organi dello Stato, non si sofferma sulle leggi di successione, rinviando alle precedenti disposizioni[12]. L'art. 2 dello Statuto Albertino recita: "Lo Stato è retto da un Governo Monarchico Rappresentativo. Il Trono è ereditario secondo la legge salica". Con legge salica ci si riferisce a quel complesso di norme consuetudinarie sulla primogenitura maschile che escludono la successione femminile. Le Regie Lettere Patenti non sono perciò contrarie allo Statuto, dal momento che anch'esse prevedono la legge salica, precisandone i criteri di applicazione attraverso la normativa sui matrimoni. Nel periodo fascista il Gran Consiglio del Fascismo poteva eventualmente esprimersi in materia di successione al trono.
Ma esistono, anche se non più seguite pedissequamente, altre leggi: i titoli della Real Casa delle Due Sicilie vennero regolati dall'Atto Sovrano n. 594 del 4 gennaio 1817 con il quale Re Ferdinando I delle Due Sicilie stabilì i titoli dinastici per i Principi Reali delle Due Sicilie, stabilendo che i predetti titoli saranno trasmessi ai figlioli primogeniti. Poi ci sono i matrimoni omogamici, tra pari, come i seguenti: il re Juan Carlos I di Spagna con Sofia di Grecia e Danimarca, la regina Elisabetta II del Regno Unito con Filippo di Grecia e di Danimarca-Mountbatten, Amedeo di Savoia con Claudia d'Orléans, il re Costantino II di Grecia con Anna Maria di Danimarca, il re Michele I di Romania con Anna di Borbone-Parma, Antonio di Borbone delle Due Sicilie con Elisabeth di Württemberg, Ernst August di Hannover con Caroline di Monaco, ecc..
I matrimoni ipogamici: diseguali autorizzati, morganatici e non autorizzati.[modifica | modifica wikitesto] Ai nostri giorni il matrimonio diseguale è divenuto frequentissimo, tanto da far parlare di crisi definitiva degli ideali monarchici tradizionali. Matrimoni ipogamici ma che rientrano nella categoria delle nozze principesche, in quanto contratti con famiglie della più alta aristocrazia, sono per esempio quelli fra il re Alberto II dei Belgi e Paola Ruffo di Calabria, fra Carlo, principe di Galles e lady Diana Spencer, fra Amedeo di Savoia Aosta e Silvia Paternò di Spedalotto. Carlo, principe di Galles ha sposato in seconde nozze la divorziata Camilla Shand, di piccola nobiltà da parte di padre, ma legata alla più alta grazie alla madre.
Suscitarono grande scalpore le nozze del principe di Norvegia con una ragazza madre borghese, e quelle dell'allora principe delle Asturie, ora Re Filippo VI di Spagna, con una borghese divorziata.
Un esempio di matrimonio principesco, ma non autorizzato (1964), è stato quello celebrato tra Carlo Ugo di Borbone-Parma e Irene di Orange-Nassau, figlia della regina Giuliana dei Paesi Bassi. Idem quello di Vittorio Emanuele di Savoia (Napoli, 12 febbraio 1937) italiano naturalizzato svizzero. È figlio dell'ultimo re d'Italia Umberto II e di Maria José. È sposato con Marina Ricolfi Doria, ex sciatrice nautica svizzera, sposò quest'ultima civilmente l'11 gennaio 1970 a Las Vegas e religiosamente il 7 ottobre 1971 a Teheran, hanno avuto un figlio, Emanuele Filiberto di Savoia (Ginevra, 22 giugno 1972), sposato con l’attrice Clotilde Courau, membro di Casa Savoia nato e vissuto in Svizzera a causa del regime di esilio previsto dalla Costituzione repubblicana per alcuni discendenti dell'ex Casa Reale italiana. Ha fatto il suo primo ingresso in Italia soltanto alla fine del 2002. nipote dell'ultimo re d'Italia, Umberto II di Savoia. La sua posizione nella linea di successione della Casa di Savoia è al centro della questione dinastica, emersa in seguito al suo matrimonio ed a quello dei genitori. Il 16 dicembre 1969, al fine di sanare la condizione borghese della fidanzata, Vittorio Emanuele di Savoia, in qualità di Re d'Italia per aver deposto il padre Umberto II, emanò un secondo "decreto reale" nel quale conferiva a Marina Ricolfi Doria il titolo di Duchessa di Sant'Anna di Valdieri. No comment !

Vari sistemi di legge sulle successioni dinastiche :
Attualmente la Lex Salica (formulata da Clodoveo I re dei franchi attorno al 503), è ricordata soprattutto per le conseguenze che ha avuto in alcune dispute sulla discendenza delle famiglie reali. – ovvero: «Nessuna terra (salica) può essere ereditata da una donna, ma tutta la terra spetta ai figli maschi.» In sostanza prevede che le figlie non possano ereditare. Nella monarchia asburgica la legge salica fu in vigore fino al 19 aprile 1713, quando successivamente, anche per via femminile. Ciò consentì l'ascesa al trono di Maria Teresa d'Austria nel 1740, sia pure a prezzo di una guerra. Il Regno d'Italia prevedeva che gli eredi al trono fossero scelti per legge salica. Infatti, lo Statuto albertino del 1848 dice, all'articolo: trono è ereditario secondo la legge salica, ossia, da soli uomini, compilazione giuridica (risalente alla fine del V sec.) nella quale le donne venivano escluse dalla successione al trono.
La successione agnatica, (parente in linea maschile) o successione semi-salica, diffusa in gran parte d'Europa sin dai tempi antichi, è la restrizione della successione al trono ai discendenti di un monarca, precedente o attuale, esclusivamente attraverso una linea di discendenza maschile: i discendenti attraverso linee femminili non sono ammissibili per ereditare il trono a meno che tutti i maschi siano morti. Se un discendente di sesso femminile ascenderà al trono, non sarà necessariamente la prima erede per primogenitura, ma di solito la parente di grado più prossimo all'ultimo monarca. Esempi includono  Maria Teresa d'Austria ed altre.
Poi esistono ed esistevano altri sistemi: Il sistema di rotazione era un sistema di successione collaterale. il trono non passava di padre in figlio, ma da fratello a fratello, e poi al figlio maggiore del fratello maggiore, in vigore in Russia.  Nomina ed elezione è l'ordine di successione e può essere organizzato per nomine: o il monarca in carica o un corpo elettorale nominano un erede o un elenco di eredi, come esiste in Vaticano.
L’ordine di anzianità: nelle linee di successione regolate dal criterio dell'anzianità il monarca è succeduto quasi sempre dal fratello, o dai cugini se la casa reale è più ampia, e così via in ordine di anzianità.
L’ordine di divisibilità: In alcune società una monarchia o un feudo ereditato veniva diviso in modo che tutti gli eredi avessero diritto a una quota di esso.
La primogenitura (o, più propriamente, primogenitura maschile) è un meccanismo in base al quale i discendenti maschi del sovrano hanno la precedenza su discendenti di sesso femminile e la linea anziana della discendenza ha sempre la precedenza sulla linea giovane, in ogni genere. I figli maggiori hanno la precedenza sui figli più giovani, ma i figli più giovani hanno la precedenza sulle figlie più grandi, come avvenuto in Inghilterra o U.K.
La primogenitura eguale, o primogenitura assoluta, è un criterio di successione mediante il quale il figlio maggiore del sovrano succede al trono, indipendentemente dal sesso, e dove le femmine (e i loro discendenti) godono dello stesso diritto di successione dei maschi, vedi in Svezia, Paesi Bassi, Norvegia, Belgio  e Danimarca.
La prossimità del sangue è un sistema in cui la persona più vicina in grado di parentela al sovrano riesce, preferendo i maschi sulle femmine, ad ascendere al trono.
L'ultimogenito o ultimogenitura è un ordine di successione in cui il sovrano è seguito dal figlio più giovane. Questo serviva affinché il più giovane si prendesse cura dei genitori mentre i figli più grandi erano ormai già andati via di casa.
La successione laterale, o successione fraterna, segue un principio di anzianità fra i membri di una dinastia con lo scopo di eleggere il candidato più qualificato. La successione fraterna è utilizzata al fine di garantire che i capi siano adulti, eliminando la necessità di reggenti. La successione laterale è stata abbandonata al fine di non portare scompiglio negli ordini di successione.
Repubbliche In politica, il desiderio di assicurare la continuità delle operazioni in qualsiasi momento ha portato alla creazione, nella maggior parte degli uffici, di un ordine di successione formalizzato. Nelle repubbliche, se il presidente muore, egli è spesso succeduto dal vicepresidente, a sua volta seguito da vari titolari di cariche del parlamento. Ad esempio, se il Presidente degli Stati Uniti d'America ed il Vicepresidente non sono in grado di governare, lo Speaker della Camera dei Rappresentanti subentra come presidente.

ETIMOLOGIA ecclesiastica, nella terminologia odierna:

  • "Papa" = dal tardo latino e greco, padre. Vescovo di Roma e capo e sommo sacerdote della Chiesa cattolica, vicario di Gesù Cristo in terra e successore di Pietro, anche "Santo Padre".  (Titolo che nella Chiesa ortodossa copta spetta al patriarca di Alessandria).
  • "Cardinale" = dal tardo latino, perno, cardine. Principe della Chiesa, nominato dal Papa, suo collaboratore e avente diritto di eleggere il nuovo Papa.
  • "Vescovo" = dal tardo latino e greco, osservare, sorvegliare. Ministro sacro che, nella Chiesa cattolica, ha la piena potestà del ministero apostolico, nella predicazione della fede, nell'ordinamento e svolgimento del culto e nel governo della comunità ecclesiale.
  • "Monsignore" = dal francese monseigneur, mio signore, titolo usato per i presbiteri insigniti di particolari onorificenze pontificie, nonché dai Vescovi.
  • "Presbitero" = voce greca che significa "prete", in origine, ciascuno degli anziani, che, secondo gli Atti degli Apostoli, reggevano e amministravano le prime comunità cristiane; in seguito, prete, sacerdote, ministro, anche nelle comunità cristiane riformate ed evangeliche.
  • "Sacerdote" = dal latino sacerdotem, colui che dà il sacro, sia ministro ordinato che gerarchico, che non include i diaconi, spesso sinonimo di presbitero.
  • "Parroco" = dal latino e greco con significato di somministratore, fornitore, discende da "parrocchia", aggregato di case. Un presbitero che guida una parrocchia, cioè una comunità locale di fedeli, ecclesiastico cui viene canonicamente assegnata una parrocchia con cura di anime.
  • "Pastore" = dal latino pascere, pascolare, che dirige dei fedeli (pecore), quindi anche i presbiteri. Guida, specialmente spirituale, di popoli, nazioni e simili, chi ha cura di anime e giurisdizione spirituale. Nelle comunità riformate, ecclesiastico o laico designato dalla comunità al governo di essa.
  • "Padre" = titolo proprio di sacerdoti e regolari, specialmente di frati, religioso che segue da vicino la vita spirituale di qualcuno facendogli da guida.
  • "Chierico" = dal tardo latino e dal greco, clero, sorteggiato, eletto: chi ha ricevuto uno dei tre gradi del sacramento dell'ordine diaconale e  giovane che, avviato al sacerdozio, senza  ancora ricevuto gli ordini. Segno esteriore è la "tonsura" o "chierica".
  • "Ministro ordinato o sacro" = dal latino minustrum, servo, da minum, meno, battezzati che hanno ricevuto uno dei tre gradi del sacramento dell'ordine (diacono, presbitero, vescovo) : ministro religioso o secolare diocesano. Vanno distinti dai ministri laicali, cioè lettori o accoliti che lo diventano con appositi riti che non sono sacerdotali.
Lucio Benassi Carrara, 22 dicembre 2016
BIBLIOGRAFIA :
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   Cappelle, Opere d’arte, Centro studi storia locale della Basilica Cattedrale di Massa,
   ristampa 1988 a cura di don Luca Franceschini.
-  Matteoni G., Guida delle chiese di Massa Lunense, 1879
   Libri Ordinari della Magnifica Comunità di Massa, A.S. M
-   Libri Ordinari della Magnifica Comunità di Massa, A.S. M
-   Soldano S., Massa. Guida storico-artistica, Massa, 2000
-   Cignitti Benedetto che riporta (cf A. Ferrua - A. Carinci, s.v. Corpi Santi, in Enc. Catt., IV,
   coll. 586-88).
-   Fausto Cozzetto, “Lo Stato di Aiello” Napoli, Editoriale Scientifica, 2001
Carlo Favetti, Ferentillo segreta. Storia di un Principato, Stampa Tipolito Visconti,
Terni    2005.
Claudio Giumelli e Olga Raffo Maggini (a cura di), Il tempo di Alberico, 1553-1623 testi di Maria Grazia Armanini, Pisa, Pacini, 1991,
Claudio Palandrani-Federico Brambilla, Alberico e Massa, la città e il giardino : una lettura in chiave ermetica dell'urbanistica e delle imprese di un principe del tardo Rinascimento, Alberto Ricciardi, Massa 2003.
Claudio Palandrani-Nicola Guerra, Il libro a fumetti della Storia di Massa, Alberto Ricciardi, Massa 2004.
Paolo Pelù-Olga Raffo (a cura di), Il Feudo di Ferentillo nel tempo di Alberico Cybo Malaspina, Aedes Muratoriana, Modena 2009.
Franco Bonatti, Massa ducale, con contributi di Giancarlo e Nicoletta Salvatori e Marzia Ratti Carpenzano, Pisa, Giardini, stampa, 1987
Francesco Musettini, Ricciarda Malaspina e Giulio Cybo, R. Deputazione di Storia per le Provincie Modenesi, Modena 1864.
Paolo Pelù-Olga Raffo (a cura di), Ricciarda Malaspina Cibo, marchesa di Massa e signora di Carrara, Aedes Muratoriana, Modena 2007.
Luigi Staffetti, Giulio Cybo-Malaspina marchese di Massa, Palazzo di S. Elisabetta, Massa 1974.
Leone Tettoni-Francesco Saladini, La famiglia Cybo e Cybo Malaspina, Palazzo di S. Elisabetta, Massa – 1997
Claudio Giumelli e Olga Raffo Maggini (a cura di), Il tempo di Alberico, 1553-1623 : Alberico 1. Cybo-Malaspina: signore, politico e mecenate a Massa e a Carrara, testi di Maria Grazia Armanini, Pisa, Pacini, 1991.
Claudio Palandrani-Federico Brambilla, Alberico e Massa, la città e il giardino : una lettura in chiave ermetica dell'urbanistica e delle imprese di un principe del tardo Rinascimento, Alberto Ricciardi, Massa 2003.
Olga Raffo, Maria Teresa Cybo-Malaspina d'Este : sovrana illuminata, donna triste, ecc. Lucca, Pacini Fazi editore, 2003.
Gabriele Tognozzi, Il Palazzo dei Vescovi – Massa Ducale e Massa Vescovile in un momento rinnovato (Genova: Sofinpar Spa, 1995),19-26.
Umberto Giampaoli, Il Palazzo Ducale di Massa, Massa 1979.
https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Ducale_(Massa)
https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_II_Cybo-Malaspina
http://it.cathopedia.org/wiki/Diocesi_di_Massa_Carrara-Pontremoli
http://www.toscanaoggi.it/Arte-Mostre/Massa-tesori-di-fede-nel-palazzo-dei-
https://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Emanuele_di_Savoia
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Didascalie FOTO dalla n°5 in poi
Elenco descrizione delle FOTO
1) = A destra. Altare della Beata Vergine Assunta e Incoronata, con Santi, olio su tela, sec.XVII
prima metà, di Matteo Rossella (1578-1650), in marmi colorati. 2015.
2) = Altare di San Gaetano, tela di Lucrezia Prandini, Duomo di Massa, 2015.
3) = A destra. Altare di San Giovanni Evangelista in marmi policromi, con i Santi  Gio.Battista,
           Pietro e Giacomo e Giovanni Evangelista - Olio su tela del 1684 ca., di Luigi Garzi, 2015.
4) = Altare del SS Crocifisso, ligneo, Duomo di Massa, 2015.
5) = Primo a destra - Altare della Vergine con Bambino e i santi Margherita da Cortona, Maria
           Maddalena de' Pazzi, Vincenzo Ferrari, Francesco Solano, olio su tela del XVII secolo,
           Duomo di Massa, 2015.
6) = Altare dell'Immacolata, tela di Carlo Maratta, Duomo di Massa, 2015.
7) = Santissimo Crocifisso, nel Transetto del Duomo di Massa, secolo XVII in legno, altare in
           marmi  policromi
8) = Cappella del Battistero, o Cappella delle Stimmate, con a destra la Cappelletta della Madonna
           di Loreto ed a sinistra la Cappelletta di Sant'Antonio
9) =  Ingresso Duomo di Massa, con le due acquasantiere in marmo, sotto le colonne dell'orchestra
10) = Altare Maggiore, nel presbiterio del Duomo di Massa, secolo XVII, marmi policromi. 2015.
11) = Altare principale con altare trasportabile nel presbiterio del Duomo di Massa. 2015
12) = Altare nella Cappella Ducale dei carraresi Giovanni Francesco ed Alessandro Bergamini,
           marmi policromi del XVII secolo. 2015.
13) = Balaustra ed Angioletti in marmo statuario, con Altare e Tabernacolo dei Bergamini, nella
           Cappella Ducale del Duomo di Massa.
14) = Altare Centrale nella Cappella Battesimale del Duomo di Massa. 2015.
15) = Cappella Cybo-Malaspina nel Duomo di Massa, con nell'ancona, Madonna del Pinturicchio.
           2015.
16) = Cappella Ducale nella Cattedrale di Massa, una delle due porte e con soprastante lavorata una
           Tribuna
17) = Corpo di Santa Settimina Vergine e Martire, sotto la mensa primo altare a destra di Maria
           Assunta, nel Duomo di Massa, 2015.
18) = Busto di San Remigio, vescovo, in nicchia, nella Cappella di Sant'Antonio nel Battistero, nel
           Duomo di Massa, 2015.
19) - Trittico di Bernardino del Castelletto, già nella Cappella Ducale del Duomo di Massa, 2015
20) = Trittico di Bernardino del Castelletto, nel Museo Diocesano di Massa.
21) - Alderano Cybo-Malaspina, tomba a Roma con Lorenzo Cybo, in Sìanta.Maria del Popolo.
22) = Bassorilievo marmoreo inserito in un mobile di noce scura, nel Sepolcreto del Duomo di
           Massa.
23) = Coniugi Elisa e Felice Baciocchi
24) = Corridoio della Sacrestia, Duomo-Basilica di Massa, 2015.
25) = Dipinto su tela, sotto cupola dell'abside e dietro altare maggiore, nel Duomo di Massa, 2015.
26) = Elisa Baciocchi (1777-1820), Duchessa di Massa e Principessa di Carrara, Granduchessa di
           Toscana., dipinto presso Museo Bibliothèque Marmottan, Boulogne-Billancourt
27) = Elisa Bonaparte Baciocchi con la figlia Napoleona Elisa, nel Museo Napoleonico di Roma.
28) = Elisa Bonaparte Baciocchi, duchessa di Massa, Principessa di Carrara e Granduchessa di
           Toscana. (Ajaccio, 3 gennaio 1777 – Trieste, 7 agosto 1820),
29) = Elisa Bonaparte Baciocchi.
30) = Giovanni Maria Morandi, Ritratto del cardinale Alderano Cybo, olio su tela, 1670 ca.
           Collezione privata.
31) = Immagine Alberico I Cybo Malaspina
32) = Duomo di Massa, facciata, oggi 2015.
33) = Facciata del Duomo, dopo la ristrutturazione terminata nel 1936.
34) = Facciata della Basilica Minore o Cattedrale di Massa, dedicata a San Francesco e San Pietro,
           prima del restauro.
35) = Disegno Collegiata di San Pietro, in piazza Grande, ora piazza Aranci, a Massa, prima del
           1807.
36) = Immagine di Francesco V d'Austria, figlio di Francesco IV e Maria Beatrice Cybo-Malaspina
           d’Este.
37) = Immagine di San Bernardino da Siena nel Presbiterio del Duomo di Massa. 2015.
38) = Immagine in nicchia di San Paolo nel Presbiterio Duomo di Massa. 2015.
39) = Nicchia con immagine di San Francesco d'Assisi nel Presbiterio del Duomo di Massa, 2015.
40) = Nicchia con statua di San Pietro nel Presbiterio Duomo di Massa. 2015.
41) = Incisione di Maria Teresa Cybo Malaspina Moglie di Ercole III d'Este, duca di Modena e
           Reggio e di Massa Carrara.
42) = Ingresso ai giardini ed al corridoio della Sacrestia, nel Duomo di Massa.
43) = Porta laterale destra, del Duomo di Massa, che conduce nella Cappella del Battistero, con
nella lunetta il Battesimo di Gesù da parte di San Giovanni, Creata Porta Santa col Giubileo
della Misericordia del 2015.
44) - Ingresso Palazzo Ducale a Massa, dove furono applicate le ante della porta Collegiata di San
           Pietro in Bagara, dopo la distruzione della chiesa nel 1807.
45) = Lapide (sono due, una per lato), sulla scalinata esterna del Duomo di Massa, a ricordo
           ristrutturazione facciata nel 1926.
46) = Ingresso Museo Diocesano, a Massa, in via Alberìca.
47) = Lapide marmorea in ricordo della creazione di Massa Nuova, con bassorilievo di mura e
           Castello, nel 1557 da Alberìco 1° Malaspina, posta all'esterno nel 1957 nell'ex
           Mercato,  2016.
48) = Lapide nel corridoio esterno del Seminario Vescovile di Massa, 2016
49) = Luigi Garzi, Immacolata e Santi, olio su tela, 1684. Massa, Cattedrale, 2016.
50) = Madonna con Bambino, di Pinturicchio, nella Cappella Ducale di Massa. 2015.
51) = Madonna con Bambino del Pinturicchio (Bernardino Betti), affresco del XV secolo, offerto
           dal Cardinale Alderano al Duca Alberìco II e proviene dalla chiesa romana di Santa Maria
           del Popolo.
52) = Madonna con Bambino di Bernardino del Castelletto, fine secolo XV° con  Beato Ludovico
           da Turingia, San Francesco d'Assisi, San Girolamo e Santa Elisabetta d'Ungheria.
53) =Madonna del Rosario, di Andrea e Tommaso Lazzoni, carraresi, nel Transetto del Duomo di
           Massa, collocata nel 1856, proveniente dalla Pieve di San Pietro in Bagnara.
54) = Manifesto della Festa nel Borgo di Bagnara, piazza Aranci, che vien celebrata ogni anno il 29
           maggio, percorso segnato, a Massa, 2016.
55) = Monumenti di Eleonora Malaspina e Lorenzo Cybo, precedentemente l'anno 1965, nel
           Sepolcreto della Cattedrale di Massa, ma sono stati anche nell'attuale Cappella del Battistero
56) = Monumento funebre di Elisa e Felice Baciocchi, in San Petronio a Bologna.
57) =Monumento funebre di Maria Teresa Cybo D'Este,  con busto in marmo dello scultore
           carrarese Giovanni Antonio Cybei a Reggio Emilia, nella Basilica della Madonna della
           Ghiara.
58) = Particolare facciata esterna della Basilica Minore (Cattedrale), di Massa, MS, 2015
59) = Monumento funerario a Lorenzo Cybo, restaurato a cura dal Gruppo consorti del Rotary Club
           Apuania, anni 2011-2012, in marmo bianco di Carrara, prima metà sec. XVI.
60) = Palazzo Ducale di MASSA.
61) = Palazzo Ducale di Massa 2015.
62) = Palazzo Cybo-Malaspina ad Aiello Calabro (Cosenza), feudo di Alberico I Cybo-Malaspina
           di Massa.
63) = Pianta del Duomo di Massa, nell'ultimo dopoguerra 1940-45.
64) = Piazza Aranci, Massa con scavi, nel 2012
65) = Planimetria della Cattedrale di Massa
66) = Precedente visione altare Cappella Ducale, col famoso Trittico ed a destra pittura anonima
           delle Stimmate di San Francesco, 2014.
67) - Madonna del Rosario, di Andrea e Tommaso Lazzoni, carraresi, nel Transetto del Duomo di
           Massa, collocata nel 1856, proveniente dalla Pieve di San Pietro in Bagnara.
68) = Presepe, di Benedetto Buglioni, in terracotta invetriata, del 1508, voluto da Alberìco II,
           Cappella Ducale, Duomo di Massa, 2015.
69) = Reliquie Tre Santi, sotto la mensa del primo altare di sinistra, Duomo di Massa, 2015.
70) = Retro dell'Altare Naggiore, con le due scalette a mensole lavorate  e lapidi dei Malaspina,
           nella Cattedrale di Massa, 2015.
71) = Retro dell'attuale Basilica Minore della Diocesi di Massa-Carrara, 2015.
72) = Ricostruzione dell' ex antica Pieve di San Pietro in Bagnara, a Massa.
73) = Sacrestia Duomo-Basilica di Massa, con mobili in noce d'epoca e lavabo sotto la finestra.
74) = San Leonardo di Jacopo della Quercia, 1371-1438. Santo Monaco, Sec.XV 1420, legno
           intagliato e dipinto, chiesa N.S.della Pace, Massa Olivetti
75) = Sepolcro di Eleonora Malaspina, di Pietro Aprili, marmo riparato del 1518 nel Sepolcreto dei
           Cybo, Duomo di Massa.
76) = Stemma Malaspina, nel soffitto del Sepolcreto Cybo-Malaspina, sotto la Cappella Ducale nel
           Duomo di Massa, 2015.
77) = Volta della crociera con vele dipinte da Giovanni Panti, con gli arcangeli Michele, Gabriele,
           Raffaele e l'Angelo Custode, secolo XIX, Duomo di Massa, 2015.
78) = Tabernacolo nella Cappella del SS. Sacramento già Cappella Ducale, nel Duomo di Massa.
79) = Targa marmorea, a sinistra ingresso principale, di elevazione del Duomo di Massa a
           BASILICA MINORE.
80) = Targa ricordo lavori di restauri interni nel Duomo di Massa, ordinati dai Vescovi Tonietti e
           Miniati, dall'Arch. Francesco Bernieri, nel 1912.
81) = Targa stradale, a sinistra dell'ingresso principale Cattedrale di Massa, 2016.
82) = Tomba con i resti del principe Edoardo Cybo-Malaspina, Patriarca di Costantinopoli, morto a
           Massa nel 1705, nel Sepolcreto della Cattedrale di Massa, 2016.
83) = Tribuna per i Cybo Malaspina nel Presbiterio della Cattedrale di Massa, 2015.
84) = Una delle due porte nel presbiterio, secolo XVII, Duomo di Massa. 2015.
85) = Unico dipinto di Lorenzo Cybo, eseguito dal pittore Girolamo Francesco Maria Mazzola,
           detto il Parmigianino (Parma, 11 gennaio 1503 – Casalmaggiore, 24 agosto 1540).
86) = Veduta della navata Duomo di Massa.
87) = Veduta di Palazzo Ducale, piazza Aranci, a destra inizio via Alberìca, a sinistra parte facciata
           Cattedrale di Massa.
88) = Vista ingresso principale del Duomo di Massa, sopra zona orchestra con organo, oggi in parte
           non più agibile, 2015.
89) = Scudo simbolo dei Malaspina
90) - Stemma del Ducato di Massa e Principato di Carrara, simbolo dei Cybo-Malaspina
91) = Stemma simbolo dei Malaspina, ramo fiorito.
92) = San Filippo Neri, in preghiera, copia di tela romana (collezione Coldiretti) di Carlo Maratta,
           nella Cappella del Santissimo.
93) = Altare con la Madonna di Loreto, a protezione dell'Aeronautica, nella Cappella Battesimale
           del Duomo di Massa, 2016.
94) = Altare di Sant'Antonio da Padova, nella Cappella Battesimale del Duomo di Massa, 2016.
95) = Altare maggiore Duomo di Massa, Cappella Palatina, restaurato da Francesco Bergamini nel
           1673. Foto Antonio Cozza del 1991.
96) = Cappella Battesimale, già Cappella delle Stimmate, nella Cattedrale di Massa, 2015.
97) = Crocifisso di Ferdinando Tacca, sull'Altare Maggiore del Duomo di Massa.
98) = Duomo di Massa quando c'era la Balaustra nel Presbiterio
99) = Immagine marmorea Arcangelo Michele nella Cappella Battesimale del Duomo di Massa,
           Secolo XVIII, 2016.
100 = Presbiterio, con Altare Maggiore sormontato dal Crocifisso di Pietro Tacca. Al centro altare
           di Servizio, con sotto la teca di resti di San Quintiliano, donato dal Card. Alderano Cybo-
           Malaspina, nel 1672.
101 - Lapide commemorativa dell'erezione Cappella della Suore Benedettine, del 1389, ora al
           termine corridoio della Sacrestia, ma già nella Cappella delle Stimmate, nel Duomo di
           Massa
102 = La Deposizione, dello scultore E. Dini, 1954, in gesso, nel Sepolcreto Cybo-Malaspina nel
           Duomo di Massa.
103 = Lapide commemorativa dell'erezione Cappella della Suore Benedettine, del 1389, ora al
           termine corridoio della Sacrestia, ma già nella Cappella delle Stimmate, nel Duomo di
           Massa.
104 = Organo attualmente in uso nel Duomo di Massa, a fianco l'Altare del Crocifisso, 2016.
105 = Sarcofago di Lorenzo Cybo nel Sepolcreto della Cattedrale di Massa. 2016-
106 = Sepolcro di Eleonora Cybo-Malaspina nel Sepolcreto della Cattedrale di Massa, 2016.
107 = Vasca Battesimale e contenitore ottagonale, tutto in marmo, dello scultore Leonardo
           Riccomanni di Pietrasanta, XIII secolo, nella Cappella Battesimale del Duomo di Massa,
2016.
108 = Altare del Crocifisso, molto venerato dai  Massesi, nel transetto della Cattedrale, 2016.
109 = Bel bassorilievo marmoreo inserito in un mobile di noce scura, nel Sepolcreto del Duomo di
           Massa.
110 = Altare con la Madonna di Loreto, a protezione dell'Aeronautica, nella Cappella Battesimale
           del Duomo di Massa, 2016.
111 = Volto del Crocifisso attribuito a Michelangelo Buonarroti, del 1493, nel Museo Diocesano,
           2016.
112 = Planimetria Sepolcreto nel Duomo di Massa.
113 - Stemma dei Malaspina di  Massa e Carrara, con Spino Fiorito.
114 - Stemma di Alberico I° Cybo-Malaspina




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