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30 ore in mare

Mare Nostrum
30 ore in mare ( tratto da una storia vera )
Era una giornata dall’apparenza tranquilla come tante altre, una di quelle giornate che i pescatori del nostro litorale sono soliti vivere, ma…. quel giorno di ottobre di ventiquattro anni fa 12 miglia dalla costa e precisamente  sulle secche di Santa Lucia cosa sta accadendo…….cosa hanno visto quei quattro uomini……a quale destino  andranno incontro, e se no ci fosse un’altra a……..
Buona lettura
Capitolo I l’alba
 
Era una bellissima mattina di ottobre e come di mia consuetudine prima di recarmi al lavoro mi fermai per qualche minuto al mare. La tramontana del giorno prima aveva spazzato l’aria  a tal punto che si vedevano la Capraia e la Gorgona.  Le cime delle Alpi Apuane cominciavano a tingersi di rosso mentre sotto di loro la città era ancora in ombra. A quell’ora il mare in bonaccia, la sabbia priva di orme, liscia come seta  assieme al Tino e la Palmaria sembravano un bellissimo olio su tela.
Passeggiando con la testa tra le nuvole in quel lembo di spiaggia cosparsa di piccoli sassi colorati di fronte alla colonia Torino  andai a sbattere contro ad un vecchio.
Si trattava di un uomo sull’ottantina, grosso e all'apparenza buono come il pane, che immobile stava scrutando l'orizzonte.
Mi scusai e iniziammo a conversare. Entrambi concordammo nel dire quanto fosse bello osservare il mare a quell'ora in compagnia di bianchi gabbiani e neri cormorani e quanto fosse emozionante veder salire il sole dalle Apuane.
- Eh si - esclamai - questa è proprio una magnifica alba!
Come udì la parola alba l'uomo si accigliò. Lo sguardo perso nel vuoto fece un respiro profondo, poi estrasse dal taschino della camicia un alfa senza filtro, l'accese e dopo aver dato un paio di tiri mi guardò negli occhi e disse: Eh si, l'alba...come quella di 24 anni fa, come il nome della mia barca....E' solo grazie al cielo se i miei due figli ed io siamo ancora vivi...fu un miracolo, un vero miracolo.
Incuriosito gli chiesi cosa fosse successo.
Dopo un attimo di silenzio, con voce velata, iniziò a raccontare:
- In quel lontano ottobre di 24 anni fa l'estate sembrava non avesse mai fine, in quelle giornate  man mano che il sole saliva in cielo con i suoi raggi dorati accarezzava e riscaldava la piana racchiusa tra la costa e le Apuane che si levavano alte, nude, come fossero delle mura di cinta a protezione di quella valle soleggiata.  Le giornate ancora lunghe e miti invitavano alla pesca, da giorni pescatori solitari stavano con la canna in mano sugli scogli di ponente a pescare gli “agoni" cioè le aguglie, altri seduti comodamente sui pontili di Testai pescavano le “labbrone”, muggini stanziali di porto, con la pasta e il pan francese. Io sono, Orazio, ma mi chiamano tutti Orà, da giorni non facevo altro che pensare ad una bella battuta di pesca con i  miei figli e l'amico Oreste, detto Orè. Il pomeriggio del 20 ottobre decisi che la mattina seguente alle 5 avrei sciolto gli ormeggi e puntato la  prua della mia barca in direzione delle secche di Santa Lucia alla ricerca di paraghi, dentici e pesci sciabola. Dopo aver controllato il palamito nell’aia di casa e sostituito gli ami arrugginiti, con  la mia Renault 4 rossa mi recai al mercato del pesce di Viareggio a comprare sardine e totani da usare come esca.
Le secche distano parecchie miglia dalla costa ma per l'  "Alba Ventura" raggiungerle non sarebbe stato un problema: lo scafo, lungo 10 metri, era spinto da due motori Volvo Penta turbo diesel entrobordo da 280 cv l'uno. La mattina del 21 ottobre la sveglia suonò alle 4. 30, fuori era ancora notte, dopo aver preso il caffè e svegliato i ragazzi passai a prendere Orè, poi feci un salto veloce al forno e nel giro di mezzora eravamo nella piccola darsena sul Magra. Salimmo a bordo, accesi le luci di navigazione, tirammo su i parabordi, sistemammo le cassette dei palamiti e mollai la cima. L’imbarcazione scivolava liscia in quell’acqua verde come le prime foglie di fico. Fino alla foce del fiume andammo a bassa velocità, ma appena fuori  diedi gas ai motori che saliti di giri a mezza forza facevano le fusa come due gatti sorgnoni e senza sforzo spingevano l’imbarcazione. A poppa una ribollente scia bianca sembrava quasi imbrattare e stracciare quelle acque così simili a una gigantesca coperta verde. A bordo i miei due figli, Luca di 16 anni  e Bruno di 23 tagliavano in due le sardine sopra un pezzo di compensato, mentre  Oré faceva con il suo inseparabile Opinel strisce di totano su di una vecchia tavola di sughero. Io me ne stavo  al timone, fiero e impassibile scrutavo il mare e di tanto in tanto buttavo l'occhio al monitor del Loran. Tutto filava liscio e come avveniva da milioni di anni, la Natura metteva in scena il quotidiano spettacolo del sorgere del sole. La notte scoloriva dietro le alte cime delle Apuane e il nero notturno, stava virando verso il viola e  poi lentamente si colorava di rosa e di arancione. Quasi come stesse giocando a nascondino, un timido sole fece capolino dal crinale apuano, in un baleno la sua luce rosata sembrò incendiare la cima del Sagro. La giornata si preannunciava
bellissima e il mare era piatto come una tavola. Dopo aver tagliato le esche ci mettemmo ad innescare il palamito e appena finito, le mani ancora odoranti di sarda, decidemmo di far colazione con focaccina e fichi. Nel frattempo il cielo si era  rischiarato e la costa dietro di noi scompariva sempre più, il Tino e il Tinello sembravano due minuscoli granelli di sabbia. Mancavano 15 minuti alle 10, ormai avevamo percorso oltre 12 miglia dalla costa, in qualsiasi direzione ci giravamo non vedevamo altro che l’azzurro del mare : -  A questo punto del racconto, una luce strana si accese negli occhi del vecchio, poi abbassò lo sguardo rasente la risacca e indietreggiò velocemente per non bagnarsi le scarpe. Quando riprese a parlare c'era rabbia nella sua voce, fumava nervosamente  Poi riprese a raccontare: - All’ improvviso………..
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