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Proverbi al monte

Dialetto
Bedizzano, la piazza
Spetta/Le Redazione
Continuiamo la serie di detti e proverbi carrarini, riferiti a come si  chiamavano tra loro gli antichi abitanti dei paesi a monte. Tra storia,  leggende, e antiche credenze, si ritrova un sottile filo che lega tutti  noi ai nostri avi.

La struttura sociale di Carrara, da prima semplice Borgo della Pieve, fino alla sua evoluzione in Comune, è stata una vera è propria anomalia. I suoi territori di competenza, erano composti di diversi “mini borghi” le viciniee, ossia paesi semindipendenti, anche se sottoposti all’autorità della Signoria di Carrara. Oggi queste frazioni sono chiamate “paesi a monte” perché posti sulle pendici dei contrafforti delle Apuane, che, come una candida collana di perle, circondano la città. Per secoli questi micro mondi, chiusi in se stessi, hanno sviluppato diversi modi di affrontare il vivere quotidiano, attingendo alle risorse che avevano più abbondanti. Anche il linguaggio ha subito dei cambiamenti fonetici dialettali, da paese a paese, pur mantenendo intatta la struttura di base. Sono molti i detti e i proverbi che le genti Apuane hanno usato nel corso di quasi due millenni, per caratterizzare gli abitanti di questi paesi.



  • Taca rissa d Brizzan attacca rissa di Bedizzano. Con questo detto si voleva sottolineare la rissosità degli abitanti di Bedizzano, paese adiacente a Codena con il quale era in corso una rivalità secolare.
 
  • Queli d Toran larghi d boca ma streti d man quelli di Torano larghi di bocca ma stretti di mano. Il paese di Torano ha da sempre ospitato padroni di cave, o di buoi, che ovviamente, ostentavano il loro benessere, che in dialetto si dice, sblagonavano (si vantavano) ma erano parsimoniosi nel pagare i dipendenti.
 
  • Lulì i s lament pez che un Colonates ‘l di dla quind’zina quello li si lamenta peggio di un Colonatese il giorno della quindicina (ossia della paga). Per secoli i cavatori sono stati pagati ogni quindici giorni, e i Colonatesi erano famosi per lamentarsi del magro salario, delle giornate perdute per il tempo o di presunti errori nel conteggio delle “giornate” stesse, o dei “ cottimi.”
 
  • T sen pu dur d’un Gragnanin Sei più duro di un Gragnanino. Gli abitanti di Gragnana si diceva che fossero particolarmente ostici nel comprendere le cose, ossia “duri di testa e di comprendonio.” A tal proposito si racconta un aneddoto; un abitante del paese mentre passava sotto un’impalcatura edile, fu colpito al capo da un mattone caduto accidentalmente. Con un’imprecazione guardò in su esclamando “chi è che sputa?” La leggenda vuole che anche il grande Dante Alighieri che effettivamente passò e soggiornò a Gragnana fosse a conoscenza di questo episodio scrivendo: “Qui nacque, visse, e morì l’uomo più duro del mondo!”‘
 
  • L bergioles i è ‘ngnorant com un pel al contr Il bergiolese (abitante del paese di Bergiola) è ignorante come un pelo al contro. Bergiola è il paese più isolato, e sicuramente in tempi remoti i suoi abitanti non accoglievano bene i forestieri. L’aggettivo “ignorante” in dialetto significa cattivo, quindi i suoi abitanti erano cattivi come un pelo, ossia una microfrattura del marmo un difetto, contro verso, che ne impediva l’estrazione al solito modo. I detti riguardavano anche la presunta “facilità morale” delle giovani donne che abitavano i vari paesi, dando origine a stornelli e filastrocche, talmente oscene e scurrili, che non oso riportarle.
 
  • I Castelpoggini poi, i ern tuti ciospi erano tutti ciospi ossia grezzi, rustici. In realtà era vero tutto il contrario. Castelpoggio è posta sul percorso dell’antichissima via del sale, che dalla nostra costa, portava l’oro bianco verso le fertili colline Emiliane e Parmensi. Anche un ramo secondario della Francigena passava di lì, quindi, i suoi abitanti erano abituati al passaggio dei forestieri, ma la sua economia era basata sulle attività selvo-pastorali, prime tra tutte, la produzione del carbone. Un tempo il carbonaio, era visto con sospetto dalla popolazione, perché si pensava che dovesse avere per forza qualche potere diabolico, (vedi il famoso uomo nero) per vivere per interi mesi isolato nei boschi per accudire e controllare le carbonaie. Questa convinzione, ha generato nell’immaginario collettivo, la certezza che fossero quasi selvatici. Anche un altro detto era riferito agli abitanti di questo paese. Ien grezi con la cartavetra del tre. Sono grezzi come la cartavetra del tre (intesa come gradazione di ruvidità.)
 
  • Per tutti i paesi però, come già detto in precedenza, che avevano l’economia basata principalmente sul lavoro alle cave, vigeva il proverbio La cava e la vita adè tuta ‘n salita la cava e la vita è tutta in salita proprio a sottolineare come l‘estrema durezza del lavoro alle cave poteva essere paragonato alla vita di stenti che quelle antiche popolazioni erano costrette a vivere. Anche le mulattiere che un tempo servivano per recarsi in questi paesi sono state oggetto nei secoli a detti e proverbi.
 
  • T sen stort com la via d Cod’na sei storto come la via di Codena. Le vie di arroccamento a molti paesi, vista la morfologia del nostro territorio, erano veri e propri serpenti di pietra, che s’inerpicavano in ripidi tornanti sugli scoscesi fianchi delle Alpi Apuane. Alcuni proverbi, hanno un doppio significato, spesso dovuto all’assonanza fonetica della rima in dialetto, o per antiche caratteristiche del paese oggetto del proverbio. Un classico esempio è il detto;
 
  • Se mai a faren com a l’Avenza… senza! Semai faremo come a l’Avenza , senza. Avenza, un tempo “Aventia,” è stato l’ultimo paese fondato. Sorto verso la marina, in una zona paludosa e malarica, è rimasto semi spopolato per quasi un secolo, tanto che sua Signoria Maria Beatrice non pretendeva tasse e gabelle per chi vi si fosse insediato. Nonostante ciò, il popolamento di questa frazione fu molto lungo e difficile, anche per la paura di attacchi dei pirati. Ecco perché all’Avenza si faceva spesso…senza.
 
  • Né a Fontia né a Nozet né ‘l carbon né ‘l capret né a Fontia né a Noceto né il carbone né il capretto. Alcuni detti come questo sono poco conosciuti, e ormai desueti. Il paese di Noceto, oggi quasi spopolato, era un’importante centro, per l’allevamento e la vendita delle capre, mente Fontia, è stata per quasi un millennio, una vera e propria fabbrica di carbone, che riforniva gran parte della Signoria carrarese. Per questa sua “ricchezza” più volte fu fatta oggetto di attacchi con saccheggio da parte del vicino paese di Nicola, al tempo sotto la Signoria Genovese. Forse qualcuno prese una fregatura in questi paesi, ed ecco nascere un vero e proprio proverbio di “avvertimento.” Come si vede, gli antichi detti o proverbi hanno tutti un’origine, storica, magari storpiata dall’invidia per gli altri paesi, o con il loro vero significato annacquato o completamente perduto nelle nebbie del tempo ma ancora importanti, perché ci raccontano piccoli frammenti della nostra storia.
Mario Volpi
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