Via F. Cavallotti - carraraonline.com

Vai ai contenuti

Via F. Cavallotti

STORIA > Strada facendo
Spetta/Le Redazione

La Spedizione dei Mille, oggi sappiamo che non è stata  la causa della caduta del Regno dei Borboni, al tempo  una superpotenza economica e militare, ma  i volontari che vi hanno partecipato, erano sicuramente dei veri e propri patrioti,animati da sentimenti di libertà e di eguaglianza merce, quasi introvabile ai nostri giorni.
Il poeta garibaldino
A Parigi, ci sono ventiquattro strade, intitolate a personaggi famosi italiani, uno di questi è Felice Cavallotti. In Italia poi, sono numerosissime le città che hanno una strada o una piazza intitolata, a questo grande italiano, e anche Marina di Carrara non fa eccezione. Quasi sconosciuto ai più nell’era moderna, la sua notorietà al suo tempo era simile a quella di Mazzini e Garibaldi.
Nacque a Milano, il 6 ottobre 1842, nel pieno del periodo Risorgimentale italiano. Dopo avere ottenuto la laurea in giurisprudenza, la sua ardente passione per la “giustizia sociale” in una Società veramente libera, lo spinge ad arruolarsi volontario nelle file garibaldine, per partecipare alla seconda fase della spedizione dei mille. Combatterà al fianco di Garibaldi, in Trentino e in Valtellina, nel corso della Terza Guerra d’Indipendenza, distinguendosi per il suo valore nella sfortunata battaglia di Vezza d’Oglio. Sconfitto, ma non domo, fu nuovamente al fianco dell’Eroe dei due Mondi, nella fallita insurrezione dello Stato Pontificio di Papa Pio IX, che con l’aiuto delle truppe francesi stroncò nel sangue la sete di libertà dei romani. Quest’episodio, alimentò ancora di più nel giovane Cavallotti il suo anticlericalismo.
Uomo di grande cultura, abile scrittore, collaborò con varie testate giornalistiche di tutta Italia, descrivendo in quel mondo quasi privo di Media, le azioni garibaldine, e usando la satira poetica contro l’odiata Monarchia. Tanto fu efficace la sua poesia satirica che alcuni anni dopo venne sopranominato ” il bardo della democrazia” paragonandolo quindi agli antichi cantori d’imprese eroiche dell’antico popolo Celtico. Tale fu la sua popolarità che a soli trentuno anni, fu eletto deputato in Parlamento. Considerato da molti come il fondatore dell’Estrema Sinistra storica italiana, ebbe un ruolo molto attivo nella lotta alla Destra a quei tempi al potere, ma si scagliò anche contro la sinistra che governò dopo alcuni anni, accusandola di “trasformismo politico.” Le sue parole più dure furono contro Crispi, ex garibaldino, divenuto, una volta al potere, un feroce repressore delle richieste sociali. In occasione delle rivolte contadine siciliane ebbe a dire “i contadini meridionali vi chiedevano pane e voi gli avete dato piombo!” Le sue grandi capacità oratorie, fecero si che egli, pur essendo da sempre all’opposizione Parlamentare, fosse uno dei deputati più ascoltati, e il suo partito, l’Estema Sinista, arrivò a contare ben ottanta deputati. La sua feroce battaglia contro gli “iniqui privilegi” lo portò a uno scontro violento con il Governo, che a suo dire favoriva i proprietari contro i più poveri, e soprattutto proteggeva le maggiori cariche dello Stato coinvolte nello scandalo della Banca di Romana, un ignobile imbroglio finanziario, che pur non “volendo” trovare i responsabili, decretò la fine politico-sociale per molti di loro. Si scagliò anche violentemente contro l’espansione Italiana nel colonialismo, definendolo “inutile e sterile, come le sabbie che si andavano a conquistare.” Il suo grande altruismo, se ancora ce ne fosse bisogno, lo dimostrò accorrendo come volontario a Palermo per prestare aiuto alla popolazione colpita da un’epidemia di colera nel 1885. Felice Cavallotti era descritto come uomo di grande moralità, ma dal carattere sanguigno, cosa che lo portava spesso agli eccessi nelle sue discussioni. A quei tempi pur essendo per legge vietato, il duello era ancora ampiamento usato per difendere “l’onore” di chi si riteneva offeso o calunniato. Abile schermitore, Felice Cavallotti, difese con “il ferro” il suo onore e la sua reputazione per ben trentatré volte, sempre però al “primo sangue” ossia senza uccidere mai nessuno. Ebbe un violento diverbio con Ferruccio Macola, direttore della Gazzetta di Venezia, che il Cavallotti aveva accusato di essere un mentitore per una notizia che lo riguardava. Le due parti sentendosi mortalmente offese, decisero di sfidarsi a duello, e poco importava a Cavallotti se il suo avversario fosse di ben venti anni più giovane. Il duello alla sciabola si svolse a Roma in un giardino privato. Al terzo assalto il Macola colpì Cavallotti alla carotide, trafiggendogli il collo, e il mento, fino al palato. Soffocato dal suo stesso sangue, Felice Cavallotti morì in pochi minuti. Questa vittoria comunque non portò bene al Macola, che dovette subire un processo, e una condanna a un anno di carcere, ma soprattutto completamente emarginato dalla Società del tempo, tanto che dopo meno di un anno la depressione lo portò al suicidio. La morte di Felice Cavallotti, privò la Casa Savoia di un valido, e scomodo oppositore, ma agli occhi dell’opinione pubblica il Crispi, con la sua posizione filomonarchica, fu ritenuto il vero responsabile del duello, e della prematura fine di Cavallotti. cosa che lo portò alla morte politica. Questo contribuì non poco a fare dell’estrema sinistra italiana, sotto varie sigle, e nomi, un movimento politico che durerà in Italia fino oltre la metà del nuovo secolo.
 
Con deliberazioni della Giunta Comunale di Carrara, riunitasi il 28 agosto 1963, anche
la via dedicata ora in suo onore a Marina di Carrara prima era conosciuta come via del Monchino, molto probabilmente un proprietario terriero a cui mancava una mano.
Mario Volpi
In questa rubrica trovi




Torna ai contenuti