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Pieve di Sorano

Ai nostri confini
La Pieve
Il sito di Soranum.
Si ritiene che questo luogo “Suranum” fosse già conosciuto in epoca preistorica e che fosse il maggior centro di raduno dell’alta Val di Magra. Questa ipotesi trova conferma con il ritrovamento di alcune tombe luguri rinvenute nel sito di Castelvecchio e di alcune statue stele rinvenute sotto il pavimento della pieve. Quale significato si celi dietro queste rappresentazioni umane in pietra arenaria è ancora oggi un mistero.  Forse segnavano i confini e itinerari d’acqua e di terra ed erano allo stesso tempo il simbolo degli abitanti del luogo, oppure segnali tombali, oppure ancora simularci di dei o eroi guerrieri.
Questi monumenti in pietra di tipo antropomorfo, rappresentano donne e uomini ben stilizzati e sono suddivisi in tre gruppi:
A e B appartengono all’età del rame ( metà IV – fine III millennio a.C )
 
  • Tipo A: è estremamente stilizzato . La testa, incorporata nel tronco , ha il volto ad “ U”, del corpo sono raffigurati la linea clavicolare e le braccia. Un pugnale a lama triangolare e manico a pomo distingue quelle maschili da quelle femminili, connotate da seni rappresentati da due dischetti.
  • Tipo B : è meno schematico. La testa, arcuata, ha il collo. In quelle maschili al pugnale si associa spesso un’ascia, quelle femminili hanno seni più veristici e ornamenti ( collane o goliere )
  • Tipo C : più realistico, è concepito a tutto tondo. Più statue maschili hanno caratteri anatomici ben differenziati, elementi  di vestiario, armi, ( spade, asce, giavellotti, elmi, scudi ) e iscrizioni di nomi individuali in caratteri etruschi. Associate alla piena età del ferro ( fine VII –VI secolo a.C )
Nella Lunigiana sono state recuperate ben 82 di queste statue stele, solo nell’area di Sorano ne sono state ritrovate sette. Ecco perché si ritiene che il sito di Suranum fosse un luogo di culto già in epoca precristiana.
Il guerriero di Sorano
Si distingue dalle altre statue stele rinvenute nello stesso sito per la circostanza che essa è stata rilavorata nell’età del ferro, e trasformata nell’immagine di un guerriero munito delle sue armi e designato ad una iscrizione onomastica oggi quasi scomparsa.
La Pieve  romanica di Santo Stefano di Sorano si trova nella piana di Filattiera, lungo l’antico percorso della via Francigena. Fu edificata probabilmente sulle rovine di un edificio di culto pagano preesistente, come dimostra il ritrovamento di statue stele al di sotto e all’interno dell’edificio. Non si hanno fonti certe sulla data dell’edificazione, la prima citazione risale ad una bolla Pontificia di Eugenio III del 1148. La Pieve fu per secoli un centro religioso molto potente. La sua importanza era legata alla posizione strategica: qui convergevano infatti le principali strade di comunicazione che connettevano attraverso i valichi dell’Appennino la Val di Magra con la valle del Po. Nel tempo, l’insalubrità del fiume Magra e la scarsa sicurezza dovuta alla posizione nel fondovalle portarono all’abbandono del luogo in favore dell’attuale borgo di Filattiera, lasciando isolata e provocandone il lento declino, fino al completo abbandono nel XVIII secolo. La pieve conserva l’impianto del XII secolo, a tre navate e con un imponente sistema di tre absidi realizzate con ciottoli di arenaria non sbozzati. La forma della torre campanaria fa supporre che inizialmente il suo scopo fosse più difensivo che religioso.  All’interno sono conservate due statue stele originali qui rinvenute. Nella parte alta della navata centrale si trova murata una figura esostorica, mentre nella facciata si trovano delle faccine.
Filattiera
Sorano sulla via consolare Parma-Lucam sorse una fattoria-locanda che funzionò per circa tre secoli fino alle prime incursioni barbariche. In epoca altomedievale la Lunigiana fu al centro delle lotte fra longobardi  e bizantini e l’area di Filattiera, alla confluenza del sistema viario tra la Pianura Padana e la costa tirrenica, divenne punto strategico del sistema difensivo. Era in questa area il comando militare bizantino attestato dal 590, identificabile con il Kastron Sorenon. Lo stesso toponimo Filattiera deriverebbe dal termine greco imperiale Fulacterion, ovvero luogo fortificato. Nel 1029 Filattiera risulta di possesso di Ugo d’Este, definitivamente ceduta nel 1202 a Opizino Malaspina divenendo capitale del predio feudale dello Spino Fiorito dopo la divisione dinastica dei Malaspina nel 1221. In questo periodo sorse sulla collina di San Giorgio, a controllare la via Francigena, un castello protetto da mura e con una torre centrale, a fianco della quale fu edificata la chiesa dedicata al santo omonimo. Nella seconda metà del XIV secolo i Malaspina promossero la costruzione di un altro castello e di un borgo murato a monte della collina di San Giorgio, corrispondente all’attuale centro abitato. Nello stesso secolo i Malaspina di Filattiera entrarono nell’influenza di Firenze finchè nel 1549 Manfredi III vendette il feudo a Cosimo I dei Medici.
Chiesa di San Giorgio
E’ una delle chiese più antiche della regione e forse la più antica della Val di Magra. Costruita in pietre squadrate, com’erano le prime chiese cristiane, ha vicino la poderosa torre quadrata a carattere difensivo posta a controllo della via Francigena. . Al suo interno murata nella parte si trova la pietra tombale di Leodegar a testimonianza della difficile cristianizzazione nella valle del Magra. L’epigrafe secondo Ubaldo Mazzini andrà interpretata così : “ non curate del pericolo di vita a cui si esponeva, aveva spezzato idoli pagani convertendo a Cristo i peccatori”.
Chi fosse Leodegar diventa difficile sapere, su di lui furono fatte molte supposizioni senza risolvere l’interrogativo su quali funzioni svolgeva  e su cosa lo avesse spinto a Filattiera. Alcuni sostengono che fosse un vescovo di Luni, secondo altri invece era un ufficiale della circoscrizione amministrativa della corte regia, altri ancora invece sostengono che fosse un missionario inviato dal papa. Come da sua volontà fu sepolto nella cripta interna nella Pieve di Sorano.
Chissà se questi idoli sono da identificarsi con le statue stele?
Perché queste figure antropomorfe che prima erano state venerate e innalzate poi sono state sepolte e in parte distrutte?
Qual è la statua mancante?
E se Leodegar l’avesse distrutta o nascosta?
Ospitale di San Giacomo di Altopascio
Risalente al XI – XII secolo è situato all’interno del paese, la sua funzione era quella di ricovero e ristoro per i pellegrini, in particolare per quelli che si recavano a Santiago di Compostella. L’ospitale è riconoscibile da una croce templare e da una maestà posta sopra il portale, che mostra San Jacopo Maggiore in veste di pellegrino. L’esistenza di questo ospitale mentre ricorda l’azione espansiva dei cavalieri di Tau conferma il passaggio in questo luogo dell’itinerario italiano per Santiago de Compostela.
Cavalieri del Tau sono probabilmente il più antico ordine religioso cavalleresco d’Europa. Oltre all’assistenza dei pellegrini, i frati si occupavano anche della manutenzione delle strade e dei navigli da trasporto; inoltre curavano anche la costruzione e la manutenzione di ponti, cosa che attesta l’alto livello tecnico ed organizzativo raggiunto. La loro abilità è documentata dalla costruzione di ponti per l’attraversamento di diversi fiumi lungo la via Francigena, come l’Arno, l’Elsa, l’Usciana, il Taro e l’Arda.
Fonte http://www.compagniacavalierideltau.it/cavalieri-del-tau-2/storia/
Il Segreto di Leodergar
Ci son storie che vanno raccontate e questa è una di quelle, per giunta una Storia di Casa Nostra.
Il Segreto di Loadegar è un racconto frutto della mia fantasia e della realtà, l' ho ambientato nel 1350 in Lunigana. Un “racconto” diviso in 12 capitoli. Per dare veridicità e giusta ambientazione alla storia mi sono recato sul posto.
Prologo
Al Cavaliere Templare Pietro Cattani viene affidata una missione delicata e rischiosa da parte del Papa in carica, Bonifaccio VIII . Lui avrà l’arduo compito di scoprire quale segreto si portò nel sepolcro di Suranum Loadegar. Dal Kastron di Filattiera arrivarono a Roma voci molto inquietanti. Si vociferava che nella pieve si erano compiuti riti pagani venerando una particolare statua stela in arenaria. Loadegar pagò con la propria vita per aver spezzato questi riti, convertendo i peccatori al cristianesimo.
Ma chi era Loadegar?
E cosa rappresentava quella statua?
I riti ebbero veramente luogo o erano solo maldicenze popolari?
Tutti questi interrogativi toccherà scoprirli al Cavaliere di Cristo, se ci riuscirà naturalmente.
Di PierBin & MascalzonApuna
NOTE e APPROFONDIMENTI
Tutti i personaggi sono frutto della mia fantasia, tranne ovviamente il papa  Bonifacio VIII  e Leodergar. Di quest’ultimo sappiamo ben poco.  Sappiamo che era nato nel 684 ma non la città natale, ed è morto a Filattiera nel 752 a 68 anni dov’è seppellito come da sua volontà nella Pieve di Sorano. Sulla sua identità furo fatte molte supposizioni senza risolvere l’interrogativo su questo strano personaggio e sulle sue funzioni, e su cosa lo avesse spinto a Filattiera. Alcuni sostengono che fosse un Vescovo di Luni, altri invece che fosse un alto ufficiale della gastaldia (nell'ordinamento medievale, il gastaldato o gastaldìa era una circoscrizione amministrativa governata da un funzionario della corte regia ) di Suranum, oppure addirittura  che fosse un missionario inviato dal papa.
 
  • È vera la scritta in latino sull’epitaffio ritenuto il più antico reperto cristiano noto della Lunigiana che si trova nella chiesa di San Giorgio. La frase tradotta riporta: a quell’ignoto, che pagò con la morte per aver spezzato idoli pagani convertendo i peccatori al cristianesimo. Quali riti furono commessi all’interno del luogo sacro non si saprà mai, e da li è nato questo mio racconto.
  • E’ vero anche il fenomeno naturale che si verifica una volta all'anno da tempo immemorabile: la migrazione sulla vetta del monte delle Formiche di una varietà di formiche alate che nel mese di settembre giungono a sciami dal centro dell'Europa per compiere il loro volo nuziale per poi morire sotto l’altare della vergine dell’omonimo Santuario.
  • E’ vero il colle di Castelvecchio a  Quartareccia dove furono ritrovate sepolture Liguri- Apuane.
   
Il segreto di Leodergar

CAPITOLO I .Roma MCCXCVII nell’anno del Signore
Bonifacio VIII era seduto alla scrivania del suo studio, si reggeva il capo con le mani, era molto preoccupato. Aveva mandato a chiamare il cardinale Giacomo De Luca per affidargli un incarico della massima riservatezza, poneva in lui una grande fiducia. I due si conoscevano dai tempi in cui erano entrambi semplici sacerdoti e nutrivano l'uno per l'altro un profondo senso di amicizia e di rispetto. Ora il papa aveva assoluta necessità di convocare presso di sè il templare Pietro Cattani ma questi si trovava in quel di Bologna ed usare i canali ufficiali significava sollevare la curiosità di tutta la Santa Sede, De Luca era la giusta soluzione, lo avrebbe, con qualche scusa, inviato dal Vescovo di Bologna e lì avrebbe contattato il templare, ma era necessario agire con prudenza, erano tempi difficili. Il cavaliere prestava servizio presso la chiesa di Santa Maria del Tempio che si trovava appena fuori le mura della città di Bologna lungo la via Emilia, il suo compito era quello di sorvegliare e proteggere le importanti sepolture che si trovavano all'interno della cappella gentilizia. Nell'ambiente ecclesiastico era molto conosciuto e stimato  per le sue doti di  combattente giusto e leale che aveva messo più volte a rischio la sua stessa vita per proteggere da malintenzionati gli appartenenti alle alte cariche della chiesa che avevano soggiornato nella zona.
 
Roma XVII Maggio
All'alba il cardinale era già in viaggio, nella sua carrozza, alla volta di Bologna, aveva con sé in una borsa i preziosi documenti affidatogli dal Santo Padre e ben impressi nella memoria aveva un nome e un luogo. L'incarico affidatogli non era dei più facili. Si apprestava a compiere un viaggio lungo e stancante ma era contento di poter fare un favore a quello che ora era Sua Santità ma che per lui rimaneva un vecchio amico. Come scorta aveva solo quattro bravi soldati a cavallo e un cocchiere; il prelato era un uomo erudito, alto ed eretto portava con eleganza la veste ecclesiastica color porpora che lasciava intuire, nonostante avesse ormai sessantacinque anni, spalle larghe e possenti in un fisico prestante e asciutto. La mitra di seta bianca damascata che indossava durante le funzioni religiose copriva  una calvizie nella zona lucente del cranio ma lasciava fuoriuscire pochi capelli grigi che denunciavano la sua non più giovane età . Aveva occhi azzurri e sguardo freddo come l‘acciaio.
Il segreto di Leodergar

CAPITOLO II. Terzo giorno di viaggio XX Maggio. Un monastero alle porte di Firenze.
La carrozza scortata dai cavalieri percorse tutta la carrareccia  che divideva in due la collina. Le ruote e gli zoccoli dei cavalli alzavano una densa nuvola di polvere. Il piccolo convoglio aggirò le mura perimetrali ed arrivò all’ingresso del monastero a tarda sera, dopo una lunga ed estenuante tappa. I raggi del sole a quell’ora battevano contro le mura della fortificazione come fossero lance infuocate mentre le cime più alte degli alberi sembravano pennacchi rosso sangue, nel frattempo la polvere che filtrava tra i dritti e fitti  tronchi dei cipressi formava lame verticali di luce infuocata. Attesero qualche minuto dopo essersi annunciati poi la grande porta in legno dalle  borchie romboidali in ferro si aprì ed entrarono. Lo stalliere si prese cura dei cavalli e della carrozza, mentre il cardinale e i soldati furono accolti dall’abate che fece gli onori di casa ed ordinò al monaco guardiano di turno di far preparare la camera migliore per il cardinale e due camerette per i soldati. Mentre attendevano  che fosse pronta la cena  Monsignor De Luca fu fatto accomodare nell' ufficio dell'abate, questo era un locale ampio, arredato in modo austero, semplice e pratico. Al cardinale stanco del viaggio parve un'oasi di pace. L’abate era un uomo  basso e robusto sulla sessantina, con un viso rotondo e arrossato, i capelli grigi tagliati molto corti. Aveva un tic nervoso che mal si associava al suo fare pacato. soleva picchiettare ripetutamente le dita della mano sinistra sul tavolo della scrivania con un movimento meccanico. Dopo all’incirca tre quarti d’ora il monaco commensale li raggiunse invitandoli a prendere posto a tavola, la cena era pronta. Consumarono carne di pollo e di maiale cotte alla brace con contorno di verdure fresche e legumi di stagione, il tutto accompagnato con vino rosso locale. Finito la cena, il cardinale chiese di essere svegliato la mattina seguente, assieme ai soldati, alle prime luci dell'alba. Poi assalito dalla stanchezza si congedò per coricarsi. Attraversò un passaggio fiocamente illuminato dal lume a olio che il monaco teneva in mano, poi una specie di vestibolo e infine proseguirono ancora fino alla scalinata che conduceva al primo piano dove in fondo al corridoio c’era la sua stanza.  Dopo una breve preghiera,  si lasciò cadere sul letto di paglia e in un attimo cadde in un sonno profondo. Secondo i suoi voleri fu svegliato all'ora convenuta. Scese dal letto, si recò alla finestra che si affacciava nella corte interna del monastero e vide i suoi uomini già in sella pronti per la partenza. Un tenue bagliore annunciava l’alba facendo scomparire anche le ultime restie stelle. Una breve preghiera e raggiunse l’abate che lo stava attendendo per le orazioni mattutine. Dopo una piccola colazione ripresero il viaggio verso Bologna. Il piccolo convoglio sparì dietro la prima curva lasciando dietro di sè solo una nuvola di polvere. I quattro giorni successivi del viaggio passarono senza inconvenienti.
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