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San Venerio

Itinerari liguri

"Tyrus major" si leggeva sugli antichi portolani... ed era l'isola di un santo marinaio, Venerio che placava le tempeste con la forza della sua preghiera che accendeva fuochi notturni  sulla sommità della roccia per orientare i naviganti e guidarli salvi, alle loro case e che insegnò ai pescatori l'uso della vela latina (triangolare), più maneggevole e sicura. Venerio visse su l’isola del Tino fra la seconda metà del VI e il VII secolo. Nato alla Palmaria nel 560 dopo Cristo passò la gioventù tra la darsena e la chiesa di San Pietro. Noto per la sua umanità e la fama di taumaturgo, ma  amante della solitudine fece di quest’isolotto cupo di pinete e sasso il suo romitorio per sfuggire ai sempre più pellegrini attorno a lui. Sopra quest’isola si dilungava in mare di scoglio in scoglio ad ascoltare le parole che le onde gli portavano. I molti miracoli, che una tradizione scritta al (X-XI secolo) a lui riferisce, sono tipici di un ambiente marinaro ; la resurrezione di annegati, il domare il vento ed il mare in tempesta la sconfitta del terribile drago che assaltava le navi dirette al porto di Luni e che a colpi di coda modellò la costa ligure. Vi sono anche modelli biblici, come quello del corvo che lo nutriva portandogli il pane. Più tardi lo si vedrà come attento custode della navigazione notturna con l’accensione di fuochi. Per sfuggire all’effettuosa e infastidente pressione dei devoti provenienti dalle Cinque Terre, dal Golfo, dalla Val di Magra e di Vara e da Luni, Venerio cercò poi un esilio volontario in quella remota Corsica che vedeva a volte sfumata all’orizzonte. Così, una sera d’inverno mentre il mare in tempesta da settimane impediva lo sbarco su l’isola salpò su di un veliero alla volta dell’isola francese. Ma dopo qualche anno volle un ritorno al Tino. Ignorato da tutti al momento della sua morte, avvenuta il 13 di settembre del 630, sarebbe stato inumato dalle mani degli dei angeli. Ebbe un’onorifica sepoltura quasi un secolo dopo, per volontà del vescovo di Luni Lucio, che costruì una chiesa per le sacre reliquie. Nel IX secolo le incursioni saracene e normanne terrorizzavano la costa e le reliquie sarebbero state traslate per sicurezza, da prima, nella basilica paleocristiana oggi chiamata la Pieve di San Venerio in La Spezia, poi in seguito a Reggio Emila nella chiesa di San Prospero. Porzioni del corpo saranno affidate ad altri centri, come Reggiolo. Nel 1960 la Sede Apostolica consentiva anche la restituzione dei resti scheletrici della testa di San Venerio che già conservata separata dal corpo in un reliquiario ligneo, venne, alla presenza delle più alte autorità religiose e militari, riportate da Reggio sull’isola e poi nuovamente a La Spezia Cerimonia che si ripete una volta l’anno, subito prima della festività del 13 settembre.
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