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Abazia di S Caprasio

Ai nostri confini
Aulla
Aulla è in assoluto uno dei più antichi luoghi di ospitalità e preghiera sorti sulla Via Francigena: quando tra il 990 ed il 994 giunse ad Aulla Sigerico, arcivescovo dì Canterbury, la sua abbazia già ospitava le reliquie di San Caprasio, qui portate dalla Provenza tra l'885 e I'896 da Adalberto II di Toscana. A partire dal 2001 scavi archeologici e restauri hanno interessato la chiesa e le sue pertinenze, gravemente danneggiate dai bombardamenti che tra il 1943 ed il 1945 hanno distrutto il centro storico di Aulla. Con gli interventi attuati a seguito dell'alluvione del 2011, che ha sommerso sotto più di un metro di acqua e fango chiesa, chiostro e museo, è oggi nuovamente possibile incontrare le straordinarie testimonianze di arte, di fede e di ospitalità di un'abbazia benedettina medievale.
Abazia di San Caprasio
L'impianto della chiesa è ancora quello dei primi decenni dell'anno mille, quando in tutta Europa si rinnovarono chiese e sorsero cattedrali: in quel clima di grande rinnovamento dell'edilizia religiose i monaci di questa abbazia ampliarono la loro chiesa. L'abside e la facciata della chiesa, che appena poco più di un secolo prima, il 27 maggio 884, era stata fondata da Adalberto I di Toscana, furono abbattute e ricostruite in modo da allungare lo spazio interno delle navate. I resti della facciata del IX secolo sono visibili al di sotto del fonte battesimale ad immersione, di forma circolare e con gradini di accesso alla vasca, della quale è conservato il fondo in cocciopesto. Il fonte battesimale è databile tra la fine del secolo XI e la prima metà del XII, quando la chiesa del monastero assunse le funzioni proprie di una pieve al servizio di un lungo la navata destra o o le tracce del grande portale di accesso laterale, che ospitava all’esterno i due grandi capitelli : quello con la rassicurante raffigurazione dell'aquila, simbolo del Cristo Salvatore e l'altro col volto demoniaco, simile a quello raffigurato sul duomo di Fidenza, con motivi vegetali e la rappresentazione di un animale feroce. All'ingresso della chiesa i due capitelli ammonivano il peccatore, ma ricordavano anche che dal male può nascere il bene e che dal peccato ci si può salvare.
All'altezza del portale, la porzione di pavimentazione in cemento indica la base di un pilastro abbattuto nel 1951, che conserva, come l'altro di fronte, importanti tracce di affreschi con decorazioni geometriche, probabilmente databili al secolo XI. L'altare maggiore è stato ricomposto utilizzando i marmi dell'altare seicentesco eretto nel 1664 per ospitare le reliquie di San Severo, donate dal marchese Cosimo
Centurione, all'epoca dei grandi interventi barocchi che comportarono la realizzazione della nuova pavimentazione in marmo e ardesia, il rinnovamento di tutte le tombe delle famiglie e della comunità, la decorazione a stucco dell'abside. L'altare conserva su due lati gli stemmi della famiglia Centurione di Genova, la corona è sormontata da un orso a ricordare la loro discendenza dagli Orsini di Roma:  la banda a scacchiera è stata scalpellinata nel 1797 con l’occupazione napoleonica, che sancì la fine del feudalismo in tutta la Lunigiana.  Nell’ambone sono state recuperate tre pregevoli formelle del XVII secolo, raffiguranti la Madonna della Misericordia si Savona, la Madonna del Rosario, San Michele Arcangelo.
San Caprasio

Caprasio, colto discendente di una ricca famiglia gallo-romana, dopo aver rinunciato alle ricchezze, volle vivere secondo il Vangelo, ispirandosi alle esperienze ascetiche dei monaci del deserto che egli visitò nel corso dei suoi viaggi in Oriente. In uno di questi pellegrinaggi fu scelto come guida spirituale dai due fratelli Onorato e Venanzio: Venanzio morì nel corso del viaggio, mentre Onorato e Caprasio, tornati in Provenza, ebbero dal vescovo l'autorizzazione a riproporre l'esperienza del deserto sull'isola di Lérins. Nel 431,Sant'llario di Arles, commemorando sant'Onorato, testimonio la presenza in vita di Caprasio: "San Caprasio, uomo di perfetta e piena  austerità conduce nelle isole vita angelica: sebbene il vostro amore abbia ignorato fino ad ora il suo nome, sappiate che Cristo lo enumera tra i suoi amici". Qualche anno dopo Fausto di Riez, abate di Leris ricordando Sant’Onorato scrisse "Preso con se per averne conforto e compagnia, si rimise all'esame e alla decisione di costui, come alla più giusta bilancia di giudizio, per tutto ciò che aveva ordinato e regolato: in sua compagnia.., ha stabilito un accampamento per coloro che camminano verso la terra promessa... essi lo dirigevano (il monastero), uno con la sua autorità, l'altro con i suoi consigli: uno vegliava sul suo compito di pastore attento, l'altro, nella solitudine, come su un monte lontano, invocava Dio pregandolo senza interruzione..." San Caprasio morì nel 433: le sue reliquie furono dapprima ospitate nella chiesa dell'isola, poi, secoli dopo, furono state salvate dalle incursioni dei saraceni e giunsero infine ad Aulla tra l'885 e l'896, portate da Adalberto II di Toscana in occasione del suo matrimonio con Berta, proveniente dalla Provenza. Esaudì cosi Il desiderio del padre che, nell'atto di fondazione di questa abbazia di famiglia, la volle dedicare a Santa Maria ed ai Santi che qui sarebbe stato possibile portare. Nel 2003 dopo il rinvenimento delle Reliquie, il vescovo della diocesi di Massa-Carrara-Pontremoli Eugenio Binini ha designato San Caprasio patrono dei pellegrini che attraversano la nostra diocesi.
L' area archeologica

È visibile la fondazione della piccola abside della chiesetta del sec. VIII, mentre della chiesa del sec. IX, oltre all'abside, sono conservate la prima tomba del Santo, le tracce dell'altare, una porzione del pavimento realizzato con marmi di reimpiego di epoca romana, tra i quali un'epigrafe in latino e greco del primo secolo a.C. L'abside attuale, con le piccole monofore, ha inglobato le precedenti absidi ed ha ospitato la seconda tomba monumentale di San Caprasio, sigillata nella prima metà dell'anno 1000 e rinvenuta nel 2003, contenente il reliquiario in stucco, unico esemplare di quell'epoca sinora sconosciuto. Nel 1944 vicino alla tomba è caduta, miracolosamente inesplosa, una bomba inglese del peso di 500 libbre ritrovata nel corso dello scavo archeologico del 2003.
Sul lato nord è conservato un pregevole frammento marmoreo della recinzione presbiteriale del IX secolo con decorazioni a tralci di vite e grappoli d'uva. Sull'architrave della porta d'uscita l'epigrafe del 1666 "Comodo et Ornamento" ricorda la conclusione dei grandi lavori di restauro intrapresi da Cosimo Centurione.
L’abside esterna

Le piccole monofore che si aprono a poco più di un metro dal piano dell'antica strada medievale, i grandi finestroni, il coronamento con nicchie a fornice e le monofore delle due navate laterali, restituiscono l'immagine architettonica della chiesa dei primi decenni del XI secolo, sinora rimasta celata da secolari interventi di ristrutturazione. Lo scavo ha messo in luce le due absidi laterali e, tutto intorno, decine di sepolture medievali (sec. VIlI-sec. XIV).
Il chiostro
"Quanto al chiostro sarebbe bene che quei preti che lo abitano ogni tanto lo nettassero e sterpassero perché sembri un luogo da cristiani e non da bestie", Nel 1571 cosi viene descritto il chiostro Chiostro abbaziale, distrutto dal bombardamento del 1944. Lo scavo archeologico ha restituito due lati del corridoio di deambulazione, con pavimentazione in ciottoli del secolo XVII, alcune tombe privilegiate con interessanti interno corredi funebri, una cisterna per la tracolla e smaltimento delle acque piovane. Il chiostro, che nei monasteri evoca il Paradiso terrestre, ospita un giardino con erbe aromatiche, piante e fiori della Bibbia.
Sala capitolare del museo

Nei primi decenni dell'anno mille, contemporaneamente all'ampliamento della chiesa, venne costruito anche il monastero del quale restano la grande sala capitolare, una piccola porzione coperta del chiostro, alcuni locali di incerta destinazione. La grande sala ebbe in origine una copertura a capriate, sostituita, nel XIII secolo, da volte in mattoni sorrette da tre grandi colonne centrali, da pilastri in pietra e da semicolonne in mattoni addossali alle pareti. Il museo, attraverso i reperti di scavo, racconta l'arrivo delle reliquie di San Caprasio e l'ospitalità che l’abbazia offriva ai pellegrini della Francigena. I grandi manichini dell'abate, del monaco e del pellegrino accompagnano il visitatore alla scoperta dei ferri dell'urna che contenne i resti del santo, delle monete lasciate dai pellegrini attorno alla sua tomba, delle stoviglie della cucina dell’abbate, delle tracce  dell'età del ferro e del dominio romano, degli argenti dell’abbazia, delle centinaia di medaglie devozionali che hanno accompagnato l'ultimo viaggio terreno degli aullesi. Video e ricostruzioni tridimensionali ripercorrono dieci anni di scavi archeologici e mostrano il possibile impianto medievale della chiesa e del monastero.
Vangelo di pietra

Dopo il ritrovamento dei due grandi capitelli del portale d'ingresso esposti in chiesa, che furono riutilizzati come pietre angolari del campanile, altri capitelli sono stati rivenuti, nascosti sotto gli intonaci come semplici pietre da costruzione, senza più la loro funzione originaria. Al centro della sala l'elegante capitello, raffigurante quattro draghi, è stato attribuito da Maria Pia Branchi allo scultore padano Oberto Ferlendi (prima metà del sec. XII). È probabile che appartengano alla stessa bottega anche le altre pietre con le decorazioni vegetali a intreccio e a matassa, e le raffigurazioni dell'uva (Eucaristia), del pesce (Cristo), del giglio (la Vergine Maria) e della palma (i martiri).
Le pietre di San Caprasio

Pochi monumenti possono affiancare allo studio storico-artistico l'indagine sulla composizione chimica e sulla provenienza dei materiali lapidei utilizzati nel corso dei secoli: marmi e pietre lavorate all'epoca dei cantieri di costruzione dell'abbazia, ma anche materiali di recupero, frammenti di manufatti provenienti dalla spoliazione di edifici di epoca romana, alcuni dei quali di importazione dalla Grecia. L'indagine si affianca a quella sulle malte, che ha fornito dati fondamentali per la ricostruzione delle fasi ed epoche di costruzione del complesso.
La stagione degli arredi barocchi
A metà del 1600 l'abbazia, commenda secolare sotto la tutela dei marchesi Centurione di Genova, fu interessata da imponenti lavori di restauro ed adeguamento al gusto barocco: le capriate furono sostituite da una grande volta in tufo, sulle navate si aprirono nuove finestre, le tombe di famiglia e della comunità furono rinnovate assieme alla posa del pavimento in marmo e ardesia. Fu allestito un ricco arredo liturgico ltan stemmi di famiglia, acquasantiere in marmo e decorazioni in stucco. Gran parte degli arredi sono andati distrutti dai bombardamenti: in una sala sono esposti quelli che si sono salvati, assieme al busto di Cosimo Centurione e alle due belle figure dolenti attribuite allo scultore genovese Solaro, allievo dello sculture Puget, attivo a Genova tra il 1662 ed il 1668.
La torre bizantina

Nel 2014, i lavori di sistemazione del complesso parrocchiale hanno portato alla luce una torre quadrata databile all'età bizantina. Essa è difatti precedente alla più antica chiesa nota nell'area e testimonia l'imponente, ma temporanea, fortificazione del sito. La torre fu costruita fra il 535 e il 660 d.C., misura circa sette metri di lato, ha muri larghi 180 cm con, all'interno, un paramento di blocchetti quadrati e pavimentazione in lastre. Un'opera che richiese importanti attività di cava, calce di qualità, manodopera specializzata e, quindi, una committenza ricca e capace.
Crediti
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12.07.2020 la redazione

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