Batteria Generale Chiodo - carraraonline.com

Vai ai contenuti

Batteria Generale Chiodo

Caprione

Secondo la leggenda, il nome Montemarcello deriverebbe da un episodio storico, avvenuto durante la guerra di conquista mossa dai Romani contro gli abitanti Liguri, che si opposero fieramente alla conquista latina. Nel 155 a.C. fu il console Marco Claudio Marcello a riportare la vittoria definitiva sulle popolazioni locali. Il nome del borgo, che conserva una struttura di chiaro impianto romano, ricorderebbe proprio questa vittoria.
MONTEMARCELLO, promontorio del Caprione, comune di Amelia, di grande pregio naturalistico e storico, che separa il Golfo della Spezia dalla foce del fiume Magra è arroccata Amelia sulle colline, stretta attorno al suo castello con bella torre medievale, ma anche digradante verso il mare. Montemarcello inserito nel parco di Montemarcello-Magra, offre scorci montani e panorami sul Mar Ligure, si fregia di una frazione inserita nei borghi più belli d’Italia e di un promontorio stupendo, Punta Corvo, la cui spiaggia è stata inserita da Legambiente nelle undici più belle d’Italia.
Ameglia racchiude in sé un concentrato di Liguria, e come i comuni confinanti porta sul suo territorio tracce importanti degli avvenimenti storici che si sono susseguiti in questa parte della regione, dall’antichità preromana all’occupazione latina, fino al Medioevo. Nella frazione di Cafaggio è stata infatti rinvenuta una necropoli degli antichi Liguri, in quella costiera di Bocca di Magra resti di ville romane, ed è ancora imponente il Castello del capoluogo, già dei Vescovi di Luni, fin dall’XI secolo. La particolare posizione conferisce alla zona una grande biodiversità, con animali e piante che si alternano nel susseguirsi dell'ambiente marino, fluviale o collinare. E anche le vedute di cui potrete godere variano dalla scintillante linea dell'orizzonte tracciata dal mare, e interrotta solamente dalle isole di Porto Venere o dalle imbarcazioni, sino al frastagliato profilo delle Apuane, con le loro cime aguzze e filanti.
Questa Batteria fu messa fuori uso il 21 aprile 1945 dagli stessi reparti germanici prima di ritirarsi, anche dalla Linea Gotica.

La batteria è stata realizzata nel 1910 (non ci sono dubbi: la targa è sopravvissuta!) e dedicata al noto generale cui si deve la costruzione dell’allora Regio Arsenale Militare della Spezia, incaricato da Camillo Benso Conte di Cavour, realizzato in sette anni, iniziati il 21 aprile 1862, terminarono il 28 agosto 1869, il più moderno arsenale della Regia Marina, (spostato dal Varignano all’interno del Golfo), unitamente alla realizzazione di quello di Taranto e Venezia. Quello della Batteria Chiodo fu realizzato per proteggere l’Arsenale e per colpire le navi nemiche che potevano minacciare realizzazioni nel Golfo della Spezia, che chiudeva a Sud-Est il Golfo stesso: ma non fu mai sparato un solo colpo dai 4 obici da 280 mm, con una gittata di oltre 11 km, facendo tenaglia con le batterie poste sulle isole Tino, Tinetto e Palmaria.  Poi, quella al Fortino, usufruita dalla Wehrmacht nella seconda guerra mondiale, per contrastare i bombardamenti da parte di USA e Inghilterra e furono utilizzate dalle batterie contraeree germaniche per difendere la Linea Gotica, imposta da Hitler come Linea Verde ed armati con 6 obici da 181 mm. In realtà i bombardamenti miravano al bunker sottostante della batteria antisilurante Dante De Lutti, a tiro teso, costruita in maniera razionale e secondo criteri validi per la difesa sul mare: opera imponente che si snoda lungo il declivio del promontorio, opportunatamente modificata, costituì, durante il secondo conflitto mondiale un importante validissimo e solidissimo sistema di difesa-offesa funzionando con i suoi cannoni potenti sino alla fine del conflitto. Furono i cannoni costieri da 152 mm situati all’interno dell’antisilurante che una volta avessero sparato, rientravano nel bunker togliendosi alla vista della 135 “festung brigade” prima che potessero individuarli. La postazione era ben nascosta nelle grotte della Punta Bianca e spesso colpivano anche il paese di Montemarcello: il 13 dicembre 1944, riportato in una lapide marmorea-ricordo nella piazza XIII dicembre 1944. Altra lapide marmorea posta dall’ OSS e dal comune di Ameglia, sulla via che da Bocca di Magra porta alla cima di Montemarcello, dichiara :
“IN QUESTO LUOGO VENNERO
FUCILATI IL 26 MARZO 1944
DAI NAZISTI I 15 MILITARI
ITALO AMERICANI DELLA
MISSIONE GYNNY.
OSS E COMUNE DI AMEGLIA
NEL 60 ANNIVERSARIO 26 MARZO 2004”


All’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra Mondiale fu riconvertita per svolgere attività di contraerea: probabilmente fu in questa fase che vennero realizzati i condotti sotterranei a servizio delle postazioni di artiglieria posizionate sul versante lato mare. Tra ottobre 1944 e la Liberazione la batteria, saldamente nelle mani dei tedeschi, fu utilizzata per difendere la anche la Linea Gotica.


Il gen. Domenico Chiodo (GE  30 ott.1823 – La Spezia 19 marzo 1870), ufficiale del Genio Navale ed architetto. Nel 1863 si recò anche ai cantieri della Senna e a Marsiglia; tuttavia alle sue progettazioni vanno riconosciute autonomia e un originale gusto neoclassico. Si occupò del progetto preliminare per la trasformazione e l'ammodernamento dell'antico arsenale di Venezia. Oltre all’Arsenale della Spezia progettò anche quello di Taranto. Incaricato di rappresentare l'Italia alla cerimonia dell'inaugurazione del Canale di Suez, si spinse nel Sudan dove contrasse la malaria, malattia che lo condusse alla tomba poco dopo il suo ritorno in patria. La città della Spezia lo ha voluto ricordare con un monumento marmoreo, opera dello scultore genovese Santo Varni (Genova, 1º novembre 1807 – Genova, 11 gennaio 1885), nella piazza antistante l'Arsenale Militare Marittimo da lui progettato dal 21 aprile terminarono il 28 agosto 1869, con questa dedica, a cura del Rotary Club :
DALL’ALTO DI QUESTO COLLE,
DEMOLITO PER UN PIU’ AMPIO RESPIRO DELLA CITTA’
CHE A LUI DEVE LE FORTUNE.
IL MAGGIORE DEL GENIO MILITARE DOMENICO CHIODO
NELLA PRIMAVERA DEL 1860
ILLUSTRO’ AL CONTE DI CAVOUR
IL PROGETTO SAPIENTEMENTE ELABORATO
DEL COSTRUENDO ARSENALE MILITARE MARITTIMO
OTTENENDO QUEL PLAUSO
CHE IL TEMPO E GLI AVVENIMENTI PERPETRARONO
PRIMAVERA ISPIRATRICE DI SERENE FORTUNE
RINNOVELLA SIMILI EVENTI
LA SPEZIA 19 MARZO 1959
Sono intitolate alla sua memoria strade alla Spezia, Genova e Roma.



5.7.1941, affondamento regia nave Dante De Lutti
Pubblicato il 5 luglio 2017 di Carlo Di Nitto
Dante De Lutti fu un sottotenente di vascello facente parte dell’ equipaggio della Regia Corazzata “Napoli”. Fu ferito e scomparve disperso in combattimento contro forze nemiche nell’Uadi di Derna il 24 novembre 1911 durante la guerra italo-turca. La “Napoli” era da diversi giorni nella rada di Derna, quando si rese necessario affiancare le forze terrestri durante una ricognizione lungo il torrente (Uadi) Derna, fuori dai trinceramenti. Venne disposta la formazione di una colonna con parte dell’equipaggio che affiancasse i reparti dell’esercito. Durante la ricognizione gli italiani vennero attaccati da numerosi gruppi di Arabi armati. Gli attacchi furono respinti anche con la baionetta e il De Lutti guidò con ardimento più volte i suoi uomini all’attacco. Con l’approssimarsi della notte si decise di rientrare nei trinceramenti e il drappello condotto dal De Lutti, che aveva perduto alcuni uomini e che trasportava i feriti, rimase isolato dal grosso della colonna e venne ripetutamente attaccato dal nemico. De Lutti cadde ferito e, nel buio, fu perduto di vista dai suoi marinai. Cercato invano, di lui non si ebbe più notizia né fu possibile recuperarne la salma per la presenza di numerose forze di arabi nel luogo dove era stato visto l’ultima volta. Alla sua memoria fu decretata la medaglia d’argento al valor militare per l’ardimento dimostrato durante i combattimenti.
Era nato il 16 aprile 1886.

Piccola, quasi sconosciuta ma gloriosa unità.
La règia nave Dante De Lutti fu una cannoniera di 370 tonnellate di dislocamento a pieno carico, 13 nodi di velocità, 36 uomini d’equipaggio. Armata con due cannoni da 76/40 mm. e due mitragliere da 13,2 mm.
Era stata costruita nei cantieri Mitsubishi Dockyards & Co. Ltd. di Nagasaki come piropeschereccio d’altura Tomiye Maru N. 2. Acquistata dalla Regia Marina, fu armata e impiegata dal 1917 come dragamine G 34. Riclassificata nel 1921 cannoniera di scorta e rinominata “Dante De Lutti”, venne impiegata pure per il servizio fari. Nel periodo 1925-1927 venne utilizzata anche come nave idrografica. All’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale, la De Lutti, entrò a far parte del Gruppo Navi Ausiliarie Dipartimentali della base di Tobruk. Fu affondata il 5 luglio 1941 a circa due miglia ad ovest di Ras Tajunes, sulla costa libica, dal sommergibile britannico Triumph, nel corso di un impari combattimento mentre cercava di difendere un minuscolo convoglio costiero che stava scortando. Rispondendo al fuoco forse riuscì a danneggiare il battello nemico.

Onore ai suoi Caduti!
Esisteva un cippo che si trovava nella Batteria De Lutti e che pochi avevano visto ma che sparì misteriosamente, commemorava la M.O.V. M. (=Medaglia d’Oro al Valore Militare) a Carmelo Borg Pisani che durante una missione segreta a Malta, in previsione dell’Operazione C3 (=Operazione dello sbarco a Malta, ma lo sbarco fu rimandato perché Hitler non ritenne di partecipare, volendo invece dare la precedenza ad altre operazioni militari, ritenute più impellenti). Nacque il 10 agosto 1915 a Senglea (vicino a La Valletta) nell’isola di Malta, allora inglese per usurpazione, ma culturalmente italiana. Fin da piccolo frequentò l’istituto Umberto I, centro culturale di italianità efficiente e di fervente fascista. Da Vittorio Emanuele III, con “motu proprio” e di propria iniziativa fu insignito di medaglia d’oro al valor militare.
Dichiarato dalla British Army, traditore e cospiratore contro il governo di Sua Maestà britannica, giustiziato a morte per impiccagione (lui aveva chiesto la fucilazione che le fu negata), alle ore 7,34 di sabato 28 novembre 1942 nel carcere di Corradino. E lì giacque, confuso nella fossa comune con i corpi di sedici malfattori giustiziati in carcere. Purtroppo ormai i suoi resti mortali sono stati dispersi nell’ ossario del cimitero di Casal Paola (a sud della Valletta, Isola di Malta), per l’insipienza criminosa dell’allora Governo. Il cippo nel dopoguerra fu buttato nel dirupo e ritrovato nel 1991 e per interessamento del capitano di corvetta Mario Arillo (La Spezia, 25 marzo 1912 – La Spezia, 27 settembre 2000, nel 1943 aderì alla mussoliniana Repubblica Sociale Italiana, nella Regia Marina, della  Xª Flottiglia MAS, ma nel dopoguerra sottoposto a procedimento di epurazione, lasciò la vita militare). Il cippo fu portato al Museo Navale della Spezia dove tuttora si trova, per una giusta collocazion


I “Bunker” si differenziano da una “Casamatta” poiché questa è soltanto un locale che alloggia l’arma, cannone o mitragliatrice che sia, mentre un bunker è un complesso di costruzioni che possono comprendere anche più casematte, a volte sotterranee per garantire maggiore solidità alla costruzione e sono stati usati a partire dalla prima guerra mondiale e può essere disposto su più livelli a difesa di se stesso, dei suoi occupanti e del territorio circostante, disponendo di alloggiamento per soldati, servizi igienici, cucine, sale trasmissione e apparati di depurazione, sale di comando per riunioni ufficiali, apparati di trasmissione, locali con scorte di generi di prima necessità.
Esistono vari tipi di bunker :
Difensivi:
il tipo più semplice per difendere i soldati che combattono in trincea, anche da attacchi dall’alto; si usavano ingressi nelle miniere, costruiti inizialmente in legno poi in calcestruzzo o cemento armato con feritoie dalle quali poter sparare.
per difesa costiera:
molto usato nella seconda guerra mondiale, specialmente in Normandia, sede dello sbarco alleato durante il D-Day del 6 giugno 1944 (i germanici chiamavano quei bunker “Regelbau”, ovvero “costruzione regolare”, oppure “progettazione standard”).
Per artiglieria:
più elaborati i bunker per artiglieria, in grosse strutture in cemento armato con pareti frontali e soffitti molto spessi e di grande apertura dove alloggiavano il cannone vero e proprio con la blindatura protettiva, usati specialmente per difendere le coste da unità nemiche, ad esempio il Vallo Atlantico, e si trovavano più arretrati rispetto ai semplici bunker di difesa.
Personali:
con bunker la cui struttura era quasi sempre sotto terra, impiegando polimeri rinforzati con fibra di vetro e la resistenza a compressione e data da sistemi ad arco (come quelli sotto il Fortino Chiesa a Montemarcello e quello di Adolf Hitler sotto la Cancelleria del Reich a Berlino, oggi demolito) e può essere usato anche come “safe rooms”, ovvero salva locali.
Di Mussolini:
di struttura analoga, anche se meno importante, disponeva anche Mussolini a Villa Torlonia a Roma. La popolazione civile iniziò a disporre di bunker quale rifugio, a partire dalla guerra fredda; in precedenza si utilizzavano i sotterranei come rifugi antiaerei, o gallerie scavandole in una montagna (come quella in Carrara tra la frazione “Fabbrica” e la chiesina di San Ceccardo, sul viale XX Settembre, a lato della strada per Ficola).
Di Stalin:
ne fece costruire diversi. Nel 1933 alla periferia di Mosca, costruito sotto uno stadio ma raggiungibile dal Cremlino, venne utilizzato durante l’avanzata nazista del 1941. A Samara (Russia Federation, distretto del Volga). Altro bunker per ospitare il governo sovietico se Mosca fosse caduta nelle mani dei nazisti, ma non fu mai usato.
Di Churchill:
A Londra è visitabile il bunker dell’allora primo ministro del Regno Unito, Wiston Churchill, oggi trasformato nel Churchill Museum and Cabinet War Rooms.
Di Tito:
Costò un sacco di soldi e la costruzione durò dal 1953 al 1979, pensato per resistere ad un’esplosione nucleare di oltre 20 kilotoni. Localizzato a Konjic, piccola città bosniaca, a 50 km da Sarajevo, in un anonimo garage di una casa bianca, l’ingresso conduce ad uno dei bunker più grandi realizzati nella storia, dotato di oltre 100 stanze da letto, capace di ospitare oltre 200 persone per un periodo di due anni, senza alcun contatto con l’esterno. Oggi è stato trasformato un una galleria artistica dove esporre arte moderna con la prima Biennale bosniaca.
Di Gheddafi:
dopo le proteste del mondo arabo, nel 2011, con la guerra civile libica, bombardamenti a non finire, Gheddafi si rifugiò nel suo bunker di Tripoli, ma una giornalista di Al Jazeera riuscì a farsi aprile ed entrare, mettendo “online” il servizio, dove si scoprì che vi era all’interno il filtraggio dell’aria, generatori di emergenza ed antincendio, possedeva due bagni ed una scala d’emergenza, seminascosta che conduceva al suo ufficio.
Industriale:
altro tipo di bunker può essere definito industriale, s’intende con ciò una struttura fortificata atta a difendere un’istallazione industriale o militare, dove la Kriegsmarine (in tedesco: Marina da Guerra), ricoverava gli U-Boot nel porto di Brest in Francia,   era il nome della Marina militare tedesca durante la seconda guerra mondiale, erede della Kaiserliche Marine. Un esempio più recente si ha nel 2006, nella zona di Nataz (Iran), sono sorti complessi sotterranei non ben definiti, ma che sono probabilmente quale progetto di sviluppo nucleare, portato avanti dal presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad e dal successore Hassan Rouhani (dal 14 giugno 2013 e rieletto il 19 maggio 2017).
Antiatomico:
detto anche rifugio antiatomico NBC (= nucleare-batteriologica-chimica, in riferimento alla protezione), s’intendono bunker per garantire la sopravvivenza della popolazione e spinsero molte nazioni ad investire ingenti risorse nella costruzione di suddetti rifugi, in modo che potessero riparare gli occupanti non solo dagli effetti catastrofici di possibili attacchi termonucleari ma anche da armi biologiche e chimiche. L’ONU riportava al primo posto Israele, seguito dalla Svezia, dalla Finlandia e dall’URSS. Seguivano in un secondo tempo la Danimarca, gli USA e la Germania. Questi grandi bunker antiatomici variano per capienza ma la loro caratteristica principale è quella di essere interrati e con spesse pareti di cemento armato, porte a tenuta stagna ed equipaggiati con sistemi di filtraggio e riciclo dell’aria, tute di protezione, viveri e generi di prima necessità a sufficienza per garantire la sopravvivenza degli occupanti sin che le radiazioni esterne non costituiscano un pericolo. In Svizzera, avendo centrali nucleari, la legge prevede per la costruzione di avere i solai di 40 cm di spessore e i muri di trenta, ed essere autosufficienti per almeno sei mesi per quello che riguarda cibo, acqua e aria.



GLOSSARIO
Affusto – struttura che contiene una bocca da fuoco e ne agevola sia il trasporto sia la rapida esecuzione del puntamento.
Artiglieria – le armi di calibro uguale o superiore a 20 millimetri. Le armi, a seconda del loto calibro, si suddividono in mortai, obici e cannoni.
Barbetta – così viene chiamata la posizione delle artiglierie a cielo aperto, situate prevalentemente sulle mura.
Batteria – genericamente, area circoscritta (anche sulle Mura, nei Forti e nei Fortini, nelle quali sono collocate le artiglierie e le relative riservette.
Brandeggio – movimento, spostamento, della bocca di fuoco sull’asse orizzontale.
Calibro – diametro interno dell’anima rigata, o canna, delle artiglierie, espresso in mm. o in pollici. Il calibro indica la lunghezza della canna: esempio, cannone da 76/25, indica un calibro da 75 mm. ed una lunghezza della canna pari a 25 volte il calibro.
Camminamento – trincea o scavo munito di parapetto realizzato nella fortificazione campale, a cielo aperto o coperto, che serve come comunicazione al riparo dalle offese nemiche (come quelli nella Batteria De Litta).  
Cannone – pezzo di artiglieria con calibro superiore a 20 mm. caratterizzato da una traiettoria di tiro molto tesa. Il calibro viene determinato dal diametro interno della canna: sino a 100 mm = piccolo calibro, sino 210 mm. = medio calibro, sopra i 210 mm. = grosso calibro.
Cavallo di Frisia – ostacolo formato da legni appuntiti (usato la prima volta durante assedio di Grominga, in Frisia (provincia dei Paesi Bassi), nel 1658. Oggi indica qualsiasi sbarramento mobile formato da cavalieri in legno avvolti da filo spinato.
Corpo di Guardia – Locale dove avevano alloggio gli uomini di guardi ad una determinata opera e situato nei pressi della porta d’accesso (nel Fortino, a destra del corridoio interno).
Feritoia – Finestrella utilizzata dai fucilieri, stretta verticalmente, per meglio difendere il soldato e larga all’interno in modo d’avere un discreto angolo di tiro, come negli antichi Castelli della Lunigiana ed in tutta Italia.
Fiancheggiamento – viene solitamente operato da cannoni, sistemati sui fianchi dei bastioni, per proteggere quella parte di cinta scoperta e quindi raggiungibile dal nemico.
Forte – costruzione fortificata, contenente artiglieria ed alloggi per la guarnigione, atte a difendere una città, una strada, una valle, un promontorio (come quello di Montemarcello).
Fonte di gola – lato posteriore della fortificazione, opposto al fronte di attacco.
Gappisti – membri dei gruppi di azione patriotica (= G.A.P.), avversari dei contendenti, tenuti sempre nel massimo riserbo in tutta Italia.
Gittata – in un’arma da fuoco è la distanza massima a cui può essere lanciato un proiettile.
Infilata – indica i colpi che corrono paralleli al muro e colpiscono al fianco il nemico che sta attaccando.
Mitragliatrice – arma da fuoco, portatile, o fissa, a tiro rapido.
Mortaio – artiglieria la cui lunghezza non supera i 12 calibri, caratterizzata da una traiettoria di tiro molto curva, utilizzare per colpire obiettivi defilati e orizzontali.
Obice – Pezzo d’artiglieria con caratteristiche intermedie, tra il cannone ed il mortaio, capace di tiri a traiettoria tesa e curva.
Parapetto – parte di massa coprente che s’eleva al di sopra di un terrapieno di un’opera e che serve a porre al riparo soldati ed artiglieria.
Piazzola – tratto di terrapieno di un’opera convenientemente sistemato, protetto da un parapetto destinato alla collocazione di un pezzo d’artiglieria.
Polveriera – locale destinato ed adibito a deposito di esplosivi.
Proiettile – corpo metallico sparato da un’arma inferiore a 20 mm.
Proietto – corpo metallico ogivale, sparato da un’artiglieria rigata a retrocarica superiore a 20 mm.
Riservetta – piccolo locale posto solitamente vicino alle bocche da fuoco in cui venivano riposte le munizioni, interrato e senza finestre ma con piccole prese d’aria, a protezione colpi del nemico.
Tobruk – opera fortificata di calcestruzzo, provvista di foro circolare sulla sommità per l’osservazione ed il tiro con armi leggere, spesso dotato di una torretta da carrarmato per la difesa.

Bibliografia:
-         G.Faggioni, “Il Vallo ligure”, 2010, Ligurpress srl, Genova

GALLERIA FOTOGRAFICA






Office of Strategic Services (O.S.S.)
L'Office of Strategic Services era un servizio segreto statunitense operante nel periodo della seconda guerra mondiale. Fu il precursore della Central Intelligence Agency (C.I.A.). Fu istituito nel giugno 1942 con lo scopo di coordinare la gestione della raccolta di intelligence militare a livello centrale, assumendo in ciò un ruolo sovraordinato ad ogni altra analoga struttura già esistente nelle forze armate americane, in particolare per quanto concerneva le operazioni oltre le linee nemiche, venendo poi sciolto alla fine del 1945.
Dopo lo sbarco vicino alla stazione di Framura e la ricognizione decidono di rinviare l'operazione al mese successivo, ovvero alla successiva luna calante. Dopo lo sbarco nella caletta (= insenatura marina, molto piccola e poco profonda), i 15 del gruppo demolitori e gruppo sicurezza rimangono nascosti sino al 24 marzo. Scoperti, sono portati prima a Bonassola e poi a Carrozzo (La Spezia) e quindi fucilati a Punta Bianca (Ameglia) il 26 marzo 1944 senza processo e violando la convenzione sui prigionieri di guerra.
Presso il Comune di Ameglia, nella Piazza della Libertà, esiste una lapide in memoria dei 15 soldati americani fucilati, posata il 25 aprile del 1990 in occasione del 45º anniversario della Liberazione.
Nel 2004, al fine di commemorare il 60º anniversario della missione, l'American OSS Society ed il Comune di Ameglia hanno deposto una placca commemorativa a Punta Bianca.
Inoltre è stato eretto un monumento lungo la Strada Statale 30 (Via della Pace, la strada che al bivio Bocca di Magra-Montemarcello, dopo 200 mt. dalla prima curva), all'altezza del civico 61, nei pressi del luogo dove avvenne la fucilazione dei 15 militari americani, esiste un cippo-ricordo, a memoria dei 15 caduti.
La prima missione, Ginny I, fu tentata nella notte tra il 27 ed il 28 febbraio 1944, quando i 15 del commando sbarcarono sulla terraferma ad ovest del piccolo comune di Framura, in Liguria; non riuscendo ad individuare il tunnel obbiettivo del sabotaggio, i comandi si resero conto di essere sbarcati nel punto sbagliato, e quindi venne deciso di annullare la missione.
La missione Ginny II fu intrapresa il mese successivo, per tentare di portare a compimento gli intendimenti del piano originale. Il 22 marzo 1944 avvenne un nuovo sbarco, che tuttavia si rivelò nuovamente lontano dal punto prestabilito. I commando, impossibilitati a ritornare indietro, vennero infine catturati da forze italo-tedesche due giorni dopo. Inviati a La Spezia per essere interrogati, nonostante vestissero uniformi militari vennero fucilati il 26 marzo, per ordine del comandante del LXXV Armée-Korps, generale Anton Dostler.
Per questo crimine, alla fine della guerra lo stesso Dostler venne condannato a morte da un tribunale militare americano, e fucilato ad Aversa, il 1º dicembtre 1945.

Il complesso comprende una lunga galleria, chiusa alle estremità, allora da ben due torrette (attualmente ricostruita soltanto una), alla quale si accede attraverso una trincea. Erano presenti altri edifici, utilizzati per l’alloggio del personale militare, che hanno subito gravi danni bellici e sono rimasti per anni sepolti dal terreno e dalla vegetazione, poi modernamente ristrutturati, con sul tetto diversi pannelli solari da rendere indipendenti le sei camere, ognuna con singolo bagno, TV e frigo, del B&B, (Bed & Breakfast), tanto nei servizi igienici che nel riscaldamento invernale. Questo complesso è detto anche Eco-Hotel, con in fronte un’aia munita di tavoli e panche, appartate, con piante per ombreggiarla, ed all’inizio della costruzione, un bar per le prime colazioni e la Reception, incluso grande parcheggio, tutto in servizio permanente (ovvero, tutto l’anno).
Grazie al progetto di Valorizzazione delle risorse naturali e culturali della Liguria  e dal progetto cofinanziato dall’Unione Europea Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, iniziato nel 2007 e terminato nell’ottobre 2013, la struttura è stata oggetto di un organico intervento di recupero, iniziato con una notevole operazione di rimozione della vegetazione e della terra e si è conclusa con la creazione di una realtà ricettiva e di uno spazio polifunzionale, con il riuso di una delle casermette e della galleria, oggi nuovamente visitabile anche al livello superiore. (nell’attuale Museo del Ciclismo era stata progettata la sala conferenze che ha funzionato per una sola stagione), poi è subentrato il Museo attuale, che dicono sia uno tra i più grandi d’Europa. Seguono, alla sinistra la grande galleria, dedicata il 10 maggio 2014, alla memora di Giuliano Thermes (1936-2007), cittadino di Montemarcello, promotore del recupero della Batteria Chiodo. Lungo la batteria come appare oggi, diversamente da com’era, una scaletta scende nei meandri, ora munita di un cancelletto di sicurezza, con al termine un cunicolo parallelo alla galleria, ma al primo arco a sinistra, probabilmente una frana ha intasato il percorso. Lungo la galleria stessa, sul lato destro, sono appesi manifesti-pannelli che ne illustrano, con foto, testi e planimetrie, la storia di tutta la Batteria, dalla nascita all’armamento ed all’evoluzione tra la prima e seconda guerra mondiale, commissionati all’Associazione “Dalla Parte dei Forti” : opere di Stefano Danese, coadiuvato da Andrea Argenti, con veste grafica di Adele Crovara, mentre all’allestimento hanno provveduto Fabio Scattina e Paola Paoletti, tutti membri dell’Associazione spezzina presieduta da Saul Carassale.
Alla fine della galleria, a sinistra una doppia rampa di scale porta alla terrazza, il versante antistante il ramparo verso il mare, era mantenuto senza vegetazione per non ostacolare gli uomini addetti (6) al funzionamento di ogni obice del tipo installato da 280/16, erano di norma, un “capopezzo puntatore” e cinque “serventi” con “paioli” (=incavi rotondi), allora in precedenza, con scavi per sistemare gli obici suddetti, poi successivamente, dopo lavori nella seconda guerra mondiale, per alloggiare cannoni antiaerei della Wehrmacht. Il tutto basato su disegni originali depositati presso l’Archivio di Stato del Genio Militare alla Spezia (la foto del 1929 è dell’Archivio Storico Nazionale Luce).
Nel 2013 è stata completata la seconda fase del recupero della Batteria a seguito del primo intervento, funzionale alla realizzazione del nucleo della struttura ricettiva.
L’intervento in questione risponde alla necessità di potenziare i servizi di accoglienza ai visitatori, creando un punto di riferimento per andare alla scoperta del Parco di Montemarcello-Magra, dei percorsi, dei sentieri e delle zone circostanti.
Gli interventi di restauro delle strutture originali della Batteria hanno assicurato la conservazione di un bene di grande importanza dal punto di vista storico, culturale, architettonico e del paesaggio, promuovendo la conoscenza e l’afflusso turistico.
Nei dettagli, gli interventi si sono articolati nel recupero conservativo delle strutture e della galleria, nel restauro delle murature e nella ricostruzione di una delle due torrette, andata in gran parte distrutta. E’ stata inoltre consolidata e completata una casermetta dove attualmente esiste un bar e la Reception.

L’intervento aumenta le potenzialità di questo polo didattico e naturalistico e si inserisce nel contesto di altri interventi (Orto Botanico, punto panoramico di Montemarcello, Centro visite di Montemarcello) realizzati dall’Ente Parco, tutti funzionali alla valorizzazione dell’area.

I dintorni del borgo di Ameglia, capoluogo del comune omonimo, sono ricchi di località da non perdere: nato come villaggio di pescatori, Bocca di Magra si affaccia sul Mediterraneo alla foce del fiume, ed è nota per il turismo da diporto.
Molte sono le piccole insenature e le spiaggette nelle vicinanze, da Punta Bianca fino Punta Corvo. Proprio la spiaggia di Punta Corvo, raggiungibile con una bella ma faticosa passeggiata o via mare con il servizio di traghetti, è un angolo incontaminato dal mare limpido e trasparente, secondo Legambiente una delle undici spiagge più belle d’Italia. Conosciuta anche come spiaggia dei Morti, per i numerosi cadaveri che spiaggiavano, colpiti da germanici, dalla batteria antisilurante Dante De Lutti, durante l’ultima guerra. Questa Batteria fu messa fuori uso il 21 aprile 1945 dagli stessi reparti germanici prima di ritirarsi, anche dalla Linea Gotica.

Museo del ciclismo






Ritrovo all'aperto a lato Batteria Chiodo a Montemarcello, ed a fianco del parcheggio

Dopo l’escursione al Fortino di Montemarcello mi sono avviato lungo la via delle Mura fino al primo incrocio, voltai a destra e proseguii fino al Cimitero del paese, dove, visitando tutte le tombe in cerca di quella della Baronessa Marion Barton Muzi Falconi: donna irlandese, intraprendente e decisa, ha vissuto assieme al primo marito, condividendo il piacere di vivere a Montemarcello. Da una intervista al figlio Alessandro Muzi Falconi, sembra che la mamma col babbo riposino in questo Cimitero, dove anche il figlio li ha raggiunti. Io ho controllato soltanto le tombe nei molti forni e fornetti sparsi nel luogo sacro, evitando le sepolture in terra, ma mi ricorderò di controllarle la prossima estate.

Personalmente al Cimitero di Montemarcello, nulla ho trovato, riservandomi di accedere ad un accurato controllo. Ho trovato invece questi riferimenti :
Marion Barton (nasce ad Hastings, UK, 31 luglio 1907- muore a Milano 1969). Hastings è una città nel Borough dell'East Sussex, Regno Unito. Sposò il barone Filippo Muzi Falconi, titolo riconosciuto con Decreto Ministeriale del 14.IV.1938, che nacque a Roma il 21.XII.1901 † e muore a Montemarcello 24.XII.1966, ambasciatore ed ebbero tre figli. Lei era figlia del barone Sir Sidney Barton,  (Exeter, UK, 26 novembre 1876 – 20 gennaio 1946) che è stato un diplomatico inglese, e dove riposino i due coniugi col figlio è ancora da stabilire, anche se qualche montemarcellese dichiara che si trovino in un cimitero nei pressi di Londra, altri al cimitero di Montemarcello in tombe anonime. L’amministrazione di Montemarcello ha dedicato una strada come ricordo alla baronessa Marion Barton Muzi Falconi: una traversa di via Don Calisto De Marchi (la strada che porta al famoso “Belvedere” ed oggi, alla spiaggetta dei Morti).

Uscendo dal Cimitero mi son avviato verso l’Orto Botanico, a pochi metri di distanza, con macchie verdi di fichi d’india ed agavi che s’intrecciano a seconda delle stagioni, fioriture di mimose, ginestre, euforbie arboree, fusti di alte piante, regalandoci scorci di rara suggestione, quindi ho proseguito sulla strada per Ameglia dove ho trovato una bella terrazza, fermandomi a pranzo in fronte ad uno spettacolo unico: un panorama mozzafiato, l’occhio spaziava da Livorno sino alle cime innevate della Cisa. Giornata stupenda, soleggiata ed illuminata, si scorgeva bene la parte bassa e alta: partendo da Livorno, Tirrenia, Viareggio, Forte dei Marmi e tutta la Versilia, l’antico castello Aghinolfi a Montignoso, sulla collina prospicente il mare, il gruppo della Tambura e il monte Sagro con l’estensione di Campo Cecina, dalle cime bianche (ma solo le cime, la parte scoscesa bianca sono i ravaneti, pezzi di scarto di marmo, rovina delle montagne sin dai tempi che si ricavava il marmo tramite mine), quindi Marina di Massa e Marina di Carrara, Marinella, Fiumaretta, il fiume Magra con buona parte del suo corso, mentre nell’interno la collina di Santa Lucia con la sua chiesa ricostruita, dopo l’abbattimento nel 1944 con cannonate sparate dalla Wehrmacht arroccata nelle casematte alla Punta Bianca, oltre e quasi di fronte il paese di Nicola sul cucuzzolo della collina e dietro Ortonovo col bianco santuario della Madonna del Mirteto, più in alto Castelpoggio con la piazza Primo Ricci prospicente il mare, spostata a sinistra Castelnuovo Magra con le due torri e sopra Fosdinovo col Belvedere, poi la pianura di Sarzana con i dintorni limitrovi e dietro le cime bianche innevate delle montagne della Cisa. Alla Terrazza Panoramica, tanto in esterno che all’interno della sala ristorante, ho pranzato degnamente, assicurando che sarei tornato la prossima estate per godermi quel paradiso. Ho proseguito poi per Ameglia, paese della Lunigiana, tutto in discesa con strade un po’ strette ed attraversato l’antica frazione di Cafaggio, giungendo a Bocca di Magra, immettendomi sul lungo mare apuano.  


La frazione di Fiumaretta, invece, posta di fronte a Bocca di Magra, dove si trovano ampie spiagge, un vero paradiso per gli amanti degli sport acquatici, in particolare vela e windsurf. Sulla strada che costeggia il fiume esiste una casamatta in cemento armato, già col tetto coperto da muschio verde per confonderla col giardino verdeggiante interno di un condominio, ma attualmente è sparito il muschio e la casamatta è circondata da canne, cespugli ed altro, lasciando vedere soltanto il tetto in cemento. Dall’interno non è raggiungibile neppure l’ingresso coperto da barche dismesse ed altri avanzi di attrezzi per la navigazione. C’è stato un tentativo di nominare le varie piante con cartellini, ma tutto si è risolto con un fallimento: ci sono piante di mandorlo (prunus amygdalus), syringa (syringa vulgaris) con fiori lillà, detta anche serenella, tamarix (T. juniperina  = Tamarix chinensis) detta tamerice,  ecc. ed altre piante di grande fusto; sarebbe stato un bel programma culturale, ma finito male.

La frazione di Montemarcello, che dà il nome al parco regionale che racchiude il comune, è un villaggio di origine romana, inserito nel circuito dei borghi più belli d’Italia.

Casamatta a Fiumaretta nella foto sopra la sua ubicazione è cerchiata.

Lucio BENASSI            Carrara, 18 nov. 2017
Bibliografia :
-         BOGLIONE Marco, “L’Italia murata”, 2012, Blu Edizioni, Torino
-         Gruppo Terre Alte, “ALPI APUANE”, 2014, Impressum srl, Marina di Carrara
  col comitato scientifico del C.A.I. = Club Alpino Italiano.
-         E.Giordano, R.Alinghieri e L.Allievi, “Piazze sotto la luna”
-         S.Maccioni, “Guida al parco di Montemarcello”,1991, SAGEP Libri &   Comunicazione, Genova
-         T.C.I., “Liguria” Guide Verdi d’Italia, 2012, Touring Editore
-         Peter Tompkins, “L’Altra Resistenza”, 2009, Il Saggiatore, Alberto Mondadori
   Milano
-         Ezio Vinciguerra, “Emigrante di Poppa”, 2011, Eva Edizioni, Venafro, Isernia
-         Su Internet: http://www.famiglienobilinapolitane.it/Genealogie/Muzi%20Falconi.htm
-         http://www.thepeerage.com/p26835.htm#i268341
In questa sezione trovi
Torna ai contenuti