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Il tuo Racconto

16 Settembre 2016
Marisol
Questa estate sono capitata per caso a una fiera di uccelli canori, e sono rimasta molto colpita dal fatto che molti di essi cantavano come se fossimo in primavera. Come e possibile ottenere questo? Gli animali soffrono? Perchè non si usa un apparecchio elettronico per richiamo e si lasciano in pace gli uccelli vivi? Questo secondo me e un argomento da tratare

Rispondiamo con piacere alla nostra visitatrice che chiedeva di aprire un dibattito su cosa sia la "chiusa" degli uccelli da richiamo e se soffrono. Senza voler schierarsi da alcuna parte penso di aver spiegato in modo esauriente di cosa si tratta.

Un melodico … inganno!

L’uso di uccelli vivi da richiamo perl’attività venatoria, si perde nella notte dei tempi. Questi venivano usati sia come “zimbelli,” sia come uccelli canori. Nel corso dei millenni, poi, l’uomo si è accorto, che durante la primavera, alcune specie di uccelli modificavano in modo significativo il loro canto. Questo cambiamento, in natura, serviva soprattutto per fini riproduttivi, come attirare le femmine, o delimitare il territorio. Possedere quindi un uccello che cantasse come in primavera assicurava la possibilità di catturarne molti altri. Vi era però un problema di non facile soluzione; La modifica del canto avveniva solo in primavera, mentre la migrazione, e quindi la caccia di queste specie, in autunno, dunque come si poteva ovviare a questo inconveniente?
L'unico modo era "spostare" il calendario interno dell'uccello, ma come fare? In epoche antiche, dove il rispetto per gli animali non esisteva, si ricorreva all'accecamento con uno spillo arroventato, durante il periodo primaverile in cui canto era al massimo, ma poi con il passare dei secoli, e l'evolvere della Società, questa vera e propria barbarie venne proibita, anche perchè il tasso di mortalità era molto elevato, e si passò alla cosidetta "chiusa." Questa pratica consisteva di porre la gabbia contenente l'animale, nel mese di maggio, in un contenitore, tipo una cassa, dove piano piano si diminuiva la luce fino al buio totale, per poi gradatamente ridare luce  a settembre in modo che a ottobre, mese di passo, l'animale riprendesse a cantasse "la primavera" interrotta, come si diceva un tempo. Anche se meno cruento questo metodo era assai crudele, perchè costringeva l'uccello a vivere al buio totale per diversi mesi, con conseguenti patologie che decretavano la morte di moltissimi soggetti, tanto che solo uno su cinque, arrivava vivo alla fine del trattamento. Oggi le severe leggi che decretano la cattura, la detenzione, e l'uso di uccelli vivi per richiamo, hanno finalmente posto fine a queste terribili sofferenze, anche se il sistema della chiusa, non è stato abbandonato, ma solo modernizzato, e reso di fatto più umano e sostenibile per l'avifauna che vi viene sottoposta, anche se alcuni sostengono che la prigionia sia essa stessa una tortura.
Bisogna dire che molti degli uccelli da richiamo che oggi vengono usati per la caccia, sono allevati in cattività in Aziende Faunistiche, e che quindi non soffrono per la privazione della libertà, anzi, se lasciati liberi sarebbero condannati a morte certa, in quanto non sono in grado di procacciarsi il cibo, e sfuggire ai predatori che non conoscono. La chiusa di oggi si chiama, fotoperiodo, e avviene in modo molto tecnologico. In una stanza spesso dotata di ricambio di aria forzata, e isolata termicamente, sono poste le gabbie con i soggetti da chiusare. Un attrezzo tecnologicamente avanzato chiamato in gergo proprio Fotoperiodo, agisce sulla luce artificiale della stanza, aumentandola e diminuendola per imitare l'alba e il tramonto. Non solo, esso determina anche le ore di luce di una "giornata," riuscendo in pratica a "invertire" nell'orologio interno degli uccelli, le stagioni, così quando a fine chiusa, ai primi di settembre saranno posti all'aperto, per loro inizierà la primavera, e di conseguenza i canti di corteggiamento e territoriali. In verità la moderna tecnologia aveva da anni inventato un  richiamo assai efficace, un piccolo riproduttore di suoni, che con un filo e un altoparlante, poteva fare le "primavere" di diverse specie di uccelli. Ma  per la legge italiana, l'uso, e in alcuni casi, perfino il possesso di questo aggeggio, è rigorosamente vietato, suscitando alcune perplessità. La prima è quella che permette di agire sulla biologia di organismi viventi, mentre vieta l'uso di strumenti elettronici, che servono allo stesso scopo. Io personalmente,  pur non condannando in alcun modo l'attività venatoria, penso che non sia più accettabile il prelievo di animali sevatici in natura, che sia preferibile godersi il canto degli uccelli al momento giusto, e nei luoghi giusti, e sopratutto, che le loro sinfonie non si trasformino, per alcuni di loro, in un melodico ... inganno.                                                                                                          Mario Volpi
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