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Il magra

Caprione
Cari Amici, oggi andiamo Oltre il Mare e risaliamo il Magra partendo da Fiumaretta alla scoperta di vite animali e vegetali che popolano il fiume nelle sue distese d’acqua verdi e lingue morte.  

Sabato 18 Agosto 2018 La mattina è splendida, sono le 8.45, il mare liscio come l’olio, la spiaggia cicalata non ha orme, in riva al mare ci sono poche persone, il sole già da un pezzo ha scavalcato le Apuane, una leggera brezza mi scompiglia i capelli e uno strascicato sciabordio di piccole onde rende quest’attimo magico. La canoa gialla è la solita, scivola sulla sabbia per poi entrare in acqua. Tutto è pronto per questo piccolo viaggio, metto il giubbotto e controllo la sacca stagna, si c’è tutto: il panino c’è, l’acqua pure, così come la macchina fotografica per le foto. Non mi serve nient’altro. Lentamente mi lascio dietro le spalle quel lembo di sabbia vergine che di lì a breve sarà invasa da mille, diecimila orme irregolari che raccontano la storia della vita che si rinnova di continuo. Rimarranno li sulla battigia tutto il giorno, le une si sovrapporranno alle altre, testimoni del nostro passaggio ma domani di loro non ci sarà più nulla, non un'orma né una traccia né un segno qualsiasi, nulla. Il mare questa notte le cancellerà e domani sarà come se tutte le persone passate di qua oggi non ci fossero mai state, mai esistite.  Una due e tre pagaiate e la canoa prende armonia, ritmo ed equilibrio, sopra la superficie è il ritratto della grazia che avanza silenziosa sull’acqua.  Davanti a me le Apuane che con le loro vette contemplano il mare. Quelle cattedrali di pietra sono le montagne del lavoro umano, dei cavatori e dei pastori, di gente schietta e semplice. Ora oltrepasso la piccola scogliera di Fiumaretta e entro nella foce del Magra, sulla mia sinistra la piccola perla di Bocca di Magra è baciata dal nuovo sole a ridosso del verde e rigoglioso promontorio del Caprione, con la macchia mediterranea e i pini d'Aleppo che scendono fino al bordo dei dirupi. Barche a vela, motoscafi, gommoni e gozzi discendono il fiume creando scie su scie e poi spariscono nell’orizzonte blu del mare, io invece risalgo, vado contro corrente come i salmoni. Pagaiata dopo pagaiata scopro sulla mia sinistra la villa dell’Angelo, che con il suo campanile colorato di giallo ricorda una costruzione in stile orientale. Quell’edifico nella seconda guerra mondiale fu sede della Wehrmacht. Vado avanti e sulla mia destra mi avventuro per un centinaio di metri nell’ecosistema  del  canale Bettigna ricco di canne, pesci, insetti e uccelli acquatici. La canna, questa pianta eccezionale accompagna da millenni l’evoluzione dell’uomo, fornendogli calore, sostegni, contenitori, utensili e perfino arte e svago: fin dal tempo dei Romani, le viti erano fatte arrampicare sugli alberi, aiutate però da veri e proprio tralicci di canne, tenuti insieme da legature di rami di salice. Anche nell’orticultura la canna era ampiamente usata come sostegno in tutte quelle coltivazioni di piante rampicanti, come fagioli o piselli, o che avevano bisogno di un tutore per migliorare e incrementare la loro produzione, come i pomodori. Continuo a salire e oltrepasso il ponte della Colombiera e sulla sinistra appare l’antico insediamento Ligure Apuano di Ameglia. Risalgo la corrente lasciandomi dietro anche le ultime  barche ancorate ai pontili. Nel centro del fiume emergono dall'acqua piccole lingue di sabbia, come piccole isole, abitate solo da gabbiani e anatre. In questo punto Il fiume si divide in due parti e decido di navigare per prima la parte di sinistra. Avanzo lentamente e mi accorgo che sto entrando in una lingua d’acqua morta, senza sbocco. L’acqua liscia è verde come le prime foglie di fico, nuvole bianche si rispecchiano sull'acqua e restano lì immobili, nonostante la corrente il fiume non potrà mai portarle con sé. L'immagine del cielo che mi sovrasta ora la vedo capovolta sotto la mia canoa, affondo il mio remo nell'acqua  e mi sembra di affondarlo in una nuvola che subito scompare, man mano che avanzo l'immagine si frantuma come se la mia presenza disturbasse questo momento incantato,  mi sento immerso in questa fotografia meravigliosa che la natura mi offre ma nello stesso tempo mi sento un' intruso perché la mia presenza seppur discreta disturba la magia del luogo. Ecco, infatti alla fine della palude intravedo bianchi aironi in cerca di cibo che al mio arrivo si alzano in volo. Dopo aver scattato alcune foto ritorno indietro e risalgo il fiume dall’altra parte. Man mano che salgo alberi crollati emergono dall'acqua e assumono le sembianze di giganteschi animali. Davanti a me nell'acqua piatta migliaia di piccoli pesci schizzano via impauriti, mi chiedo cosa possa averli spaventati…..continuo a pagaiare ed ecco laggiù a non meno di 80 metri di distanza la risposta alla mia domanda : due maestosi ippopotami marrone scuro emergono dal fondo con la bocca aperta e  poco più avanti nel centro del fiume intravvedo  una grossa  sagoma. Pagaiando mi avvicino e la cosa prende forma: è un gigantesco ragno nero con sfumature bianche, dall’acqua  fuoriescono le sue enormi zampe animate dalla corrente e la bestia  sembra muoversi alla ricerca di prede. Sotto la sponda di sinistra a ridosso della vegetazione un bianco e scheletrico brontosauro fa emergere il lungo collo un paio di metri fuori dalla superficie, si sorregge sulle zampe davanti e sembra sbarrare l’accesso ad una piccola insenatura tra le canne. Cosa si nasconderà la dietro ?  Nell’acqua  bassa mi sembra d’intravvedere un enorme serpente scuro lungo 10 metri , ma è solo il frutto dell’immaginazione navigando in questo tratto fantastico di fiume.  Salendo ancora mi trovo di fronte il paese di Trebiano con il suo castello fatiscente e la chiesa di San Michele. Ora anche i rumori spariscono, smetto di remare e mi fermo ad ascoltare il silenzio. Ha un suono bellissimo il silenzio di questo luogo, di questo mondo fantastico popolato da uccelli neri come la notte, bianchi come le nuvole, marroni come il fango delle pozzanghere e azzurri come il mare. Vado avanti lentamente cercando di non perdere questa magica sensazione di essere in armonia con la natura ma poi all'improvviso dietro ad un ansa sottovento mi imbatto in un branco di uccelli acquatici che spaventati s’alzano in volo battendo le ali sull’acqua.  Uno spettacolo incredibile quella pioggia che sia alza dal fiume e va verso il cielo. In lontananza ora  si vedono il ponte sarzanese e alcuni pescatori immersi nell’acqua che con maestria pescano muggini lanciando colorati galleggianti verso monte che poi ridiscendono lungo la corrente per poi sparire al tocco del pesce. Poi il mio sguardo viene attratto da una sagoma di un  viola acceso ed intenso che spicca dal verde della macchia, decido di avvicinarmi per capire di cosa si tratta e scopro un fiore bellissimo. Scatto delle foto e a casa con l’aiuto di un app scopro che è un  Coda Rossa. Ad un certo punto l’acqua diventa bassa, pesci grandi e piccoli saltano davanti alla punta della canoa: cefali, branzini, poi un branco di latterini si divide in due come una scia luccicosa sotto i raggi del sole. Dopo aver attraversato il Senato e Romito Magra arrivo alle cascate di Battifolo. In questo punto mi devo fermare, dopo 10 km di pagaiate la scogliera mi impedisce proseguire: i resti di un  vecchio ponte mi sbarrano il passaggio. Se la memoria non mi inganna penso si tratti del ponte di San Genesio, costruito nel 1857  e distrutto da un bombardamento durante la seconda guerra mondiale, era un'opera grandiosa: era lungo ben 254,80 metri e aveva  13 arcate. Che fiume ricco di storia che è questo! Questo fiume magico che nasce dal monte Borgognone in Toscana e  scorre per ben 70km dà vita  alla maggiore piana della liguria . Le sue acque sussurrano storie antiche alle orecchie di chi le sa ascoltare e in alcuni punti resti di ponti e costruzioni ne testimoniano la veridicità.....questi scogli levigati e armoniosi e scoloriti dal  tempo che  affiorano dall’acqua mi ricordano che non lontano da qui fino a pochi decenni fà si potevano vedere i resti di una gettata in pozzolana che i romani realizzarono per poter attraversare il fiume  da una riva all'altra, il guado noto come salto del cane o della vecchia. Osservo l'acqua e lascio volare la fantasia, mi sembra di vedere le trireme romane dalle  vele bianche gonfiate dal vento risalire la Magra con il loro carico di merci tenuto sotto tiro da esperti arcieri posizionati sulla torretta.  Ai banchi di voga possenti braccia spingono con le loro remate la risalita della nave fendendo l’acqua fino a raggiungere la darsena della Seccagna, dove  ancorate nel porto grandi navi lapidarie cariche di preziosi blocchi di marmo estratti dai bacini di Colonnata, Miseglia e Torano come da ordini dell'imperatore  Tiberio sono pronte a mollare le cime per Roma e  gli scali mediterranei.  Vedo, a  est della laguna,  la splendida città di Luna  racchiusa tra le mura  con il Grande Templio dedicato alla Dea Luna che si apre su di uno spazio sacro delimitato da porticati e colonne in marmo bianco e fiancheggiato da fontane. Socchiudo gli occhi e immagino le strade lastricate percorse dalle bighe, le statue degli imperatori posizionate lungo il foro e l’area pubblica centrale della città. E poi ancora le domus con i loro mosaici, gli affreschi e il teatro. Ora il mio sguardo va oltre  le mura fino a scorgere l’anfiteatro dove immagino spettacoli cruenti e sanguinari tra gladiatori e fiere feroci. Un rumore poco distante mi distrae, smetto di fantasticare e ritorno alla realtà. Dopo le foto di rito e aver mangiato il panino decido di riscendere lentamente per gustarmi ancora un po’ questo spettacolo della natura che non so quando rivedrò. Da questo punto alla foce del fiume ci sono altri 10 km di pagaiate. Scivolando lentamente sull’acqua arrivo a una striscia di sabbia. Calmo e sicuro rasento con il fianco della canoa la piccola lingua di sabbia, poi viro e la prua si arena dolcemente. Scendo e mi sgranchisco le gambe tra le orme di gabbiani. L’aria, il vento, le nuvole sopra la testa, le montagne di nuda roccia irte, poderose come mura di cinta a protezione di questa vallata stupenda ... che meraviglia!!!  E poi ancora il verde del Caprione, l’azzurro del fiume, gli animali...
Spingo la canoa verso il largo, risalgo e prima di ripartire mi giro per l’ultima volta e ripenso alle mie riflessioni alla partenza, alle orme sulla spiaggia di Fiumaretta; ora anche la mia orma su questa sabbia   rimarrà solo per poche ore e  poi com’è  giusto che sia verrà cancellata  dalla marea. E’ sarà come se di li non fosse mai passato nessuno, come se io non fossi mai stato lì : non lascerò  segno del mio passaggio , della mia presenza. Penso al fatto che noi siamo nulla .....come siamo nulla su questa terra…. Il nostro destino è come quello dell’acqua di questo fiume, segnato, deciso, prestabilito. Il sole sta tramontando dietro il promontorio del Caprione,  i suoi raggi ormai non più  forti creano un’atmosfera magica.  La luce dorata dona un che di malinconico al paesaggio;  lentamente affondo il remo nell’acqua quasi densa, bronzea, assaporo tutto fino all'ultimo,  nessuna carta di credito potrà comprare il mio bagaglio di sensazioni magiche, di visioni e di silenzi vissuti in questa giornata. Questo fiume mi ha regalato fatica, gioia e sorprese una dietro l’altra. Arrivo a Fiumaretta che è quasi notte. Dopo 20 km di pagaiate sono stanco ma ritemperato  e rigenerato, pronto ad affrontare il mio solito tran tran quotidiano e nuove sfide.

In collaborazione con Aine
N.B
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