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Grotta dell'Onda

Itinerari lucchesi
L’Onda prestorica – Grotta dell’ Onda sito preistorico.
Dove si trova – Il percorso
Noi l’abbiamo raggiunta partendo dal paese di Casoli seguendo i sentieri n°116 e 6. Il percorso non presenta nessuna difficoltà tecnica, ma è lungo e quasi tutto in salita. L’app usata durante il cammino rivela una distanza di 8 km andata e ritorno. Lasciata la macchina al paese c’incamminiamo lungo il borgo dei graffiti, dove nei muri delle case sono raffigurati istanti di vita quotidiana come il calzolaio, il fornaio, il falegname e anche scene mitologiche come Ulisse. Lasciato il centro abitato c’inoltriamo nel bosco per il sentiero che per circa 10 minuti risulta piacevole e pianeggiante. Dalla collina sulla nostra destra tra gli alberi svetta il campanile della vecchia chiesa. Sorpassiamo il piccolo cimitero del paese fino a raggiungere una piccola cappella dedicata a un giovane scomparso prematuramente. Il tabernacolo è posto sul crocevia di due sentieri. Da questo punto in poi il percorso è segnato con i segni convenzionali del Cai ma non riporta più il numero. Qua giriamo a sinistra e iniziamo a salire fino a raggiungere un ponticello dove sotto scorre un torrente dalle acque cristalline. Le sue pozze sono l’habitat ideale per bellissime libellule dalle ali di seta color blu petrolio. A questo punto ignoriamo il viottolo alla nostra destra e continuiamo a salire per il sentiero in pietra che è segnato fino a raggiungere il primo cartello ( circa 15 minuti ) con le indicazioni Grotta dell’Onda. Noi trascuriamo questa indiazione e continuiamo a salire fino al prossimo cartello ( circa 10 minuti ) posto su di un bivio. Ora non resta che seguire le indicazioni e da li a breve ci troviamo sotto i costoni carsi che conducano alla Grotta dell’Onda raggiungibile in 10 minuti circa.
Casoli
Situato a circa 400 m.s.l è arroccato sulle pendici del monte Matanna. L’antico borgo viene citato in una pergamena dell’anno 984, quale villaggio compreso nel piviere di S. Stefano di Camaiore. Il paese oggi è noto soprattutto per gli artistici graffiti che si trovano su molte pareti delle abitazioni.
Grotta dell’onda
La grotta si apre a quota 708 metri s.l.m alle pendici del Monte Mattana, costituisce una delle più importanti testimonianze di frequentazione umana della Preistoria e la datazione delle rocce è stata recentemente messa in luce dagli scavi del Civico Museo Archeologico. La parte  superiore della grotta ha una sporgenza esterna che ricorda proprio un’onda nel punto massimo della sua espansione poco prima di rompersi su se stessa. E proprio da questa morfologia ne scaturisce il nome Grotta dell’Onda. Questa cavità carsica ha un’altezza di circa 3 metri, un’apertura di 40 e una lunghezza di circa 60 metri. Sicuramente la grotta in origine era molto più profonda e composta da numerosi cunicoli oggi ricoperti dalle numerose frane avvenute nel corso degli anni, chiudendo così per sempre al suo interno segreti e reperti. Al suo interno è stato ritrovato un dente di leone risalente a circa 11.000 anni fa.
Il primo archeologo a visitare la grotta fu Carlo Regnoli nel 1867, il quale al suo interno trovò resti di animali, frammenti di ceramiche e alcuni strumenti in selce. Gli scavi proseguirono negli anni 1914 – 1944 da parte dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana di Firenze e i reperti ritrovati sono tutt’oggi conservati in parte all’Università di Pisa e al Museo Fiorentino di Preistoria. Nel 1996 il Museo Archeologico di Camaiore ripresi gli scavi testando con i più moderni mezzi a disposizione degli  archeologi i resti di carbone proveniente dagli antichi focolari rivelandone la datazione a circa 170.000 anni fa. Il suddetto Museo conserva per i visitatori le copie dei ritrovamenti avvenuti all’interno della grotta dentro teche in vetro.
Chi visse nella Grotta
Sono attestate fasi del Paleolitico medio, con reperti di circa 40.000 anni fa attribuiti all’Uomo di Neanderthal, che iniziò a praticare la caccia nell'area circostante, dividendosi la grotta con gli orsi delle caverne di cui sono stati ritrovati resti ossei.
Nel Paleolitico superiore con focolare e un’area per la scheggiatura degli strumenti in selce realizzati dall’Homo sapiens circa 12.000 anni fa.
Nel Paleolitico Superiore finale l’ Homo Sapiens iniziò a vivere la parte più esterna della caverna. Teoria fondata da un grosso masso ( tutt’oggi presente ) al suo interno atto alla lavorazione della selce e la scoperta di ossa di animali cucinati, prova dell’utilizzo del fuoco al suo interno per cucinare, riscaldarsi e illuminare l’interno.
Nel Neolitico Finale ( circa 6.000 anni fa ) la grotta fu abitata da pastori e agricoltori, come testimoniano i reperti rinvenuti in terracotta, manufatti in osso e in selce e ossidiana proveniente dalla Sardegna, quali testimoniano di uno scambio “ commerciale “ via terra e via mare.
Nell’età del Rame la grotta continuò ad essere abita e la conferma furono i ritrovamenti di oggetti ornamentali.

Il luogo a dir poco è affascinate. Enormi rocce crollate dalla parete fanno da camminamento tra il sentiero che conduce al fronte carsico verticale dal quale fuoriescono cascatelle d’acqua e goccioline che alla luce obliqua dei raggi del sole brillano come diamanti.
N.B
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