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Una notte magica

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Pubblicato da in Una volta invece ·
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La notte di San Giovanni, è da sempre considerata magica, misteriosa, e piena di simbologia, e questo succede dagli albori della civiltà, ossia molti millenni prima dell'avvento del Cristianesimo.
Questo è dovuto al fatto che in  questa notte coincide in vicinanza del Solistizio d'estate, periodo importantissimo, per l'antica Società contadina, dove si celebrava il ritorno alla vita nelle campagne dopo i duri mesi invernali. Ecco dunque riti che hanno lo scopo di scacciare la malasorte, vista come "spiriti maligni" e ingraziarsi la benevolenza di "Madre terra" che con la fecondità dei doni usciti dal suo grembo fecondato dalle sementi, avrebbe permesso la sopravvivenza del genere umano.
Moltissimi di questi riti antichissimi, anche se edulcorati, o trasformati dal Cristianesimo, sono sopravvissuti fino ai giorni nostri. Il più importante di questi è certamente l'accensione nella notte di grandi falò, che avevano lo scopo di confondere e tenere lontane le streghe, che volando, si recavano al gigantesco "noce visibile solo a loro" a Benevento. Saltare le braci avanti e indietro, permetteva ai giovanotti d'ingraziarsi le divinità dell'amore, come Venere, che avrebbe permesso loro di sposarsi entro l'anno. La rugiada di questa notte poi. era considerata un vero e proprio toccasana, tanto che un antico adagio nostrano recita" La guazza di S.Givanni, al cav tuti i malani" (La rugiada di S.Giovanni toglie tutti i malanni.) Per ottenere questo ci si doveva rotolare nudi nei prati prima dell'alba, e asciugarsi poi al primo sole. I tizzoni spenti del falò di S.Giovanni, posti davanti all'uscio di casa, impediva l'ingresso ai ladri, e agli spiriti cattivi, così come le cenere di quei falò, sparse nei campi impedivano ai parassiti di danneggiare il raccolto. La "Stroga" ( indovina in dialetto) della borgata, poi, aveva la possibilità di predire il futuro con la "tega d S.Giovanni."
Questo consisteva di mettere un bianco d'uovo in un bicchiere con tre dita d'acqua, e porlo, in questa magica notte a prendere la guazza all'aperto. Al mattino dopo era possibile "leggere" nelle ramificazioni biancastre il futuro dell'anno.
Oggi queste antiche credenze ci sembrano, a ragione, curiosità etnografiche, ma per millenni intere generazioni hanno affidato a queste predizioni, scelte importantissime per la loro stessa sopravvivenza, questo a riprova di come sia fragile e precario, il cosiddetto "sapere" delle varie epoche, che però, genera nell'essere umano, una sorta di arrogante sicurezza di saper modificare a proprio piacimento le forze della Natura.

Mario Volpi



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