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Trekking sulle Apuane
Come raggiungere la cava della Tacca Bianca :
Da Seravezza proseguire in direzione della Cava Enraux e per la località la Polla .
Da qui comincia il nostro [ itinerario dalla sbarra ] per la strada privata che porta alla cave dell’ Enraux.
Dopo circa 10 minuti troviamo sulla nostra destra una piccola capella votiva[ foto1] e sulla nostra sinistra tra la vegetazione scorgiamo la sorgente del torrente Serra. Continuiamo a camminare per la strada[ foto 2] che sale rapidamente, davanti a noi si mostra maestoso il grande occhio della cava dei Colonnoni.[ foto 3]
Dopo circa 40 / 50 minuti si arriva alla cava dell’Enraux dalle enormi pareti di marmo bianco che colpita dai raggi solari creano un luccichio sparso nell’ azzurro del cielo. [ foto 4 - 5 - 6 ]
Dentro la cava
Qui si nota la durezza del lavoro dei cavatori che si svolgeva in pareti rocciose, lastroni, lizze e sentieri di collegamento scalpellati nella roccia.
Rimaniamo esterrefatti da come l’uomo aveva potuto lavorare in questi posti ostili, crudi, aspri . La vita e la morte si rincorrevano, come il falco volteggiando nel cielo segue dall’alto la sua preda. Ora decidiamo di salire per la scaletta in ferro che porta sopra alla cava. L’ ultimo tratto di sentiero scavato nella roccia [ 10 / 15 minuti ] sale rapidamente, sotto di noi il maestoso muro di pietra fatto per rinforzare il piazzale della cava sembra non finire mai. Ora siamo sopra la cava della “ Tacca Bianca “ 1240 msl, impressionanti i resti dei tavoloni che aggirano tutta la cresta giungendo la cava dei Colonnoni.
Si vedono i resti della baracca dove un tempo i cavatori vivevano fino al venerdì per poi raggiungere il loro famigliari il sabato e la domenica. Sulla nostra destra si nota il piccolo sentiero vertiginoso scavato nel costone della roccia che porta fino al Passo del Vaso Tondo. segue
immagini emozioni



























Sopra la cava
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Il nostro pensiero va inevitabilmente a quegli uomini che per guadagnarsi da vivere rischiavano la vita ogni giorno, minuto, secondo.
Chissà quante volte l’urlo di dolore ha spezzato il silenzio che regna in quei luoghi echeggiando nella valle fino a svanire piano piano.
Chissà quante volte il rosso ha macchiato il candido marmo.
Oggi per fortuna rimangono solo le testimonianze fotografiche e proprio per questo abbiamo deciso di pubblicare un articolo sulla cava della Tacca Bianca. Quando il tempo cancellerà anche gli ultimi resti di queste testimonianze le generazioni future non potranno più vedere la fatica, il sudore e lacrime che i nostri “nonni “ hanno versato in questi Monti.
2 settembre 2007 Pietro e Federico
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