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Ai Piedi della Montagna Bianca
" Che ne' monti di Luni, dove ronca lo Carrarese che di sotto alberga, ebbe trà bianchi marmi la spelonca per sua dimora,onde a guardar le stelle e'l mar non vi era veduta tronca " Dante Alighieri inferno cantoxx
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Ieri. L’estrazione del marmo dalle Alpi Apuane è iniziata più di 2.000 anni fa, le prime cave furono quelle di Colonnata e di Torano. I marmi estratti da queste cave erano caricati su navi nel porto di Luni “porto Lunae” e da qui trasportati a Roma. I primi cavatori furono gli schiavi romani che con strumenti rudimentali come scalpelli, cunei, zeppe e legni, staccavano la pietra dal monte per farla, poi, rotolare al piano. I metodi d’estrazione sono rimasti uguali per centinaia d’anni poi, in epoca moderna, s’iniziarono ad usare altri sistemi, fu introdotto l’uso della dinamite che produceva le famose “varate”, accompagnate da boati ed enormi nuvole di polvere. Questo sistema permetteva di staccare rapidamente molto marmo ma rovinava una quantità considerevole di materiale. In seguito fu introdotto il taglio con il filo elicoidale, con questa tecnica i blocchi di marmo erano estratti tagliandoli direttamente dalla montagna, senza frantumarla. Il filo era sostenuto da montanti mobili sui quali erano inserite delle ruote scanalate in ferro. Nella scanalatura erano gettate sabbia ed acqua, la sabbia per aumentarne l’azione abrasiva del filo, acqua per il raffreddamento dello stesso. I blocchi di marmo dopo l’estrazione dalla montagna erano fatti scendere alla stazione di carico (piazzola) col metodo della “lizzatura”. Il blocco era posto su 2 grosse e robuste travi in legno (lizza) e calato seguendo la pendenza del monte, era imbragato con grosse corde di canapa che all’altra estremità erano fatte passare intorno a grossi pali di legno piantati nel terreno o dentro a dei blocchi [ i piri ].
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Man mano che i cavatori mollavano le corde, il blocco iniziava a scendere, durante la discesa altri cavatori ungevano con grasso e sapone le travi in legno [ parati ] di faggio sulle quali il blocco scorreva, per diminuire l’attrito e quindi permettere al marmo di scivolare meglio. E’ facile capire quali rischi correvano i cavatori nell’uso di questa tecnica. I visitatori che si trovano a passare da Carrara nel mese di agosto, possono assistere alla rievocazione storica della “lizzatura”. Il blocco giunto alla fine della lizza era caricato su carri trainati da buoi maremmani e attraverso la città, passando per la Via Carriona, raggiungeva il pontile di caricamento di Marina di Carrara, per essere spedito in tutto il mondo. Alla fine del 1800 il trasporto dei marmi dalle cave al piano e al porto fu fatto su rotaie con la costruzione di una ferrovia, la Marmifera. Un treno a vapore, dopo essere partito dalla stazione di S. Martino in Carrara, s’inoltrava in mezzo alle montagne tra Miseglia e le Canaglie per caricare i marmi, da lì poi raggiungeva Avenza per congiungersi con la ferrovia di stato per le spedizioni ferroviarie, oppure proseguiva fino al mare per le spedizioni marittime. Per la realizzazione della linea ferroviaria furono eseguite opere ardite e bellissime come i famosi Ponti di Vara e una serie di gallerie che attraversano le Apuane da un versante all’altro. Negli anni sessanta la Marmifera è dismessa e cessa la sua corsa.
Oggi l’estrazione della pietra è fatta con moderni macchinari, grossi escavatori, ruspe e motoseghe che hanno una potenza impressionante. Il filo elicoidale è stato sostituito dal filo diamantato. Il trasporto marmi è fatto con automezzi gommati, potentissimi, che riescono ad arrivare con manovre molto rischiose alle cave, inerpicandosi per strette vie di cava a zig zag (vedi foto).
Domani. Il così detto “oro bianco” sta vivendo una crisi economica senza precedenti, decine e decine di aziende sono costrette a cessare l’attività per varie ragioni; non sta certo a noi affrontare questo tema così delicato, ma possiamo fare alcune riflessioni: oggi si stanno realizzando all' inizio della Foce due gallerie che per chilometri bucano le montagne per raggiungere le cave. Questa opera faraonica dovrebbe, in parte, eliminare il caos e l’inquinamento provocato dai camion che transitano, trasportando il marmo, lungo la Via Carriona ed il Viale XX Settembre, attraversando tutto l’abitato da Carrara al mare. Siamo d’accordo sul fatto che quest’opera per la sua realizzazione ha prodotto e produce occupazione momentanea, ma servirà a far ripartire l’occupazione nel settore lapideo? Visto che oggi i lavoratori dell’industria del marmo sono sempre meno, quest’opera era necessaria? Forse i milioni di euro stanziati, necessari alla realizzare di queste gallerie sarebbe stato meglio investirli per rilanciare l'industria turistica. Rimettere in funzione quella vecchia locomotiva, che da Marina di Carrara saliva fino ai Ponti di Vara ( vedi foto ) e da lì attraverso gallerie scavate nel marmo, raggiungeva le cave, per farne un’attrazione turistica, per portare i turisti sui “monti della luna”, sarebbe stata un'assurdità? Ricordiamoci che un tempo, neppure troppo lontano, Carrara era la CAPITALE MONDIALE DEL MARMO