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RIGOLETTO di Pierlì
Quando si è bambini, le giornate sembrano non aver mai fine, e man mano che si cresce, questa sensazione svanisce così come i nostri sogni. Alcune cose per fortuna, o sfortuna non svaniscono mai, i nostri ricordi, le sensazioni, i profumi che per un attimo fanno rivivere emozioni rimaste impresse nel cassetto dei ricordi che ognuno di noi si porta dentro e custodisce gelosamente. Un profumo indelebile, come quello emesso da tigli del grande viale alberato, annunciava l’arrivo dell’ estate .Quanti ricordi in quella fragranza. Io, allora bambino, mi divertivo con i miei compagni in interminabili partite di calcio contro altri rioni (Ottavini, Doganella, Ferrovia , Covetta), allora ai bambini non interessava avere scarpini e magliette firmate, l’importante era giocare e in quelle partite si dava l’anima come se fosse una finale di coppa dei campioni. La nostra squadra era conosciuta come quella della Coke, il nome derivava dall’agglomerato di 3 palazzi costruiti appositamente dallo stabilimento nel quale per 40 anni ha lavorato mio padre (Eni—Coke). La formazione era : Io ( Tordello ), Arò ( T ) ,Riccà ( B ), Piumbin ( S ), Ginè ( B purtroppo ci ha lasciato ), Carlè ( U ), Valè ( C ), Bocca ( B ),Paolo ( C ) e Andrè (Cappè, che purtroppo è scomparso tragicamente molti anni fa). Un’altro dei nostri giochi era la “guerra”. Giocavamo con fucili artigianali composti da un manico di scopa, mollette per il bucato ed elastici ottenuti da camere d'aria di vecchie biciclette. Chi era colpito dall’elastico doveva abbandonare la partita, il vincitore e capo assoluto per quel giorno era colui che rimaneva da solo. Anche salamandre , tritoni e lucertole in quel periodo non la passavano liscia. Si andava sotto i piloni dell’autostrada, sotto la quale un tempo c'era un luogo paludoso dove questi animali trovavano l’habitat ideale e qui cominciavamo la caccia. Chi ne catturava di più era un eroe. Poi all’improvviso un suono magico interrompeva i nostri giochi estivi, era il suono emesso dalla trombetta di ottone lucido di Rigoletto, il gelataio per antonomasia. In lontananza lo si vedeva arrivare con la sua bicicletta a tre ruote con davanti il contenitore per mantenere freddo il gelato. Man mano che il gelataio si avvicinava i ragazzi correvano sotto i balconi per farsi buttare giù i soldi dalle proprie mamme, chi 50 chi 100 lire che era allora il costo di un cono. Non si poteva resistere a quei 4 gusti, accompagnati dal solito ritornello “bimbi piangete che la mamma ve lo compra”. Magro, non troppo alto, sempre vestito di bianco lindo e con il suo cappellino in testa, nessuno era capace di dargli una età. Di una cosa sono certo, che nel cassetto dei ricordi dei bambini di allora c'è posto anche per Rigoletto