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Programma post

CIAO FRANCESCA

CCCCC


AAAAAAA


  






L'entrata della Chiesa del Gesù nella piazza omonima.
Emblema dei Gesuiti




APRILE

tema foto x il mese successivo – 

PASQUA


Erbi: Gli erbi non sono altro che  erbe di campo spontanee che si possono raccogliere, specie nelle nostre zone costiere e montane, si possono utilizzare lessi per torte e accompagnati con altri ingredienti, sono  un piatto povero ma ricco di sapori e minerali,  il modo più semplice di cucinarli è lessarli in acqua salata, strizzarli e condirli semplicemente con un buon olio extravergine d'oliva e una spruzzatina d'aceto o di limone (se piace), si possono aggiungere fagiolini dall'occhio  lessati o si possono ripassare in padella con aglio e olio . La ricetta più completa è la seguente: Ingredienti per 5/6 persone: 3 Kg. delle seguenti erbe: acetosa; aspraggine; borraggine; carota selvatica; cicerbita; costole d'asino; finocchio selvatico; insalata selvatica; lattughino-pizzarello; luppolo; ortica; papavero; piantaggine; pimpinella; porro selvatico; prezzemolo selvatico; radicchio; ranuncolo; raperonzolo; romice crespa; soffione; nelle proporzioni preferite e di stagione. 250 gr. di fagiolini dall'occhio; una cipolla (rossa); 4/5 patate; un zampetto di maiale; una carota; una costola di sedano; un mazzetto di prezzemolo; olio extravergine d'oliva; sale e pepe q.b. Pulire gli erbi dalla terra e da foglie sciupate e lavarli accuratamente in acqua. Far cuocere nel frattempo i fagiolini dall'occhio, dopo averli fatti rinvenire in acqua fredda per 6 ore circa, assieme alle patate in abbondane acqua con lo zampino di maiale. Preparate un soffritto con olio e un trito di carota, cipolla, sedano e prezzemolo. Scottate a parte gli erbi per dieci minuti in acqua salata. Passate al setaccio le patate e i fagiolini dall'occhio avendo cura di lasciarne una manciata abbondante interi. Unire al brodo così ottenuto il soffritto e gli erbi scottati e scolati dall'acqua. Lasciare cuocere il tutto lentamente avendo cura che il brodo non si ritiri eccessivamente. Si serve con un filo d'olio extravergine possibilmente D.O.P. e una manciata di pepe macinato al momento. Gli erbi si possono utilizzare anche serviti su fette di pane casereccio tostate e strofinate d'aglio; si utilizzano anche per fare la "polenta incatenata" che trovate nella ricetta a parte.

HO "APPOGGIATO" QUA DEGLI APPUNTI,CREDO CHE QUESTO SIA IL PERIODO MIGLIORE X LA RICETTA


MAGGIO

tema foto x il mese successivo



GIUGNO

tema foto x il mese successivo - 

LUCCIOLE



LUGLIO

tema foto x il mese successivo



AGOSTO

tema foto x il mese successivo

(èilmiomese)TUTTIINFESTA......HAHAHAHAHAHAH


SETTEMBRE

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OTTOBRE

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NOVEMBRE

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DICEMBRE

tema foto x il mese successivo  



RACCONTINO TRA LEGGENDA E FANTASIA


Il castello e il mulino di Cin


Una leggenda narra che nei monti di Ortonovo dove un tempo sorgeva il castello del Volpiglione vi è sepolto un forziere colmo di monete d'oro mai trovate.

Nei pressi del castello abitava un certo Cin, nessuno sapeva il suo vero nome, ma tutti lo conoscevano per le sue doti umane. Uomo saggio e devoto non si tirava mai indietro a far carità a chi veramente ne avesse avuto bisogno. Spesso i poveri bussavano alla sua porta per farsi macinare grano e granturco, cosi Cin azionava la sua macina in pietra e non voleva mai nulla.

Quando il vecchio morì i poveri del paese vollero seppellirlo, proprio li, vicino al suo mulino, lungo la strada che conduce al castello, in modo che chi si trovasse a passare di li avrebbe potuto dedicargli una preghiera, un pensiero.

In una notte che si perde lontano nel tempo piovve così tanto che il torrente Parmignola si ingrossò a dismisura e inizio a trascinare giù a valle tutto quello che incontrava lungo il suo percorso. Alberi, fango e massi si scagliarono contro il castello facendolo crollare e scomparire per sempre, ma quando la furia devastante del torrente si trovò davanti al mulino del buon Cin improvvisamente cambiò percorso risparmiandolo.

Oggi di quel mulino e di quel castello rimangono solo alcune pietre sparse qua e là.

Alcune persone sostengono che nel periodo di forti piogge se un povero passa da quel sentiero sente il cigolare della ruota del mulino di Cin. Ho le foto dei resti



In una notte che si perde lontano nel tempo (VUOI CHE CONTINUO E SCRIVIAMO A DUE MANI?)



Il carnevale è una festa la cui tradizione si perde nella notte dei tempi. La sua storia nasce dall'ultimo banchetto che si era soliti allestire prima del periodo di Quaresima, è senza dubbio la festa più pazza e variopinta dell’anno, dove tutto è permesso e dove il gioco, lo scherzo e la finzione diventano, per un po’, una regola. Si tratta di una delle ricorrenze più diffuse e popolari del mondo, basti pensare all’immensa notorietà di cui godono eventi come il Carnevale di Rio o quello di Venezia che non mancano di attirare milioni di turisti. Ma cos’è il Carnevale?

Il termine “carnevale” deriva dalla locuzione latina carnem levare – ovvero, letteralmente, “privarsi della carne” – che si riferiva all’ultimo banchetto che tradizionalmente si teneva l’ultimo giorno prima di entrare nel periodo di Quaresima e quindi nel “martedì grasso” che precedeva il “mercoledì delle ceneri”. Il martedì grasso è da sempre l’occasione per gustare i dolci tipici del carnevale, come le chiacchere chiamate anche frappe o bugiele frittelle o castagnole e tutte le golosità che cominciano a comparire sempre prima nei banchi di gastronomia e nei supermercati in tutta Italia.Essendo legato all’inizio della Quaresima e quindi alla data della Pasqua, la collocazione precisa del carnevale nel calendario varia di anno in anno.

 Il carnevale infatti, nel calendario liturgico cattolico-romano si colloca necessariamente tra l'Epifania (6 gennaio) e la Quaresima. Le prime testimonianze documentarie del carnevale risalgono ad epoca medievale (sin dall'VIII sec. ca.) e parlano di una festa caratterizzata da uno sregolato godimento di cibi, bevande e piaceri sensuali. Per tutto il periodo si sovvertiva l'ordine sociale vigente e si scambiavano i ruoli soliti, nascondendo la vecchia identità dietro delle maschere.

Affermando che "a Carnevale ogni scherzo vale", si vivono giorni all'insegna della sregolatezza, delle burle, delle mascherate danzanti, della gioia sfrenata. Le feste di Carnevale sono occasione di divertimento esagerato e di grandi mangiate. Nel Medioevo il Carnevale era il tempo delle scorpacciate comunitarie e delle danze infinite. Il 're del Carnevale' garantiva l'allegria pazza e la sospensione temporanea delle leggi, delle regole e della morale. Come a Capodanno, semel in anno licet insanire: si può ben essere folli una volta l'anno. I ruoli sociali si invertivano: gli uomini si vestivano da donne e viceversa, i poveri da ricchi, i ricchi da accattoni o da giullari.

I balli, che ancora oggi contraddistinguono i veglioni, erano dedicati alle divinità della terra. Il ballo con i saltelli (come il 'saltarello' laziale) imitava il crescere delle spighe di grano: più in alto saltavano i danzatori, più lunghi e fecondi sarebbero stati gli steli delle spighe. La danza, il riso e l'amore santificavano l'eterno ritorno della primavera.Nel Rinascimento i carri carnevaleschi esibivano la grandezza dei signori e permettevano al popolo sfrenati baccanali.Il Carnevale di oggi si ispira ancora alle belle maschere del tempo che fu e i bambini vogliono travestirsi da moschettieri, da pirati, da dame settecentesche e da odalische dai mille veli. A Marina il Carnevale.......
 











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