Menu principale:
Medioevo carrarino

Rigoletto

Il Beffardello

Il Carrarino

Il Vecchio e il mare

Le cantine di Carrara

A caccia con il nonno

Frammenti di ricordi

Cronaca di un giorno di scuola anni 50

Quand aier sol la botega

Era meglio il “nostro” Natale!

Il mio carnevale

Comunicare ieri oggi domani

Un soggetto l'infatico

Anni 60

Anni 80

Il Vaneli Primo Vate

Materassi e sacconi

Un camionista eroe

Il pan d’una volta

Personaggi locali

Agenzia viaggi

L’autunno di una nonna cararina

Carrara a ferro e fuoco

L’attentato

Regolamento
Al pomeriggio, con mia madre andavo da mio cugino Andrea, ed è proprio qui che è nata questa passione.
Osservavo mio zio Ferdinando, detto “barbagianni” per il suo aspetto stralunato, preparare l’attrezzatura da pesca: Reti, palamiti, lenze, canne, nasse erano i ferri del suo secondo mestiere, il primo era quello di buscaiolo. Da vecchio, però, il Barba più che ad un uccello notturno assomigliava ad un grosso granchio nero bruciato dal sole. Pantaloncini corti , canottiera , alfa senza filtro in bocca, con in testa il suo capello di paglia, con la bicicletta arrugginita faceva spola tra casa e il porto. Probabilmente era il miglior pescatore della costa. Quando arrivavo nell’aia di casa sua mi chiamava “Pedro” vieni, vieni ad aiutarmi non stare li in mezzo alle gonne (mia madre e le sue sorelle Andretta, Luisa, Olga che giocavano a carte e facevano merende).
Io ero molto contento di poterlo aiutare.
Quando con Andrea e mia madre andavamo al mare alla Madonnina, dove allora c’era una spiaggetta vedevamo passare il suo gozzo con dietro sempre qualche gabbiano, un segnale che annunciava agli altri “bugiardi” pescatori che anche quel giorno il Barba aveva avuto fortuna. Un giorno il Barba fece una cattura davvero da record.
Il 19 luglio 1975, a 2 miglia dalla costa mio zio Ferdinando catturò nelle sue reti un pesce d’angelo di un quintale.
Mentre recuperava le reti sentì tirare in maniera violenta.
Le reti sembravano impigliate in qualche grosso ostacolo, poi la forza del pescatore ha avuto il sopravvento e a pelo d’acqua è affiorato un magnifico esemplare di pesce angelo.
Le reti in diversi punti si erano smagliate, e per issare a riva il pesce c’è voluto l’intervento di una gru. Per giorni e giorni al porto non si parlò d’altro che di quella cattura eccezionale.
Il grosso pesce fu venduto. Anche se non è molto commestibile può essere utilizzato per usi diversi. Il pesce angelo difficilmente finisce nelle reti dei pescatori perché è una specie che normalmente vive a notevoli profondità. Molti anni sonno passati da allora ma il ricordo del "vecchio e il mare" è ancora vivo.