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Dialetto

Il mistero del dialetto “carrarino”

Una volta, mi trovavo in una terza elementare a leggere delle poesie in dialetto carrarino, alla fine della lettura, domandai ai bambini se gli fossero piaciute, e se avessero qualche domanda da farmi, timidamente uno alzò la mano, e quando gli chiesi cosa volesse sapere mi disse” scusi…Ma chi l’ha inventato il dialetto?”
Anche se posta con ingenuità, la domanda era molto profonda, e dare una risposta non era facile.
In Italia, i glottologi presumono che la quasi totalità dei dialetti neo-latini, traggano le loro origini dalla dominazione Romana.
I Romani, infatti, erano assai rispettosi degli usi e costumi delle popolazioni delle terre conquistate, ad esempio, non imponevano in alcun modo le loro divinità, così come non interferivano nella loro lingua, che però i popoli sottomessi imparavano velocemente, soprattutto per ragioni commerciali.
E’ evidente però, che ogni popolo imparava il latino come gli permetteva la propria cultura, e che spesso, questo, non era quello erudito parlato dagli oratori all’interno del Senato, bensì una forma di latino volgare, utilizzato soprattutto da soldati e plebe, con ancora molti vocaboli derivati dalla lingua precedente. Dopo la caduta dell’Impero Romano poi, il processo di assimilazione è continuato, anche se molto più lentamente, mescolandosi alla lingua dei vari dominatori.
Nel basso medioevo poi, con l’avvento delle invasioni barbariche, si è assistito in alcune regioni alla nascita di dialetti germanici, o slavi, l’esempio classico è la lingua Ladina, giunta fino a noi, e parlata in alcune zona dell’arco Alpino Orientale, da non più di 30.000 persone, o come nella Provincia Cosentina, dove è presente a tutt’oggi una piccola comunità di persone che parla un dialetto Albanese.
Anche la zona di Carrara è da considerarsi una vera e propria isola dialettale.
Il dialetto carrarese, (io preferisco chiamarlo carrarino) è un vero e proprio rompicapo per gli studiosi di glottologia, è classificato nel gruppo Gallo-Italico, in altre parole, tipico di quelle regioni un tempo abitate dai Galli, nome con cui i Romani chiamavano i Celti. Di radice Emiliano Romagnola,  è molto simile al Modenese, ma anche al Frignanese.
Questo si potrebbe spiegare come conseguenza della dominazione Estense, ma quello che invece e difficile da determinare, è il perché, il dialetto carrarino pur essendo geograficamente collocato in Toscana, non assomiglia in alcun modo al toscano, così com’è anche altrettanto estraneo al lunigianese, ma non è tutto, come mai noi carrarini possediamo un accento particolare denominato cacuminale?
Anche qui si azzardano delle ipotesi non suffragate da prove certe, ma abbastanza plausibili; la più accreditata dice che l’accento sia un’eredità lasciataci dagli antichi Apuo-Liguri, e che la particolare conformazione del territorio carrarese, suddiviso in Era medievale in viciniee o vicinanze, in sostanza chiuse, abbia impedito la contaminazione del dialetto carrarino con altri limitrofi.
A riprova di ciò va segnalata la diversità, se pur minima, del dialetto parlato nelle varie frazioni, anche se qualche studioso imputa questa prerogativa all’influenza di popolazioni “aliene” come i soldati corsi a Fontia e Moneta, o i mercenari pisani ad Avenza.
Anche i paesi posti nello spartiacque a Nord-Ovest, delle Apuane, come Castelpoggio, Noceto, Gragnana e Sorgnano, essendo stati per secoli paesi di frontiera, e quindi interessati al passaggio di rotte commerciali, hanno sviluppato diversità dialettali, come ci fa notare un nostro concittadino, il compianto Prof. Luciano Luciani, nella sua opera monumentale “Dizionario del dialetto Carrarese, ” forse a causa di contaminazioni linguistiche da paesi limitrofi.
Purtroppo il dialetto carrarino non è stato ancora codificato, quindi ognuno lo scrive come più gli aggrada, qualche autore sostituisce la “c” con la “k”, (es. cane, can, kan) perché sostengono che renda il suono più duro, a me francamente non sembra corretto, perché, essendo un vernacolo neo-latino, penso sia meglio utilizzare, anche per ragioni pratiche, di chi legge, e di chi scrive, l’alfabeto latino. Un’altra affermazione che a me pare francamente una stupidaggine, è quella che dice che nel dialetto carrarino non vi sono doppie. Per dimostrarne l’infondatezza basta un semplice esempio: se io scrivo pes significa pesante, mentre pess significa pesce, come si vede due cose ben diverse.
Alcuni anni orsono, feci delle ricerche sul dialetto, intervistando nelle “cantine” vecchi cavatori ormai in pensione, riascoltandole ora, ho notato come il dialetto più genuino, o se volete più arcaico, sia ormai totalmente scomparso, lasciando il posto a una forma dialettale “italianizzata” che mi lascia francamente perplesso.
Moltissimi modi di dire, o allocuzioni, sono ormai totalmente scomparsi, ad esempio; era in uso quando ci s’incontrava per strada la mattina il saluto “fat a mod’r” (fate a modo) ossia state attenti, rivolto soprattutto ai cavatori che si recavano al lavoro, oppure quando una persona scampava a un pericolo mortale, si diceva “ pogh al mancò che i s cavass da pagar d’est’m” (ci mancò poco che si levasse da pagare l’estimo) che era una antica tassa, tipo la moderna IRPEF, oppure di una persona, o cosa molto antica “ i ha pù ani del prim top del Cafaz.” Questo detto, al contrario di quanto si possa pensare, non voleva significare che il Cafaggio fosse, o sia, malsano, e ricco di questi roditori, ma semplicemente perché subito dopo Vezzala è uno dei quartieri più antichi di Carrara. La semplice parola interrogativa perché, si diceva p’rcos, di una persona eccentrica nel vestire si diceva, i par la Bilì, e l’elenco è ancora lungo.
Anche a molte località veniva imposto il nome in dialetto, tipico esempio “ Mont d’arma” nome che erroneamente molti associano alla guerra, ma che invece vuole dire in senso letterario “ Monte di spalla”, oppure luoghi chiamati come era la predominanza del mestiere che vi si praticava esempio: “La becheria”. Al tempo con il nome di beccaio si comprendevano categorie di commercianti e artigiani come macellai, pollaioli, pescivendoli, oltre a tutti coloro che avevano in qualche modo da fare con l’alimentazione, come i gestori di locande e osterie.
E’ anche vero che molti termini moderni in lingua sono assolutamente intraducibili in vernacolo, come ad esempio: computer, cd, o cellulare, cosa che un tempo, dove il dialetto era la lingua predominante, si sarebbe risolta nel tempo, “dialettalizzandosi” in modo naturale, ma che ormai è assolutamente impossibile. Così una lingua millenaria rischia l’oblio in pochi decenni.
Penso che questo sarebbe un vero peccato, ed e compito di tutti noi lottare perché questo non avvenga, in particolar modo noi autori, che scriviamo in vernacolo, dobbiamo cercare di salvaguardare il vero dialetto come una preziosa reliquia, riutilizzando gli antichi termini, perché il loro cammino millenario fino ai giorni nostri non si interrompa per sempre.

Perseverando nella mia continua, e purtroppo quasi vana lotta perchè il dialetto non cada nell'oblio, mi permetto di inviarle un'articolo sul dialetto carrarino, sperando che i lettori del suo blog lo trovino interessante e che magari stimoli qualcuno di essi ad imparare ad amarlo.

Enzo De Fazio visitate il sito dell'autore "Parole di Marmo"

 I n' sa né d' mé e né d' té
 Frase usata per sottolineare una persona o una cosa che non sa di nulla

 S'an s'n'a an s'n spend

 Frase usata per definire una persona con poco cervello o riferita al denaro [ se non c'è ne non se ne spende ]

 I è un ganz

 Riferito ad una persona furba, dritta.

I magn-n pù bote che pan.....

 Riferito a bambini molto" duri "

 Pogheti e sicureti

 Riferito al denaro [ poco ma subito ] sinonimo di è meglio una gallina oggi che un uovo domani

 Ogn' altar i ha la so Krotza

 Tutti noi abbiamo dei problemi .

 I è fis come un potò

 Riferito a persona fissa , immobile come un palo

 Lat e vin i fan un bel ninin

 Si riteneva che il latte e il vino facevano crescere bambini belli.

 I fanti e i podi i smerd'n la cà

 I bambini riportano discorsi sentiti in case, che naturalmente i genitori non vorrebbero far sapere

 I par un Lord

 Riferito a persona moto elegante

 "s'ha n'son v'nut a Sant'Andrè aspet'm a Natal Ka't'dai 'l colp mortal"

 Se non sono (riferito al freddo) ancora venuto per il giorno di S.Andrea, aspettami a Natale che sarò micidiale [ Giancarlo C ]

i s'è magnat d'ov in cul a la gadina
Riferito a persona sprecona o poco avveduta negli affari [ un visitatore ]

Leggi la storiella del lupo e dell' agnelo
maggiori informazioni


storielle in carrarino

GESU' I NAT 'N T UNA CAVA...


GESU' BAMBINO I È NAT 'N T  UNA CAVA,  
PU'  D' OTANT ANI  FA, LASSU'  A  FANTISCRITTI

SO' P A' I È UN CAPANAR,
SO' MA' 'NA POV'RA DONA
CH'AL PORT LA RENA E D'AQUA AI CAVATORI,

I ANZ'LI  I E'N  T' CIAIOLI
CHI HAN DAT LA SVEJA A TUTI I RAVANETI
CON LE BUCINE D'LE MINE...

UNA VOLTA TANT 'L MUGNON I SON
E A N= E' MORT  NISSUN,
UNA VOLTA TANT A LE  CAVE A DE' FESTA....
D' LA STELA COMETA A NI E'  B'SOGN:
LE ZIME D=LE APUANE AL BRID'N COME LUZ'CHE
AI RIFLESSI  D'LA LUNA.

QUADRATORI, FILISTI, BAGASC'OTI, LIZATORI
I FAN DA PASTORI...
JE 'N V'NUTI DAI POZI D B' TOGI, DA LE TRINZERE
D CALACATA, DA GIOA, CANALGRAND, BOCANAGLIA, TORAN, DA CAINA, V'ZALA, DAL CAFAZ E DA GRAZAN.

I CANT'N LA SO'  ALEGRIA COME 'L SAB'T   'N CANTINA,
ANCH SE OZI I 'N L'HAN  PIATA LA PAGA ...
LE DONE AL FAN POLENTA, BACALA' 'NMARINAT,
TAJARIN, CASTAGNAZI, BUCELATI, TORDEDI ...
BUTIGION D VIN  E' N=E' P'R  TUTI,
MEJ  CHE DA STRAPACAPEDI

A NI E' LE PEC'RE, P'RCHE' A D'AVREN BEN POGH
DA ROM'CAR D D'ERBA 'N T'L  PIAZAL...
SE MAI DI   BONACON ...
MA 'N T' LA CAPANA A JE' UN MUL E UN BO',
E DI CAN E DI  GATI  E' N=E' ANCH TROPI.
E ZUETE, MERLI, RUSIGNOLI E PARPAJON ...
GIUSE' I N SA' COS'E FAR...
MARIA  A  DE'  CONTENTA,
D LE' BALIE A N'HA  ANCH   TROPE:
A J E'  L'AMELIA  D  GRAGNANA, LA LEO'  D BRIZAN,
LA PIERA D >LE CANALIE E LA IRMA D  TORAN.

E MO' A DE'  MEZANOTA. A  DE'  PROPI   NATAL ..
E I NASC', I NASC' ... I E' NAT!!  
I È PROPRI UN BEL M'NIN.
E I S MIR, I S FA CIAO CON LE MANINE APERTE,
I S CIAM ANCA NO'...  
OH CAR, CAR, CAR
METI LE FASC' ULINE, METI LE CAMISINE,
FIANI=L V'DER A SO' MA', CHA D=E'  S'F'NITA,
MA AL RID'N TI OCI ...
FIANI=L V'DER A TUTI, A TUT'L MOND ... 'L SALVATOR.
AL SON' N LE CAMPANE D TUTI I CAMPANILI,
AL SON'N FIN= AL MAR ...
DAL PIAN LE CAVE AL P AR'N TUT' UNA LUMINARIA...
FIAC'LE, FALO', LANTERNE, LASSU' E' PAR N'INCENDI,
I MARMI AL PAR CHI BRUS'N ...
CHI BRUS'N D' AMOR.
 
Mario Venutelli


storielle in carrarino

P'FANA EUROSTAR

A l'è 'na v'ceta ch'al par 'na ninina,     
a l'à 'na gobeta ch'è pes, puv'rina,
a l'è senza denti, milorcia, cisposa,
a l'è magra e grinzosa,
scassata, mufita ch'è vò la p'nsion...
Ma a s'n vèn zita zita,
cuscì tut i ani, '1 sé d z'nar,
al pig '1 so sac e a s'n vèn a zirar...
Sapet ch'a l'ò vista stanòta a la trea?
A m'er 'ndat quarcò d travers ieri sera...
Propi come '1 nonò i m'arcontav 'nt le fòle,
al v'niv dal ziel ch'a jer tut le stele….
'L sapet ? St'an chi a n l'avev la granata,
ma a s'n v'niv pacifica ch'al parev pagata
su 'n t'un aspirapolvere, eh nò, un bel modern,
ch'ajavev argalat adora adora '1 Padretern
E le', la P'fana, al guidav col telecomando, con 'na man sola!
E 'n t d'altra a d'avev 'na butija d spumante.
Pò la dentiera nova, brilante;
'na b'reta 'n testa a la dighedò p'r cuprirs i bokoli...
altr che'l kasco!
e tut'l fard d farina pr'arfars la pèda
e p'r f'nir dò p'zkoti pr le kokete rosse...
Però, però, al portav i scarpon con le korzole,
un matalò con d'le tope arpuntate 'n ti gom'ti,
i mutandon d cutunina,
'1 gon'don e '1 gr'mbial a quadri,
la scialina, la sciarpa e pò cos?...
Ah si, 'n ombred, d chi verdi, pesi e grossi, da cavatori di tempi 'ndati...
e quel a s'1 strassinav a tracòd, ligat con la funeta, a pikodon...
Zuum, al sc'ndev 'n t'un tec ch'al parev 'na cometa,
al butav i regali 'n t'1 tub d'la stufa (pardon, di termosifon)
e pò via 'n t'un altr p'r far rid'r i m'nin.
Ma 'n t'1 sac a n'jer mia quarche aranzi, dò nozede, un ziret d liquirizia, 'na caruba...
e chi bei kavadin con che me a m' div'rtiv quand a jer pic'lin...
Seaa... A ti er  un mitra lanciarazi, un mostroid marziano,
'na bambulina 'ncinta, zent compiuter, dosent videogheim, trezent celulari,
ma nemanch un mekano.
I l'avev'n abulita, i l'avev'n cancelata, anch'da la skola a'I parev sparita...
T vò met'r Haloveen? T vò met'r Papà Natale?
Ma te arvèn li stess, P'fana, vèn. Vèn zù 'n t'la kalza e no 'n television...
Vèn zù tranquila, che ai babi e a le mame, ai ministri e ai maestri e p'nsan nò!   
                                                                         
MARIO VENUTELLI

LA STORIA DEL LUPO FURBACCHIONE DEL MONTE in dialetto carrarino



A IER ‘NA VOLTA UN AGN’DIN - CARIN, CARARIN - CHI ER A BER D’AQUA D’L FIUMET, LAZU’ AL PIAN. I S’ER MIS A LAPPARLA AL SICUR, PROPI LI’, UN PO’ PRIMA D’L PONT ZED D GROP’LA… N‘DOVE D’AQUA AL PAREV PU’ CIARA.
LASSU’ AL MONT, ‘N DOV’AIER LA PODA D’L FIUMET, E STEV UN LUP, CHI DOMINAV NICO’ P’RCHE’ I ER FURB COME ‘NA GOLPA, MA EDUCAT, TANT EDUCAT...  PERCIO’ I DOVEV TROVAR ‘NA SCUSA BONA P’R MAGNARS CH D’AGN’DIN, CUSCI’ CARIN E BON, CUSCI’ ‘NOCENTE, FIORED E REDULON…
ADORA ‘L LUP I FE’ FINTA D’AVER SETA E D VOLER BER ANCA LU’… MA ‘N T D’AQUA CIARA, NON ‘ZA AV’LINATA, E  HINAT ‘N T’UN PUNT SOD D’LA RIPA, P’R NON SGUIDAR E FAR VARAR NICO’. PO’ I URLO’ AL’AGN’DIN: “A TE, O BELO, MIR CHE T M SPORCH D’AQUA A SCAGAZZAR, CHE PO’ A S’ATAP ‘L PONT E AL SUCED UN QUARANT’OT”.
L’AGN’DIN, BELLA ME’ OSSA, CON ‘L COR ‘N GOLA I R’SPOS: “MA, VERAMENTE, ME A SON QUAZU’” PO’ I S FE’ CORAZ E CON UN FULININ D VOZA I CUNTINUO’: “BEE… SEMAI T SIRA’ TE A SPORCAR’M’LA D’AQUA CON LA TO’ PISAREDA E ANCH A SV’RSAR ‘N T’L FIUM LA TERA E I SASSI”.
CHI’N L’AVESS MAI DIT! ‘L LUP I S’ARABIO’… CHE PO’ I’ JER QUEL CHI VOLEV: “A TE, O PIUTESSA, NON STAR’MLA A MUSINAR E A ROMP’R’M I COTALI, CON LA TO’ PROTOMETICA. TANT SE ‘L FIUM J E’ SPORCH E I VA D FORA E AL VEN LA FIUMARA, A NJ E’ CANTI, LA COLPA A D’E’ LA TOA, D TO MA’, D TO PA’, D‘L TO NONO’, D’LA TO NONA E D CHI ALTRI LOZI DI TO PARENTI, SI, P’RCHE’ ‘N T’L FIUM DA LE FINESTRE I BUTAT D NICO… CHE CON TUTO CIO’ TE TI BEV DA TANTI ANI…”
CH’LA POV’RA B’STIOLA, TUTA STRUM’LITA DA LA PAURA, OH, PERO’ A S DIFES COL BON SENS CH’AL PO’ AVER UN NININ E AL LUP  I SCIOCCO’: “ MA VERAMENTE ME A SON NAT DA ‘NA STIMANA. E A JO’ ‘N ZA ‘L CATAR BRONCHIALE A BER ST’AQUA CHI… QUANT A ME MA’ A D’HA ‘L MAL D COR P’R L SPAVENT CH’A S’E’ PIATA QUAND  AL VENS  L’ALUVION… E TUTI IL SAN CHE MA’ A D’E’ ‘NA DONA PULITA… E ANCH ‘L ME’ BABO, CARO LEI, CHE PO’ ‘L ME NONO I M’ARCONTAT CHE D’AQUA PRIMA A L’ER PROPI BELA  PULITA E D’LE FIUMANE A N’N V’NIV CUSCI VIOLENTE…”.
‘L LUP A ST PUNT JER PROPRI ‘NFURIAT AL PUNT GIUST: “AH SI? MA DALVERA? NON DIR D’LE BALE, O PAJNO... ADORA I SIRA’STAT  ‘L TO BISNONO O ‘L TO ZIO A SPORCAR ‘L FIUM. E ME A T MAGN LI STESS.!!! AHUM AHUM… “  I SALTO’ ADOSS… O MEJ, I FE’ P’R SALTARI ADOSS.. MA D’AGN’DIN, TUT ‘N T’UN BOT, I  S SCANSO’, PO’ I S L’VO’ LA PEDA, I DOV’NTO’ ‘NA JENA… I FE’ CUSCI’ COL DIT AL LUP E I DE’ ‘NA PRIMA BOTA, DA FARL STRUMULIR.  PO’, COME SA N BASTASS, I DE’ ‘L SEGNALE :  “AVANTI POPOLO,  A LA RISCOSSA.., DIAN’S UNA MOSSA”
A TE’, A S VID ‘NA MAREA D PEC’RE-JENE  CARARINE D’L CENTRO STORICO, V’NIR ZU’ DA CAINA A V’ZALA, DA SAN ROCH AL CAFAZ, DA GRAZAN E DAL PIOC … TUTE ‘N FURAZ , TUTE COI DITI ‘N SU, CHE A D’ URLAV’N :
“IL MORBO INFURIA (VELENI E POLVERI, TUMORI..), IL PAN CI MANCA (CHIUSURA DI AZIENDE E DISOCCUPAZIONE GALOPPANTE NONOSTANTE LE INCREDIBILI RISORSE DEL TERRITORIO), SUL PONTE IL POPOLO COL CAVOLO  SVENTOLA BANDIERA BIANCA… A T’LA DIAN NO’ LA PAGA! A TE E A TUTI QUELI COME TE!



DA CH’L DI, A CARARA, AL MONT E AL PIAN, ….
MMAAHH! F’NIN’LA CHI CH’AL SIRA’ MEJ…
D’L REST, D’LA STORIA ‘L REST, I E’ TUT DA R’SCRIV’R.

Italia Nostra

Ross d Carara

La nota al cuminz a sculurir
e 'l sol i s'afaz 'n Pianamaz
p'r 'l cavator adè ora d partir
adè un'altra zornata d coraz!

Mentr i mont al mont la matina...
E d'alba al tinz 'l Sagr 'n rosa
i pens con afet a la m'nina
che i ha lassat 'n let con la spòsa.

Ma a ni è temp p'r 'l sentiment!
P'rcos i è rivat 'nt'l piazal
un'aquila al vol... Alta 'nt'l vent
squasi com al fuss un general!

'L marm d'un bianch dilicat
al toch cavar, con sudor e con fatiga
dal mont, che 'l tegn a sé ligat
p'r Carrara, adè na sfida antica!

Ma d colp a s sent un'ulular...
D mugnon sonati a pù a n poss...
La Morta, adè sesa 'nt'un piazal!
E 'l marm la...I dovent ross.

Enzo De Fazio


Pubblicata su consenso dell'autore.
Complimenti Signor Enzo, veramente una bella poesia.

Gentile Redazione

Fra pochi giorni sarà festeggiata Halloween . Anche se di derivazione Celtica, quindi Europea, questa festa non fa parte delle nostre tradizioni secolari, ma la nostra voglia di "esterofilia" e sopratutto il consumismo globalizzato più sfrenato, ci hanno ormai imposto. Ho voluto perciò ricordare con una poesia in vernacolo, quali fossero le nostre reali tradizioni, che ormai purtroppo sono finite nell'oblio, come il 2 di novembre, quando si dava "'l ben di morti" un'usanza secolare che consisteva nell'offrire a tutti gli abitanti del Paese o anche ai semplici viandanti, un bicchiere di vino, o di marsala, o quello che si poteva, con l'intenzione che con questo sacrificio si portasse onore al defunto.Sapendo quali fossero le condizioni economiche della maggior parte della gente di allora, si capisce come fosse sentito al tempo il culto dei morti

La nota dle streghe

Adè na nota con un nom 'ngles
che a n'ries nemanch a pronunciar
al ven d'Otobr…D'ult'm del mes
e al dovrè i ninin spav'ntar!

Zert che nò Italian a sian stran!
'L mond i s'nvidi la cultura
ma p'ri bagaron, as'n fregan!
E arivan a vend'r la paura.

Se a s metess altr'tant 'npegn
p'r insignar le nostre tradizion
al sirè d zert un bel sostegn
p'r mili e pù generazion.

Che po'…T'ha un po' vist che 'nvenzion!
Adè mil'ani che aiè la Barbantana
'nveza dla zuca, adà 'l granaton!
Ma se non altr adè strega nostrana!

Me nona a n'avev  tuti i torti
quand al fev un'an d sacrifizi
p'r poter ufrir " L ben di morti"
su na tovaia bianca, tuta pizi.

adè un'usanza oramai dimenticata
i dizev'n che adè da primitivi
ma la zenta d'ozi dì a nè portata
p'r onorar i morti…Dar ai vivi!.

Enzo De Fazio

La notte delle streghe

E' una notte con un nome inglese
che non riesco neppure a pronunciare
viene d'ottobre…l'ultimo del mese
e dovrebbe i bambini spaventare!

Certo che noi Italiani siamo strani!
Il mondo ci invidia la cultura
ma per i soldi c'è ne freghiamo
e arriviamo a vendere la paura.

Se si mettesse altrettanto impegno
per insegnare le nostre tradizioni
sarebbe di certo un bel sostegno
per mille e più generazioni.

Che poi…Hai un po visto che invenzione!
Sono mille anni che c'è la Barbantana
invece della zucca ha la scopa!
Ma se non altro è strega nostrana!

Mia nonna non aveva tutti i torti
quando faceva un anno di sacrifici
per potere offrire il "bene dei morti"
su una tovaglia bianca tutta pizzi.

E' un'usanza ormai dimenticata
dicono che sia da primitivi
la gente di oggi non è portata
per onorare i morti … dare ai vivi!

Poesia in verncolo "L Re di Re"

Spett.le Redazione
Anche in questo momento di crisi sia sociale, che economica, in occasione delle feste Natalizie, la gente si fa prendere dalla frenesia consumistica, di fatto stravolgendo il significato della festività. Anche la nostra spiccata esterofilia, che ci porta a copiare gli altri altera in modo irreversibile le nostre tradizioni, tanto che i nostri figli e nipoti ne sono completamente all'oscuro. Ho composto questa piccola poesia in vernacolo per cercare in modo molto bonario di riportarli sulla retta via, anche se ormai penso che sia troppo tardi. Augurandovi un felice Natale e uno splendido anno nuovo vi saluto. Enzo De Fzzio.

'L Re di Re"


Una nota, com l'nciostr d'una sepia
'nt'una stada, meza scalamata
un ninin, iè nat 'nt'una grepia
una steda con la coa adà signata.

Betlemme i s trov 'n Palestina
'l sacr libr su quest iè stat ciar
dov al vens la nascita divina
a i fa un cald, che aiè da sofogar

'L Re di Re iè nat mendicante
ric sol d'amor e d'umiltà
la lezion che i sa dat adè 'mportante
ma anlà capita, meza umanità!

Noialtri pò, a sian stati di campion
p'r far tut al contrari. A la r'nversa
abian stravolt le nostre tradizion!
La so parola oramai, a l'abian persa.

A Natal p'r noialti ai vò la strenna
sul presepe ai meten la neva
Santa Claus i viaz con la renna
e al pastor ai fian sonar la Piva.

A s sian scordati la P'fana
che al sendev d nota dal camin
senza sporcars neanche la sotana
p'r portart un dolzet, e un mandarin.

S'met'enla d far questa figura
artornan a le nostre tradizion
al mond abian dat la cultura
non seguin i altri, com di capron!

Zercan d'artrovar la direzion!
'l Natal adè la festa d'umiltà!
Smete'nla d sprecar di bagaron!
Compran qualcò! Ma sol a chi a ni nà!
                                                           Enzo De Fazio

"MIRAND UN ALBR D' NATAL

Vintitré Dizembr. Drent a ca' mia a stai sprofondat su la mè poltrona; Vzin a mé la moia ch'a'l stir. A lass pr'un moment 'l mè giornal p'r metr menta a d'albr de Natal. Mirand le padine colorate, a m' s'apizc 'n tl' p'nser un arcobaleno de cont'nteza chi m' dà la frenesia! A m'arven'l desideri d'un temp luntan, squasi scordat. ...I pani da stirar i 'en'nza f'niti... La moia a s'asset v'zin a mé! Che tenereza ch'a'm pig, che sapor quest'abraz: i m' dà 'l calor d'un foc e a son lizer com un' straz! Po', una careza, un bas ardent e carnal! Finalmente qualc'ò d' sta vita p'r'un moment i val!: QUANT 'I M' PIAZ ST'ALBR DE NATAL!!

Saverio Battani

“GUARDANDO UN ALBERO DI NATALE”

Ventitré Dicembre.
Dentro casa mia sto sprofondato sulla mia poltrona;
Vicino a mé la moglie che stira.
Lascio per un momento il mio giornale
per metter mente all'albero di Natale.
Guardando le palline colorate, mi s'appiccica nel pensiero
un arcobaleno di contentezza che mi dà la frenesia!
Mi  ritorna il desiderio di un tempo lontano, quasi dimenticato.
….I panni da stirare sono già finiti….
La moglie si siede vicino a me!
Che tenerezza che mi prende, che sapore quest'abbraccio!:
mi dà il calore di un fuoco e son leggero come uno straccio.
Poi, una carezza, un bacio ardente e carnale!!
Finalmente qualche cosa di questa vita per un momento vale!
Quanto mi piace quest'albero di Natale!!

(Traduzione dal dialetto by Saverio Battani)

A SIRO’ ‘L VENT D’ CAMP’CECINA

Quand a ier un ninin e a mirav da'la finèstra d'la mè camreta vers 'l mont, a m'ninav un sogn drent d'mé;
i'er st' chì:
"S'A DOVESS ESSR QUALC'O' 'N NATURA, COS A PODRE' ESSR?
- 'l ciel iè trop grand,
- le stèle trop luntane,
- 'l sol trop cald e le nuv'le al'cambi'n sempr,
- d'acqua al viv 'n t'la tera,
- i albri e le montagne i'en fèrmi.

Sì, a i'hò dècis: A SIRO' 'L VENT !
- Còm 'l vent, a poss esplorar 'l ciel apert, e volar su stà bela Carara,
- a poss abrazar 'l sol senza scotarm anch s'i'iè cussì cald,
- a poss zocar con d'acqua 'n Marina e arzirar le onde vers Massa,
- a poss spinzr mé, via le nuvle da 'la Maestà,
- a poss smovr i albri anch s'i stan lì fèrmi e ombrosi sul viol vers il rifugio CAI,
- a poss acar'zar le montagne 'nsina sui cucuzli pù alti, 'nsina su'l Mont Sagr,

SI, A'N'HO DUBI, S'A DOVESS ESSR QUALC'O' 'N NATURA A VORE' ESSR 'L VENT, QUEL CHI SOFI SU' 'N CAMP'CECINA !

                                                                           (Libero adattamento by Saverio Battani)

SARO’ IL VENTO DI CAMPOCECINA

Quando ero un bambino e guardavo dalla finestra della mia camera verso il monte, cullavo un sogno dentro di me; era questo:
""SE DOVESSI ESSERE QUALCOSA IN NATURA COSA POTREI   ESSERE?""    
- il cielo è troppo vasto,
- le stelle troppo lontane,
- il sole troppo caldo e le nuvole cambiano sempre,
- l'acqua vive nella terra,
- gli alberi e le montagne sono fermi.

Sì, ho deciso: SARO' IL VENTO !
Come il vento, posso esplorare il cielo aperto e volare su questa bella Carrara,
- posso abbracciare il sole senza scottarmi anche se è così caldo,
- posso giocare con l'acqua a Marina e rigirar le onde verso Massa,
- posso io spingere via le nuvole dalla Maestà,
- posso smuovere gli alberi anche se restano fermi e ombrosi sul viottolo verso il rifugio CAI,
- posso accarezzare le montagne fin sulle cime più alte, fin sul Monte Sagro,

SI, NON HO DUBBI, SE DOVESSI ESSERE QUALCOSA IN NATURA, VORREI ESSERE IL VENTO, QUELLO CHE SOFFIA SU' IN CAMPOCECINA !!

by Saverio Battani

QUANT AL PO’ ESSR BELA LA VITA - Punti di vista

S'a 's stess un po' pù atenti ai pichli p'nseri che mò a v'diz, a sirestn pù contenti.

- Ridr cussì forta da fart mal le masède e atirar 'n "Piazeta" l'atenzion d'la zenta.
- 'L profum d'l'asugaman cald dop una bela docia.
- Una ciac'rata senza p'n'seri coi tò amici al bar d'l Leon D'or.
- Mirar 'l cél d'nota 'n piaza Farini e p'nsar che le stéde al sibin buchi d'n'dov a
 d'entr la luce d'l'N'fnit.
- Azéndr la radio propi 'n t'l moment chi son'n la tò canzon preferita.
- Starsn 'n let sdraiati,'n cà a Putrignan, e s'ntir 'l rumor d'la piogia.
- Magnars pian, pianin un vaset d'Nutela comprat 'n't la botega al pont d'la Busia.
- L'vars le scarpe stréte e caminar a pé nudi 'n't dèrba d' piaza D'Armi.
- 'N'crozar, 'n via Ghibelina, 'l suris d'una p'rsona che nèmanch t'conos.
- Trovar un bigét da 50 euri 'n't'l matalò d'l'n'vern pasat.
- Ars'ntir al telefono, dop tant temp, la voza d'un figiol chi lavor 'n Franza.
- S'ntir, passand da Grazan, la risata d'un ninin!
- Mirar i oci pieni d' riconosenza e d'comozion d'un vec as'tat sul porton d'cà
 'n't'la Cariona!

A N'E' FORSI VERA CH'AL PO' ESSR BELA LAVITA ?!

                                                                                   by Saverio Battani

QUANTO PUO’ ESSERE BELLA LA VITA - Punti di vista

Se si stesse un po' più attenti ai piccoli pensieri che ora vi dico, saremmo più felici.

- Ridere così forte da farti male le mascelle e attirare in "Piazeta" l'attenzione della gente.
- Il profumo dell'asciugamani caldo dopo una bella doccia.
- Una chiacchierata senza pensieri con i tuoi amici al bar del Leon D'oro.
- Guardare il cielo di notte in piazza Farini e pensare che le stelle siano buchi da dove entra la
  luce dell'Infinito.
- Accendere la radio proprio nel momento in cui suonano la tua canzone preferita.
- Starsene a letto sdraiati, in casa a Potrignano, e ascoltare il rumore della pioggia.
- Mangiarsi pian pianino un vasetto di Nutella comperato nel negozio al ponte della Bugia.
- Levarsi le scarpe strette e camminare a piedi nudi nell'erba di piazza D'Armi (magari!)
- Incrociare, in via Ghibellina, il sorriso di una persona che nemmeno conosci.
- Trovare un biglietto da 50 euro nel giubbotto dell'inverno passato.
- Risentire al telefono, dopo tanto tempo, la voce di un figlio che lavora in Francia.
- Sentire, passando da Grazzano, la risata di un bambino!
- Guardare gli occhi pieni di riconoscenza e di commozione di un vecchio seduto sulla soglia di
  casa nella Carriona!


                                                                                   by Saverio Battani

Adè colpa del Carion

Quant i t'nan fat pov'r Carion
'n mili ani d storia, e anch d pu
ti ha fat 'l cad a queste situazion
ma me al to post, a i darè su

d marm, e d rumenta, i t'han copert
'l loz ,i t'l butav'n a laton
com na ciavica cussì, senza 'l coperc
t sen dove'ntat 'l regn del tarpon!

La colpa i t'han dat dla aluvion!
e non p'r 'l sagat d sti monti!
P'r magnars un po d bagaron
i han sbrisat, e arfat do o tre ponti.

Un zerv'don po i han incaricat
'l cors del to let aridisegnar
qualcò i dev aver sbaiat!
Se una cà a l'ha decis d franar.

T'l vò un cunsig? Lasli bisotar!
A te 'nt'fan nient! T sen 'nzà mort!
I saran lor che i avran da tribolar!
P'r saper chi adà rason, e chi adà 'l tort.

Enzo De Fazio

Spetta/le Redazione
In occasione dei recenti tragici alluvioni che hanno interessato località a noi vicine, ho assistito al solito scaricabarile dei politici che si affannano a dire che erano eventi imprevedibili, addirittura scaricano la colpa sui fiumi come se fossero persone. Così ho voluto "incolpare" il nostro Carrione di tutte le malefatte di noi uomini, tanto lui, continuerà imperturbabile il suo corso come ha fatto da millenni.
La colpa è del Carrione

Quante te ne hanno fatto povero Carrione !
'In mille anni di storia, e anche più
ci hai fatto il callo a queste situazioni
ma io al tuo posto ci darei su

di marmo e di rifiuti ti hanno coperto
il sudicio te lo buttavano a secchi
come una fogna senza il coperchio
sei diventato il regno della pantegana!

Ti hanno dato la colpa per l'alluvione!
E non per lo scempio di questi monti!
Per mangiarsi un pò di soldi
hanno abbattuto e rifatto due o tre ponti.

Un cervellone poi hanno incaricato
di ridisegnare il tuo corso
qualcosa deve avere sbagliato
se una casa ha deciso di crollare.

Lo vuoi un consiglio? Lasciali dire!
A te non possono farti niente! Sei già morto!
Saranno loro che dovranno tribolare
per sapere chi ha ragione, e chi ha il torto.

Per non dimenticare - altre frasi dialettali sul Blog - il "Muro"

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Ps : (a discrezione dell'autore di tali informazioni). possiamo inserire il proprio nome.

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