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Altre vittime innocventi dello sconquasso ambientale

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Piango per gli innocenti nostri concittadini che hanno trovato nel fango la loro tragica fine.
Altre morti inconcepibili, per un banale violento acquazzone di fine ottobre.
Ma che possono accadere, e continuano a verificarsi, in un territorio che il Vescovo Mons. Eugenio Binini ebbe a bollare come "una terra depredata da sciacalli.(nota 1)
Fatalità, sempre fatalità
come da sempre per lo stillicidio degli incidenti anche mortali alle cave di marmo. Quando basterebbe un sussulto di responsabilità e di etica in più nell'economia, e di interventi in sicurezza sui piazzali ben più remunerativi della monetizzazione del rischio altrimenti incombente.
Calamità naturali la colpa è sempre e solo della natura "matrigna", non di stramaledetti insipienti interventi umani, gabellati per di più come volano di progresso e sviluppo, per tutti..
Come il mare sta vendicando oggi più che mai - con l'erosione della costa e l'avvelenamento dei fondali - i fiumi (Magra in primis) a suo tempo depredati dei loro inerti e sistematicamente ridotti a cloache, e i litorali artificializzati e immiseriti dal cemento ... così,  al monte, la natura si ribella alle ferite infertele dall'uomo (noncuranza per glii equilibri idrogeologici-forestali) rimodellando, con i suoi tempi, i suoi ritmi... e le sue frane, fianchi e balze del monte stesso.
Natura enim non, nisi parendo, vincitur...  (nota 2*)

Mario Venutelli

nota 1)
Su LA NAZIONE del 27 giugno 2010, l’intervista a Mons. Eugenio Binini in procinto di  affidare a Mons. Giovanni Santucci il governo della Diocesi di Massa-Carrara-Pontremoli… di seguito e in minima parte le sue risposte alle domnande del giornalista Renato Bruschi.

UNA TERRA DEPREDATA DA SCIACALLI. E LA SOCIETA’ NON RIESCE A REAGIRE. Il Vescovo Binini analizza i 19 anni di governo e l’evoluzione del territorio.

Questa è una terra benedetta? “Raramente si trova una tale concentrazione di risorse e di bellezze”. Risorse non sempre sfruttate al meglio… “Anche qui, come altrove, ci sono “sciacalli” e approfittatori della situazione, coloro che utilizzano l’ambiente come una loro proprietà. Invece di contribuire al bene comune, perseguono, a qualunque costo, il proprio interesse”. Come è cambiata la società civile in questi venti anni? “Negli ultimi tempi c’è stato un calo di tono a tutti i livelli, nei diversi ambiti della società, accompagnato da un fenomeno di “ottundimento” della coscienza di fronte ai problemi che avanzano. C’è stato un degrado nel mondo del lavoro, dovuto, in parte, a problemi congiunturali, e per una concentrazione del potere economico nelle mani di pochi. E’ anche vero che l’opinione pubblica non si scandalizza più, come una volta. E’ piuttosto passiva”…

(nota 2)                                                                                                                                 Natura enim non, nisi parendo, vincitur... è una locuzione latina usata da Francesco Bacone (Sir Francis Bacon, Londra 1561–1626) nella sua opera Cogitata et visa, con la quale si intende che l'uomo non è in grado di dominare la natura se prima non ne rispetta le leggi. «Il dominio dell’uomo consiste solo nella conoscenza: l’uomo tanto può quanto sa; nessuna forza può spezzare la catena delle cause naturali; la natura infatti non si vince se non ubbidendole».  Bacone veniva indicato come colui che avrebbe saputo cogliere esattamente l’animus e il senso stesso della scienza successiva e moderna. La capacità tecnica dell’uomo non può essere una forza violenta, che si oppone semplicemente alla natura, ma una forza che, per dominarla, si basa sulla manipolazione, appunto, rispettosa delle peculiarità naturali e ambientali.


Carrara, Italia. di Meetup Carrara

In Italia il 70% dei comuni sono ad elevato rischio idrogeologico, sono a rischio di frane o inondazioni. Per capire che questa è la realtà, in effetti, non servirebbero percentuali ed analisi ben precise, perché questa è una convinzione che ognuno di noi ha già, basta accendere una TV per rendersene conto: dal Veneto alla Campania, dal Piemonte alla Sicilia, passando per la Liguria o Toscana, tutta Italia si alterna in tragedie di fango. Questa situazione è dovuta solo in parte alla peculiare morfologia italiana, perché su questa grava una scellerata azione di governo del territorio: si continuano ad impermeabilizzare fette sempre più ampie di suolo, cementificandolo, le reti di canali e fognarie sono obsolete, si tagliano i fondi per la prevenzione, si tagliano alberi, non vi è una azione di controllo capillare, i corsi d’acqua non vengono puliti e così via. Si interviene solo in situazione di emergenza conclamata, con modalità militaresche, cercando di riparare all’irreparabile.

Quello che forse non tutti sanno, è che sarebbe possibile mettere in sicurezza il territorio ed eliminare le situazioni di elevato rischio. Questo ovviamente richiede soldi, molti soldi, ma non così tanti da risultare impossibile. Secondo alcune stime per mettere in sicurezza il rischio frane su tutto il territorio nazionale, occorrerebbe una cifra nell’ordine di 5 miliardi di euro, cioè la metà di quanti se ne stanno stanziando per la nuova autostrada “Romea” (Mestre  Civitavecchia).

E allora si capisce che non è una questione di fatalità, che la sfortuna non c’entra nulla, ma è tutta una questione di scelte, di come vengono spesi i soldi, di cosa viene considerato prioritario e di cosa invece no. E’, cioè, una questione puramente politica. Si punta tutto sulle grandi opere, la TAV, il ponte sullo stretto, autostrade, trafori e non rimangono che le briciole per quella rete di interventi che dovrebbe servire da protezione ai cittadini. A questo punto, essendo una questione politica, sarebbe facile - oltreché giusto, ed anzi auspicabile - prendersela con i governi Berlusconi che hanno caratterizzato gli ultimi 10 anni di politica del paese e che ci auguriamo finiscano presto, ma in questo momento abbiamo urgenza di concentrarci sul territorio apuano.

Se nelle considerazioni appena fatte si sostituisse la parola “Italia” con “Carrara” e magari “autostrada romea” con “strada dei marmi”, ci renderemmo conto che in casa nostra valgono esattamente le stesse considerazioni fatte per il territorio nazionale, che la politica di gestione del territorio è esattamente la solita, a dispetto del presunto
diverso schieramento politico. Anche qui si interviene solo dopo l’emergenza, cioè senza una reale pianificazione (e con i rischi che questo comporta) e si punta tutto sulle grandi opere. Metà del bilancio comunale se ne va nella strada dei marmi, decine di milioni per un assurdo impianto di CDR, in un territorio che sta franando verso mare. Non ci sentiamo, in questo momento, di puntare il dito sulle tragedie e quindi ci limitiamo a prendere nota delle centinaia di frane sulle colline ai piedi delle Apuane nello scorso fine settimana, poi del crollo di un palazzo del ‘600 in pieno centro, là dove si stava operando per la “messa in sicurezza” del torrente Carrione (lavori “pianificati” in seguito all’emergenza alluvione del 2003). Ancora della settimana scorsa invece, c’era preoccupazione per le terre depositate ai Ponti di Vara, quindi i paesi a monte che restano a turno tagliati fuori a causa di frane e smottamenti delle vie di accesso, oggi tocca a Colonnata, come è toccato in precedenza a Fontia o Codena, Bergiola, Sorgnano, e via via in un giro di giostra che prima o poi tocca tutti i paesi delle nostre montagne. E al piano le cose non vanno certo meglio. Ricoridamo cosa accadde nel 2003 e ne sanno qualcosa gli abitanti della zona di Battilana o dell’area tra via Monzone e via Bassa a Marina, dove ogni due ore di pioggia si alluvionano cantine e garage, i giardini si trasformano in laghetti e dove nonostante la rete fognaria fosse già da decenni palesemente inadeguata: è proprio lì che si è maggiormente insistito con nuove costruzioni di palazzine in questi ultimissimi anni, caricando ulteriormente la rete e rendendo ancora più impermeabile il suolo.

Mettere in sicurezza le zone di frana, costruire strade sicure, adeguare la reti fognarie, monitorare torrenti e canali, tenere puliti gli alvei, creare bacini di sfogo e soprattutto pianificare questi interventi in modo da poter lavorare in situazioni di sicurezza e prima delle emergenze, lo sappiamo tutti, costa. Quello che ci chiediamo è come mai ai piedi delle Apuane per queste cose i soldi mancano sempre, ma i finanziamenti per waterfront, impianti di cdr, porti, gallerie, scale mobili e assurdi trafori si trovano sempre?

Il problema, lo ribadiamo, è tutto politico. Di conseguenza l’unica soluzione possibile è che sia chiamata alle proprie responsabilità questa classe politica, indistintamente dal colore perché – con i loro caschi e giubbotti gialli della protezione civile sui luoghi dei disastri - è indistinguibile nelle azioni, e che i cittadini riprendano il controllo diretto della gestione dei beni comuni e del territorio, senza l’intermediazione di quei centri di potere che oggi chiamiamo partiti.
Meetup Carrara – MoVimento 5 Stelle
Cordialmente
Meetup Carrara
meetupcarrara@gmail.com




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