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La morte delle nostre tradizioni

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Pur essendo da sempre, la capitale mondiale del marmo, gli abitanti di Carrara, per secoli, affidarono la loro sopravvivenza all’agricoltura. L’asprezza del territorio però, non permetteva un’attività agricola di tipo intensivo, così la gente imparò a sfruttare ogni risorsa che la Natura forniva, sia in campo alimentare, ma soprattutto in campo curativo. Fin dall’alto medioevo, erano presenti nei conventi, gli “ Horto dei semplici, ” da cui i monaci estraevano i principi attivi per fare numerose medicine.
Quest’antica sapienza si è tramandata di generazione, in generazione, e nel territorio carrarese è rimasta ben presente. Ricordo perfettamente i mazzi di camomilla che mia madre raccoglieva e poi metteva a seccare al sole, utilissimi per fare delle rilassanti tisane, da bere nelle fredde serate invernali, o per preparare il clistere, al minimo accenno di febbre. Sì perché un tempo, chiamare il medico era considerata l’ultima spiaggia, prima si provavano tutti i rimedi che la tradizione imponeva, a prescindere della malattia. Così se un bambino aveva un poco di febbre, gli si faceva prima di tutto un clistere alla camomilla, per “pulire l’intestino,” se il disturbo permaneva, si passava al cataplasma con la farina di lino quasi bollente, da applicare sul petto, e se ancora la febbre non passava, era quasi sicuro che qualcuno gli aveva fatto il “malocchio, ” e che necessitava perciò che qualcuno gli “segnasse la paura.” Questa incombenza era svolta di solito da una donna del Borgo, a titolo assolutamente gratuito, e devo dire che, o per autosuggestione, o per quello che oggi viene chiamato effetto placebo, provocava spesso la guarigione. Queste persone però, erano le depositarie di conoscenze in campo erboristico di prim’ordine, spesso tramandate dai loro genitori, che pur senza conoscere il perché delle guarigioni, conoscevano le erbe che le provocavano. Un tempo era molto comune, soprattutto nei bambini, essere colpiti nelle mani e nei piedi dalle verruche, che noi in dialetto chiamavamo “pori, “ questo era dovuto alla frequentazione di luoghi non proprio lindi, e pur non essendo pericolose, erano esteticamente molto brutte. Queste benefiche “streghe” ci mandavano a raccogliere “l’erba di pori” (l’erba dei porri) la Chelidonia, con i suoi splendidi fiori gialli, che rompendola, emetteva un lattice anch’esso giallo, che andava messo alla base della verruca.
Mia nonna faceva il pastone alle galline con il “piscialetto” il Tarassaco, mentre mi raccontava che in tempo di guerra, con le sue radici pulite e essiccate, si faceva un ottimo caffè. Che dire poi dell’onnipresente Malva, e dei suoi decotti, con cui le ragazze ottenevano una pelle vellutata, o della Salvia con cui ci si “lavava” i denti. Per non parlare poi delle innumerevoli erbe commestibili, come i buonissimi “erbi, ” con i loro nomi dialettali; zinestred, castracan, raponz’l, z’zirbda, o quelle più note come l’ortica, o le versioni selvatiche di finocchio, asparago, radicchio, e molte altre. Anche le erbe velenose erano usate, come ad esempio il terribile Stramonio, detto “erba del Diavolo, ” il cui succo veniva mescolato a un pastone di farina e formaggio per avvelenare i topi.
Purtroppo tutto questo rischia di scomparire per sempre, e questa volta non per l’abbandono da parte della gente, anzi, proprio il contrario. L’uso delle erbe sta prendendo sempre più campo tra la popolazione, stufa e delusa della chimica,  e questa tendenza ha risvegliato l’appetito della grande industria farmaceutica che ha pensato bene di metterci sopra le sue avide mani.
Pochissimi sanno di un decreto Europeo, ed è, infatti, interesse di queste Multinazionali che non si sappia, che da 1 aprile 2011, tutte le erbe commestibili o curative, anche se usate da secoli, DEBBANO ESSERE TESTATE come i comuni farmaci, e messe in commercio allo stesso modo, cioè passando attraverso l’industria farmaceutica. Questo chiaramente comporta costi insostenibili per i piccoli produttori, che, di fatto, scompariranno, a vantaggio delle multinazionali che potranno così avere il monopolio sul loro uso e commercializzazione.
Questo disegno di legge non è ancora operativo, e moltissimi cittadini di tutta Europa stanno inviando migliaia di e-mail ai loro rappresentati nel Parlamento Europeo, perché fermino questo scempio. Io come appassionato di storia, e tradizioni locali, penso che questa legge sia una barbarie, soprattutto contro la nostra civiltà contadina, oltre a quella Italiana, vecchia di millenni, e fatta al solo scopo di arricchire pochi a discapito di tutti. Anche se sarà come una goccia nel mare, inviterei tutti coloro a cui le tradizioni dei nostri padri stanno a cuore, di fare udire la propria voce, magari solo in maniera telematica, per tentare di fermare questo vero e proprio attentato, non solo alle tradizione Italiane, ma soprattutto a quelle Carrarine.

Enzo De Fazio




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