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19 ottobre 2012 Il traforo della Tambura non sà da fare

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Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana
Anna Rita Bramerini, assessore all'ambiente della Regione Toscana
Luca Ceccobao, assessore alle infrastrutture e mobilità della Regione Toscana
Anna Marson, assessore alla pianificazione del territorio e paesaggio
Stefano Baccelli, presidente della Provincia di Lucca
Francesco Bambini, assessore all'urbanistica della Provincia di Lucca
Osvaldo Angeli, presidente della Provincia di Massa-Carrara
Raffaello Nardi, direttore dell'Autorità di Bacino del Serchio

Il traforo della Tambura sembra quasi un serpente di mare che periodicamente scompare per poi ricomparire quando meno te lo aspetti.
Questa volta però il disegno così pervicacemente inseguito da Altero Matteoli (quando era Ministro), dal Sindaco di Carrara Angelo Zubbani e dal Sindaco di Vagli Mario Puglia, sembra aver fatto qualche passo avanti (anche se, fortunatamente, non decisivo): ha avuto il parere favorevole dell'ANAS.
Non è però previsto, a quanto ci risulta, nel Piano Regionale Integrato dei Trasporti.
È un disegno sciagurato e perverso che parte da lontano e che, speriamo, anche questa volta vada a perdersi nel nulla.
Nel 1996, l'allora Ministro Matteoli, con tutto il peso che gli conferiva la carica, reiterava la presentazione di questo progetto (progetto di legge n. 1311), già presentato e non esaminato dalla Camera dei Deputati nelle precedenti legislature X, XI e XII.
Nel 2008/2009, di nuovo Ministro, Matteoli rilanciava il tunnel sotto la Tambura, opera, secondo lui, “fondamentale per sviluppare questa terra e la Toscana”, addirittura “una “finestra aperta in una stanza, rimasta per troppo tempo chiusa”.
E riteneva anche, giustamente, che fosse “necessario un confronto tra tutti gli enti”, confronto dal quale non nascondeva di aspettarsi polemiche a non finire; di cui, però, lui avrebbe “ascoltato solo quelle costruttive”, garantendo che l'infrastruttura avrebbe avuto inizio prima del termine del suo mandato.
Ma gli Enti avversarono il progetto: tutti, tranne Carrara e Vagli. Così il trio Matteoli - Zubbani - Puglia rimase isolato.
Questo progetto è sciaguratamente disastroso sotto tutti gli aspetti.
Quello che, con una certa libertà, viene detto una “variante della Via Vandelli”, è una strada di una ventina di chilometri (da Colonnata a Vagli): 5 in galleria sotto la Tambura; gli altri prevalentemente su viadotti e in gallerie, su un terreno difficile, geomorfologicamente non adatto a sopportare i carichi di questa struttura e soggetto a frequenti disastrose (ed anche tragiche) frane (specie sul versante massese), per andare poi a sboccare a Vagli, su una strada stretta e tormentata nella valle dell'Edron, una decina di chilometri fino a Poggio.
La galleria attraverserebbe la zona speleologicamente più importante d'Italia: un sistema carsico profondo, che si estende sotto la Carcaraia e il Roccandagia. Pozzi, abissi che si sprofondano per mille metri e più, fiumi e laghi sotterranei. 150 sono le cavità censite dal Catasto Grotte della Regione Toscana sotto la Tambura.
E qui, è la più grande sorgente idropotabile della Toscana, i cui equilibri verrebbero sconvolti con effetti, in confronto ai quali, quello che è accaduto nel Mugello potrebbe sembrare quasi irrilevante.
E l'opera verrebbe realizzata in 7 anni da privati il cui finanziamento verrebbe da nuove concessioni di escavazione: 10 a Vagli e 22 a Carrara. 500 mila i metri cubi di marmo estratto. La Tambura si trasformerebbe così in un’enorme cava, congiungendo gli agri marmiferi garfagnini a quelli carrarini.
Uno sconvolgimento ambientale, naturalistico e paesaggistico veramente disastroso.
Questo disastro, in moneta, costerebbe 550 milioni di euro: 5 volte più di quanto Matteoli prevedeva appena 3 anni fa.
Speriamo che il buon senso, le norme del buon governo e il rispetto per le popolazioni e per l'ambiente prevalgano e che ci salvino da questa sciagura.
19 ottobre 2012
Il Presidente
Ing. Antonio Dalle Mura




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