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Bonifica fondali marini al Lavello.

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Abbiamo appreso da “Il Tirreno” del 10 aprile scorso, in cronaca di Massa, che è stato stoppato l’intervento di bonifica, già affidato alla Coop “La Victor”, dei sedimenti altamente contaminati che si trovano alla foce del Lavello.
Trascuriamo pure di richiamare i dettagli recenti della questione: il finanziamento regionale concesso, la procedura un tantino anomala assunta per l’affidamento dei lavori, il ritardo di un anno per iniziarli… Registriamo, però, che c’è voluta una determinazione del neo Dirigente provinciale del settore difesa del suolo per far revocare in via di autotutela il citato primo appalto, da parte della stessa amministrazione provinciale che l’aveva deliberato.
Rileviamo, altresì, che l’Assessore alla difesa del suolo e Vicepresidente della Provincia di Massa-Carrara ha inteso minimizzare i motivi dello stop, ha assicurato che “La Victor” possiede le credenziali richieste ma ha solo mancato di presentare il documento di iscrizione all’anagrafe dei gestori specializzati (i soli in grado per legge di fornire la certificazione di avvenuta bonifica indispensabile per la realizzazione del porto turistico in quella zona) e che, comunque, i tempi di esecuzione della bonifica saranno rispettati in quanto:
sarà indetta subito una nuova procedura di affidamento dei lavori tra i detti gestori ambientali specializzati; già si è fatta la mappatura dei punti inquinati e basterà soltanto prelevare con una draga la sabbia del fondale contaminata e portarla in discarica…Tutto qui! Dov’è il problema? Già, dove sta il problema? Sta proprio tutto qui, per noi.
Non stiamo a rinvangare il fatto che i carotaggi a suo tempo eseguiti in punti precisi, segnatamente alla foce dei nostri fiumi o torrenti, non escludono che i sedimenti contaminati dagli sversamenti delle industrie, nel corso di decenni, siano stati rimescolati dalle correnti, secondo il regime dinamico dell’epoca, e quindi disseminati per tutto il tratto di costa tra il Lavello e il Frigido, compreso nel SIN di Massa-Carrara.
Ci preoccupa il fatto che, se l'intervento al Lavello verrà effettuato davvero in quel modo, (cioè con una draga) potrebbe determinarsi un nuovo e serio rischio di inquinamento per il litorale apuano, causato dallo spandersi di micidiali veleni conservati appunto dai fondali.
A nostro avviso, infatti, non di una draga semmai, ma di una “sorbona” ci sarebbe bisogno, in grado di aspirare la sabbia contaminata e non di rasparla, sollevarla e così facendo diffonderla nell'ambiente marino circostante. Un “prelievo” siffatto, in sostanza, vorrebbe dire rimetterla in circolazione.
Già c’è la fondata ipotesi che, allungando il porto, i problemi erosivi si sposterebbero più a sud e l’aumentata forza erosiva potrebbe essa stessa risollevare i sedimenti contaminati ed espanderli ulteriormente per tutto il nostro areale di costa. Già, tra i 56 SIN nazionali, quello di Massa-Carrara risulta al primo posto per l’aumento dei tumori. Rimettere in circolo detti inquinanti significherebbe riproporre ai concittadini le medesime sostanze che hanno portato a questo tremendo primato…
Ma se proprio non si volesse fare a meno di ricorrere al dragaggio (macchè aspirazione!), per evitare che le sostanze contaminate di quei fondali finiscano non in discarica (Quale? È già stata individuata ?) ma… in mare, sarebbe necessario almeno isolarle prima, con un opportuno sbarramento fisico, cioè con una protezione ancorata nel fondo marino antistante alla foce del Lavello.  
Non si tratta di bruscolini e innocue polverine, ma di micidiali veleni stratificati in quei fondali… costituiti da policlorobifenili, idrocarburi poliaromatici, composti organoclorurati, pesticidi e metalli pesanti come arsenico, piombo, mercurio, nichel e rame, con concentrazioni in alcuni casi superiori di ben 400 volte la soglia consentita.
Per concludere, da ottimisti incalliti nonostante tutto, prendiamo atto e plaudiamo anche ai buoni propositi degli amministratori, a tutti i livelli, del nostro territorio riguardo alla rimozione, finalmente, degli inquinanti che l’appestano da troppo tempo e che s’ha da fare…. ai fini di una ripresa economica ed ecocompatibile.
Ma, non da allarmisti impenitenti ma da comuni cittadini quali siamo, con una qualche presunzione di rappresentare - come associazione - le loro sacrosante esigenze costituzionali riguardo alla qualità dell’ambiente in cui si vive, non possiamo esimerci dal considerare che i detti nostri “amministratori”, talvolta, si distinguono per approssimazione e superficialità tecniche nel gestire interventi che, si ribadisce, vanno effettuati da chi dispone di competenze e i giusti mezzi per un lavoro così delicato e di responsabilità.

ITALIA NOSTRA Sezione Apuo-Lunense “Luigi Biso”

Te lo dò io il turismo. Atto secondo

Mettiamola così, tra il serio ed il faceto, per la premessa. Un Nostro insigne e acculturato politico, oltre che fine scrittore e giornalista (oggi ha solo 92 anni), in quanto altamente “informato dei fatti” ebbe a darci, tra gli altri, due saggi avvertimenti: “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca” e “Non basta avere ragione: bisogna avere anche qualcuno che te la dia”. Aggiungiamoci, a connotare, di botto, il “fare”  di una certa classe politico-amministrativa italiana e segnatamente di quella nostrana, del ns. ambito provinciale, il titolo del recentissimo libro di Giovanni Sartori: “Il Paese degli struzzi…” Ecco, la gestione delle risorse ambientali e delle vocazioni “proprie” del nostro territorio, già al limite del collasso (dell’areale di costa apuano in particolare) da parte dei governanti locali è stata, ed è a tutt’oggi, la politica dello struzzo: se la cosa-l’intervento va, va, finchè la barca va e, in caso di flop o di pericolo… testa sotto la sabbia. Concludiamo la premessa con un “Non è tutt’oro quel che luccica…”

Abbiamo, per primi, nel riserbo dei ns. governanti, con un comunicato del 4 aprile scorso (v. nota * 1). avvertita la necessità di saperne molto di più ed espresso le nostre perplessità sull’accordo con il gruppo americano General Eletric-Nuovo Pignone per la realizzazione del complesso impianto in Viale Zaccagna. Altri sono poi intervenuti a spulciare i termini dell’accordo e, in ipotesi, a paventare le deleterie “prospettive” di monetizzazione del rischio per la collettività, sia pure per un agognato rilancio occupazionale. (v. nota * 2).
Sono del 27 aprile, su Il Tirreno, cronaca di Carrara, le dichiarazioni rilasciate dall’Assessore all’Urbanistica del Comune di Carrara, Andrea Vannucci riguardo alla necessità che il Nuovo Pignone avrà di collegarsi ad un metanodotto da cui attingere un grande quantitativo di gas metano (ben 50mila metri cubi all’ora) da utilizzare per il nuovo polo industriale di Viale Zaccagna.
A nostro avviso suonano alquanto superficiali. L’assessore, infatti, liquidando tutta la questione in poche parole, assicura che in quell’area “non sorgerà nessuna centrale termoelettrica”, poiché “sia l’alta tensione che il metano saranno utilizzati sporadicamente per testare e collaudare le macchine prodotte dall’azienda”.
Il progetto del Nuovo Pignone è, infatti, quello di costruire inizialmente 5 moduli del peso di circa 3500 tonnellate e delle dimensioni equivalenti a quelle di un palazzo di 5 piani; ciascuno di essi conterrà una potente turbina a gas. Tali apparecchiature, prima di essere spedite ai luoghi di destinazione, dovranno essere collaudate, perché, date le dimensioni, una volta spedite ai destinatari, non potrebbero più tornare al mittente in caso di malfunzionamento.
Logico dedurne che queste prove, questi test dovranno protrarsi per lunghi periodi, nel corso dei quali dovranno essere simulate tutte le funzioni tipiche di questi macchinari, destinati a produrre energia elettrica. I collaudi potrebbero durare anche per mesi, con la conseguenza che verranno bruciati in loco grandi quantitativi di metano. Tale gas, pur risultando meno inquinante di altri combustibili fossili, non è proprio così pulito come spesso si sente dire. La combustione di dosi così massicce di questa fonte energetica per collaudare-testare ed azionare delle turbine così potenti (di potenza superiore ai 300 MW l’una) comporterà l’inquinamento del nostro territorio con ossidi di azoto, anidride carbonica (gas serra). Detto per inciso, quest’ultima, in particolare, contribuisce a provocare il surriscaldamento del pianeta, una piaga che l’Italia, firmando insieme ad altre nazioni il protocollo di Kioto, si è impegnata a limitare dalle sue produzioni industriali.
Tra gli inquinamenti provocati dalla combustione del metano, visti i grandi quantitativi che verranno bruciati nel complesso impianto in Viale Zaccagna, vanno poi prese in considerazione anche le elevate concentrazioni di polveri sottili e gli ossidi di zolfo presenti in tracce nel metano che, va detto, è poi infiammabile ed esplodente.
Occorre segnalare anche che il Nuovo Pignone ha richiesto di essere dotato di una nuova linea elettrica della straordinaria potenza di 100 MW, che corrispondono a 100 milioni di Watt. Ciò provocherà un altro e diverso tipo di inquinamento, estremamente insidioso per la salute della popolazione, quello dovuto all’elettrosmog.
Le apparecchiature che saranno collaudate (turbine a gas) sono poi caratterizzate anche da un’elevata rumorosità…. in quella stessa zona pregiata di costa ove si vorrebbe già investire parecchio (in cemento) sviluppare massimamente il turismo.
ITALIA NOSTRA
Sezione Apuo-Lunense “Luigi Biso”      


(nota * 1)                                                                                                                                                                                            
Te lo dò io il turismo. Una centrale termoelettrica alimentata a gas metano di potenza superiore a 1000 MW in Viale Zaccagna, in area retro portuale?
Comunicato del 4 aprile 2011 di  ITALIA NOSTRA Sezione Apuo-Lunense “Luigi Biso”

Corrono voci (se non sono prive di fondamento lo apprendiamo con viva preoccupazione… e gradiremmo saperne di più) che la società Nuovo Pignone, di concerto con il gruppo americano General Electric, avrebbe raggiunto un accordo per edificare in un sito di 130mila metri quadrati ubicato in viale Zaccagna ad Avenza di Carrara, in zona retroportuale, una grande centrale termoelettrica alimentata a gas metano di potenza superiore a 1000 MW. Il potente impianto energetico sarebbe costituito da 5 moduli, ognuno dei quali ospiterebbe una poderosa turbina capace di produrre oltre 250 MW di corrente elettrica e ogni modulo dovrebbe avere le dimensioni equivalenti a quelle di un palazzo di 5 piani. Ciò, oltre a costituire uno sgradevole impatto estetico, determinerebbe anche un notevole inquinamento ambientale, provocato dalla combustione di grandi quantitativi di gas metano che contribuirebbero a diffondere nell’ambiente circostante un persistente accumulo di anidride carbonica, un notevole particolato (polveri sottili) e idrocarburi tossico-nocivi. Occorre, inoltre, considerare che le potenti turbine produrrebbero un fastidioso inquinamento acustico e vi sarebbe pure pericolo di deflagrazione, essendo il metano un gas fortemente infiammabile ed esplodente. Com’è arcinoto il territorio di Massa-Carrara è delimitato dalla catena delle Alpi Apuane, le quali formano una barriera alta circa 2000 metri che impedisce agli inquinanti di diluirsi nell’atmosfera, provocando il conseguente ristagno dei veleni, che ricadrebbero sull’intero territorio.Va ricordato che tale effetto si è verificato anche quando sul nostro comprensorio operavano industrie chimiche e inceneritori (Montedison) e che proprio a causa del suddetto fenomeno si sono inferti danni gravissimi alla salute dei cittadini e all’ambiente circostante. Esperti di fama sono arrivati a sentenziare che la nostra provincia, per le sue caratteristiche geografiche, non è adatta ad ospitare impianti che creano criticità di questo tipo. Non possiamo permetterci scelte sbagliate perché in passato sono stati fatti errori gravissimi che hanno provocato solo malattie e devastazioni ambientali. Non si può pretendere di avere tutto e il contrario di tutto in pochi chilometri di costa. Sorgono spontanee alcune domande. Ci domandiamo come i nostri due Comuni possano davvero pensare che una centrale del genere (evidentemente deputata ad erogare energia a nuovi insediamenti industriali in zona) non sconfigga con i propositi tanto sbandierati di uno sviluppo di infrastrutture turistiche nell’areale di costa tra Marina di Carrara e Marina di Massa (riferimento ai numerosi progetti avanzati, di Caltagirone e C.). Ci domandiamo ancora: da dove e come arriverà al complesso impianto energetico il gas metano? Forse da rigassificatori off shore, cioè in mare (come ad es. quello al largo della costa di Livorno-Pisa o quello di Panigaglia-Porto Venere) ? Ma ci domandiamo anche, ed infine, come sia stato possibile che nel detto sito retro portuale di Viale Zaccagna il “Nuovo Pignone- General Eletric” abbia potuto iniziare i lavori già diversi mesi fa, visto che il “Protocollo per lo sviluppo, l’industrializzazione ed il consolidamento occupazionale del polo industriale Nuovo Pignone-General Electric”, in base al quale il Comune di Carrara era chiamato a dar corso alla variante che consentisse l’uso dell’area da terreno di stoccaggio a terreno industriale, è stato approvato dalla Giunta Zubbani solo lo scorso 31 marzo
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(nota * 2)  
Comunicato del 5 aprile 2011, da David Chiappuella - Coordinatore regionale Federazione Giovanile Repubblicana
      
Prendiamo atto con grande preoccupazione dell’allarme lanciato dalla sezione apuo-lunense di Italia Nostra riguardo la possibile costruzione di una centrale termoelettrica nell’area retroportuale di Carrara per opera del Nuovo Pignone, società controllata dalla multinazionale americana General Electric. Il sindaco Angelo Zubbani, ovviamente, smentisce, sostenendo di non sapere nulla di un insediamento del genere. Se però si esamina il “Protocollo per lo sviluppo, l’industrializzazione ed il consolidamento occupazionale del Polo Industriale Nuovo Pignone di Massa-Carrara”, che la sua giunta ha approvato all’unanimità lo scorso 31 marzo, si possono riscontrare diversi elementi che sembrano confermare i timori di Italia Nostra. Questo documento, in primo luogo, appare assai poco chiaro in merito alle effettive attività che il Nuovo Pignone svolgerà a Carrara, parlando, molto vagamente, di “assemblaggio e montaggio” di “manufatti di particolare complessità tecnica e dimensioni”, come “compressori e generatori”, per i quali si prevedono anche “prove e collaudo”, per un investimento di 13 milioni di euro. Il documento, ad ogni modo, precisa che per sviluppare tali attività sono necessarie “le autorizzazioni per i nuovi insediamenti” e “la disciplina urbanistica delle aree oggetto degli interventi”, per la quale il Comune di Carrara si impegna ad attuare una variante che consenta l’uso dell’area da terreno di stoccaggio a terreno industriale. Stando le cose in questi termini, ci chiediamo anche noi come sia stato possibile che il Nuovo Pignone abbia potuto iniziarvi i lavori già diversi mesi prima dell’approvazione del protocollo da parte della giunta. Se il documento fosse stato bocciato la società avrebbe infatti perso tempo e denaro e questo appare irrealistico. Dal momento che il terreno interessato dal nuovo polo industriale si trova all’interno del Sin, il documento suscita ulteriori perplessità anche quando afferma che alcune delle aree sottoposte a vincolo sarebbero “di fatto” già liberate, nonostante l’accordo di programma tra ministero dell’ambiente, Regione ed enti locali per la messa in sicurezza e la bonifica della falda del Sin sia stato firmato solo il 14 marzo scorso. Ma il dato più preoccupante, che ci induce a pensare che il nostro sindaco farebbe meglio a leggere più attentamente ciò che firma, deriva dal fatto che il protocollo prevede che per consentire le lavorazioni del Nuovo Pignone “l’area venga servita da una nuova linea di fornitura di GAS metano”, per una quantità di ben 50mila metri cubi all’ora, con un totale di 1.200.000 metri cubi al giorno, pari a quanto consumano 150mila famiglie. Zubbani non crederà mica che tutto questo gas servirà per cucinare uova sode.




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