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Quand la politica ader na speranza

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Ci stiamo avvicinando a grandi passi alle Elezioni Amministrative che eleggeranno il Sindaco e la Giunta in molte città italiane, tra cui Carrara, e mai come questa volta il voto sarà la cartina di tornasole per testare il gradimento popolare per la politica e i suoi rappresentanti.
L’alto numero dei candidati alla carica di primo cittadino in una città relativamente piccola come Carrara, la dice lunga su quello che oggi è diventata la politica, un mestiere ben retribuito, che da accesso, oltre al benessere economico, anche a diversi privilegi, e sono proprio questi ad avere alimentato sempre più nella gente comune, la cosiddetta antipolitica. E’ l’arroganza, la caratteristica principale del politico italiano di questi anni, alcuni sono convinti di sedere in Parlamento per grazia divina, o volere dinastico, e non per il voto popolare, così si distaccano completamente dalla gente, disattendendo clamorosamente le loro aspettative. I privilegi poi, con abbondante spreco di denaro pubblico, li rendono simili a signori feudatari medievali, tanto da meritarsi l’appellativo di “Casta” rendendoli ancora più invisi a l’opinione pubblica. I Media poi, svolgono un ruolo fondamentale nell’alimentare questa convinzione, facendoli protagonisti in innumerevoli dibattiti e serate televisive, così che molti leader hanno al loro servizio un consulente d’immagine, che ne cura soprattutto l’aspetto fisico quasi fossero dei divi cinematografici. Alcuni poi, sono più presenti negli studi televisivi che in Parlamento, tanto sanno benissimo che l’assenteismo, una piaga sociale duramente combattuta in ambito lavorativo, per loro non ha alcun significato.
Un tempo, quando fare politica non era solo un mestiere, e parlo degli anni sessanta, tutto era diverso, il proprio Partito era la speranza di come si sarebbe voluta la vita nel futuro, e tutti, dal leader all’ultimo dei simpatizzanti ci credeva fermamente. A Carrara, ma penso anche nel resto del Paese, le elezioni erano precedute da una campagna elettorale “artigianale” fatta in prevalenza dai simpatizzanti di questo o quel Partito, che rubando tempo al riposo dopo il lavoro, si dedicavano alle affissioni di manifesti murali, fatta nelle ore notturne, che la notte dopo, gli attivisti del partito avversario cercavano di coprire con i propri, si montavano vecchi altoparlanti sulle Topolino, e si faceva il giro nel quartiere, urlando gli slogan a squarciagola. Si narravano storie che il basso livello culturale del tempo, aiutava a credere vere, come quella secondo cui ” in Russia i comunisti mangiavano i bambini, ” che a sua volta era controbilanciata dalla predica del Parroco che, nella funzione domenicale si raccomandava di votare in modo “Democratico e Cristiano”. Nonostante ciò, vi era un grande rispetto per l’avversario, spesso il vicino di casa. Arrivava poi il grande giorno, ci si recava, cambiati con la “mutatura” della festa, ai seggi, allestiti nelle scuole presidiate dai soldati, scuole che avevano ancora le facciate sbrecciate dalle bombe dell’ultima guerra, con una sorta di timore quasi riverenziale per un atto che tutti credevano importante. Nel timore che qualche ubriaco potesse turbare quest’atto considerato un dovere e un privilegio, si arrivava a proibire la vendita di bevande alcoliche per tutti i giorni delle votazioni. I partiti si autofinanziavano con il tesseramento, o con feste e sagre, e non erano certamente come sono diventati oggi, delle vere e proprie holding economiche, proprietari di immobili, banche, e giornali, e che interferiscono in modo pesante sulla vita di tutti i giorni. Come un gigantesco polipo, la politica con i Partiti ha occupato settori che non sono di sua competenza, interferendo perfino nelle nomine di Primari ospedalieri, non più eletti per merito, ma per amicizia al potente di turno, così in tutti i campi. Vi sono giudici che invece di applicare la legge, la interpretano secondo il loro colore politico, per non parlare dei cosiddetti “Manager”, impiegati nelle Aziende Pubbliche, che a volte possiedono appena la licenza media, ma che sono stati lì designati per “grazia ricevuta”. Perfino il mondo dello spettacolo, è influenzato pesantemente dalle “spintarelle” date da questo, o quel politico. Io penso che la politica debba fare un passo indietro, un sistema così dipendente da essa non può durare a lungo, c’è lo insegna la storia che ha visto innumerevoli volte il ripetersi di queste situazioni, finite spesso anche tragicamente.


Enzo De Fazio




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